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Catherine

Salirò, salirò...

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La vita, si sa, è fatta a scale: c’è chi scende e c’è chi sale. Nel caso di Catherine, invece, vecchio titolo PlayStation 3 che arricchisce la collezione del PlayStation Now, la strada è solo in salita. Ci troviamo di fronte a un gioco che rappresenta in chiave metaforica la crescita individuale verso la maturità, verso la presa di responsabilità e verso una corretta interpretazione delle relazioni sentimentali. Un titolo che potrebbe sviare chi gli dedicasse solo uno sguardo veloce, lasciandosi confondere con un’avventura o addirittura con una visual novel potenziata, ma che ha invece una natura fortemente votata alla risoluzione di enigmi.

Vincent è un ragazzo come tanti, diviso tra il lavoro, gli amici che incontra al pub, e la ragazza. Il suo fidanzamento con Katherine è in fase ormai avanzata: si comincia a parlare di matrimonio e soprattutto la vita di entrambi viene sconvolta dalla possibile gravidanza della ragazza. Non che Vincent sembri particolarmente convinto della sua relazione, nella quale Katherine fa la parte del leone, e di cui si ha l’impressione come di una storia ormai vittima della consuetudine.

La vita di Vincent appare più eccitante e soddisfacente di sera, quando si ritrova con i suoi tre amici allo Stray Sheep, il pub che fa da sfondo alla loro parentesi post-adolescenziale. È proprio il bar il luogo in cui ognuno dei quattro ragazzi può portare avanti la propria vita, ignorando per qualche ora le responsabilità dell’età adulta. E’ fuori dubbio che questi impegni per Vincent diventano particolarmente pressanti e decisivi ora che la sua Katherine si appresta a donargli un figlio. Un cambio radicale nell’esistenza per il quale però lui non sembra affatto pronto: a quanto pare non è ancora tempo di abbandonare i cocktail serali, la libertà e il disordine dell’appartamento in cui vive da solo e la leggerezza dell’essere ragazzo invece che uomo.

Il tutto precipita con l’arrivo di Catherine, questa volta scritto con la C. Si tratta di una ragazza apparentemente sbucata dal nulla, giovane e sexy all’ennesima potenza, che in men che non si dica finisce sotto alle lenzuola con Vincent. Catherine sembra potergli dare tutto ciò che lui ha sempre desiderato, ma quella che inizia come un’avventura mordi e fuggi prende presto struttura e rischia di creare intrecci pericolosissimi nella relazione con Katherine. Come se non bastasse, Vincent inizia a diventare vittima di incubi terribili, che ogni notte lo riportano nello stesso luogo misterioso e lo costringono a scalare blocchi di cubi per la propria sopravvivenza. Scoprire quale relazione esista tra Catherine, questi spaventosi sogni e la serie di morti inspiegabili che colpisce giovani sulla trentina che frequentano lo Stray Sheep, sarà il motore della narrazione che fa da intermezzo alle fasi di gioco.

Catherine è fondamentalmente un puzzle game. Il fatto è che la sua natura è talmente ben mascherata e amalgamata all’interno di una storia coinvolgente, che a tratti lo si dimentica. Riassumendo la struttura del gioco, però, possiamo suddividere due fasi: una di gioco vero e proprio e una in cui si assiste a cutscene più o meno lunghe e parzialmente interattive che fanno da intermezzo “defaticante”. A predominare, in ogni caso, è spesso proprio la componente narrativa, tanto che in più di un’occasione l’enigma in corso sarà visto come un ostacolo all’avanzamento della trama anziché viceversa. Il gameplay delle sezioni puzzle, che sono di fatto gli incubi di Vincent, è interamente basato sulla meccanica della scalata. Vedremo il protagonista in mutande, con un cuscino tra le braccia e due corna da montone sulla testa, ai piedi di una piramide costituita da blocchi cubici. Lo scopo sarà scalare la piramide fino a raggiungere l’ultimo blocco, che rappresenta il passaggio a una diversa sezione o la via d’uscita, a seconda del momento di gioco in cui ci troviamo. La storia si spalma infatti su nove giorni, con altrettanti incubi, anche se alcune notti presenteranno più scalate di altre.

Quello che può fare Vincent è salire di un blocco alla volta. Ovviamente, la disposizione dei cubi non è sempre ottimale e richiede di interagire per sistemarli in modo da renderli scalabili. Con il protagonista possiamo allora spingere o tirare indietro determinati blocchi, in modo da riorganizzarli e renderli utili al nostro obiettivo. Di fatto le azioni possibili si esauriscono qui, ma è nella varietà dei blocchi che si possono incontrare che risiede la magia del gioco e la sfida che riserva.

Avanzando da un incubo al successivo, infatti, vedremo comparire cubi con caratteristiche diverse. Alcuni non possono essere spostati, altri sono scivolosi; alcuni attivano spuntoni letali al nostro passaggio, altri esplodono e altri ancora si distruggono dopo che ci saliremo per tre volte. Come se non bastasse, la nostra ascesa non ha un tempo infinito, perché sotto di noi file di blocchi continuano a precipitare: se esitiamo troppo cadremo nel vuoto e morire nel sogno ci farà morire anche nella realtà.

Il gioco ci costringe così a pensare, ed a farlo velocemente. La forza di Atlus è quella di aver realizzato un gameplay così avvincente e vario, pur lasciandoci fare letteralmente una cosa sola. È bellissimo, ed a tratti frustrante, scoprire quante situazioni si possano creare con i blocchi e imparare, notte dopo notte, ad applicare una delle tante tecniche che ci vengono insegnate per raggiungere la sommità nel più breve tempo possibile, e nel più sicuro dei modi. Serve un certo periodo di apprendimento e in questo senso giocare in modalità normale, approfittando di un tasto di annullamento delle ultime mosse in caso di errore, è quasi tassativo per non impazzire.

Archiviate le scalate, che riservano altre sorprese come nemici che ci ostacolano, boss che ci inseguono e potenziamenti che ci aiutano, ma che lasciamo scoprire a chi vorrà dedicarsi a Catherine, si passa agli intermezzi narrativi. A dire il vero, dopo le cutscene di rito ci ritroveremo a controllare Vincent anche allo Stray Sheep. In queste fasi potremo scegliere la nostra strada, parlando con altri avventori del bar, rispondendo a SMS per determinare il nostro rapporto con Katherine e Catherine e per stabilire il nostro approccio alla vita (libertino o razionale, fondamentalmente) e determinando, in ultima analisi, il finale a cui assisteremo. Ce ne sono molti, infatti, in quella che è una delle spinte alla rigiocabilità del titolo, ed uno degli elementi che ne assicurano la longevità.

Longevità che trae giovamento, oltre che dai finali e dai diversi livelli di difficoltà, anche da diverse declinazioni della meccanica di scalata. Catherine include infatti una modalità Babele e un minigioco, si fa per dire, dedicato a Rapunzel, ed accessibile da un cabinato del bar. Il gameplay è pressoché identico a quello della modalità storia, ma aumenta a dismisura le ore che si possono trascorrere nel gioco. Come se non bastasse, arrivare ai titoli di cosa sblocca una modalità Colosseo, con cui sfidare altri giocatori, per un’offerta davvero ricca e completa.

Catherine realizza un perfetto mix tra narrazione e gameplay. Chi non ama particolarmente i puzzle game potrebbe scoprire di apprezzare comunque il gioco per la sua componente narrativa, anche se è bene sottolineare che un minimo di interesse per il genere deve esistere. La frustrazione è dietro l’angolo, anzi dietro al blocco, perché in più di un’occasione capire quale mossa eseguire è davvero ostico. Avere un boss alle calcagna o il rischio di una caduta a mettere il fiato sul collo, non aiuta a trovare in questo gioco una fonte di relax. Con il giusto approccio, però, si vivrà un’esperienza diversa dal solito, particolare e unica nel suo genere.

Anche il comparto grafico, che vede la realizzazione di personaggi e ambienti di gioco nello stile di un anime, contribuisce al fascino di Catherine. Le cutscene, numerose e spesso lunghe, si guardano con piacere e non appesantiscono, anzi completano e danno al titolo lo spessore che ne determina il successo. Inutile negare che anche la malcelata componente erotica che ruota intorno alla figura di Catherine sia un elemento chiave. Leggendo dietro alle righe e guardando oltre alle forme prosperose della ragazza, però, si può trovare un bel messaggio e un ottimo insegnamento di fondo, trasmesso in chiave metaforica, ma ben spiegato alla fine.

 

VOTO: 8.5

Catherine è un ottimo titolo da recuperare, come nel caso in esame, sfruttando la libreria di PlayStation Now. Dare una chance ad un gioco diverso dal solito, che all'apparenza è molto diverso da ciò che offre in realtà, regalerà ai giocatori una storia leggera e divertente, un gameplay sfidante e stimolante, ed una morale di fondo di cui fare tesoro anche nella vita vera. Meglio starne alla larga se non amate i puzzle game, anche se potreste scoprirli sotto una luce diversa e appassionarvi comunque al gameplay.

Pro

  • Le meccaniche sono di semplice comprensione...
  • Gameplay e storia combinati in modo magistrale
  • La storia e le modalità aggiuntive garantiscono un'estrema longevità

Contro

  • ...ma spesso di difficile applicazione
  • Il rischio frustrazione è dietro l'angolo