Dragon Age Origins

L'era del drago

A cura di Gamesforum - 30 Novembre 2019 - 10:31

Autore della recensione: David-Senpai 95

Dieci anni fa arrivava sui PC e le console di tutto il mondo un GDR che si presentava come erede spirituale di quel Baldur’s Gate che era rimasto nei cuori di tutti gli appassionati del genere. Quello che però i ragazzi di Bioware, leggendaria software house canadese, non sapevano era che da questo gioco sarebbe nata una serie, una serie che possiamo tranquillamente definire cult e che ancora oggi, sebbene Bioware abbia perso qualche colpo, fa sussultare ogni appassionato di giochi di ruolo che si rispetti quando viene nominata.

Stiamo parlando di Dragon Age, e nello specifico del suo primo capitolo, ovvero Dragon Age: Origins. Oggi scopriremo il perché questo titolo, tanto amato, ha frantumato tutte le aspettative dei ragazzi canadesi. Indossate la vostra cotta di maglia dunque, l’Era del Drago ci aspetta.

Era di draghi e sangue

La Prole Oscura è tornata e sta seminando morte e distruzione nel regno più a Sud di tutto il Thedas, il Ferelden. I custodi grigi, antico ordine dedito alla lotta contro queste creature, teme possa trattarsi di un nuovo Flagello: un’invasione di massa di questi esseri che si ripete ciclicamente per ragioni ignote. La Prole Oscura infatti raramente sale in superficie, preferendo di gran lunga vivere sottoterra, nelle Vie Profonde, dove si trova il grande regno nanico oramai al tramonto a causa proprio delle incursioni di questi misteriosi esseri.

Dragon Age Origins

Dopo quest’epica sequenza iniziale che ci introdurrà in questo mondo così complesso e sfaccettato (che scopriremo man mano leggendo un comodissimo codex via via che verremo a conoscenza degli elementi di lore) saremo informati di questa terribile situazione e il controllo passerà subito al giocatore.

Saremo infatti chiamati a creare il nostro alter ego virtuale scegliendone il suo sesso, l’aspetto, la classe (guerriero, mago o ladro), la razza (Umano, Elfo o Nano) per poi piazzare i punti nei vari rami disponibili tra gli (e francamente brutti da vedere nella versione console) alberi delle abilità.

Bisognerà poi spendere punti per le nostre caratteristiche (le classiche forza, astuzia, costituzione e così via) che determineranno il tipo di personaggio che andremo a ruolare. La libertà dataci sarà incredibile e potremo andare ad interpretare qualsiasi personaggio ci venga in mente. La particolarità e l’unicità dell’intero sistema di creazione consiste tuttavia nel sistema delle cosiddette Origini. Avremo a disposizione, in base alla classe e razza scelta, fino a due origini possibili tra cui scegliere. In casi specifici saremo forzati a scegliere l’unica origine percorribile.

Dragon Age Origins

In totale saranno ben sei le origini tra cui scegliere, le quali accontenteranno ogni tipo di giocatore. Le origini, che influenzano il background del nostro personaggio, determineranno chi siamo nonché il nostro punto di partenza all’inizio dell’avventura oltre ad avere un impatto sia sulla trama che sulle sue possibili evoluzioni. Dall’origine scelta prenderà poi vita la storia che andrà ad allinearsi su un binario unico per tutti indipendentemente.

Come avremo facilmente intuito il titolo presenta una profondità e una rigiocabilità davvero encomiabili. Se per vedere i titoli di coda dell’epica storia imbastita da Bioware impiegheremo circa trentacinque ore (superando le cinquanta qualora decidessimo di fare tutto), per poter vedere tutte le possibili ramificazioni della storia impiegheremo moltissimo tempo scoprendo così qualcosa di nuovo in ogni nostra partita.

A riprova di questa profondità basti pensare al sistema di dialoghi a scelta multipla, il quale è impreziosito da scelte uniche a seconda della razza, della classe o dell’origine scelta e, come se non bastasse, anche determinate statistiche di livello molto alto consentiranno ulteriori opzioni in determinate situazioni. Ma non è finita qui: in base a chi ci porteremo dietro durante le nostre avventure, potrebbero aprirsi ancora nuove opzioni.

Insomma, chi vorrà vedere proprio tutto avrà molto lavoro da fare.

Per il Ferelden!

Ovviamente il nostro giocare di ruolo non si fermerà solamente a compiere scelte e ad interagire con i vari personaggi che incontreremo ma dovremo anche combattere contro temibili nemici siano essi animali selvatici, banditi che vorranno rapinarci o addirittura draghi ed altre creature fantastiche. Avremo molte gatte da pelare.

Il gameplay si basa su un modello ibrido che fonde perfettamente tra loro tattica in tempo reale e turni. Sebbene la controparte PC permetta più libertà e un controllo migliore sul nostro, immancabile per ogni GDR che si rispetti, party di avventurieri grazie alla visuale dall’alto, le versioni console possono vantare solamente la visuale alle spalle del personaggio controllato e forniranno una pausa tattica piuttosto scomoda da gestire in quanto non ci permetterà di avere un’ottima visuale del campo di battaglia. Più grezzo e più macchinoso dunque su console ma non per questo meno divertente o stratificato. A livello pratico avremo un party di quattro avventurieri schierati in battaglia.

Dragon Age Origins

Con i dorsali L1 o R1 cambieremo il PG controllato, con L2 andremo in pausa tattica durante la quale il tempo si congelerà e potremo impartire ordini in tutta calma e dunque attaccare, usare abilità offensive e difensive, usare oggetti o far cambiare equipaggiamento al personaggio scelto che, una volta ripreso il gioco premendo di nuovo L2, obbedirà ai nostri ordini. Se siamo più votati all’azione potremo scegliere di non andare in pausa tattica e cambiare personaggio al volo, impartire ordini ai nostri eroi per far sì che combattano in tempo reale. Con X impartiremo l’ordine di attaccare normalmente mentre potremo associare agli altri tasti la selezione di varie abilità o oggetti da far usare ai nostri senza l’ausilio della pausa tattica. La scelta spetta, dunque, solo a noi.

Come accennato in precedenza, potremo scegliere di equipaggiare i nostri avventurieri e da questo punto di vista il numero di armi e armature disponibili sarà impressionante: spade, archi e bastoni da mago, cotte di maglia, armature a piastre e chi più ne ha più ne metta. Insomma, la parola chiave è solo una. Personalizzazione. Se è qualcosa che non giungerà mai giocando a Dragon Age: Origins quella è la noia.

Ultimo aspetto ma non per importanza, durante le nostre avventure dovremo gestire anche i rapporti interpersonali con i membri del party. Potremo così guadagnarci la loro stima e la loro fiducia o ancora stabilire un rapporto amoroso con alcuni di loro. Tutto ciò sarà possibile facendo scelte che verranno apprezzate dai nostri compagni o elargendo loro dei regali. Allo stesso tempo dovremo stare attenti a soppesare ogni nostra scelta perché non sempre le nostre azioni saranno apprezzate e tirare troppo la corda con alcuni potrebbe spingerli al tradimento o ad abbandonarci con conseguenze poi molto dolorose.

“Damn you’re ugly!”

Se i valori produttivi sono alle stelle per quanto concerne narrativa e gameplay, non si può dire purtroppo lo stesso del comparto tecnico. Gli ambienti di gioco sono molto spogli e in alcune situazioni ci troveremo di fronte a delle texture davvero terrificanti e ad alcuni NPC davvero brutti da vedere.

Per fortuna i modelli poligonali dei personaggi principali sono di ottima fattura, con espressioni facciali buone e un dettaglio più che sufficiente. Chiudiamo con l’ennesima nota di merito, stavolta per la colonna sonora, davvero splendida, ad opera del maestro Inon Zur, e un doppiaggio in inglese davvero superbo.

Ameremo ogni singolo personaggio che incontreremo e più in particolare i membri del party: dallo spiritoso Alistair al serioso Sten, i personaggi sono tutti ottimamente caratterizzati grazie alla fantastica scrittura che il gioco presenta e maledirete più volte di avere come limite soli quattro personaggi sul campo. Questo vi costringerà a lasciare per forza di cose qualcuno in panchina.

+ Storia epica e ben raccontata con numerose variabili e ramificazioni
+ Personaggi memorabili
+ Scrittura eccellente
+ Mondo di gioco complesso e credibile
Colonna sonora d'eccezione
Rigiocabilità alle stelle
- Tecnicamente appena sufficiente
- Su console la gestione del party in combattimento è macchinosa
- UI su console da rivedere

9.7

Dragon Age: Origins è un capolavoro. Uno dei più bei GDR mai creati che nessun amante del genere dovrebbe lasciarsi scappare. Il mondo costruito da Bioware è forse il mondo fantasy migliore mai apparso in questo medium con una complessità e una profondità che non ha nulla da invidiare a leggendarie serie fantasy cartacee quali “Il Signore degli Anelli” o “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Un’opera potente, in grado di lasciare il segno e coinvolgere il giocatore come raramente mi è capitato. Se non l’avete ancora fatto rimediate quanto prima a questa mancanza. Se poi siete fan del genere e ancora non l’avete giocato… Per i sacri mutandoni di Andraste, cosa ci fate ancora qui? Sciò, andate a comprarlo!




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