Cat Quest

Avventura felina

A cura di GamesForum - 6 Marzo 2020 - 16:35

Autore della recensione: beachild

Uno degli aspetti che differenziano i videogiocatori di oggi da quelli di trent’anni fa (o la mentalità dei bambini di allora che oggi, cresciuti, non hanno comunque appeso il joypad al chiodo) è la difficoltà di comprendere che un videogioco deve essere prima di tutto uno strumento ludico. La colpa non è completamente nostra: l’evoluzione tecnologica ha permesso di creare opere sempre più complesse e graficamente foto-realistiche e la compenetrazione tra cinematografia e intrattenimento digitale ha assottigliato il confine che esiste tra film e videogiochi e, di conseguenza, le aspettative di fronte a un nuovo titolo. In altre parole, quando ci approcciamo al blockbuster tripla A di turno basiamo il nostro giudizio sulla profondità della trama, sugli effetti grafici o sulla colonna sonora e magari trascuriamo il gameplay vero e proprio, senza accorgerci di mancanze o scarsa originalità, o peggio dando poca rilevanza ad eventuali soluzioni innovative.

Per fortuna il mercato indie è particolarmente ricco e propone con cadenza settimanale nuove proposte, che spesso si rivelano piccole perle e altrettanto spesso non sono degne di nota, ma che in tutti i casi riavvicinano il videogioco e il videogiocatore alla loro dimensione originaria: quella del puro e semplice passatempo. Tra le numerose proposte, una che ha saputo farsi strada con il passaparola social e che ha riscosso una certa fama, arrivando anche a un gradito e atteso sequel nei mesi recenti, è Cat Quest. L’rpg a tema felino di The Gentlebros non può non risultare simpatico a tutti sin dal primo avvio, ma ci sono diverse osservazioni che ci costringono a non elevarlo al rango di gioco memorabile.

Non dire gatto…

Il nostro protagonista è un gatto vittima di un destino beffardo ma inevitabile, se non altro perché porta alla luce una sorta di predestinazione. Il gatto sta infatti navigando su una piccola barca insieme alla sorella quando un misterioso e losco figuro, anch’esso felino ovviamente, si manifesta e rapisce la gattina. Come se non bastasse, la barca si rompe e si inabissa e il protagonista, naufrago, si risveglia sulle coste di una vicina isola.

Qui Spirry, lo spirito custode del nostro gatto, compare al suo fianco per fargli da guida nella ricerca della sorella rapita. Una ricerca che si trasforma in vera e propria missione quando uno strano simbolo sulla testa del gatto e i primi sviluppi della sua permanenza sull’isola portano a galla una verità ben più complessa. Il protagonista sembra infatti discendere dalla stirpe dei Sangue di Drago, gatti in grado di apprendere tecniche magiche e soprattutto di sconfiggere i temibili draghi che hanno ripreso da qualche tempo a minacciare i pacifici villaggi felini dell’isola.

Cat Quest

Main Side-Quest

Cat Quest è fondamentalmente un action rpg con visuale isometrica. Il nostro gatto protagonista si muove su una mappa di medie dimensioni, popolata da strane e ostili creature e con numerosi villaggi disseminati tra le tre città maggiori. Diversi ambienti fanno da sfondo alle aree che è possibile esplorare: dalla pianura alle lande ghiacciate del nord, passando per zone lacustri o insulari e per una misteriosa isola infestata da fantasmi. A non mancare sono sicuramente le caverne, dungeon esplorabili che nascondono armi e oggetti unici e che sono una meta obbligata di quasi tutte le missioni secondarie.

Missioni secondarie che, per quanto possa sembrare strano, sono il vero cuore del gioco. Se normalmente si parla di side quest come momento riempitivo tra le diverse fasi della trama principale, o come strumento per allungare la longevità di un titolo dopo la fine, in Cat Quest scopriamo quasi subito che dedicarsi a esse è l’attività principale. La storia, infatti, si può riassumere nella missione del protagonista, scopertosi appunto erede dei Sangue di Drago, di eliminare tre draghi e infine il misterioso gatto responsabile del rapimento della sorella. Non esiste però altro modo di riuscire nell’impresa, o almeno di farlo senza impazzire inutilmente, se non aumentare il livello di esperienza del personaggio ed acquisire nuove abilità in grado di accedere ad aree prima precluse.

Di qui l’importanza delle missioni secondarie e della libera esplorazione delle caverne. Otteniamo queste sottomissioni interagendo con le bacheche cittadine dei vari villaggi presenti sulla mappa. In moltissimi casi si tratta di vere e proprie sotto-storie, che si dividono in tre o più fasi e che possono coinvolgere anche diversi insediamenti. Quasi sempre, comunque, i compiti da svolgere si possono riassumere nel raggiungere un determinato luogo o un particolare dungeon e nell’eliminare tutti i nemici che vi compaiono, eventualmente raccogliendo un oggetto, per poi tornare al villaggio di partenza.

Le “trame” di queste missioni secondarie sono curate il giusto, senza diventare memorabili ma mostrando comunque un’attenzione superiore a quella di una comune side quest riempitiva. Non guasta poi la leggerezza e l’ironia di fondo che pervade tutti i dialoghi, infarciti di giochi di parole che fanno riferimento al mondo felino. Ciò non toglie che dopo le prime esperienze l’attenzione del giocatore rischi di cadere e che ci si ritrovi a leggere solo superficialmente i dialoghi per correre quanto prima verso l’obiettivo (sempre indicato da una freccia a schermo) e guadagnare i punti esperienza e il denaro previsti.

Attacca e scappa

Che si tratti di storia principale, missione secondaria o semplice scontro con un nemico incontrato casualmente all’aperto o in un dungeon, il gameplay di Cat Quest è fortemente orientato al combattimento. Il quale si divide tra la semplice pressione del tasto Quadrato e la rotolata difensiva con il tasto X. L’approccio a ogni tipo di nemico risponde a questo schema di base e a portare variabilità sono solo il tipo di avversario, la sua zona di riferimento e l’equipaggiamento a disposizione del nostro protagonista.

Va da sé che ogni nemico ha un sistema di attacco diverso, anche se a facilitarne la lettura ci sono sagome rosse che lo circondano e che si riempiono lentamente fino al momento dell’azione vera e propria, in modo da consentirci di evitarla. Da parte nostra, dobbiamo attaccare spammando il tasto Quadrato e fare attenzione a rotolare lontano dall’area di pericolo prima di essere colpiti. Per portare più danno dobbiamo fare affidamento al nostro livello di esperienza, ma anche e soprattutto alle armi in nostro possesso, la cui forza di attacco aumenta in base al tipo e al livello di potenziamento. Anche copricapo e armatura contribuiscono al nostro successo garantendoci una difesa più o meno adeguata.

A completare il combat system ci sono le magie, abilità arcane che il protagonista è in grado di imparare da stregoni presenti in diverse zone della mappa. Cat Quest ne include in tutto sette, alcune più utili ed efficaci di altre, anche se è possibile affidarsi all’attacco infuocato per eliminare qualunque tipo di nemico e all’auto-cura per ripristinare qualche punto salute. Considerando, infatti, che ogni abilità può essere potenziata, rendendola praticamente infallibile, che il mana necessario a sferrare attacchi magici si ricarica rapidamente con ogni colpo corpo a corpo andato a segno e che il livello di difficoltà è tutto fuorché elevato, il nostro viaggio non sarà mai niente più che una serena, spensierata passeggiata. Il che può sembrare un difetto, ma, alla luce della premessa iniziale, è in realtà un pregio del gioco.

Cat Quest

Un po’ di coraggio in più?

Il vero problema di Cat Quest è un altro ed è già emerso tra le righe. Un conto è creare un gioco leggero e scanzonato, un altro cadere nell’errore di confondere qualità e quantità. Per quanto missioni secondarie e dungeon siano numerosi, infatti, non si può chiudere un occhio sulla ripetitività delle azioni da compiere, la quale, come già detto, finisce molto presto per annullare qualunque interesse sulle linee di dialogo introduttive ed esplicative di ogni missione. Anche il necessario livellamento per proseguire con la storia è sempre a un passo dal condurre il giocatore a noia, trasformando la sua esperienza in un continuo farming di punti esperienza contro nemici che vanno dal facile al banale. Persino i draghi, nemici principali del gioco, si rivelano alla resa dei conti tanto semplici e leggibili quanto il più piccolo degli avversari comuni.

Dal punto di vista estetico Cat Quest merita un plauso per lo stile cartoonesco e “hand-made” che lo contraddistingue. Protagonista, personaggi non giocanti e nemici hanno un loro stile unico e gradevole alla vista, perfettamente consono con la leggerezza del titolo. La mappa è realizzata con cura e muovercisi sopra, cosa che facciamo per tutto il gioco e in continuazione, risulta divertente tanto quanto combattere, anche se non sarebbe stato male inserire un po’ di varietà anche nelle abitazioni dei diversi villaggi. Molto buono anche il comparto audio, che prevede un accompagnamento sonoro adeguato alla missione del gatto ma che esclude il doppiaggio dei dialoghi, rappresentati solo come testi scritti.

+ Un gioco leggero che pone il gameplay al centro
+ Sistema di combattimento di facile gestione
+ Stilisticamente impeccabile
- I nemici risultano fin troppo facili da eliminare
- Le missioni secondarie risultano presto ripetitive
- Il gioco poggia troppo sulla necessità di livellare esperienza

6.0

Cat Quest ha dalla sua parte la forza di un gioco nel vero senso della parola, un passatempo che non richiede troppa concentrazione per seguire trame intricate o per imparare schemi di comandi astrusi e con combinazioni infinite. Un titolo leggero da sfruttare come intermezzo tra giochi più corposi, che gratifica anche la vista grazie a uno stile cartoonesco e coloratissimo. Purtroppo c’è qualche pecca nel bilanciamento generale, con una forte pendenza verso le missioni secondarie a discapito di una trama principale che passa in secondo piano. Il problema è che livellare è necessario per procedere, ma acquisire esperienza richiede di dedicarsi a lungo ad attività spesso ripetitive e poco stimolanti. Un gioco comunque consigliato visto il prezzo contenuto, soprattutto durante i vari periodi promozionali.




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