Dragon Ball Z Kakarot

Il viaggio di un Saiyan

A cura di GamesForum - 8 Marzo 2020 - 13:04

Autore della recensione: Rattleshirt

I giochi ispirati alla serie Dragon Ball di Akira Toriyama sono quasi sempre appartenuti al genere puro dei fighting game, pur con qualche recente ibridazione nella saga Xenoverse. Per questo motivo l’annuncio di un titolo appartenente unicamente al genere Action RPG e che ripercorra la storia della serie Z ha destato nei fan curiosità ma anche perplessità. In effetti la struttura narrativa dell’opera originale di base non pare adatta a un’avventura con tante diramazioni, divagazioni e scelte quale se ne vedono in questo genere di titoli. La sfida di CyberConnect2, software house responsabile di Dragon Ball Z: Kakarot, era proprio questa.

Un’aura potentissima!

Il primissimo impatto con DBZ: Kakarot, in termini di gameplay, non è molto positivo: l’inizio è lento nella narrazione e timido nell’introdurre il giocatore ad attività secondarie quali la raccolta di risorse naturali essenziali per preparare dei pasti, consumabili dai personaggi del party nei vari accampamenti sparsi per il mondo di gioco. Come però si avrà modo di vedere il loro effetto in termini di incremento temporaneo o permanente delle statistiche, è piuttosto contenuto. Ciò rende la dedizione del giocatore a queste attività secondarie una perdita di tempo, scelta di design che va in controtendenza con quello che ci si aspetterebbe da un RPG e che poteva rappresentare un modo alternativo di inserire nel titolo buff e debuff (non essendoci una meccanica di equipment).

Il core gameplay è comunque legato al sistema di combattimento, ma anche in questo caso una strana sensazione colpisce il giocatore quando si trova ad affrontare la sua prima battaglia: le sue dita si muovono con innaturalezza in cerca del comando scelto dagli sviluppatori per l’attacco in mischia e i suoi occhi indugiano sullo schermo nel tentativo di consultare l’HUD. Senza giri di parole: lo schema di comandi non è dei più intuitivi e normali. Anche l’HUD sembra specchiato rispetto a quello che di norma ci si aspetterebbe, con le statistiche del PG e del party sulla destra dello schermo invece che a sinistra. Per fortuna, tolti questi primi momenti di disagio e abituatisi agli incomprensibili e non riconfigurabili comandi, il battle system è veloce e divertente e richiede un minimo di tatticismo. Inizialmente potreste vedervi a ricorrere al button smashing per attaccare o schivare ma vi sono altre peculiarità e mosse speciali (che spesso costano Aura): una schivata perfetta permette di rallentare il tempo e consentirvi di pianificare meglio la prossima azione, terminare la combo in mischia con uno degli altri pulsanti scatena effetti diversi (come il recupero dell’Aura), e se danneggerete la resistenza del nemico ne causerete lo Stordimento, esponendolo liberamente ai vostri attacchi. Non mancano ovviamente le super mosse, dalla iconica Kamehameha alle varie trasformazioni. Potrete anche richiamare l’aiuto degli altri membri del party, limitato da un cooldown. Dopo un certo numero di assist potrete scatenare una Combo Z, un attacco automatico che termina con una spettacolare mossa di gruppo. Subire o causare danni vi potrà invece far entrare in uno stato di Scarica, aumentando enormemente i danni inflitti. Infine, vi è la possibilità di ricorrere a oggetti curativi (tra cui i mitici fagioli Senzu) qualora la battaglia dovesse svolgere a vostro sfavore.

Considerando anche la spettacolarità delle mosse, la piacevole distruttibilità ambientale e l’assenza di muri invisibili durante le battaglie, il quadro complessivo è alla fine piuttosto positivo per quanto concerne il battle system, che risulta appagante anche se certamente non impegnativo.

L’allenamento mentale (e muscolare)

La crescita del personaggio, dal punto di vista dell’apprendimento delle capacità speciali, siano esse attive o passive, è invece guidata dal gioco (ossia dalla trama: non potrete apprendere una tecnica anzitempo rispetto gli eventi della storia canonica) e dal livello del personaggio. Ogni missione completata o nemico sconfitto vi darà infatti dei Punti Esperienza, ma l’avanzamento di livello è scevro di diramazioni o punti da spendere nell’aumento degli attributi o nello sblocco delle tecniche. Ciò rende impraticabile creare delle build, come si dovrebbe poter fare in un RPG. D’altronde la meccanica del level scaling fa sì che ci sia una abissale differenza tra combattenti di livello diverso, concetto che nuovamente ben si sposa con Dragon Ball ma non con un RPG. L’apprendimento di nuovi attacchi speciali è legato al superamento di determinati scontri ai Campi d’Allenamento sparsi per il mondo di gioco e al costo di Medaglie D, a loro volta ottenibili esplorando le varie aree o completando le missioni secondarie.

Un’ultima occasione di sviluppo del personaggio è legata alle Comunità, degli hub di personaggi (rappresentati dai rispettivi Emblemi Anima) collegabili tra loro: più sviluppato l’hub, maggiore l’effetto passivo conferito dalla Comunità. La Comunità dei Guerrieri Z vi offrirà vantaggi in battaglia, quella di Allenamento un aumento dei Punti Esperienza guadagnati, quella di Cucina aumenterà l’efficacia dei pasti e così via. Dato che un Emblema non può appartenere a più Comunità si ha una minima parvenza di scelta e “libero avanzamento” nel progredire del gioco. Di nuovo, la difficoltà generalmente bassa degli scontri (e legata perlopiù alla differenza di livello tra il personaggio e i nemici) rende accessorio uno sviluppo metodico in tal senso.

Dragon Ball Z Kakarot

Hello, (Dragon) World

La grande novità del gioco è quella di offrire al giocatore la possibilità di esplorare liberamente (e in volo) il mondo di Dragon Ball, diviso in tante vaste aree (non tutte immediatamente accessibili). Scemato lo stupore iniziale ci si ritrova a conti fatti in un mondo colorato ma spoglio, e denso solo di attività fini a sé stesse: la raccolta di materiali serve a sviluppare la Stanza di Allenamento con cui sbloccare altre tecniche o a creare veicoli con cui gareggiare in un mini-gioco di guida a tempo; le missioni secondarie ricompensano il giocatore con Punti Esperienza, Medaglie D e Emblemi Anima ma sono molto pigre nel design e si limitano a offrire qualche piccola chicca per gli appassionati (che già troveranno pane per i loro denti nella ampia Enciclopedia Z consultabile).

Potrete dedicarvi inoltre alla ricerca delle leggendarie Sfere del Drago, indicate come da tradizione sul Dragon Radar che funge anche da mappa. Attraverso queste potrete chiedere dei desideri, che variano dal respawn dei boss all’ottenimento di materiali di vario genere.

Le missioni secondarie sono legate a un personaggio specifico e a un determinato periodo temporale e non possono essere intraprese altrimenti. La scelta del personaggio attivo è legata alla storia principale e spesso e volentieri non potrete cambiare la configurazione del party. Nella maggior parte del tempo vi ritroverete a controllare Gohan, il figlio di Goku: piuttosto ironico in un gioco dal titolo Kakarot.

 Z Warriors… Assemble!

La storia principale ripercorre tutti gli eventi della serie Z, dall’avvento dei Saiyan sulla Terra fino alla lotta contro Majin Bu. Gli eventi sono narrati proprio come una nuova trasposizione anime del manga, con tanto di titoli per gli episodi, piccole sigle e anticipazioni della saga successiva. Il tutto è condito dal doppiaggio storico giapponese e inglese e dall’utilizzo della colonna sonora originale dell’anime di Dragon Ball Z. Particolarmente ben riuscite e animate alcune delle cutscene, che rendono giustizia ai momenti più epici della serie. Il gioco, pur proponendo alcuni tagli e cambiamenti rispetto l’opera originale, ha il pregio e il tempo di dare spazio a moltissimi personaggi secondari, anche ripescati dalla serie antecedente a Z.

Fin troppo statici invece i dialoghi non pre-renderizzati, interrotti da caricamenti inopportuni che si verificano ad ogni cambio di location del dialogo stesso: il gioco è infatti progettato in modo da caricare da zero l’intera area anche se il giocatore non ha possibilità di muoversi al suo interno.

Eccettuati alcuni modelli e texture, la resa visiva del gioco è piacevole, con colori vividi e particellari ben costruiti. Elevata la longevità: solo con le missioni principali, senza curarvi di tutto il resto, arriverete ai titoli di coda in circa trenta ore. Al termine della storia vi è l’endgame, che non presenta molte diversità dal gioco principale: si possono completare le ultime missioni secondarie e sconfiggere i Nemici Pericolosi, vari avversari ostici.

+ Sistema di combattimento dinamico e spettacolare
+ Una buona rivisitazione di Dragon Ball Z
+ Doppiaggio e OST originali
+ Mondo colorato, aperto e libero...
- ... ma anche vuoto
- Meccaniche RPG appena abbozzate
- Design elementare delle missioni secondarie

7.3

Nel complesso, Dragon Ball Z: Kakarot rappresenta un buon titolo dedicato alla serie e in grado di accontentare gli appassionati, che potranno apprezzare la spettacolarità del battle system e la possibilità di rivivere con la maggiore libertà di sempre la storia della serie. Tuttavia fallisce senza dubbio nel creare un Action RPG, inserendo delle meccaniche raffazzonate e poco incisive in termini di gameplay.




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