FIFA 19 | L’allenatore nel pallone

La modalità Carriera Allenatore di Fifa 19 rappresenta il punto più alto raggiunto per gli amanti della suddetta modalità, ma qualcosa può e deve ancora essere migliorato.

Speciale
A cura di Marino Puntorieri - 18 Aprile 2019 - 10:56

Se è vero, da un lato, che FIFA Ultimate Team è diventata anno dopo anno la gallina dalle uova d’oro di EA, è innegabile quanto la stessa rischi di diventare l’elefante nella cristalleria delle altre modalità surrogate. C’è un che di glorificante nel susseguirsi di partite alla ricerca del giocatore più forte da poter acquistare con l’upgrade (ed annesso colore in risalto) del momento, per poi passare al successivo pacchetto e cercare di macinare punti nelle classifiche generali.

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Uno schema da eseguire in loop fino ad oggi vincente nella forma quanto nella sostanza, certo, ma che ha sempre rischiato di voltare le spalle alla genuinità delle partite stesse, o al distacco da quel cavillo ideologico che ben allacciava un match dopo l’altro con soluzione di continuità, facendoci sognare di creare un team con una propria anima composta da punti di forza e punti di debolezza.
Proprio per questo continua a rimanere forte ed emblematica l’esistenza della modalità Carriera Allenatore, feature fondamentale per non allontanarsi definitivamente dall’ideologia sopra descritta, capace di rivolgersi a tutti quei giocatori “vecchi” e nostalgici che tanto preferiscono vivere qualche impresa calcistica più vicina all’esperienza reale.

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Da promettenti allenatori derivano grandi responsabilità

La modalità Carriera Allenatore ha da sempre permesso la realizzazione di piccole/grandi imprese virtuali degne delle pagine più romantiche del calcio moderno; dall’esasperata lotta salvezza della squadra più debole del campionato, passando per la rifondazione di qualche nobile decaduta, fino al sogno Champions League per le rose più preparate, ogni utente riusciva a trovare in-game la propria dimensione a seconda del carico di responsabilità affidato fin da subito dalla rispettiva società.

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Da fedele appassionato del calcio inglese, ad esempio, quest’anno non potevo sottrarmi dall’occasione di “sedere” sulla panchina del Blackburn Rovers in Championship (Serie B) e risalire il più velocemente possibile in Premier League. Raggiungere la vetta della classifica già dal primo anno non è stato semplice, ma l’acquisto di un attaccante come Trotta dal Sassuolo (72 con buoni margini di crescita), nella prima finestra di mercato, è stato fondamentale per raggiungere l’obiettivo rapidamente. Il tutto poi solo per fare faticosamente a spallate con gli avversari giornata dopo giornata e raggiungere un buon posizionamento lontano dalla zona retrocessione nell’anno successivo, nonostante la presenza di club ben più blasonati.

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Come allenatore del Southampton, invece, gli sforzi erano orientati sul consolidamento di una rosa che, entro 2 anni, per la dirigenza avrebbe dovuto lottare per un posto in Europa League. L’inserimento degli inglesi Sturridge (79) e Butland (81 con enormi margini di crescita) rispettivamente al centro dell’attacco ed in porta ha permesso di lottare fin dall’anno zero per questo obiettivo nonostante rivali ben più attrezzati sulla carta. Ovviamente non mancano poi le possibilità con esperienze di calcio nostrano: con il Bologna ad esempio ho fantasticato su in tridente composto da Soriano (77), Sansone (76) e Caprari (74),prelevato dalla Sampdoria, per raggiungere la salvezza con una discreta tranquillità, mentre in Coppa Italia solo l’Inter in semifinale è riuscito a fermare una dirompente quanto impronosticabile cavalcata.

Insomma, le possibilità a seconda della squadra scelta sono numerose e considerando i molteplici parametri, come la tipologia del campionato e le risorse a disposizione, diventano potenzialmente infinite. Risulta impossibile non creare una propria storia ideale, una scalata al successo da allenatore da impreziosire anche con una chiamata della nazionale.

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Buoni propositi per il futuro

Se tutto ciò avviene con estrema felicità ed immedesimazione dell’utente, lo si deve al meticoloso lavoro di EA per migliorare la gamma dei diritti legati alla trasposizione fedele di interi campionati e tutto ciò che ne consegue: dal semplice stemma fino al volto dei calciatori stessi. Un meccanismo che funziona già perfettamente con il calcio inglese, grazie a leghe, divise e stadi uguali a quelli della realtà anche per team più piccoli, e che continua ad evolversi su campionato spagnolo e tedesco. Vero tallone d’Achille della Carriera Allenatore, invece, è il calcio nostrano che paradossalmente, nonostante il blasone e l’interesse mediatico di carattere internazionale, si ritrova messo ancora in disparte: In serie A pochi stadi ufficiali, anche a causa di vecchi accordo con le legislazioni comunali, e moltissimi giocatori anonimi dal punto di vista estetico, senza scendere minimamente nelle leghe inferiori dove regna il buio più totale.

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Senza considerare qualche nota lieta almeno nel derby di San Siro tra Milan ed Inter, o con lo stadio della Juventus, manca proprio il climax rappresentato cori e coreografie mirate, uniti ad informazioni più dettagliate da parte dei telecronisti. Un insieme di dati da raccogliere che ormai nel 2019 dovrebbe essere la normalità, ed invece ci troviamo ancora distanti dai “You’ll Never Walk Alone” di Anfield, o l’incredibile clima di un match per la medio-alta classifica in Liga Santander.

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Persino con la Bundesliga sono stati fatti importanti passi in avanti; i tifosi del Borussia Dortmund, ad esempio, incitano i giocatori durante i match con urla e canti che hanno dell’incredibile. La Carriera Allenatore, quindi, deve ampliare ulteriormente il coinvolgimento del videogiocatore; interviste interattive, maggior varietà nella personalizzazione del mister e ancor più situazioni particolari legate a trattative o gestione del team a livello sia di singoli, sia del brand stesso. Tutti processi che negli ultimi anni iniziano a prendere pian piano forma, anche se non in modo omogeneo.

FIFA 19 ha portato ottimi miglioramenti alla modalità Carriera Allenatore: dai diritti della Champions League sottratta ai rivali, fino ad un’oculata implementazione della gestione del proprio team. Niente di esagerato ovviamente, ma piccoli upgrade che soddisfano il fan più attento. Le migliorie necessarie ad un’esperienza più completa sono comunque ancora parecchie e mi aspetto una maggior attenzione per il prossimo capitolo della serie. Per una grossa fetta di utenza, Ultimate Team non è la modalità più importante in manco al titolo calcistico di EA.

 




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