Concrete Genie

Quando l'arte incontra il videogioco

A cura di Gamesforum - 19 Ottobre 2019 - 18:22

Autore della recensione: Giamast

Concrete Genie è un titolo particolare, un po’ fuori dagli schemi e allo stesso tempo un po’ familiare per tutti coloro che, negli ultimi anni, abbiano avuto modo di saggiare e approfondire l’offerta esclusiva di Playstation. Fuori dagli schemi perché, come facilmente intuibile guardando uno qualsiasi dei vari trailer promozionali mostrati negli ultimi anni, si tratta chiaramente di un gioco atipico, non inquadrabile neanche in un genere convenzionale preciso e che finisce per poggiarsi quasi interamente sull’estro creativo ed artistico del giocatore, il cui contributo personale risulta praticamente imprescindibile nell’economia globale del gioco. D’altra parte, Concrete Genie è anche un titolo “familiare”, poiché vi ritroviamo alcuni di quei tratti essenziali che hanno caratterizzato in maniera preponderante l’offerta esclusiva di PS4 in questa generazione, ovvero una particolare attenzione alla narrativa e all’immersività del giocatore. Insomma, le premesse per un titolo sicuramente interessante sono sempre state evidenti, fin dal primo trailer promozionale mostrato. Sarà riuscita PixelOpus, piccolo studio californiano, a rispettare le aspettative?

Il pad come pennello

Come anticipato nelle righe precedenti, Concrete Genie è un titolo che fa, chiaramente, della creatività e dell’estro artistico del giocatore il proprio cuore pulsante. L’intero gioco, così come la mappa (semi) open-world, è infatti costruito intorno l’idea stessa di mettere tra le mani del giocatore un pennello virtuale, con cui dipingere una grande “tela” che altro non sarebbe se non il gioco stesso.

Superato il breve prologo iniziale, il gioco vi catapulterà immediatamente tra le strade della piccola cittadina di Denska, con la pura e semplice missione di riportarla alla vita con i vostri disegni e graffiti, eseguibili su praticamente qualsiasi muro o superficie che incontrerete durante la vostra esplorazione. A parte qualche rara eccezione, praticamente tutti gli edifici di Denska saranno liberamente decorabili dal giocatore, utilizzando gli schizzi già presenti nel diario di Ash, tutti combinabili senza particolari vincoli di sorta: gli unici limiti saranno la vostra creatività e fantasia.

Tuttavia, “ridare la vita” in questo caso non è un concetto puramente estetico, bensì più letterale di quanto si possa pensare: Ash e il giocatore, infatti, avranno la possibilità di dare vita non soltanto a piccole opere artistiche, ma anche a vere e proprie creature che costituiranno il fulcro effettivo del gioco dal punto di vista del gameplay, i cosiddetti “Geni”. Si tratta di creature inizialmente presenti solo sotto-forma di schizzi nel diario del protagonista, ma che una volta dipinte su un qualsiasi muro di Denska acquisteranno improvvisamente vita e diverranno i principali compagni di viaggio di Ash per tutto il proseguire dell’avventura. Oltre alle solite gimmick artistiche (i geni sono ampiamente personalizzabili utilizzando i numerosissimi tratti estetici già presenti nel diario di Ash e che potrete ulteriormente arricchire tramite la ricerca di collezionabili), queste piccole creature avranno anche un ruolo fondamentale nella progressione del gioco e nel gameplay in generale. Saranno loro infatti ad aiutare il giocatore a progredire lungo i vari livelli, mediante varie forme di interazione (alcune esclusive solo per alcune tipologie di geni, come quelli elettrici, del vento o del fuoco), piccoli puzzle ambientali e in alcuni casi perfino vere e proprie richieste artistiche da soddisfare. L’idea stessa alla base di queste creature risulta una delle più vincenti dell’intero titolo, forse la massima espressione di quel connubio tra arte e videogioco che i ragazzi di PixelOpus hanno cercato di creare con Concrete Genie.

Concrete Genie

Quanto agli aspetti più tecnici, il disegno avviene di default mediante l’utilizzo dei sensori di movimento del DualShock 4 e, una volta presa la mano, il risultato finale risulta estremamente intuitivo e divertente (per coloro che mal digeriscono l’uso dei sensori di movimento, il gioco consente nelle opzioni di utilizzare il normale puntamento tramite stick analogico), mentre per il resto il sistema di controllo del personaggio è quanto di più classico si possa chiedere da un adventure in terza persona, con meccaniche di platforming molto basilari e già consolidate in altri titoli simili.

Risulta evidente, da questa breve disamina, come il gioco sia sorprendentemente ricco di meccaniche di gameplay, forse anche in contrasto con le aspettative generali che hanno sempre circondato il titolo e che andavano nella direzione di un gioco a tasso prevalentemente “artistico”, sulla scia di quelle esperienze fortemente emotive ma poco “giocose” che molto successo hanno riscosso negli ultimi anni (un esempio su tutti, Journey). Concrete Genie invece non trascura assolutamente l’aspetto più ludico, trovando anzi un ottimo bilanciamento tra gameplay e narrativa, anche da un punto di vista della varietà di meccaniche.

Tuttavia, sebbene ci sia sufficiente carne al fuoco per divertire ed intrattenere anche i giocatori più inclini ad un’esperienza gameplay-centrica, c’è anche da dire che il gioco non approfondisce in maniera adeguata quasi nessuna meccanica: il disegno è divertente e funzionale, ma manca di complessità e profondità; il platforming è solo abbozzato; puzzle ed enigmi sono originali ma non sfruttano come dovrebbero la meccanica dei geni; il combat, come vedremo, è più una gradita variante alla formula base del gioco che altro. Nessuna meccanica di gameplay insomma è realmente sviluppata a fondo delle proprie possibilità, ma allo stesso tempo sono tutte confezionate in maniera soddisfacente, senza difetti macroscopici.

Una menzione a parte la merita la breve modalità VR inclusa nel gioco. Si tratta di una modalità costruita esclusivamente per essere giocata con l’uso di un PSVR abbinato a due controller Move, pertanto se siete interessati a questa esperienza dovrete procurarvi tutti gli accessori necessari. Pad (o meglio, Move) alla mano, non sarebbe così azzardato definire questa (per ovvi motivi legati prima di tutto alla precisione) la modalità migliore per dare davvero sfogo alla fantasia del giocatore, con possibilità di creazione davvero estreme in scenari 2D o addirittura 3D. Si tratta di un’esperienza in realtà virtuale visivamente impressionante, grazie a continui effetti di luce che sfruttano a pieno l’ambiente virtuale e la libertà creativa lasciata al giocatore è totale grazie all’utilizzo dei due Move come pennelli. La durata, però, è purtroppo infima e a livello ludico la “missione” dedicata altro non è se non un breve tutorial da 40 minuti. Da questo punto di vista era forse lecito aspettarsi una modalità dedicata più corposa, anche se la presenza di una modalità “disegno libero” molto ben realizzata riesce comunque a compensare l’assenza di una vera e propria storia, dimostrandosi in fin dei conti il cuore vero di questa esperienza VR.

Libertà e creatività

Uno degli aspetti più sorprendenti di Concrete Genie è certamente l’estrema libertà, soprattutto creativa, che lascia al giocatore. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, sarà quest’ultimo a scegliere dove disegnare e cosa disegnare, dando libero sfogo alla propria creatività e senza alcun limite imposto dal gioco. Non solo, questa libertà si riverbera poi anche nella conformazione stessa di Denska, liberamente ed interamente esplorabile dal giocatore tanto per le sue strade che per i suoi tetti. Le semplici meccaniche di platforming che offre il gioco consentiranno infatti ad Ash di arrampicarsi praticamente su qualsiasi edificio e navigare la città da un tetto all’altro sia per continuare l’opera di rivitalizzazione tramite il disegno, sia per una costante ricerca dei numerosi collezionabili sparsi per la mappa di gioco. Proprio i collezionabili sono uno degli aspetti più riusciti del titolo, incidendo essi in maniera diretta sull’arsenale creativo del giocatore: si tratta infatti di pagine di diario contenenti bozzetti grafici di Ash, che una volta raccolte andranno ad arricchire la (già folta) collezione di schizzi utilizzabili dal giocatore. Insomma, una piccola componente adventure, davvero sorprendente in un gioco che per ampiezza e “scope” generale ci era sempre sembrato particolarmente lineare.

Concrete Genie

Tuttavia, di fianco a questa “libertà” generale di esplorazione e di “creazione”, stona particolarmente l’incedere fortemente ed eccessivamente lineare della storia principale. Tutte le missioni che dovrete completare saranno infatti estremamente guidate, lasciando pochissimo spazio all’inventiva del giocatore e praticamente escludendo qualsiasi possibilità di soluzioni alternative per completare le varie sezioni del gioco, ove invece la struttura dei livelli ed alcune meccaniche di gioco ben si presterebbero ad una maggior libertà di azione e di scelta. Il tutto finisce chiaramente per riflettersi anche sul tasso di sfida del gioco, pressoché nullo anche al livello di difficoltà più alto ed anche qui l’utilizzo di un “ostacolo ambientale” quale la presenza dei bulli per le strade avrebbe potuto essere meglio utilizzato per rendere più difficile la vita del giocatore.

Non solo arte

Particolarmente sorprendente è risultato essere il pacing del gioco, molto ben bilanciato nel suo incedere e sempre ben attento a presentare al giocatore, con continuità, nuove meccaniche in grado di mantenere l’esperienza fresca ed avvincente per tutta la sua durata. La sorpresa più grande è certamente la presenza, nel gioco, anche di una componente più marcatamente “action”, ove all’occorrenza il pennello può trasformarsi, da strumento di rivitalizzazione artistica, in una vera e propria arma. Senza spoilerare alcuno dei risvolti narrativi del gioco, vi basti sapere che sarete sovente chiamati ad affrontare particolari nemici, presenze oscure di Denska, in combattimenti sorprendentemente divertenti e dinamici: si passerà da veri e propri inseguimenti (in cui utilizzerete il pennello come una sorta di skateboard/hoverboard), a piccole boss fight, con meccaniche di combat ben studiate e in alcuni casi anche abbastanza complesse. Saranno infatti varie le abilità offensive che Ash potrà utilizzare, oltretutto liberamente combinabili tra loro e che dovranno poi essere specificamente rapportate alla tipologia di nemici affrontati. Questa deriva più “action” del titolo risulta essere uno degli aspetti più sorprendenti, sebbene anche in questo caso le meccaniche in parola risultino poco approfondite e mai realmente sviluppate al massimo delle loro potenzialità.

Quanto invece all’aspetto narrativo, il gioco si mantiene per quasi tutta la sua durata su un terreno sicuro, senza mai osare particolarmente, nonostante la potenziale complessità dei temi trattati. In fin dei conti l’aspetto più interessante della vicenda resta il rapporto di Ash con i piccoli geni che egli stesso andrà a creare, ove invece tutti gli altri temi affrontati dal gioco (bullismo, ambiente, famiglia, alienazione, solitudine) vengono trattati in maniera fin troppo semplicistica e poco approfondita. Chiaramente parliamo pur sempre di un titolo che si rivolge anche ad una platea (molto) più giovane, quindi è comprensibile che gli sviluppatori abbiano cercato una soluzione di compromesso. Tuttavia, resta ugualmente un po’ di amaro in bocca, considerando la presenza di una narrazione di ottimo livello che dimostra le buone capacità del team di sviluppo nel creare una storia sì semplice, ma dal forte impatto emotivo, che magari avrebbe potuto giovare di un maggior approfondimento di alcuni dei temi trattati.

Infine, per quanto riguarda la longevità, il gioco vi terrà impegnati per circa una decina di ore, forse qualcosina in più per il 100%. Si tratta di una durata tutto sommato soddisfacente per un gioco venduto a prezzo budget, considerando anche la presenza di modalità estremamente rigiocabili come il “disegno libero” e l’esperienza VR.

Anche l’occhio vuole la sua parte

Concrete Genie è un titolo che fa, chiaramente, dell’impatto visivo uno degli elementi chiave dell’esperienza. Stiamo parlando di un gioco in cui il disegno e l’estro artistico fanno da padroni, quindi non bisogna stupirsi se è proprio dal punto di vista dell’art design e dell’atmosfera generale che il titolo raggiunge i picchi di qualità più elevati. Denska è semplicemente bellissima, una cittadina portuale tetra, evocativa, densa di narrazione ambientale, realizzata con uno stile grafico assolutamente azzeccato al mood generale del gioco, a metà tra il fumetto e un dipinto ad acquerelli. E, ovviamente, una volta che avrete dipinto tutti muri e tutti i cartelloni della città, l’atmosfera e la potenza artistica del gioco esploderanno in maniera clamorosa, con l’ulteriore pregio di aver consentito al giocatore stesso di plasmare direttamente l’elemento artistico e visivo dell’esperienza, quasi indossando egli stesso le vesti di art director.

Concrete Genie

Anche graficamente il gioco si difende benissimo, con un colpo d’occhio notevole in alcuni frangenti e degli effetti visivi assolutamente fantastici, in grado di rendere i disegni del giocatore un tripudio di forme e di colori. Buone anche le performance, con un frame rate stabile per tutta la durata dell’avventura, anche nelle situazioni più caotiche (la versione testata è quella PS4 Pro).

Infine, menzione d’onore per un comparto audio di altissimo livello, specialmente per quanto riguarda una colonna sonora molto minimale ma dal forte impatto e un doppiaggio italiano ben realizzato.

+ Originalità e personalità a volontà
+ Componente "artistica" sorprendente
+ Il gameplay nasconde più varietà di quanto ci si aspettasse...
- Temi della narrazione affrontati in maniera troppo superficiale
- Tasso di sfida praticamente nullo
- ... ma alcune meccaniche potevano essere approfondite meglio

7.0

Concrete Genie si dimostra, in ultima istanza, come un progetto estremamente interessante, ricco di personalità e forte di una carica innovativa non trascurabile. L’originalità delle sue meccaniche creative, sapientemente fuse con stilemi di gameplay più tradizionali, lo rendono un’esperienza fortemente consigliata per tutti quei giocatori in cerca di un titolo un po’ fuori dai soliti schemi, ma comunque in grado di offrire qualcosa anche a coloro che non siano direttamente interessati al disegno nudo e crudo. La mancanza di approfondimento narrativo e lo sviluppo superficiale di molte meccaniche di gameplay non si rivelano, fortunatamente, difetti così insormontabili da minare l’esperienza di gioco, che resta sempre piacevole fino alla comparsa dei titoli di coda. Consigliato.




TAG: concrete genie, playstation vr, sony interactive entertainment

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