Cuphead

Danzi mai col Diavolo nel pallido plenilunio?

A cura di Gamesforum - 29 Febbraio 2020 - 12:00

Autore della recensione: Doc E.Brown

Cuphead è il fulgido esempio di come il panorama indie sia oramai diventato una importante realtà per il mondo dell’intrattenimento elettronico. Una realtà fondamentale che sempre più spesso riesce a veicolare idee originali e soluzioni inedite, andando a sfidare le logiche del mercato mainstream delle grandi (e molto spesso fin troppo conservative) produzioni AAA. Sviluppato dal giovanissimo StudioMDHR guidato dai fratelli Moldenhauer, Cuphead è frutto di una gestazione iniziata nel lontano 2010 con un sogno: replicare in un’opera videoludica lo stile grafico dei cartoni animati americani della Golden Age degli anni ‘30, ispirandosi ai più celebri lavori dei fratelli Fleischer, di Walt Disney e di Ub Iwerks.

Un sogno che ha portato i fratelli canadesi a disegnare ed inchiostrare centinaia di migliaia di fogli di carta per personaggi ambienti ed animazioni, per poi digitalizzarne e colorarne ogni singola componente: un lavoro semplicemente monumentale e prometeico che ha dato vita ad un risultato stupefacente. Cuphead è un miracolo per gli occhi. Ogni singolo personaggio, ogni singolo elemento dello scenario, ogni singolo effetto visivo, appare splendido e carismatico, rendendo ancora più evidente quanto il titolo trasudi amore e passione. Non solo.

Cuphead

Ogni elemento in Cuphead cela uno studio approfondito e meticoloso. Rimandi a cartoni animati della Golden Age, parodie di personaggi storici della cultura popolare e non, allegorie dei vizi capitali, citazioni ad opere letterarie cinematografiche e musicali, riferimenti a periodi ed eventi storici, niente viene lasciato al caso. La personalità di Cuphead emerge con una self confidence cristallina e si ritaglia con facilità disarmante uno spazio nell’immaginario collettivo videoludico. Il gioco inizia con i due fratelli protagonisti, Cuphead e Mugman, che si smarriscono tra i boschi dell’Isola Calamaio fino a trovarsi davanti ad un immenso Casinò. Qui i due, ammaliati dal gioco d’azzardo, cadono in un tranello del proprietario del Casinò, il Diavolo in persona, perdendo le loro anime.

Il Diavolo propone però loro un accordo ovvero la possibilità di recuperare le anime di altri debitori morosi in cambio delle loro. Inizia così il viaggio del player (o dei players, essendo il titolo affrontabile anche in coop) per l’Isola Calamaio in un’avventura strutturata secondo i classici canoni del run’n’gun, attraverso (pochi) livelli a scorrimento e (tantissimi) scontri contro feroci boss. Il player potrà dunque spostarsi in un piano bidimensionale, saltare, sparare in una delle otto direzioni possibili, abbassarsi, schivare con degli scatti e contrattaccare particolari elementi interattivi contraddistinti dal colore rosa. Abilità tutto sommato classiche ma che in Cuphead si completano ulteriormente tramite un’accurata una selezione di armi, abilità e mosse speciali sbloccabili nel corso dell’esplorazione dell’Isola Calamaio.

E’ proprio lo scontro contro i boss l’anima pulsante di Cuphead. Ognuno dei boss presenti nel gioco vanta un design unico ed eccezionale, tecniche di ingaggio completamente diverse e pattern di attacco totalmente originali. Ma è anche qui che emerge l’altra grande caratteristica del titolo, la sua altissima difficoltà. Inutile girarci intorno. Cuphead è un gioco spietato. La vittoria è questione di nervi saldi e riflessi fulminei, oltre che di una meticolosa conoscenza dell’avversario ed una perfetta gestione del proprio alter ego, anche mediante la scelta delle migliori abilità ed armi da utilizzare.

E’ la quintessenza di un genere, quello reso celebre da celebri saghe quali Contra, Gunstar Heroes, Metal Slug e tantissime altre, che nel mercato odierno trova la forza di esistere proprio grazie al coraggio ed alla passione di alcuni sviluppatori ed al sostegno degli appassionati. Battere un boss porta una enorme soddisfazione e gratificazione, anche grazie ad un sistema di valutazione che attribuisce un ranking alla propria prestazione. Il gioco propone una struttura sapientemente equilibrata: gli scontri sono completabili in una manciata di minuti al massimo, il che abbassa considerevolmente la frustrazione per le morti subite, dovendo il player ricominciare da capo sessioni sempre molto brevi. La natura stringata dei tantissimi scontri, favorisce inoltre la rigiocabilità e lo stimolo ad ottenere valutazioni sempre più alte, per aumentare la replay value e la longevità complessiva.

Cuphead

Proprio la longevità della playthrough è di difficile quantificazione. Essendo strettamente correlata all’abilità del player ed alla dimestichezza coi run’n’gun, la durata media potrebbe oscillare tra le 8 e le 10 ore. Tuttavia, il gioco non sempre risulta “corretto” con il suo livello di difficoltà. A causa della randomizzazione della sequenza dei pattern di attacco dei boss, a volte il gioco mette di fronte a delle situazioni in cui è sostanzialmente impossibile uscirne illesi; al contrario, a volte il gioco potrebbe proporre la medesima situazione in una formula decisamente più accessibile.

E’ evidente che si tratta di un male necessario per rendere gli scontri sempre adrenalinici ed imprevedibili, anche al costo di qualche momento di frustrazione. L’accompagnamento musicale evidenzia ancora di più la cura che permea il gioco. Tutto il comparto audio è ispirato, così come l’art design, alla musica jazz degli anni ‘30, attraverso una colonna sonora originale semplicemente sublime.

La versione testata è quella per Nintendo Switch, la quale ha potuto beneficiare fin dal D1 di una inedita ed ispiratissima traduzione italiana, nonché dei benefici intrinseci legati alla natura della console. La differenza tra modalità docked e portatile risiede nella sola risoluzione (1080p contro 720p), mentre il framerate rimane stabile a 60fps. Il valore aggiunto del poter giocare a Cuphead in ogni momento ed in qualsiasi luogo appare tuttavia una autentica manna dal cielo.

+ Artisticamente miracoloso
+ Tecnicamente solido
+ Colonna sonora meravigliosa
+ Gameplay roccioso
Traduzione italiana calzante
Fantastica conversione che sfrutta le caratteristiche di Nintendo Switch
Estremamente impegnativo
- Estremamente impegnativo
- A tratti frustrante a causa di alcune randomizzazioni
- Oltre all'automiglioramento, c’è poco da fare una volta finita l’avventura

9.0

Cuphead è un piccolo grande miracolo per l’industria videoludica contemporanea. Nato da una passione ed inseguito come un sogno ad occhi aperti, i coraggiosi fratelli Moldenhauer riescono a portare sul mercato un autentico capolavoro. Semplicemente perfetto per la sontuosa direzione artistica, tecnica e musicale, solido ed appagante dal punto di vista del gameplay (sebbene al netto di qualche piccola sbavatura), l’opera prima di StudioMDHR dimostra che c’è ancora spazio sul mercato per i generi old school e di nicchia. Ma, ed è questo il suo più importante traguardo, scandisce forte e chiaro il proprio mantra: non c’è limite alla capacità di osare.




TAG: cuphead, nintendo switch, StudioMDHR