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Double Kick Heroes

Rock Will Never Die

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Uno degli aspetti più interessanti del mondo videoludico, e delle persone che si cimentano nella creazione dei suoi prodotti, è dato dall’incredibile eterogeneità d’interessi che pulsa nel ventre di quest’industria. Se negli altri medium sono i generi a dettare categorie e sotto categorie delle loro opere, nei videogiochi a volte una singola categoria può racchiudere un universo espanso di meccaniche e sperimentazioni, create da appassionati, non solo del mondo ludico, ma di automobili, così come di cucina, di scherma, o come nel caso di Double Kick Heroes, del Rock e dell’Heavy Metal più duro e puro.

I francesi Headbang Club con Double Kick Heroes però non si fermano al semplice utilizzo dello strumento videoludico per raccontare della loro passione musicale, e provano invece ad ibridare shoot’em up e rhythm game, rischiando forse con un azzardo fin troppo sfrontato.

Programmato da Metallari

La premessa della modalità storia di Double Kick Heroes è delle più semplici: un’epidemia zombie/demoniaca ha mandato a rotoli la società, ed il mondo come lo conosciamo sta giungendo al termine, mentre viene inghiottito dalla sete di potere di Satana in persona. Una band di cinque rocchettari, durante un’esibizione, scappa da un agguato zombie e nel tentativo di salvarsi la pelle decide di salvare anche il mondo.

Terminato il breve tutorial il titolo permette di muoversi a bordo della Gundillac, una decappottabile armata di mitragliatori posteriori, in una mappa di gioco che rappresenta una sorta di tour mondiale, tra l’America e l’Europa, devastate dall’invasione zombie/demoniaca. Al completamento di una canzone viene data la possibilità di rigiocare vecchie tracce già completate, o di sostare nei rifugi per conversare con alcuni superstiti, nell’ottica di portare avanti la semplice trama. All’interno dei rifugi si possono svolgere conversazioni con diversi personaggi, per lo più caricature di alcuni grandi musicisti, come James Hetfield, Marilyn Manson, Lemmy Kilmister, e persino il duo dei Tenacious D, tutti in versione post apocalittica. Sempre nei rifugi, sarà poi possibile compiere particolari azioni per sbloccare canzoni bonus; queste saranno necessarie per ottenere tutti i potenziamenti della Gundillac e sbloccare il vero finale del gioco.

Oltre a questa modalità, Double Kick Heroes offre una modalità Arcade, per giocare tutte le canzoni in maniera slegata dalla trama, una modalità detta Inferno, in cui sono presenti le poche tracce musicali su licenza di artisti come Dan Terminus, Carpenter Brut, Gojira, e persino qualche sonorità presa dalle OST di giochi come Steredenn e Bleed 2, Fury Road, in cui giornalmente viene data una canzone su cui ottenere il miglior punteggio o imbarcarsi in una modalità infinita per battere i punteggi degli altri utenti.

Conclude il pacchetto una modalità che sfrutta il potente e semplice strumento di creazioni dei livelli/canzoni, che dà la possibilità a chiunque di prendere un brano in MP3 e trasformarlo in una traccia di gioco con zombie/demoni a bordo della Gundillacc.

Se quella apparentemente potrebbe sembrare una ben congegnata offerta ludica, il vero problema di Double Kick Heroes risiede purtroppo nelle sue meccaniche.

Ogni canzone vedrà il gruppo a bordo della Gundillac scappare da un’orda di nemici. L’automobile, guidata da Lincoln, è dotata di due mitragliatrici collegate alla batteria di Derek, che alla pressione di uno dei due tasti azionerà rispettivamente l’arma che punta più in alto e quella che punta più in basso; per avere la meglio dei nemici si dovrà quindi alternare la pressione dei tasti della batteria, che se eseguite a tempo, potranno aumentare un bonus combo migliorando il tipo d’attacco eseguito, partendo da una pistola per giungere ad un lanciagranate. Commettere errori farà perdere i potenziamenti acquisiti, e continuare a suonare fuori ritmo porterà a brevi momenti di blackout del sistema offensivo della Gundillac. A seconda della difficoltà scelta, potranno essere presenti anche delle granate, lanciate dalla voce di Randie, ed un fucile da cecchino, lanciato dalla keytar di Snake. Come se non bastasse, in alcune canzoni, principalmente quelle dei boss, al giocatore viene chiesto persino di guidare la Gundillac, per evitare il fuoco nemico.

Il caos generato dall’attenzione richiesta, la velocità del tutto fuori luogo delle sonorità che vedranno gli indicatori schizzare lungo l’hud a velocità supersoniche anche a livello di difficoltà normale, sono indicatori sufficienti per sconsigliare ai più il prodotto degli Headbang Club.

Double Kick Heroes è un ibrido tra shoot'em up e rhythm game che purtroppo non riesce a fare centro

Sembra il gruppo francese sia ben conscio del surplus di meccaniche presenti nel titolo, tanto che tra le opzioni di gioco è presente la possibilità di disattivare surriscaldamenti, abilitare spostamenti automatici della Gundillac e persino rallentare la velocità con i quali compaiono gli infiniti indicatori a schermo.

Qualcosa non funziona in Double Kick Heroes, e le leaderboards quasi deserte, così come la moria di canzoni generate dagli utenti, sono dei grossi campanelli d’allarme per quanto concerne, non solo l’accessibilità del titolo, ma il suo più basico funzionamento. Essendo il gioco testato su PC, e vista la struttura, c’è da chiedersi se il titolo non fosse stato originariamente pensato per essere fruito solo con una chitarra esterna – come quelle presenti in saghe leggendarie come Guitar Hero o Guitar Freaks – o che il suo funzionamento sia facilitato sulle console.

Beat the Beat

Double Kick Heroes presenta uno stile in pixel art reminiscente dei lavori in Flash su Newgrounds; e proprio come questi si ritrovano alti e bassi delle suddette produzioni. Se il risultato complessivo risulta funzionale, le rappresentazioni di alcuni personaggi, nelle poche scene di dialogo, a volte sembrano prodotte da diversi artisti. Questo non sarebbe un grosso problema, se non fosse che in diverse sezioni ci si ritrova a vedere sovrapposte caricature a mezzo busto con immagini cartoonesche degli eroi, che mal si sposano tra loro. Aiuta invece il comparto animazioni, che seppur flagellato anche lui da una completa mancanza d’omogeneità, è sempre piacevole, quelle poche volte che il gioco concede d’alzare gli occhi dal flusso indemoniato d’icone in arrivo.

L’altro problema maggiore che affligge il titolo è legato sostanzialmente al suo comparto audio. La scelta di non utilizzare brani su licenza durante le modalità principali – cosa inspiegabile vista la loro presenza in Inferno – risulta assai infelice. Nonostante qualche brano orecchiabile e funzionale, sulle 30 tracce musicali, sono veramente poche quelle che colpiscono o che riescono a tenere invogliati a rompere record di punti.

Il feedback audio è poi un’altra grave lacuna a cui il gioco cerca di sopperire dando la possibilità di cambiare sonorità quando si colpiscono correttamente le note, ma il genere musicale, ed il caos a schermo rendono qualsiasi selezione quasi inutile, e ci si ritrova il più delle volte ad affidarsi solamente agli input visivi per avere conferma di ciò che accade.

Il senso generale del ritmo è poi soppiantato da un timing che molte volte diventa sincopato, senza riguardo alcuno per il giocatore, anche qui non fornendo alcun’anticipazione o modo di comprendere cosa stia succedendo. Per cercare di risolvere questo problema si possono modificare i parametri d’input lag video, nascosti però nelle opzioni audio.

L’amore non basta

L’avventura dei ragazzi di Headbang Club con Double Kick Heroes è iniziata durante la 34esima edizione di Ludum Dare – famosissima game jam online a cui ha preso parte svariate volte anche il papà di Minecraft, Markus “Notch” Persson – svoltasi a fine dicembre nel 2015; a ricordo delle sue radici troviamo Derek, il quinto personaggio della banda che è rimasto immutato nel passaggio al titolo completo. I circa 5 anni di sviluppo però non sembrano avere migliorato molto il lavoro iniziale, anzi, la sensazione nel giocato è quella di un titolo forse troppo sperimentale, a fronte di una presentazione, seppur altalenante, ricca di passione.

Il tentare d’ibridare due generi non è un qualcosa di semplice, e Double Kick Heroes, come altri prodotti simili, dimentica le semplici fondamenta dei rhythm games, arrivando persino a nullificare gli aspetti di shoot’em up di cui tanto si vanta tra le pagine dei negozi digitali.

VOTO: 5,5

Ad ogni brano che non si è riusciti a portare a termine, Double Kick Heroes ricorda al giocatore che i ragazzi di Headbang Club sono dei fanatici del Rock. Più ci si addentra nel titolo però più si scopre che il lavoro di game design intorno alla loro opera è poco raffinato, forse mal collaudato, e tristemente frustrante più che divertente. L’unica vera nota positiva dell’intera produzione però resta l’immortale amore per il Rock ed il Metal. The show must go on.

Pro

  • Rappresentazione del mondo del Rock e Metal (quasi) a tutto tondo
  • Modalità storia ricca d’omaggi ai generi musicali citati
  • Editor musicale semplice da usare

Contro

  • Struttura ludica da rivedere
  • Musiche ispirate ma per lo più poco efficaci
  • Community quasi inesistente