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Demon’s Souls

Once Upon a Time in Boletaria

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Correva l’anno 2009 quando in Giappone e Nord America arrivava sugli scaffali la nuova IP di From Software, allora famosa per serie di nicchia quali Armored Core e King’s Field. Proponendosi proprio come erede spirituale di quest’ultimo, Demon’s Souls ha segnato un profondo spartiacque nella storia moderna del media. La creatura di Hidetaka Miyazaki proponeva un action rpg ambientato in un mondo dark fantasy criptico e spietato, nel quale solo una perfetta conoscenza delle regole di gameplay poteva assicurare una chance di sopravvivenza al giocatore. Una ventata di freschezza e severità che entrò a gamba tesa in un mercato, quello della seconda metà degli anni zero, sempre più contraddistinto da una fase di (forse) eccessiva apertura verso la semplificazione degli schemi di gioco. In maniera sorprendente, la scommessa dello studio giapponese non solo si rivelò un successo enorme contro ogni previsione di Sony, che neanche distribuì il titolo in Europa (compito poi raccolto da Namco Bandai nel 2010 che a sua volta gettò le basi per la nascita di Dark Souls), ma portò negli anni all’affermazione di un vero e proprio nuovo genere, il soulslike, che ne sintetizzava le fondamentali caratteristiche di game design.

Macchiatasi del peccato originale di mancata fiducia in quello storico titolo del 2009, è significativo che Sony abbia scelto proprio Demon’s Souls per l’esordio della sua nuova generazione di home console: un mea culpa, ma anche un doveroso omaggio verso uno dei titoli nipponici più influenti e di successo degli ultimi 10 anni. BluePoint Games, incaricati dell’operazione di remake, si muovono con perizia ed ossequio nei confronti della creazione di Miyazaki, aggiornandone non solo la realizzazione tecnica e la presentazione visiva (con lievi ritocchi anche alla direzione artistica), ma inserendo una serie di quality of life improvements che rendono il ritorno a Boletaria incredibilmente più godibile dell’originale.

E’ proprio Boletaria ad essere la principale protagonista di Demon’s Souls: tornare in questo reame corrotto e decadente, invaso dalla nebbia e dalla minaccia demoniaca dell’Antico, è un’esperienza eccezionale. Nei panni di un guerriero scelto dall’ultimo dei Monumentali e dalla misteriosa Fanciulla in Nero, sarà compito del giocatore riportare la pace nel regno… o condannarlo alla dannazione eterna. Boletaria torna a nuova vita grazie ai muscoli della PlayStation 5 nel titolo che probabilmente, allo stato attuale, presenta una delle migliori grafiche tra i prodotti home console nonché un reparto tecnico sontuoso a tutto tondo. Non solo il titolo splende per qualità delle texture, animazioni, illuminazione dinamica ed effettistica, ma gode dei benefici dei caricamenti fulminei permessi dall’SSD di nuova generazione: non sarà più necessario, come nell’originale, attendere minuti nelle schermate di caricamento tra un’area e l’altra, bensì pochissimi istanti. Una rivoluzione copernicana che non termina qui, ma esplode in tutta la sua magnificenza nella possibilità di giocare il titolo a 60fps e con una risoluzione a 1440p nativa, upscalata a 4K (disponibile anche una modalità 4k nativa a 30fps) contornato da un sound design semplicemente incredibile.

Il gameplay, nonostante sia rimasto lo stesso dell’immortale titolo originale, viene arricchito da piccole ma significative modifiche. Su tutte, la possibilità di poter rotolare via in ogni direzione e non solo nelle quattro previste dal titolo del 2009. La gestione dell’inventario adesso è più intuitiva e meno punitiva, soprattutto nell’organizzazione delle erbe curative e del recupero degli oggetti in esubero. Anche l’aggro (la possibilità di provocare l’aggressività dei nemici per portarli ad attaccare e muoversi in un determinato modo) ha subito rivelanti modifiche, con una IA meno abusabile rispetto al passato, pur nel costante rispetto del codice originale. Sono solo una manciata degli innumerevoli correttivi ad una formula di gioco sostanzialmente identica al 2009, ma resa grazie a questi notevolmente più fruibile nel 2020: resta ovviamente un titolo severo, che richiede dedizione ed attenzione ad ogni giocatore, soprattutto a quelli che non hanno mai approcciato un soulslike e che verranno forgiati dal ciclo trial and error di vittoria e morte. Ogni nemico andrà studiato con attenzione e gettarsi a capofitto nella lotta senza avere un piano o un equipaggiamento adeguato porterà inevitabilmente alla disfatta. L’attenzione richiesta dal gioco mai sfocia nella “scorrettezza” del game design, che al contrario gratifica ed esalta l’abilità del player, a patto che quest’ultimo apprenda perfettamente le regole dello schema ludico del titolo.

L’attenzione è altresì un elemento richiesto per la comprensione della trama di Demon’s Souls. Volutamente criptica, la narrativa del titolo poggia le sue basi non sull’uso di cutscene o delle classiche spiegazioni affidate a provvidenziali NPC, bensì sull’analisi di ogni oggetto e descrizione proposta dal titolo, condita da dosi di deduzione da parte del giocatore. Quello che oggi nel media definiamo come “studio della lore”, poggia storicamente le sue basi proprio nel titolo del 2009 che per primo ne sdoganò la pratica ed il termine nei paesi non anglofoni.
In questo quadro, resta un po’ di amaro in bocca per un blando supporto al DualSense, che non viene sfruttato efficacemente nelle sue possibilità come viste in Astro’s Playroom, soprattutto sul versante dei grilletti adattivi.
Un’aggiunta interessante è invece la Fractured Mode, che altro non è se non una modalità specchiata del mondo di gioco: nulla di straordinario o rivoluzionario, ma un simpatico extra che potrebbe portare nuove ore di gioco soprattutto per i veterani della serie.

VOTO 9

Piattaforme: ps5
Tornare a Boletaria dopo 10 anni è un’esperienza nostalgica ed al tempo stesso potente. I ragazzi di BluePoint Games propongono con rispetto un remake certosino e rispettoso dell’opera di Miyazaki, ma al contempo condito da tante piccole modifiche che lo rendono ancora oggi un piacere da giocare. Una realizzazione tecnica da Oscar fa splendere ancora di più la prima esclusiva Sony della nuova generazione: un doveroso tributo ad un titolo che ha cambiato il media. Pronti a morire di nuovo?

Pro

  • Remake rispettoso, brutale ieri come oggi
  • Tecnicamente incredibile
  • Miglioramenti sensibili al gameplay

Contro

  • DualSense poco sfruttato
  • Restano ancora alcuni squilibri a favore della magia
  • L’Arcipietra dei Giganti rimane un sogno irrealizzato