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Cuphead

Un gioco diabolico!

La speranza è sempre l’ultima a morire, e molto spesso l’attesa viene ripagata. L’ultima riprova è rappresentata dallo sbarco a sorpresa di Cuphead su PlayStation 4, dopo una giornata di leak che ha acceso le speranze di migliaia di videogiocatori in tutto il mondo e che si è conclusa con l’annuncio ufficiale della versione sonara di uno dei giochi più apprezzati e amati degli ultimi anni. Un titolo invidiatissimo dai possessori di PlayStation 4, che di solito fanno la parte dei leoni in fatto di esclusive, che finalmente può raggiungere un pubblico ben più ampio, come merita Studio MDHR e come meritano i giocatori in generale.

Vendere l’anima al diavolo

La premessa che dà il la all’avventura di Cuphead o Mugman, oppure a quella di entrambi nel caso si decida di affrontarla in cooperativa locale, vede un classico raggiro da parte del diavolo in persona ai danni di due giovani personaggi antropomorfi con la testa di tazza. Affascinati dal gioco d’azzardo, i due mettono a repentaglio le loro stesse anime e ottengono una dilazione del loro triste destino solo in cambio della promessa di fare da mietitori di anime per Satanasso stesso.

Inizia così una storia leggera, senza nessuna pretesa di serietà e profondità, che si inserisce alla perfezione nei canoni dei cartoni animati anni Trenta a cui Cuphead si ispira a livello stilistico. Attraversando le tre Isole Calamaio incontreremo personaggi curiosi con storie altrettanto particolari, ma soprattutto una miriade di boss che metteranno a dura prova la nostra abilità con il controller e che, sconfitti, ci permetteranno di accumulare le anime richieste dal diavolo. Il tutto in vista di uno scontro finale proprio con Satanasso, per decidere la nostra sorte.

Gameplay al centro

Cuphead è un meraviglioso Run & Gun nel quale il gameplay la fa da padrone. Le tre isole che possiamo visitare, nelle quali ci muoviamo con una visuale isometrica per interagire con punti o personaggi di interesse, comprendono ognuna un paio di livelli canonici nei quali “correre e sparare“, come richiesto dal genere di appartenenza, e un numero variabile da cinque a sette di boss da affrontare nell’ordine che preferiamo e senza dilungarci troppo in fasi preliminari contro nemici minori, o attraverso fasi da platform classico.

Il primo ingrediente vincente di Cuphead è proprio questo. Il ritmo è incalzante, per un’offerta video-ludica che risponde perfettamente alle esigenze di un giocatore, offrendo azione rapida, coinvolgente e tanto leggera sul piano della trama quanto impegnativa sul piano della sfida. Che si abbiano a disposizione tre ore o quindici minuti, troveremo sempre un boss o un livello con cui divertirci, ben consapevoli che più sbaglieremo e più impareremo e che ogni istante aggiuntivo trascorso in-game non sarà mai sprecato.

In Cuphead penserete spesso: - un'altra e poi smetto! -, per poi ritrovarmi dopo ore ancora seduti sul divano!

Difficile… resistergli!

La fama di Cuphead, per l’appunto, è fatta di testimonianze circa la sua difficoltà. Mai come in questo caso, però, mettere mano al gioco dimostra che il concetto di difficile è del tutto relativo. Non si ha mai l’impressione, contro nessun boss e nel mezzo di nessun livello Run & Gun, di non poter superare un ostacolo pensato dagli sviluppatori per aumentare artificiosamente e ingannevolmente il tasso di sfida e, con esso, la longevità dell’esperienza. Al contrario, è più che mai evidente una caratteristica di cui si sente parlare in molti altri giochi, anche se non sempre a buon diritto, ossia quella del trial and error.

Trovandoci di fronte a qualunque boss ci sentiamo inizialmente spiazzati e non abbiamo altra scelta che sparare e aspettare di scoprire le sue mosse. Dopo una prima inevitabile morte avremo compreso i primi pattern di attacco e potremo ipotizzare e poi mettere in pratica una strategia. Non facciamo in tempo a consolidarla che la seconda fase del nemico lo porta a stravolgere le nostre certezze, riportandoci al punto di partenza e costringendoci a studiare la situazione da capo. Il tutto si ripete per eventuali fasi successive, ma non c’è mai un istante in cui non si sia consapevoli di aver imparato qualcosa di nuovo e utile per il successivo tentativo.

Questo concetto è fondamentale ed è il secondo, e forse il principale, punto di forza di Cuphead. Chiunque potrebbe decidere di trasformare un gioco in una tortura, nella quale impedire al giocatore di avanzare a meno di una congiuntura astrale favorevole e di una run impeccabile, ma una situazione del genere porta presto a frustrazione una buona parte del pubblico, solo per lasciare che la restante parte possa farsi bella mettendo in mostra i propri risultati positivi. Al contrario, Studio MDHR porta sulle nostre console un gioco severo come un padre esigente, ma che proprio come un padre ci sa prendere per mano, per accompagnarci verso la crescita e per trasformare ogni batosta in uno stimolo a ripartire e a fare meglio.

Quantità e varietà

Passando alle soluzioni di gameplay vere e proprie, non possiamo non tessere le lodi delle boss fight, che sì costituiscono il cuore del gioco, ma che sanno farlo in modo impeccabile, presentando quantità e varietà. Non troveremo mai un boss uguale all’altro e anche all’interno delle singole battaglie avremo modo di sperimentare strategie offensive e difensive diverse e continuamente mutevoli. Oltre a decidere come impostare la nostra boss fight a livello di posizionamento e movimento, avremo la possibilità di equipaggiare il nostro protagonista con armi dalle caratteristiche diverse. Alcune scelte dipenderanno dalla potenza di attacco, altre dal nostro stile di gioco e altre ancora dovranno trovare una sintesi delle due per permetterci di rispondere al meglio al nemico di turno.

I livelli Run & Gun, che puntano più sulla velocità e sui riflessi che sul combattimento e sul platforming classico, sono una gioia per chiunque si definisca videogiocatore. Parliamo anche in questo caso di livelli piuttosto contenuti, ma che metteranno a dura prova la pazienza di molti, sempre però con rispetto e desiderio di stimolare una crescita. Pure in questo caso, infatti, è l’esperienza a fare la differenza e chiunque prenda in mano il controller può stare certo che sarà solo questione di tempo prima di arrivare alla fine e riconoscere che, dopotutto, non era così difficile mantenendo la giusta concentrazione.

A riprova dell’attenzione e del rispetto degli sviluppatori nei confronti degli utenti c’è un elemento apparentemente marginale, ma che a nostro parere riveste un’importanza centrale a livello psicologico. Ogni morte (si muore dopo aver subito tre colpi, a meno di non avere potenziamenti particolari) è seguita da una schermata che mostra a quale punto della boss fight o del livello ci trovavamo, come a stimolarci facendoci vedere che siamo arrivati un po’ più avanti della volta precedente o che ci mancava pochissimo al traguardo. E’ assolutamente impossibile riuscire a resistere a un altro tentativo, e poi a un altro e a un altro ancora, grazie a una formula che suscita in noi l’opposto della frustrazione e che, dopo il successo, ci fa rallegrare di poter iniziare una nuova sfida impegnativa.

Con il filtro in bianco e nero l'atmosfera anni 30 si fa ancora più intensa!

Considerazioni finali

Studio MDHR ha realizzato, insomma, una vera e propria perla video-ludica. Se non erano sufficienti le testimonianze dei felici possessori del gioco su Xbox e Switch, arriva anche la versione PlayStation 4 a confermarne l’innegabile qualità. Con ingredienti semplici e risorse limitate rispetto agli studi di sviluppo di titoli blockbuster, il piccolo sviluppatore indie ci regala una delle esperienze più belle, fresche e memorabili degli ultimi anni. Cuphead è un’avventura di cui non ci si stanca mai, una gioia per gli occhi, per le orecchie e per le mani, e anzi si arriverà alla fine della seconda run con il desiderio di poterne avere ancora, di poter incontrare un nuovo boss per scoprire come evitare i suoi attacchi e catturare la sua anima.

Dal punto di vista artistico, il gioco ha trovato una formula vincente che, non esageriamo, contribuisce in altissima percentuale al successo di Cuphead. Lo stile che riprende un cartone animato d’altri tempi, alla Steamboat Willie per intenderci, realizza un contesto da sogno in cui è impossibile non lasciarsi trasportare. Tutto è perfettamente coerente con questo contesto, dalla natura dei personaggi e dal loro aspetto, alle schermate di presentazione delle boss fight, ai nomi delle battaglie, alla sgranatura dell’immagine. Lodi senza se e senza ma anche per il comparto audio, con una colonna sonora jazz anni Trenta ed effetti audio e voci ovattate che ci fanno dimenticare che il calendario appeso in cucina è quello del 2020.

VOTO: 9,5

Piattaforme: pc, ps4, switch, xone
Cuphead è uno splendido esempio di omaggio ai videogiocatori, nel quale gli sviluppatori hanno studiato ogni singolo aspetto della produzione per alimentare l'entusiasmo e il senso di sfida dell'utenza. Grazie a boss fight varie e a un sistema punitivo ma allo stesso tempo educativo, percepiamo concretamente la nostra crescita tra un tentativo e l'altro e arriviamo alla sconfitta di ogni boss o al completamento di ogni livello con il massimo della soddisfazione. Artisticamente perfetto, Cuphead è un gioco che nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire e del quale è obbligatorio un seguito.

Pro

  • Il gameplay la fa da padrone, con un ritmo sempre incalzante
  • I boss sono molti e tutti diversi
  • Il meccanismo di trial and error funziona alla perfezione
  • Lo stile artistico è affascinante

Contro

  • A un certo punto il gioco finisce