Final Fantasy XV Compagni di Battaglia, la recensione

By |novembre 22nd, 2017|Categories: RECENSIONE|Tags: |

 

Hajime Tabata aveva un sogno, che si sta lentamente realizzando: quello di costruire attorno a Final Fantasy XV un ecosistema di proporzioni tali da poter raggiungere qualsiasi arteria dell’industria videoludica. Dal titolo originale, pubblicato su PlayStation 4 e Xbox One un anno fa, si è arrivati ad avere uno spin-off per la VR (Monster of the Deep, presto recensito), due titoli mobile (la Pocket Edition e uno spin-off di matrice cinese), un film, un anime e presto arriverà anche il quarto DLC, oltre a tantissime commistioni con altri brand, come per esempio Assassin’s Creed e Tekken. Una declinazione che non ha fatto altro che potenziare la massificazione della saga, adesso nota anche a chi prima faceva difficoltà a dare un volto al nome Final Fantasy; un progetto di amplificazione che si riproduce in Comrades, l’espansione multiplayer che qualche mese fa era già stata pubblicata con una soft beta, molto difficoltosa, pronta ad aggiungere qualche ora di divertimento ai vecchi amici e ai nuovi fan di Final Fantasy.

Il buio
Sono trascorsi sei mesi da quando Noctis e i suoi amici hanno preso il mare e la notizia della disfatta di Niflheim ha cominciato a diffondersi. In un mondo in cui l’oscurità ha preso il sopravvento e i daemon sono sempre più numerosi, la popolazione ha lasciato le proprie città per riunirsi sotto le luci di Lestallum. Ci troviamo nel bel mezzo dei dieci anni di buio, un periodo che chi ha già sviscerato Final Fantasy XV conosce bene, ma solo per sentito dire. Questo perché in quel doppio lustro che Noctis trascorre intrappolato nel cristallo accadono cose che ci vengono solo raccontate, in maniera approssimativa, da Prompto e gli altri al nostro risveglio. Grazie a Comrades, che in Italia viene distribuito come Compagni di battaglia, avremo la possibilità di vivere questo periodo in prima persona, accompagnati da personaggi del calibro di Libertus, uno degli Angoni protagonisti di Kingsglaive accanto a Nyx. La trama, che di per sé non ha grandi eventi da raccontare se non l’arginare dell’avanzata dei daemon, procede in maniera compassata attraverso delle missioni single player da affrontare saltuariamente durante la nostra avventura: ognuna di esse ci metterà dinanzi a uno specifico avvenimento o a confrontarci con dei personaggi noti dell’universo di Final Fantasy XV, a partire da Cor, fino ad arrivare ad altri Angoni che fecero grande la guardia reale di Lucis. Ciò che ci viene proposto, però, è un racconto che non va a colmare, come invece ci aspettavamo, un buco narrativo, né ci tiene col fiato sospeso per scoprire cosa effettivamente ci viene narrato. D’altronde conoscendo già qual è il finale di Comrades, che chiunque può ben immaginare, la corsa verso la soluzione del mistero è presto smorzata e la battaglia col boss finale (tra l’altro ripetibile) non si esalta per epica e passione.

Kingsglave, assemble.
Dal punto di vista del gameplay Comrades ha delle idee indubbiamente gradevoli per un’esperienza che, nel caso in cui vogliate soltanto preoccuparvi del progredire della trama, durerà poco più di dieci ore, mentre potenzialmente, essendo un prodotto nato con la spina dorsale votata al multiplayer, sarà infinito. Partiamo dallo sviluppo tanto del nostro avatar – ne potremo creare fino a un massimo di otto, grazie a un editor molto dettagliato, da cambiare ogni volta che vorremo nel nostro hub di gioco – quanto del mondo che ci circonda. La nostra base operativa sarà quella Lestallum dove tutti si sono rifugiati, ma che allo stesso tempo sta soffrendo per un blackout che sta mettendo in ginocchio la zona circostante: sarà fondamentale, quindi, investire energia elettrica per ridare vita e linfa alla città divenuta fortezza e nascondiglio degli Angoni. Ogni volta che tornerete da una battaglia, da una caccia, avrete la possibilità di investire, quindi, tutti i kW che avete ottenuto come ricompensa per riattivare delle arterie della città, sbloccando sin da subito i macchinari necessari per potenziare il vostro equipaggiamento e nuove funzionalità. Tra queste la più valida è sicuramente il sintetizzatore di Cid, trasferitosi a Lestallum dopo aver accompagnato Noctis e soci ad Altissia: con questo apparecchio potrete potenziare il vostro equipaggiamento, sfruttare qualsivoglia oggetto raccolto in giro per Lucis e sintetizzarlo nella vostra arma. Ovviamente ogni oggetto avrà un effetto diverso sull’equip che state modificando, che avrà dalla sua anche un level cap oltre il quale non potrete ottenere potenziamenti: a seconda, poi, delle statistiche che potenzierete potrete ottenere anche una determinata abilità, fino a dover scegliere quale, di un determinato ventaglio, utilizzare e attivare in battaglia. Tale sistema di crafting andrà a incentivare la ricerca di oggetti speciali e vi spingerà a non lasciarvi scappare nemmeno un loot dalle battaglie che accetterete e poi andrete a completare. L’aspetto che più danneggia però l’intera esperienza è il bilanciamento non proprio ottimale dell’energia ottenuta in battaglia e quella necessaria per riattivare la rete elettrica della città: vi ritroverete, già dopo poche missioni, a dover ripetere quelle precedentemente compiute, che se da un lato vi permetteranno di ottenere maggior esperienza e maggior energia da spendere successivamente, andrà già ad appesantire la componente grinding, non sempre agevole. Soprattutto a fronte del fatto che i server non siano popolatissimi, anzi: è capitato più volte di non riuscire a comporre una squadra da quattro giocatori per affrontare le missioni prescelte.

Sconosciuti a Lucis
Passando all’aspetto multiplayer, quindi, arriviamo a parlare di quella che è la componente che dovrebbe maggiormente caratterizzare Comrades. Final Fantasy XV non ragiona in funzione dei gruppi già organizzati, anzi favorisce abbondantemente il matchmaking: avviata una missione vi sarà subito chiesto se volete affidarvi a una selezione randomica o se volete convocare un party specifico, il problema risiede nella sparizione totale del gruppo scelto una volta terminata la missione. Tenendo conto che le battaglie durano pochi minuti, questo vi porterà a dover ripetere la medesima meccanica ogni volta, oppure a desistere e favorire una formazione completamente casuale. Come avveniva nel gioco principale ci sarà un accampamento al quale rifocillarsi e prepararsi alla battaglia successiva, così come una volta terminata la missione tornerete a questo micro-hub per valorizzare i punti esperienza ottenuti e guadagnare l’agognato level up. Purtroppo, come già anticipato poc’anzi, l’infrastruttura generale non è solida come ci si aspetterebbe da Square-Enix, che con Final Fantasy XIV ha creato una vera e propria macchina da guerra per gli MMO: i caricamenti sono ancora troppo lenti, così come per il gioco originale, e capiterà troppo spesso di avere dei fastidiosi pop-up degli NPC, che spariranno da un momento all’altro per poi comparire dopo qualche secondo.
Dal punto di vista del gameplay ci troviamo dinanzi a una semplificazione del battle system proposto da Final Fantasy XV: le magie a nostra disposizione sono esattamente due, una di recupero e una offensiva, che sono affidate a due tasti azione in combo con un dorsale, così da poter essere utilizzate rapidamente. Allo stesso modo è stata semplificata la difesa, che con un solo tasto vi permetterà di creare un vero e proprio scudo che difenderà voi e i compagni vicini dagli attacchi avversari. Abbiamo potuto constatare come la magia di recupero, in assenza degli oggetti, sia effettivamente utile per contrastare una crisi troppo rapida. In aggiunta a tale aspetto, il nostro avatar avrà la possibilità di selezionare anche delle abilità di base che appartengono alla sua città di provenienza: giungendo da Lucis, per esempio, avremo una maggiorazione degli MP a nostra disposizione. Dopo le prime ore di gioco, inoltre, sbloccheremo i Doni Sovrani, che andranno ad attribuire al nostro Angone delle capacità speciali, leggasi dei potenziamenti di determinate skill. Nel procedere dell’avventura ci sarà modo di sbloccare tutte le tredici benedizioni, così da poter scegliere che inclinazione prendere.

I problemi di Lestallum
In ogni caso i problemi che affliggono Comrades sono diversi: la totale assenza di un livello di sfida è il primo di questi, laddove la battaglia diventerà ostica soltanto quando deciderete di lanciarvi in una caccia di molto superiore al vostro livello. Essendo però accompagnati da altri tre giocatori potreste affidarvi al caso e sperare di trovare in squadra dei combattenti di livello molto più alto, pronti a farvi guadagnare molti più punti esperienza di quanto meritereste, vista la vostra ingordigia. Allo stesso modo le battaglie, che abbiamo già detto durare molto poco, non si esaltano per strategia o per specifici aspetti bellici: potrete anche lasciarle correre e far sì che siano gli altri tre giocatori a impegnarsi nello sconfiggere i mostri di turno, mentre voi rimarrete a guardare o a fare altro. Ovviamente così facendo si perde il senso del gioco massivo e online, ma dopo diverse ore di combattimenti potreste incocciare contro questa problematica. Per sopperire, poi, alle problematiche del non rintracciare, eventualmente, abbastanza compagni di battaglia, potreste avviare Comrades anche offline, così da affidarvi esclusivamente a guerrieri generali virtualmente, quindi gestiti dalla CPU, come nella prima missione: un escamotage per velocizzare il matchmaking, ma che vanifica completamente l’interazione con gli altri giocatori, che è comunque relegata a una chat con delle frasi pre-impostate, che a sua volta azzera quasi del tutto le conversazioni. Per il resto, dal punto di vista tecnico Final Fantasy XV Compagni di Battaglia mantiene le stesse problematiche che già appartenevano al gioco principale, ossia una telecamera non sempre accondiscendente e una fluidità non al meglio, che stenta anche dinanzi ai 30fps. Dal punto di vista sonoro, invece, c’è un buon passo in avanti, che d’altronde non potevamo non aspettarci dal ritorno al pentagramma del maestro Nobuo Uematsu.


– Battle system più snello e più immediato
– Buon tentativo di coprire un buco narrativo


– Impossibile creare dei gruppi perpetui
– Tecnicamente siamo a un anno fa
– Battaglie troppo piatte e ripetitive


7.0

Final Fantasy Comrades è un DLC gradevole in teoria, ma nella pratica non riesce a offrire il divertimento che Tabata-san avrebbe sperato. Con una infrastruttura più solida e più aperta al giocare in gruppi, magari emulando quanto fatto da Yoshida in Final Fantasy XIV, la musica sarebbe stata completamente diversa. Ciò che ci si poteva aspettare dalla trama, invece, non viene rispettato, anche perché la conclusione è abbastanza scontata e il percorso non è ottimale, anche a fronte di una resa troppo piatta del battle system, in ogni caso più snello e più immediato, in linea con un DLC di questa portata.