Dead Cells

Circolo mortale

A cura di Gamesforum - 18 Gennaio 2020 - 9:00

Autore della recensione: yonkers86

Dead Cells non si perde in troppi preamboli, si presenta subito per ciò che è, con un inizio esattamente dei più incoraggianti. Veniamo infatti introdotti al nostro avatar, un informe ammasso cellulare in grado di prendere “possesso” di un cadavere abbandonato nelle segrete di un edificio fatiscente. In questo modo ci viene presentata una delle principali peculiarità dell’avventura, poiché senza ulteriori informazioni o riferimenti dovremo capire cosa è successo, non solo a noi ma a tutto il regno plagiato da un male apparentemente inarrestabile. Dead Cells è di poche parole e preferisce lasciar cantare la violenza dell’azione, centellinando le informazioni ma allo stesso tempo rendendole più significative.

La struttura di gioco proposta da Motion Twin si presenta come un equilibrato ibrido tra metroidvania e roguelike, miscelando sapientemente i capisaldi di entrambi i generi per creare il cocktail perfetto.

Ogni run parte allo stesso modo. Una volta preso il controllo del nostro avatar cadaverico potremo decidere come investire il nostro tempo e improperi: andando dritti si procede verso l’avventura principale, prendendo la porta in alto saremo portati alla sfida giornaliera (a tempo, spesso foriera di grandi maledizioni). All’inizio di ogni partita avremo di fronte un arma, e un oggetto aggiuntivo a scelta (solitamente un arco e uno scudo), inizialmente saranno sempre gli stessi ma investendo la giusta somma di celle potremo trovare oggetti sempre diversi, e migliori, con cui partire. Il sistema di sblocco e potenziamento di armi e abilità è un’altra peculiarità di Dead Cells, poiché basato sull’utilizzo di un conio altrettanto unico: durante le run troveremo delle celle azzurre, che a fine livello potranno essere investite per sbloccare nuove armi, archi, scudi, trappole (che potremo trovare sia all’inizio che nelle diverse aree di gioco), ma anche per sbloccare abilità uniche e permanenti, talenti e quant’altro. Ma attenzione, queste celle saranno a disposizione solo se riusciremo a completare l’area. In caso di morte, è quasi inutile dirlo, perderemo tutto e ripartiremo dal simpatico ammasso cellulare introdotto nel primo paragrafo.

Altre abilità uniche e permanenti, trovate durante il nostro peregrinare nelle diverse zone di gioco, sono invece tipiche dei metroidvania. La possibilità di saltare da una parete all’altra e gli immancabili rampicanti ci condurranno in parti della mappa altrimenti inaccessibili, dei totem ci permetteranno di teletrasportarci in aree apparentemente irraggiungibili. Il gioco ci propone poi una sorta di proceduralità assistita: le mappe dei livelli cambieranno in maniera impercettibile (ad esempio, le uscite per le zone successive raramente si troveranno nello stesso punto), i nemici saranno gli stessi ma posizionati differentemente, gli scrigni e il loot saranno sempre diversi (e migliori a seconda di quanto ci avremo investito). Di conseguenza, avremo la possibilità di intraprendere una vasta gamma di possibili run, in base alle abilità e alla voglia di sviscerare la mappa, e anche lo scontro con il boss finale non è realmente sinonimo di chiusura, quanto più di un nuovo inizio. Sconfiggere l’ultimo nemico, infatti, ci aprirà le porte ad una versione ancora più bastarda di Dead Cells. Il premio sarà un’insolita cella rossa, che aumenterà la difficoltà generale del gioco. Nuovi e più forti nemici, ma anche ricompense più succose e più celle da investire.

Dead Cells

In questo senso, Dead Cells riesce a creare un loop virtuoso che ricompensa il giocatore senza frustrarlo, incoraggiando la costanza nel combattimento e nell’esplorazione. Questo connubio è in grado di rendere digeribili le meccaniche roguelike anche ai meno avvezzi, come il sottoscritto, e riesce a non dare mai quel senso di ripetitività che può emergere dal dover ricominciare sempre dal punto di partenza. In Dead Cells il senso di progressione è tangibile, così come la voglia di vedere sempre di più, di sbloccare sempre quel pezzo di equip in più, di provare nuovamente quella boss fight. La difficoltà di base del gioco non è certamente proibitiva, ma neppure così permissiva verso i neofiti dei generi, ma una volta inserite le celle rosse la musica inizierà a cambiare, così come la potenza degli improperi. Ma di certo non cambierà il leitmotiv dell’esperienza: Kill. Die. Learn. Repeat.

Dead Cells si differenzia dagli altri ibridi anche per la sua ispirata veste grafica e per l’impatto visivo. La scelta degli sprite è particolarmente azzeccata, così come la palette cromatica che è già iconica tra gli appassionati. Da un punto di vista tecnico, la versione Switch non si presentava benissimo. Il gioco aveva diverse imperfezioni e il frame rate non era dei più solidi. Ma il costante supporto del team francese ha portato il titolo ad una nuova, e scintillante, veste e i 60 FPS sono una vera manna dal cielo. La rigiocabilità, se così possiamo definirla, è ovviamente uno dei punti di forza del gioco. Dopo aver investito una discreta quantità di ore nel memorizzare i pattern nemici, trovare la via più agile verso il boss finale e aver potenziato a modo il nostro armamentario, una run può essere completata in circa 90 minuti, ma in realtà è più considerabile come un nuovo inizio e il gioco è potenzialmente infinito. L’unico limite è la pazienza e la volontà del giocatore di sviscerare tutti i segreti e trovare tutti gli equip che il gioco ci offre.

+ Perfetto mix di generi, godibile da tutti i giocatori
+ Gameplay semplice ma estremamente stratificato
+ Potenzialmente infinito ma occhio, causa dipendenza
- Il sistema di power/level up potrebbe non essere gradito ai giocatori meno pazienti

8.5

In definitiva, Dead Cells è un gran gioco. Come accennato in precedenza, la difficoltà modulare rende il gioco accessibile a chiunque, dai neofiti agli hardcore più accaniti dei roguelike. Dategli un’opportunità e lasciatevi trascinare dalla sua irresistibile violenza, non ve ne pentirete.




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