Dead Cells

(Dis)avventure mortali

A cura di Gamesforum - 20 Dicembre 2019 - 15:09

Autore della recensione: Apollonio

Con i così detti roguelike è un amore che non riesce a sbocciare. Ci provo, i giochi cambiano, le meccaniche anche e drasticamente ma la frustrazione per la curva ripidissima di difficoltà, accompagnata dall’assenza di un senso di progressione game over dopo game over, mi fanno spesso abbandonare perle su cui altri hanno speso con soddisfazione decine e decine di ore. Nell’avvicinarmi a Dead Cells, esponente di rinomata fama nei simulatori di inferno suddetti, una punta di scetticismo per cui c’è. Si badi, ero già pronto a mettere le mani avanti, a negargli ogni responsabilità per poter essermi venuto a noia in poco. Fortunatamente mi sbagliavo, le ore accumulatesi in pochi giorni in sua compagnia ne sono prova inconfutabile.

Non ci si perde in convenevoli, tempo di una brevissima scena animata e subito ci si lancia nella mischia. Da subito ci viene imposta (e chiaramente riproposta di volta in volta) una scelta: due oggetti fra una spada, un arco e uno scudo. A seconda delle combinazioni l’approccio a una partita cambia drasticamente, influenzando il nostro stile di combattimento e la scelta degli ulteriori vantaggi temporanei. Una diversità e un ventaglio di opzioni non soltanto sulla carta, ma effettivi. A ciò si aggiunga che ogni strumento e abilità è contrassegnato da uno fra tre colori e sarà nostra attenzione capire che categoria ne dovrà beneficiare ad ogni agognato power up. Consapevoli però che un personaggio meno bilanciato da questo punto di vista sarà anche sensibilmente più fragile.

Dove Dead Cells brilla maggiormente però è nella formula. Gli elementi tipici dei roguelike abbracciano quelli dei metroidvania, rimescolando le carte e dando vita a un’esperienza solida. Ci si trova in mappe arzigogolate, esplorabili sia in verticale che in orizzontale e che sono il più dolce degli inviti a una veloce ma curata esplorazione in cerca di una chiave, un tesoro o solo una cellula in più. Il rinnovarsi e ripetersi delle partite con elementi nuovi e diversi si sposa alla grande con l’esplorazione ”a strati” di un mondo di gioco che, petalo dopo petalo, si dischiude grazie all’ottenimento di potenziamenti permanenti, con grande appagamento nel vedere finalmente percorribile un sentiero magari intravisto dozzine di volte prima. Se dovesse spaventare in questo senso il backtracking eccessivo, si può stare tranquilli perché ogni livello è infarcito di punti di teletrasporto, in modo che non si perda mai il focus sull’azione. Anche nella possibilità dell’irrobustirsi dell’inventario e di pari passo delle possibilità a nostra disposizione, che il prodotto transalpino restituisce un’idea di avanzamento nel corso delle numerose e sanguinolenti morti nei luoghi più miseri, tra fogne e segrete. Ogni straziante dipartita, grazie all’accumulo di cellule, ci porta anche più vicino a quell’oggetto o potere del caso che tanto bene promette.

Dead Cells

La brillantezza dell’idea di base è accompagnata da una precisione nel controllo del personaggio invidiabile, presa la mano con il nostro malcapitato alter ego senza testa, potremmo muoverci in modo frenetico da un nemico all’altro senza soluzione di continuità. Alternando colpi d’arma bianca (o di padella che dir si voglia) a parate, schivate, altri attacchi speciali. Tutto funziona alla grande pad alla mano e in breve si viene risucchiati dallo stile a perdi fiato dell’incedere, invogliati a premere sull’acceleratore anche da bonus a tempo mai poco invitanti. Una combinazione di elementi che rende ogni piccolo traguardo estremamente appagante. Il gioco c’è, dunque, ed è robusto ma l’impatto sarebbe diverso se non fosse accompagnato da una veste grafica deliziosa. A impressionare è la cura e la bellezza delle animazioni in una pixel art sobria ma elegante che regala qualche scorcio non da poco. Si poteva osare qualcosa di più negli scenari ma il complesso è immensamente gradevole.

Tutto rose e fiori dunque? Non proprio, c’è tanto di buono ma l’impressione che ho avuto divincolandomi per ore nel tetro mondo di Dead Cells è che qualcosa manchi. Nonostante ad ogni avvio gli elementi si rimescolino, purtroppo il rischio è quello di avvertire dopo poco una certa ripetitività nelle situazioni: l’avanzamento segue uno script con cui si prende familiarità dopo poco. Manca un guizzo, un fattore imprevedibilità che tanto avrebbe fatto bene alle (dis)avventure del nostro non troppo vivo protagonista. Gli elementi di base si intrecciano nuovamente a ogni avvio ma si finisce per intuire presto come ci siano dei fattori costanti, a volte di peso nella freschezza. In questo senso anche il numero sparuto di boss e l’assenza di una lore convincente o particolarmente intrigante non aiuta, rappresentando l’unica vera occasione mancata.

+ Ottima varietà di approcci
+ Esplorazione in stile metroidvania ben integrata
+ Veloce e appagante
- A volte troppo prevedibile, vedi i pochi boss
- Si poteva osare di più con la storia

8.5

In conclusione, posso dire che la fatica dei Motion Twin è all’altezza della sua fama: profondo, curato e esigente nel modo corretto verso i riflessi e i nervi di chi vi si avvicina. Morte e malattia saranno protagonisti, ma il cuore del gioco è vivo e pulsante. In uno scenario tanto desolante le poche perdite di brio sono assolutamente perdonabili.




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