Final Fantasy VII Remake

Un ritorno in grande stile

A cura di GamesForum - 22 Aprile 2020 - 9:18

Autore della recensione: Hook

Recensire Final Fantasy VII Remake è un compito per certi versi gravoso. Stiamo infatti parlando di un gioco che per molti videogiocatori rappresenta un punto saldo della propria vita video-ludica. Un mostro sacro, con un’aura di intoccabilità intorno. Questo Remake tuttavia non si pone come obbiettivo unico quello di riproporre con le tecnologie odierne una gloria del passato. Al contrario, gli sviluppatori hanno sempre sottolineato l’intenzione di andare oltre quello che era il titolo originale, di fare quel passo in più, che permettesse di portare le avventure dell’ex Soldier biondo su di un livello del tutto nuovo, di dare nuova linfa vitale alla Midgar che tutti noi abbiamo imparato a conoscere e ad amare. E secondo il modesto parere di chi scrive, ci sono riusciti.

Ma andiamo per ordine. Quello di FFVIIR è stato un progetto molto discusso fin dal suo annuncio, quando fu comunicata la volontà di suddividere il gioco in più parti e creare una vera e propria saga basata sull’originale.

Al di là delle critiche ricevute, appare evidente oggigiorno come non mai quanto tale scelta è stata obbligata per poterci riproporre un gioco che (anche a livello contenutistico) rendesse giustizia a quell’opera mastodontica che è l’originale. Solo questa prima parte infatti offre moltissime ore di contenuti senza mai risultare inutilmente diluita (chi scrive ha impiegato circa 60 ore per il completamento della trama principale, portando a termine tutti gli incarichi secondari, ma senza tener conto delle sfide presenti solo nel post game).

Una Midgar più viva che mai

Una delle parti meglio riuscite in questo Remake è senza dubbio la cura riposta nella caratterizzazione della città di Midgar. A partire dal lato estetico fino ad arrivare alla contestualizzazione di ogni singolo cittadino che la abita. Ogni area infatti, che si tratti dei bassifondi o dei livelli superiori, ha un’atmosfera unica, con assets appositi e mai riciclati e una direzione artistica sempre ad altissimi livelli. A stupire soprattutto sono però i cittadini che abitano la città. Quasi tutti gli npc a cui ci accosteremo hanno infatti delle linee di dialogo personalizzate (anche 2 o 3 a personaggio) che approfondiscono molti elementi della lore, portando spesso all’attenzione del giocatore tematiche come la disparità sociale o implicazioni etiche sulle azioni intraprese dai membri del gruppo Avalanche. La sensazione è sempre quella di trovarci in una Midgar viva che reagisce di conseguenza alle nostre azioni.

Se la caratterizzazione posta su Midgar ci stupisce, ancora di più lo fa quella posta sui personaggi, sia principali che comprimari. Qui Square Enix si è davvero superata, ponendo una cura sulla caratterizzazione e sull’evoluzione dei personaggi che li eleva a un livello del tutto nuovo rispetto all’originale. Ogni singolo personaggio, anche secondario, in questo gioco è perfettamente caratterizzato (e non parliamo solo degli ovvi Wedge, Biggs e Jessie), forse l’unico personaggio non propriamente caratterizzato e che rappresenta un po’ un’occasione sprecata in tal senso è quello di Roche.

In generale il gioco saprà offrire moltissime chicche agli osservatori più minuziosi, comprese varie strizzate d’occhio ai vari capitoli della compilation (in particolare Before Crisis e Crisis Core)

Per quanto riguarda l’esplorazione, il gioco presenta una struttura abbastanza lineare che pur tuttavia non risulta eccessivamente costrittiva come il tanto criticato FFXIII. Non mancheranno infatti sezioni più libere, in cui i giocatori potranno staccare dagli eventi dell’avventura principale e dedicarsi a delle missioni secondarie sempre ben contestualizzate.

Spendendo qualche parolina su queste ultime, non ci troviamo certamente di fronte a nulla di rivoluzionario per il genere, siamo tuttavia anche lontani dalle noiose fetch quest proposte in altri titoli, spesso inoltre gli stessi personaggi secondari con cui avremo a che fare in queste missioni saranno molto interessanti e contribuiranno alla caratterizzazione della città precedentemente menzionata.

Per quanto riguarda i dungeon seppur esteticamente sempre ad alti livelli, il design delle zone è a volte altalenate presentando alti e bassi, sono comunque piacevoli le piccole introduzioni che, seppur forse troppo semplicistiche per essere definite enigmi ambientali, danno quel tocco di personalità in più a ogni dungeon che lo distingue dagli altri.

Final Fantasy VII Remake

Un’azione spettacolare

C’è poco da girarci intorno, uno degli aspetti più riusciti dell’intera produzione, se non forse proprio la sua punta di diamante, è l’ottimo Combat System (d’ora in poi CS).

Il sistema di combattimento in questo gioco non solo è spettacolare da vedere (grazie anche agli ottimi effetti particellari), ma si rivela un vero piacere da giocare. L’ibrido tra action e ATB proposto da Square Enix è infatti un CS estremamente dinamico e fluido, ma che non pecca affatto in tatticismo. Spesso infatti sarà necessario analizzare i punti deboli di un nemico e organizzare la propria squadra di conseguenza per venire a capo delle situazioni più ostiche. A tal proposito un plauso va fatto anche al bilanciamento della difficoltà, che a differenza di quanto accaduto in molte recenti produzioni Square Enix, offre a standard un ottimo livello di sfida che potrebbe portare a diversi game over qualora si affrontino certe situazioni impreparati. Proponendo infine per tutti coloro che cercano un’ulteriore sfida una modalità Hard davvero ostica qual’ora abbiate già portato a termine l’avventura principale e che vi costringerà a studiare nel dettaglio le vostre strategie prima di ogni Boss Fight.

Per quanto concerne sviluppo dei personaggi, quest’ultimo riprende a mani basse il già, ottimo e consolidato, sistema delle Materia dell’originale, rendendo necessaria una pianificazione su quali Materia portare in campo prima di lanciarsi in una battaglia particolarmente impegnativa.

Inedito di questo capitolo invece è il sistema di progressione dei personaggi legato alle armi. Ognuna di queste infatti presenta, oltre a una tecnica peculiare (che può essere utilizzabile con ogni arma qualora portiate al massimo il livello di affinità della suddetta) una sferografia che permette, tramite specifici punti abilità ottenibili salendo di livello, di sbloccare bonus di potenziamento che possono spaziare dai classici bonus di HP, attacco fisico e magico, a potenziamenti di abilità o alloggiamenti extra per Materia.

Inutile dire che in questo modo ogni arma può mantenere la sua utilità per tutta la durata del gioco. Anzi, variare l’arma equipaggiata permette di passare istantaneamente da una build all’altra per affrontare al meglio determinati Boss. Potremmo trovarci in base all’arma equipaggiata di fronte a un Cloud interamente votato all’attacco, o ad uno più adatto a utilizzare magie.

Una sinfonia che arriva al cuore

Difficile sbagliare quando la colonna sonora di partenza è già una delle migliori della saga. Altrettanto difficile però è fare di meglio. Nobuo Uematsu e Mitsuto Suzuki riescono però a stupirci, non solo regalandoci alcuni tra i migliori riarrangiamenti sentiti, ma grazie anche e soprattutto a un sound design dinamico che adattandosi alla situazione riesce a immergere ancora di più il giocatore nell’atmosfera del momento. Molti brani di gioco infatti presentano fino a 3 arrangiamenti differenti e in base a cosa stiamo facendo, che sia iniziare uno scontro o altro, il gioco passa automaticamente e senza soluzione di continuità da un arrangiamento all’altro.

Final Fantasy VII Remake

Aspetti tecnici

L’aspetto tecnico è forse l’elemento più altalenante del gioco. Se infatti in genere il colpo d’occhio e piacevole, complice anche un’illuminazione sempre ad alti livelli, è inevitabile trovarsi spesso di fronte ad alcune texture che presentano evidenti problemi. Tali texture spesso stonano molto col livello di dettaglio che ci circonda risultando un vero pungo in un occhio. Gli stessi fondali panoramici a volte sembrano dei fondali 2D a una risoluzione molto bassa.

Questo aspetto si nota in particolare in alcune aree di gioco, non è raro infatti nel corso del gioco passare da aree che presentano un livello di cura molto più accurato sotto questo punto di vista ad aree che invece si lasciano un po’ andare. Nulla che compromette la qualità del titolo in sé, ma è comunque un peccato vedere certe cadute di stile su un prodotto che altrimenti sarebbe un piacere per gli occhi. Non resta che augurarsi da questo punto di vista che esca un aggiornamento da parte di Square Enix che migliori il problema.

Ottimo invece il doppiaggio sia per quanto riguarda le voci giapponesi che per quelle inglesi. Ben curato anche l’adattamento italiano (al di là di alcune traduzioni di armi iconiche che faranno sicuramente storcere il naso ai puristi).

Una nota a margine doverosa va fatta sulla questione dell’adattamento italiano del gioco. Molti giocatori infatti, giocando con l’audio inglese, avranno notato una forte discrepanza tra ciò che viene detto e ciò che invece appare scritto nei sottotitoli. A cosa è dovuta questa cosa? Ebbene, molto semplicemente entrambe le versioni sono state tradotte direttamente dal giapponese, e mentre la traduzione italiana è generalmente molto fedele alla controparte originale, l’adattamento inglese spesso si prende qualche libertà artistica per enfatizzare un po’ di più i dialoghi e renderli più consoni alla cultura di arrivo (mai stravolgendo però il significato originale).

Se non si riesce a passare sopra questa discrepanza tra sottotitoli e parlato, il consiglio di chi scrive è o di optare per l’audio giapponese e i sottotitoli in italiano o di settare la console in inglese, in modo tale da avere sia i dialoghi che i sottotitoli in quest’ultima lingua.

+ Combat system divertente e ragionato
+ Colonna sonora da brividi
+ Ottima caratterizzazione dei personaggi
- Evidenti problemi di texture
- Level design di alcuni dungeon privo di mordente

8.5

In conclusione, Square Enix è riuscita nel difficilissimo compito di ridare nuova vita ad uno dei suoi capolavori più indiscussi. Nonostante dubbi su come verranno gestiti i futuri capitoli, siamo di fronte a un primo gioco divertente e solidissimo, che può non solo far provare numerose emozioni ai fan dell’originale, ma avvicinare nuovi fan che non hanno mai messo mano al vecchio FFVII o alla saga in generale. Questo gioco è sicuramente un gioco consigliato a tutti, fan di Final Fantasy e non, che saprà intrattenervi ed emozionarvi per un buon quantitativo di ore.




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