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Devil May Cry 5

Il ritorno del diavolo

Autore della recensione: Vc3nZ_92

Senza giri di parole, Devil May Cry 5 non è solo un ritorno in grande stile, è un vero e proprio capolavoro, nonché nuovo punto di riferimento e pietra miliare del genere. Ma andiamo più nel dettaglio, per capire il perché abbia esordito in questo modo.

Gameplaysticamente rappresenta il punto più alto toccato dal genere. In questo ultimo capitolo della storica saga oltre a Dante e Nero, questa volta VERAMENTE diversificati tra loro, vestiremo anche i panni di una new entry, V, che ha un Combat System (d’ora in poi CS) che è praticamente una novità assoluta per il brand.

Quest’ultimo combatte utilizzando 3 demoni, come se fosse un ‘evocatore’, quindi strategicamente cambia tutto. Bisogna stare lontani dalla foga dello scontro e dare solo il colpo di grazia ai nemici quando sono stati sufficientemente indeboliti. Per quanto rappresenti una vera ventata d’aria fresca, è il personaggio debole del pacchetto, e alle difficoltà maggiori, la sua scarsa mobilità e il fatto che l’esito di una missione possa essere completamente capovolto da determinati comportamenti delle IA amiche può fare storcere un po’ il naso. Ed ora passiamo alle 2 star del prodotto. Nero è stato evoluto in maniera incredibile ed ora non è una mera imitazione del figlio di Sparda. Senza usare paroloni e senza soffermarmi su tecnicismi visto che la recensione vuole essere rivolta a tutti, anche a chi non mastica il genere, Nero è il personaggio più equilibrato del trio e con la nuova meccanica del Devil Breaker è veramente completo… e aspettate di arrivare a fine gioco. Infine, Dante ha il miglior CS mai creato, Dante è l’Alpha e l’Omega, Dante è tutto. Ha i suoi classici stili, tante armi tutte uniche e utili, tante nuove chicche. Il gioco base avrebbe potuto avere anche la struttura del Bloody Palace (un insieme di stanzoni da ripulire a difficoltà crescente, per chi non lo sapesse) e sarebbe stato un capolavoro, per farvi capire quanto è bello menare le mani con il cacciatore cinereo.

Ma la cosa più bella di tutto ciò è che il gioco riesce ad essere reattivo, fresco, stimolante, nonostante sia il ‘classico’ Devil May Cry. Mi spiego meglio: se dopo Devil May Cry 5 provate a rimettere Devil May Cry 3 o 4, noterete come questi ultimi siano invecchiati, siano ‘rigidi’… ecco Devil May Cry 5 riesce a mantenere la sua vera identità, ma trasposta nel 2019.

Come varietà dei nemici siamo su livelli più che ottimi, dai semplici mob ai boss, non ci si può lamentare. Ci si può lamentare, invece, sul level design delle ultime missioni, e sulla componente visiva del prodotto. Questo ultimo punto però, in tutta sincerità, a me non ha infastidito per nulla, anzi, secondo me è stato svolto un lavoro di art design veramente totale e coerente. Il primo Devil May Cry è inarrivabile, ma questo, seppure visivamente molto simile in tutte le sue missioni, ha una coerenza stilistica che non c’è, ad esempio, in Devil May Cry 3, forse più vario da vedere, ma veramente incoerente in tanti punti. Per quanto riguarda il mero lavoro grafico, è semplicemente stupendo. Il RE Engine è veramente mostruoso: effetti particellari, modellazione poligonale, animazioni facciali e non, è veramente uno spettacolo.

Colonna sonora altalenante: ci sono pezzi memorabili, e altri invece dimenticabilissimi. Doppiaggio, solo in inglese e giapponese, di pregevolissima fattura.

Per quanto riguarda la storia, se siete fan della saga, non potete non apprezzare. E’ tutto fan-service, di quello fatto bene. Storia che potete concludere in una quindicina di ore, se ve la prendete con comodo. Ma come saprete, un gioco appartenente a questo genere va rigiocato a tutte le difficoltà, per apprezzarne tutte le sfumature. Io ci ho passato su più di 75 ore, se consideriamo anche quelle passate nel Bloody Palace, rilasciato gratuitamente per tutti a inizio aprile.

+ Gameplay sopraffino
+ Fan-service, di quello fatto bene
+ Graficamente mostruoso
– Level design delle ultime missioni
– Scarsa varietà delle location

10

In definitiva, un capolavoro indiscusso e nuovo metro di paragone per il suo genere. Oggettivamente non è un gioco perfetto, e anche soggettivamente sta sotto al mio trittico di giochi preferiti composto da Prince of Persia Le Sabbie del Tempo, God of War e Bloodborne, ma io ho voluto premiarlo con il perfect score perché pad alla mano penso sia il gioco più bello che abbia mai provato in tutta la mia vita: JACKPOT!