Final Fantasy VII Remake

La promessa è stata mantenuta

A cura di GamesForum - 10 Maggio 2020 - 15:27

Autore della recensione: Giamast

Gli anni passati in attesa di questo glorioso remake sono stati sicuramente tanti, come tanti sono stati anche gli anni passati a richiederlo a gran voce da parte dei fan di mezzo globo. Ma, da qualche settimana, finalmente Final Fantasy VII Remake è realtà, seppur dopo un percorso a dir poco accidentato e ricco di ostacoli, tanto è vero che molti fino a poche settimane fa ancora nutrivano forti dubbi sulla reale qualità di questo lavoro e le capacità di Square Enix di regalare finalmente ai fan un titolo degno del (pesantissimo) nome che porta. Eppure, il titolo che ci troviamo davanti si dimostra fin da subito capace di reggere pienamente l’eredità dell’originale e dei migliori capitoli di Final Fantasy, in un costante equilibrio di tradizione e modernità che ben rappresenta l’essenza stessa del concetto di ‘remake’.

Modernità

Come anticipato poco sopra (e come facilmente intuibile da una minima occhiata al materiale promozionale del gioco), Final Fantasy VII Remake è un titolo che evolve drasticamente la struttura portante dell’originale: dal gameplay alla narrazione, passando per lo sviluppo delle aree di gioco e l’esplorazione, praticamente tutta la struttura core del titolo originale è stata oggetto di un radicale cambiamento, tanto che in alcuni frangenti risulta praticamente impossibile non considerare questo remake quasi alla stregua di un titolo completamente nuovo.

Se da una parte storia e narrazione risultano ovviamente mutate in virtù dell’evoluzione tecnologica degli ultimi venti anni, dall’altra l’evoluzione del Combat System è certamente qualcosa di ben più radicale (e anche meno “dovuta”), in quanto passare da una struttura tipicamente a turni quale era quella del titolo originale, per abbracciare invece una struttura sì ibrida, ma fortemente incentrata su una componente action, è sicuramente qualcosa di coraggioso e al contempo estremamente complesso da realizzare, specialmente se si cerca di mantenere comunque intatto lo spirito dell’originale.

Per quel che riguarda storia e narrazione, i livelli raggiunti in questo remake risultano incredibilmente alti, al punto da risultare perfino sorprendenti se ci si limita a guardare il passato (neanche troppo) recente di Square Enix. Il titolo, infatti, recupera a piene mani il materiale narrativo dell’originale, riproponendo con estrema fedeltà praticamente tutti gli avvenimenti e i personaggi ben noti ai fan, restituendo ad essi nuova linfa vitale grazie ad un lavoro su cutscenes e mondo di gioco semplicemente eccezionale. La caratterizzazione di Midgar e di tutti coloro che la popolano (protagonisti compresi) è assolutamente impeccabile e la capacità del titolo di offrire finalmente una versione tangibile, reale, a 360° di ciò che fino a qualche anno fa era più che altro frutto dell’immaginazione è qualcosa che colpisce dritto al cuore, perché tutto sembra essere esattamente come tutti lo abbiamo sempre immaginato nelle nostre teste. Niente di tutto questo avrebbe senso, però, se non fosse accompagnato da una scrittura generale sopraffina, con dialoghi sempre on-point, ben scritti e perfettamente calzanti lo spirito di ciascun personaggio: le cutscenes del gioco, realizzate e girate divinamente, sono una gioia da seguire anche e soprattutto per le splendide interazioni tra i personaggi, che risultano più vivi e reali che mai. Questo titolo, a livello di caratterizzazione e riproduzione dell’immaginario di Final Fantasy VII, è semplicemente impeccabile.

Final Fantasy VII Remake

Per il resto, la struttura prevalentemente lineare del titolo e la compattezza degli avvenimenti garantiscono un ritmo generale molto sostenuto, capace di incollare il giocatore allo schermo ed emozionarlo più e più volte, con una costante alternanza di sezioni epiche e momenti più calmi, capaci di emozionare sia i vecchi che i nuovi giocatori.

Quanto invece al gameplay, è certamente il Combat System a rappresentare il fiore all’occhiello dell’intera produzione. Come già evidenziato sopra, l’evoluzione del sistema originario è pressoché totale e il risultato è un sistema ibrido che innesta le meccaniche a turni tipiche dell’originale (implementate attraverso una pausa tattica e comandi ATB) su una struttura prevalentemente action in tempo reale.

Pad alla mano, si tratta di uno dei Combat System più soddisfacenti e ben strutturati degli ultimi anni, capace di coniugare spettacolarità visiva, dinamicità ed una forte componente strategica senza praticamente mai sacrificare o semplificare eccessivamente alcuna di queste componenti.

Il tutto risulta poi sorretto da un sistema di Materie che riprende quello classico già visto nell’originale e che, unito al sistema di progressione dello stesso, consente di apprezzare anche l’anima più “ruolistica” dell’esperienza, oltre che ad aggiungere un ulteriore grado di strategia agli scontri. Il sistema nel suo complesso risulta ancor più apprezzabile durante l’endgame del titolo, dove modalità Hard e sfide avanzate costringeranno il giocatore a sviscerare ogni singolo aspetto del Combat System e dei sistemi di gestione che vi ruotano intorno, potendone apprezzare l’equilibrio impeccabile e la cura del dettaglio riposta dagli sviluppatori.

Da non sottovalutare neanche il grado di sfida offerto dal gioco, che già alla modalità Standard regala scontri impegnativi, che richiedono sempre un minimo di pianificazione preventiva e la capacità di sfruttare a proprio vantaggio le debolezze di ciascun nemico incontrato nel corso dell’avventura. Il titolo è, inoltre, letteralmente infarcito di boss fight (la maggior parte obbligatorie, ma molte anche opzionali e legate a side quests o sfide): è proprio durante questi scontri che tutti gli elementi fin qui evidenziati raggiungono la loro summa, impegnando il giocatore in battaglie epiche e visivamente spettacolari, oltre che estremamente divertenti da giocare.

Di fianco all’eccellenza dei sistemi di combattimento, il gioco soffre però di un ancoraggio eccessivo a stilemi del passato per quanto riguarda il level design delle aree ed esplorazione delle stesse. Molti potrebbero storcere il naso per l’eccessiva linearità di alcune aree del gioco, ma il problema è invece a monte e riguarda il modo in cui questa linearità viene gestita e soprattutto come alcune delle aree sono state riempite.

Una struttura lineare per questa prima parte del progetto Remake è infatti assolutamente condivisibile, se non addirittura necessaria visto il materiale originale e gli eventi da raccontare in Midgar; tuttavia, costruire sezioni lineari eccessivamente diluite con puzzle ambientali tediosi o deviazioni opzionali spesso dimenticabili è il frutto di una concezione ormai troppo vecchia di level design. Un difetto di questo tipo risulta ancora più evidente nel momento in cui il gioco stesso ti pone dinanzi ad aree e dungeon molto più soddisfacenti, sia perché in alcuni casi più aperti sia perché in altri, seppur sempre lineari, il ritmo di gioco riesce pienamente a compensare. Il fatto che nel titolo vi siano sezioni dal level design molto buono ed altre invece mediocri, dimostra semplicemente quanto detto in premessa: non è la linearità il problema, ma come questa viene sviluppata, ed in questo il titolo risulta purtroppo molto altalenante.

Infine, tra gli elementi “moderni” del titolo rientra certamente anche il comparto tecnico. Il balzo tecnologico rispetto l’originale è chiaramente enorme, ma per quel che ci interessa il titolo non presenta particolari sorprese né in negativo né in positivo: graficamente il gioco è molto solido, seppur stranamente altalenante in alcuni capitoli; i modelli dei personaggi principali sono tra i migliori visti in questa generazione, così come la riproduzione di alcune aree e l’utilizzo di un’infinità di assets unici nella modellazione delle stesse; le cutscenes sono semplicemente spettacolari; a livello di performance il gioco è impeccabile, con un framerate praticamente granitico anche nelle situazioni più concitate; gli effetti particellari sono impressionanti.

Vi sono tuttavia alcuni inspiegabili difettucci grafici che riguardano specificamente le texture di determinati capitoli o di specifici oggetti dello scenario (come le porte delle stanze), ma anche alcuni fondali stranamente sgranati: ad oggi non è ancora chiaro se questi problemi siano frutto di un bug o di una precisa scelta di ottimizzazione, ma resta il fatto che stonino particolarmente rispetto alla qualità generale della produzione.

Tradizione

Come già evidenziato, ciò che avvicina questo titolo all’archetipo del remake “perfetto” è la costante ricerca di un equilibrio tra esigenze di modernizzazione e rispetto della tradizione (o meglio, delle radici dell’originale), quest’ultima tanto ludica che narrativa.

Final Fantasy VII Remake

Final Fantasy VII Remake riprende infatti in toto il sistema di Materie dell’originale, innestandolo con successo nella struttura del nuovo Combat System e del nuovo sistema di progressione dei personaggi; il tutto mantenendo inalterata la centralità delle Materie nell’economia globale del gioco. Scelta e combinazione di quest’ultime costituiscono infatti un elemento fondamentale dell’esperienza di gioco, in quanto la buona riuscita di scontri e boss fights (specialmente in modalità Hard) si poggia proprio sulla creazione di una build adatta ad ogni singola situazione, arma e personaggio. Vi è, insomma, un sistema di micro-management che abbraccia praticamente ogni aspetto del titolo: corretta gestione del party, progressione dei personaggi, gestione di abilità ed armi (presenti in buon numero e ben differenziate), combinazione di diverse Materie per plasmare a piacimento il proprio stile di combattimento. Il risultato è un sistema complessivo che, seppur evidentemente nuovo e diverso rispetto all’originale, ne mantiene comunque quel carattere essenziale di strategia e studio preventivo del combattimento, forse con un livello di sfida anche maggiore in questo caso.

Ma la tradizione trova la propria espressione anche dal punto di vista narrativo e, in generale, da tutto ciò che vi ruota intorno. Come già accennato, storia e personaggi risultano estremamente on-point nel modo in cui riescono a dare vita e nuova linfa al materiale originale, senza alterarne le atmosfere. Perfino le aggiunte narrative o gli approfondimenti di taluni eventi e personaggi risultano perfettamente coerenti con lo spirito di Final Fantasy VII, sia che ciò avvenga tramite quest o dialoghi opzionali (e ce ne sono tantissimi), sia tramite veri e propri capitoli di storia principale specificamente dedicati a tali approfondimenti e aggiunte. Anche qui il risultato finale è pressoché impeccabile, un vero sogno ad occhi aperti per qualsiasi amante dell’originale, ma al contempo anche un’opera completa in ogni suo elemento e capace di soddisfare anche i palati dei nuovi giocatori.

Di fianco a tutto questo, il riarrangiamento delle musiche classiche, unito a pezzi nuovi orchestrati proprio per questo remake, offrono al giocatore una delle colonne sonore più belle e memorabili della storia del videogioco. Questo titolo parla costantemente al giocatore e lo fa con tocchi di classe spesso incredibili, anche attraverso un uso delle musiche semplicemente straordinario.

Struttura del progetto ed implicazioni future

L’equilibrio e la cura riposti in questo remake non sarebbero stati possibili senza la suddivisione in episodi: questo risulta chiaro a chiunque abbia messo le mani sul gioco per più di qualche ora, assaporandone l’estrema cura del dettaglio e il grado di approfondimento che vi è stato riposto. Il fatto che gli autori abbiano voluto trasformare una sezione relativamente breve dell’originale in un gioco completo a tutti gli effetti, ha chiaramente comportato l’inserimento di nuovi contenuti (ludici, ma soprattutto narrativi) che giustificassero una tale espansione. Di molti di essi abbiamo parlato già sopra, sottolineandone la coerenza rispetto al materiale originale; vi è tuttavia una parte del titolo che sembra apparentemente discostarsi da questa filosofia di totale rispetto dell’originale, per abbracciare uno stile in parte diverso e raccontando avvenimenti completamente (e forse anche troppo) nuovi: il capitolo finale.

Ebbene, senza dilungarci in considerazioni spoiler, basti sapere che ciò che accade si pone evidentemente in contrasto con molti elementi del materiale originale, aprendo a risvolti futuri tutt’altro che noti (ed infatti il numero di teorie e speculazioni ha già raggiunto vette elevatissime). Per quel che ci interessa in fase di valutazione di questo titolo, il finale così come è scritto e presentato è qualcosa che presa singolarmente funziona, e fornisce al titolo una conclusione epica e spettacolare che probabilmente seguendo fedelmente gli eventi originali non sarebbe stata possibile. Quali saranno i frutti di tali scelte non ci è dato saperlo al momento, vista la natura del progetto, ma si può solo sperare che il team di sviluppo continui ad offrirci anche nei prossimi capitoli lo stesso equilibrio tra novità e tradizione che ha contraddistinto quasi ogni elemento di questa prima parte.

Certo, forse qualche esagerazione stilistica e registica in meno nel capitolo finale non avrebbe guastato, considerando che lo stile adottato in alcuni casi risulta fin troppo sopra le righe e poco coerente con il mood visto nelle restanti 40-50 ore di gioco.

Infine, parlando di ore di gioco, la longevità del titolo risulta assolutamente buona, con un livello di contenuti (primari e secondari) pienamente rispettoso delle promesse degli sviluppatori: Final Fantasy VII Remake, nonostante la divisione in parti, è a tutti gli effetti un gioco completo dall’inizio alla fine, capace di offrire al giocatore 40-50 ore di gioco ad una prima run e oltre le 100 ore se si vuole sviscerare tutto ciò che ha da offrire per raggiungere il 100% di completamento.

+ Combat System e sistema delle Materie eccellenti
+ Storia, atmosfera e personaggi di altissimo livello
+ Colonna sonora tra le più belle mai ascoltate
+ Un sogno ad occhi aperti per i fan e un’avventura emozionante per i nuovi arrivati
- Qualche bruttura grafica di troppo
- Level design e struttura delle aree molto altalenante

9.0

In tutto e per tutto, Final Fantasy VII Remake ha il sapore di una promessa mantenuta. Ci troviamo davanti ad uno dei migliori JRPG della generazione corrente, nonché ad uno dei migliori capitoli di Final Fantasy mai realizzati, pienamente degno di reggere sulle proprie spalle l’eredità del leggendario titolo originale. Qualche piccolo difetto tecnico ed un unico appunto ludico relativo al level design delle aree non compromettono in ogni caso il godimento generale della produzione, che nei suoi elementi più centrali (Combat System e storia) risulta assolutamente eccellente. Final Fantasy VII è tornato e, con questa base, il futuro del progetto remake non può che essere promettente.




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