Control

The room is not the world

A cura di Gamesforum - 14 Gennaio 2020 - 23:04

Autore della recensione: Doc E.Brown

Conclusasi la partnership con Microsoft nel 2016, gli sviluppatori finlandesi di Remedy Entertainment tornano ad affacciarsi sul mercato multi piattaforma con Control. Forti di una storica esperienza nell’ambito degli action adventure in terza persona ed ereditando quanto appreso, nel bene e nel male, dallo sviluppo di titoli come Max Payne, Alan Wake e Quantum Break, Remedy confeziona un prodotto coraggioso, magnetico ed a tratti fortemente innovativo, anche troppo per gli hardware delle attuali home console.

Il primo impatto con Control è destabilizzante: la protagonista, Jesse Faden, giunge nella misteriosa Oldest House, sede governativa del Federal Bureau of Control (d’ora in avanti FBC), al fine di riuscire a rintracciare il suo scomparso fratello Dylan. L’FBC si occupa di investigare i fenomeni paranormali che si manifestano nel mondo e di tenere sotto controllo ogni situazione potenzialmente pericolosa: tuttavia, come ovvio, le cose andranno tremendamente male e Jesse si troverà ad affrontare un’invasione di entità sovrannaturali, denominata Hiss, cercando al contempo di risolvere i mille interrogativi riguardanti l’evanescente agenzia governativa e la misteriosa sparizione di suo fratello. Aggiungere altro a questo breve incipit rischia seriamente di rovinare il gusto della scoperta di una trama graziata da una fenomenale scrittura dei dialoghi, oltre che da un taglio registico che rievoca suggestioni visive prese da David Lynch e soluzioni artistiche viste in Bioshock. La trama si dipana lentamente e in modo tentacolare, andando a snodarsi non solo attraverso i dialoghi e gli eventi della storia, ma anche e soprattutto per mezzo di una miriade di documenti da leggere per arricchire la lore dell’universo di Control. Una nota a parte spetta alla narrazione, presentata in prima persona ad opera della stessa protagonista Jesse Faden: una scelta brillante, che troverà anch’essa motivazioni all’interno della storyline. Un plauso speciale va quindi al veterano Sam Lake, che ha contribuito allo script di Control similmente a quanto fatto in passato per Quantum Break, Alan Wake e Max Payne.

Control tuttavia è anche e soprattutto un trionfo dal lato del gameplay. Allontanandosi dal paradigma del cover shooting (in realtà mai pienamente sposato da Remedy), Control abbraccia completamente il concept della sparatoria dinamica, del movimento continuo, dell’utilizzo creativo di tutto quanto l’ambiente mette a disposizione del player. E lo fa in modo sensazionale: Jesse infatti potrà ben presto contare su abilità paranormali come la telecinesi e la levitazione, nonché su un’arma muta-forma non convenzionale, la cosiddetta “Arma di Servizio”. Ciò che fa la differenza è tuttavia la riproduzione che Control fa delle leggi della fisica: tutto quanto nel mondo di gioco sarà infatti distruttibile e sbriciolabile in un trionfo di reazioni fisicamente realistiche, nonché colme di esplosioni, fumi volumetrici ed effetti particellari infuocati. Il livello di cura e di dettaglio arriverà fino alla rappresentazione dei singoli fori di proiettile su delle tavole di legno (che si romperanno realisticamente alle sollecitazioni), passando per la frammentazione in pezzi più piccoli di pressoché ogni elemento dello scenario fino alle ammaccature del marmo della pavimentazione. Scatenare l’inferno in uno scontro a fuoco diventa un’esperienza adrenalinica e sempre nuova, con il player in pieno controllo di ogni elemento negli scontri con i nemici: si segnala, al riguardo, che la selezione di quest’ultimi è generalmente sufficiente ed abbastanza varia, pur non brillando paradossalmente per particolare originalità; discorso a parte per i boss, ispirati ma presenti in basso numero e spesso relegati ad incarichi opzionali.

C’è tuttavia un conto da pagare per una interattività ambientale così estesa e minuziosa: non mancheranno, infatti, cali di framerate e rallentamenti, facilmente riscontrabili soprattutto sugli hardware più modesti. Fortunatamente, grazie soprattutto alle patch rilasciate dagli sviluppatori, la situazione è decisamente migliorata: sebbene non abbiano eliminato completamente il problema, il gioco risulta assolutamente godibile in qualsiasi versione, anche se rimane consigliabile preferire Xbox One X, PlayStation 4 Pro o soprattutto un PC di alto livello, per godere della migliore implementazione del ray tracing.

Control

Dispiace, in questo quadro, che non sia stata ottimizzata la gestione dell’Arma di Servizio. Il gioco infatti propone un sistema di progressione del personaggio tramite classico skill tree, mentre per le armi presenta un sistema misto caratterizzato da livelli potenziabili assieme alla possibilità di equipaggiare una vastissima varietà di perk: è possibile dunque creare la perfetta bocca da fuoco e rendere ogni arma adatta al proprio playstyle. Tuttavia è un peccato che questo sistema tenda a rendere alcune armi decisamente obsolete ed il loro utilizzo sostanzialmente controproducente, al punto che ci si ritrova ad utilizzare l’Arma di Servizio nella sua (fin troppo) versatile variante base per grandissima parte delle situazioni di gioco.

Un’ottima narrativa, una trama assorbente e un gameplay dinamico e frenetico non sarebbero sufficienti laddove a brillare non fosse anche il level design. Anche qui Control si dimostra all’altezza di tutte le aspettative: il player scoprirà infatti che la Oldest House nasconde più di un segreto e che a lei piace variare. Similmente a quanto visto nella Nosgoth di Soul Reaver, l’edificio subirà costanti cambiamenti estetici e strutturali, dovuti anche all’influenza dell’Hiss, fornendo ambientazioni imprevedibili e con una personalità estetica e cromatica in costante tensione tra luci ed ombre. Inoltre, proprio come la Nosgoth visitata da Raziel, anche la Oldest House presenterà a Jesse una struttura alla metroidvania: il gioco infatti sarà suddiviso in piani, ciascuno dei quali avrà una mappa colma di aree da esplorare che si renderanno gradualmente accessibili grazie alle nuove abilità apprese ed alle quali tornare per portare a termine le missioni principali e secondarie.

Il doppiaggio, purtroppo presente solo in lingua inglese, è di ottimo livello; presenti invece i sottotitoli in italiano, seppur ci sia qualche piccolo errore di traduzione. Il comparto audio è altrettanto ben fatto e curato, con un’effettistica ricca ed un accompagnamento sonoro calzante ed ispirato. La longevità per completare la storia principale si attesta sulla dozzina di ore, che possono arrivare a circa 20 nella fase di end-game, laddove si voglia scoprire tutto quanto la Oldest House gelosamente nasconde.

+ Narrativa, regia e trama ispiratissime
+ Gameplay deflagrante
+ Struttura metroidvania che premia l'esplorazione
+ Leggi fisiche lodevolmente al servizio del gameplay...
- Selezione di nemici poco originale e bassa densità di boss
- Sistema di upgrade delle armi
- Doppiaggio italiano assente
- … pur “costando” qualche inciampo tecnico

8.5

Control segna il ritorno dirompente sulle scene di Remedy Entertainment, che presenta sul mercato un prodotto carico di una narrativa avvolgente ed un gameplay distruttivo, a tratti addirittura tecnologicamente avveniristico sul versante tecnico (al costo di qualche inciampo). Coraggio e capacità di osare contraddistinguono quindi l’ottimo titolo del team finlandese, che si proietta nuovamente all’attenzione del pubblico con un action adventure di stampo metroidvania imperdibile per tutti gli amanti del genere, dei tps e del soprannaturale. Alcuni piccoli difetti nell’impianto ludico, come la gestione delle armi da fuoco o una migliorabile gestione e selezione di nemici e boss, non impediscono al titolo di brillare di luce propria nel panorama dei migliori titoli del 2019, nella speranza di tornare a vedere, in un prossimo futuro, nuove avventure ambientate in questo universo narrativo.




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