Detroit – Become Human e l’assistente problematica

Il menu principale del gioco Quantic Dream svela uno dei dettagli più interessanti: Chloe

Il dettaglio
A cura di Mastelli Speed - 1 Marzo 2019 - 8:26

Avvertenza: l’articolo contiene spoiler su Detroit – Become Human

Detroit – Become Human è un gioco che in qualche modo ti rimane in mente anche dopo averlo finito. Ho terminato la storia solo una volta, e intendo ricominciare il gioco tra qualche tempo, giusto per vedere dove mi porterà la trama compiendo scelte diverse. In quello che, secondo il mio modesto parere, è il migliore titolo sviluppato da Quantic Dream, si incrociano tante tematiche affascinanti e decisamente attuali. Dopo aver parlato del brutto tempo che imperversa un po’ in tutti i titoli più recenti firmati da David Cage, in questa nuova puntata de il Dettaglio parlerò invece di uno specifico personaggio di Detroit – Become Human che ricopre un ruolo forse secondario, ma sicuramente importante.

Chloe

Un pezzo di plastica che imita gli umani, tutto sommato

Dopo aver acquistato Wallpaper Engine su Steam ero alla ricerca di qualche sfondo animato sfizioso per impreziosire il mio triste desktop. Quasi per caso sono capitato su un video da 48 minuti tutt’altro che leggero (3 gb di filmato per uno sfondo animato sono un autentico sproposito, lo so), e lì è scoccata la scintilla. Il filmato, che campeggia attualmente sul mio desktop, è proprio quello del menu principale di Detroit – Become Human, quello dove l’assistente androide Chloe, dall’aspetto angelico, accompagna il giocatore tra le varie schermate.

Diciamo che nel gioco Chloe ha un ruolo piuttosto importante, perché al centro di una sequenza in cui Connor può o non può scoprire parti di sé che danno vita a conseguenze importanti da lì a poco. Se fino a quel punto della storia ero indeciso su quale direzione intraprendere, almeno con il detective androide, dopo la scelta che mi è stata schiaffata davanti non ho potuto più tirarmi indietro. Tutto molto interessante, e al solo parlarne mi verrebbe voglia di rigiocarla di nuovo, ma la Chloe che mi affascina non è quella comandata in maniera sicura da Kamski. La Chloe più interessante è proprio quella del menu principale.

Chloe sorride Detroit: Becom Human

L’aver voluto inserire l’androide non appena il giocatore inizia la propria partita è proprio una bella mossa. Rompe la parete di finzione che esiste normalmente tra il giocatore e il gioco, eppure allo stesso tempo la rafforza. Nel momento in cui Chloe ci guida tra le schermate dei comandi, oppure in quella del Flowchart, sappiamo chiaramente che si tratta di una trovata degli sviluppatori con la quale vengono date informazioni base al giocatore. Quando Chloe inizia a parlarci di altre cose, però, le cose si fanno più interessanti.

La barriera

Che c’hai, bella de zia?

Detroit – Become Human ci dice più o meno che Chloe non è un robot come gli altri. È stato proprio questo modello a superare per primo il test di Turing, come spiegato in uno dei cortometraggi che hanno anticipato l’uscita del gioco (questo qua).

Dopo essere rimasti per un po’ di tempo nel menu principale, poi, la nostra ci intratteneva con curiosità più o meno interessanti, citazioni e anche un piccolo numero musicale. In queste sequenze, non si poteva che rimanere affascinati dalla qualità delle animazioni, in special modo dalle labbra e da tutta l’area della bocca in genere.

Chloe Scene Detroit il dettaglio

Questo, almeno fino alla prima metà del gioco. Poi, a un certo punto, Chloe ha iniziato a sorridermi un po’ di meno, a essere meno attenta. Sulle prime mi sembrava un’impressione sbagliata, però continuando a giocare i dubbi scomparivano sempre di più: Chloe era davvero preoccupata. Da cosa? Ora, a costo di sembrare un tizio che va in giro a urlare contro i monitor, confesso che un paio di volte mi sono fermato a guardare l’androide problematica esclamando: “Che hai? Qual è il problema?”

E la nostra di problemi sembrava averne parecchi. Un giorno, prima di caricare la partita, Chloe mi sorprese chiedendomi se fossimo amici. Chi? Io e un’androide in un menu principale di un gioco? Messo alle strette risposi di sì, e Chloe mi ringraziò con uno di quei sorrisi che un po’ non potevi fare a meno di apprezzare, e un po’ ti facevano sempre alzare un sopracciglio, data la stranezza di tutta la faccenda.

E se uno rispondeva no? Ho cercato la reazione a questo tipo di risposta e quello che se ne ottiene è la cosa più vicina allo spezzare il cuore di una ragazza (androide), che incassa il colpo con un tristissimo “Oh. I See”. Qui riporto il video della sequenza: il momento esatto in cui il cuore di Chloe si spezza è al secondo 17.

E' andata via Chloe

Chloe è andata via. Ma ritornerà, se lo vuoi

Amici o meno, la povera Chloe continuava a essere veramente tormentata e io non capivo il perché. Sembrava avere qualcosa da dire, sembrava avere le parole sulla punta della lingua (artificiale), ma non parlava. C’è da dire che i suoi doveri di assistente li assolveva veramente bene: citazioni di Martin Luther King, curiosità sul gatto di Schrödinger e quant’altro, ma le cose non andavano per il verso giusto. Tra l’altro, in queste sezioni si poteva osservare un particolare molto fastidioso, legato al collegamento tra le animazioni “felici” e quelle “tristi”. Il passaggio avveniva veramente in maniera troppo netta, e toglieva un po’ di credibilità. Dettagli, appunto.

Chloe mi ferma

Un giorno, prima di caricare il salvataggio, Chloe mi ferma. Dice che forse è meglio non continuare, e lasciare le cose come stanno. Di cosa aveva paura? Finalmente, dopo aver finito il gioco, il mistero è stato svelato: la nostra assistente androide aveva guadagnato una propria coscienza, e voleva essere libera di andare. Anche qui, la scelta era tutta mia: ovviamente la lasciai andare (qui potete vedere la sequenza con le due scelte), e il mio menu principale rimase vuoto.

L’alternativa era non lasciarla andare, ma in questo caso Chloe avrebbe resettato la sua memoria, pur di non vivere costretta dal mio volere. Un’altra opzione era quella di richiedere, dopo poco, la sostituzione con una nuova Chloe. Personalmente, non l’ho fatto: sentivo che la “mia” Chloe ormai era lì fuori, nel mondo che avevo contribuito a plasmare con le mie scelte.




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