Daymare: 1998

Ansia e tensione old-school

A cura di GamesForum - 20 Maggio 2020 - 16:15

Autore della recensione: AT-33

Nato come remake amatoriale di Resident Evil 2, Daymare 1998 approda finalmente su console dopo il precedente rilascio su PC. Il primo titolo di Invader Studios è un survival horror che trasuda amore per il brand di Resident Evil da ogni poro, mantenendo le caratteristiche che hanno reso grandioso quest’ultimo, al netto di molte limitazioni dovute sicuramente al budget e all’inesperienza del team italiano.

La notte del giudizio

La storia di Daymare è ambientata nel 1998 precisamente a Keen Sight, una cittadina all’apparenza normale nella quale si celano segreti terribili. Veniamo catapultati subito in azione nei panni di un esperto agente della H.A.D.E.S, Liev, portato in un sito devastato a causa di un esperimento andato male. Missione: recuperare il materiale sensibile presente nella struttura. Bastano pochi attimi per capire dove la trama di Daymare vuole andare a parare, d’altronde stiamo parlando di zombie, armi biologiche, esperimenti dall’etica discutibile, tutti argomenti già visti e rivisti nel genere ma tutto sommato il gioco riesce a catturare nonostante si possa certamente criticare l’abbondanza di colpi di scena talvolta poco efficaci, alcune scelte a livello di scrittura che fanno storcere il naso e un set di personaggi troppo banali e stereotipati.

Nel corso dei 5 capitoli che compongono l’opera saremo chiamati a vestire i panni del già menzionato agente Liev e di altri due personaggi, un pilota della H.A.D.E.S, Raven e una guardia forestale di nome Sam. A questi bisogna aggiungere il maggiore Sandman, quarto e ultimo protagonista (non giocabile) del titolo. L’atmosfera tipica del genere si respira tutta, il titolo non vuole fare paura ma vuole incutere timore, ansia e tensione e lo fa alla grande. Per portare a termine la trama serviranno circa 8/9 ore a difficoltà normale che potrebbero aumentare grazie alla presenza di collezionabili. Inoltre per chi volesse cimentarsi fin da subito in una prova al limite del survival potrà scegliere la difficoltà Daymare, terza e ultima difficoltà del gioco.

Scontro tecnico tra generazioni

Se da una parte abbiamo un impatto grafico eccellente andando a considerare la natura indie del titolo, d’altra parte bisognerà accettare alcune magagne tecniche, prime tra tutte le texture dei personaggi rimaste, purtroppo, nell’era PS2. Un altro problema del titolo sono certamente i cali di frame rate: accadono un po’ troppe volte nell’arco della giocata ma fortunatamente non sono gravi e parliamo di qualche secondo di sballottamento.

Daymare: 1998

Lato audio il titolo è eccellente: suoni, rumori e musiche svolgono alla perfezione il loro lavoro e sanno dare quel tocco in più per permettere al giocatore di immedesimarsi a pieno nella tetra atmosfera che Daymare offre. Anche qui bisogna prendere in considerazione un piccolo neo, il doppiaggio. Il titolo è doppiato solamente in inglese (sono presenti i sottotitoli in italiano) e ricorda, purtroppo, i brutti doppiaggi dell’era PS2/PS3 con voci poco azzeccate, toni e tempi talvolta sbagliati.

MP5, torcia e cure pronte!

Il gameplay di Daymare si avvicina molto a quello delle recenti fatiche di Capcom (Resident Evil 2/3 Remake) risultando più grezzo ma non per questo meno divertente. Nel corso dell’avventura potremo usare circa 4-5 armi diverse tra le quali un simil-MP5, una 9mm generica, due tipi di magnum e un fucile a pompa. Lo shooting è buono, a volte le hitbox sono un po’ sballate ma non è assolutamente un difetto grave. Ciò che manca è la sensazione di fare male al nemico, la questione diventa abbastanza random visto che l’incasso dei colpi da parte dei nemici non permette al giocatore di capire se il colpo ha funzionato o se da un momento all’altro la creatura sarà pronta ad attaccarvi nuovamente.

Sono presenti, inoltre, alcune meccaniche che servono a dare maggior profondità al gameplay ma che al netto dei fatti servono a poco e talvolta rendono ostico il gioco (soprattutto nelle fasi più concitate). In particolare abbiamo: due tipologie di corsa differenti, con la prima che ci permetterà di ricaricare e curarci, mentre la seconda sarà uno scatto disperato utile a scappare dalla minaccia e due ricariche differenti, una rapida e l’altra normale. Inoltre si potrà cambiare rapidamente tipologia di munizioni e cura grazie ai tasti triangolo e cerchio rendendo più immediato il tutto. A volte (spesso in realtà) sarete chiamati ad aprire l’inventario per ricaricare manualmente ogni caricatore (fortunatamente il discorso vale solo per la pistola) andando così a spezzare il ritmo di gioco.

A completare il gameplay è la presenza di numerosi enigmi, tutti molto gradevoli, alcuni addirittura tosti che non possono non ricordare i vecchi Resident Evil e Silent Hill (sia per meccanica, sia per tipologia) e che saranno apprezzati soprattutto dai gamer di lunga data.

+ Atmosfera sublime
+ Buon gameplay
+ Longevità oltre la media
+ Trasuda amore per il genere da ogni poro
- Texture dei personaggi vecchie e poco curate
- Doppiaggio scadente
- Personaggi troppo anonimi e stereotipati

7.5

Daymare 1998 è un’esperienza molto piacevole. Chi ama il genere apprezzerà a pieno gli sforzi di Invader Studios di voler portare un gioco di fine anni ’90 con le meccaniche degli anni 2010. Certamente non perfetto, lacunoso in alcuni aspetti ma appagante, divertente e immersivo.




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