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Book of Demons

Un libro diabolico

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Alzi la mano chi da piccolo non ha mai letto un libro pop-up, uno di quei grandi volumoni pieni zeppi di figure cartonate che letteralmente emergevano dalle pagine, trasformando il mondo delle immagini descritte dalla storia in una vera e propria esperienza tridimensionale? E ora immaginiamo di unire questo nostro ricordo d’infanzia col videogioco più iconico tra gli hack & slash, il titolo che nel 1996 ci portò in un oscuro mondo medievale a combattere il Signore del Terrore e le sue creature infernali, Diablo. Ecco, da questo improbabile connubio nasce Book of Demons, l’ultima opera dello studio polacco Thing Trunk.

Iniziamo col dire che Book of Demons è il primo gioco a far parte di un’iniziativa di più ampio respiro denominata Return 2 Games, nella quale i Thing Trunk sono impegnati a omaggiare alcuni tra i titoli videoludici che più hanno segnato gli anni novanta. In totale saranno sette i videogiochi che si collegheranno a questo progetto, che ha il duplice scopo di omaggiare queste mega hit del passato e di farle conoscere ad un nuovo pubblico, magari alterando alcune delle loro meccaniche di gameplay in modo da rendere questi titoli fruibili sia da chi era un fan dei giochi originali e sia dai neofiti.

Accostati un poco ed ascolta!

Book of Demons è quindi una vera e propria parodia di Diablo, e anche le premesse della trama sono le stesse, con il medesimo racconto universale della lotta tra il bene e il male per salvare il mondo dalla distruzione: le forze del male si sono risvegliate nelle profondità della chiesa di un piccolo villaggio e toccherà a noi, gli eroi della situazione, immergerci negli anfratti del santuario per porre termine ai malefici delle sordide creature degli inferi. Nel piccolo borgo medievale nel quale le vicende di Book of Demons si svolgono, che richiama molto evidentemente la Tristram del titolo della Blizzard, troveremo ad aiutarci le figure archetipiche del genere: un saggio, un guaritore, una cartomante e una locandiera. Al di là dei dialoghi comici che intratterremo con questi personaggi non aspettatevi una grande sceneggiatura: dopotutto la trama non è altro che un pretesto per menare le mani nei dungeon!

Le classi disponibili sono tre: il guerriero, la ladra ed il mago, ognuno con le proprie abilità uniche e caratteristiche. Una volta scelto il nostro eroe inizieremo a scendere nei piani del dungeon generati in modo procedurale all’avvio di ogni partita, annientando centinaia di nemici, schivando trappole, conquistando nuovi tesori per migliorare il nostro personaggio, il tutto sotto lo sguardo della consueta telecamera in prospettiva isometrica.

Ah, carne fresca!

Ma Book of Demons offre più di una svolta rispetto ai canoni del genere, rendendo il suo gameplay unico. Innanzitutto, non godremo di una totale libertà di movimento, ma ci limiteremo a seguire i percorsi che il gioco ci impone proseguendo su dei binari prestabiliti, un po’ come avveniva in Killer7. Al contempo però i nemici ci attaccheranno da qualsiasi direzione, e potrà accadere di ritrovarci circondati dalle creature del male senza poter fare alcunché per evitarlo, costringendoci a dar fondo alle nostre abilità cartacee per cercare di sopravvivere. Sì, avete letto bene: abilità cartacee. Perché Book of Demons, al posto di utilizzare il consueto sistema di oggetti, equipaggiamenti e abilità degli altri hack & slash, sceglie di farci raccogliere delle carte che svolgono lo stesso ruolo. Troveremo quindi nei dungeon delle carte di diversa rarità e tipologia (pozioni che devono essere ricaricate, armature, armi, amuleti, artefatti, incantesimi, abilità…).

Come si può facilmente intuire, le carte pozione andranno ricaricate in città presso il guaritore o raccogliendo altre pozioni nel dungeon, mentre le carte magiche e delle skill ci richiederanno del mana in cambio per essere utilizzate. Capiterà talvolta di raccogliere anche carte di un livello di rarità superiore al normale, che dovranno essere prontamente identificate presso il saggio del villaggio, proprio come avveniva con Deckard Cain in Diablo. Le carte delle armi e delle armature invece adottano un comportamento diverso, poiché in cambio dei loro numerosi bonus passivi bloccheranno parte del nostro mana semplicemente equipaggiandole nel nostro mazzo. In questo modo, se una cotta di maglia richiede sei punti di mana e la nostra risorsa magica al massimo arriva a dieci, nel momento in cui la equipaggeremo ci rimarranno solo quattro punti a disposizione per poter eseguire un’abilità o indossare un altro pezzo di armatura. Ciò crea una dinamica piuttosto interessante per personalizzare i nostri eroi, in cui starà alla strategia che sceglieremo di adottare dare priorità alle skill o alle armi, cercando sempre di colmare le lacune con il nostro mazzo di carte.

Anche Book of Demons adotta la classica visuale isometrica tipica del genere

Ad esempio, per il guerriero potrebbe essere una buona idea concentrarsi su un mazzo di carte a base armi ed armature, poiché grazie alla sua natura di tank può sopportare molti attacchi dei nemici e con le adeguate carte passive il suo attacco di base può divenire devastante. La ladra invece predilige un mix più equilibrato tra carte armatura e carte abilità, mentre lo stregone ha delle magie così devastanti che sarebbe un peccato occupare gli slot del suo mazzo con delle carte equipaggiamento.

La dinamicità del combattimento è un altro dettaglio molto ben curato. Il sistema di scontri è molto semplice e diretto, poiché invece di basarsi su delle statistiche complesse (una consuetudine del genere che è scherzosamente parodiata nella scheda del personaggio, che elenca delle diciture fittizie come “probabilità di colpire ad occhi chiusi” e “numero di sogni d’infanzia spezzati”) in Book of Demons ogni colpo che infliggeremo ai mostri sottrarrà loro un cuore. Nel momento in cui saliremo di livello, per rappresentare la nostra nuova forza, tutti i nemici perderanno un cuore dalla loro quantità di salute massima, e di conseguenza avremo bisogno di meno colpi per abbatterli. Il bello degli scontri è che sono molto vari proprio a causa del gran numero di nemici che dovremo affrontare, ognuno con le sue peculiarità da tenere sempre ben presenti. A seconda del tipo di cuore che rappresenta la vita delle creature degli inferi dovremo mettere in pratica diverse strategie per sconfiggerli, il che darà il via a numerosi mini-game in cui dovremo mostrare una certa abilità col nostro mouse. Ad esempio, se il nostro nemico ha un cuore verde, allora ciò significa che nel momento della sua morte esploderà emettendo un gas tossico che potrà avvelenarci. Se invece ha uno scudo, allora starà a noi cliccare sull’icona del medesimo per romperlo e iniziare a fargli scalare la vita. Uno scudo dorato su un nemico invece indica che ogni volta che lo attaccheremo diverrà immune per qualche secondo ai nostri colpi, ed in più evocherà anche dei famigli. Ci sono diversi altri mini-game che fanno parte delle meccaniche di Book of Demons e che aggiungono dinamicità al suo combat system, come interrompere gli incantesimi dei nemici cliccando sulla loro icona, oppure riprendersi dopo essere stati storditi cliccando sulle stelle che inizieranno a trotterellare sullo schermo.

Un libro troppo poco vario

Purtroppo però tutti questi elementi positivi devono fare i conti con un level design che, a causa proprio della generazione randomica, è estremamente ripetitivo ed insipido. Quando scenderemo di piano in piano le differenze saranno praticamente nulle, ad eccezione degli stage dedicati ai boss di ciascuno dei tre atti del gioco. Inoltre le stesse carte sulle quali si fonda il gameplay di Book of Demons non sono poi così tante come potrebbero sembrare di primo acchito, e la progressione si concentra soprattutto sul loro miglioramento piuttosto che sul ritrovamento delle carte rare.

L’impressione generale è che il titolo giunga troppo presto ad un punto in cui si percepisce la mancanza di varietà, anche perché l’avventura principale può essere terminata nel giro di 8 o 10 ore, e non ci sono poi molti motivi per dover riprendere in mano Book of Demons dopo averlo finito.

È molto meritevole invece il design grafico di Book of Demons: tutto il suo oscuro mondo, ciascuno dei suoi personaggi e dei mostri è realizzato con un effetto che richiama la carta e i libri pop-up che citavamo nell’introduzione alla recensione. Gli stessi eroi sono del tutto privi di animazioni, una scelta che potrà non piacere, ma che troviamo perfettamente coerente con la direzione che intende prendere il titolo dei Thing Trunk. La colonna sonora non è particolarmente varia, ma si adatta in pieno allo stile del titolo, proponendo delle tracce ambientali con dei simpatici richiami sonori durante gli eventi. Da segnalare inoltre che Book of Demons è tradotto interamente in italiano.

VOTO: 7,5

Piattaforme: pc, ps4, switch, xone
Book of Demons è un gioco che riesce a divertire per alcune ore, e che riesce a distinguersi dai capisaldi del genere sia grazie al suo stile grafico che ad alcune brillanti scelte di game design. Tuttavia si percepisce che per ottenere una ricetta perfetta allo studio dei Thing Trunk manchi ancora qualche ingrediente e che il loro gioco perda troppo in fretta quell’aura di novità che riesce a catturare i giocatori nelle sue prime ore. Ad ogni modo, Book of Demons offre un approccio mai visto prima al genere e gli appassionati degli hack & slash in cerca di un breve svago possono provarlo senza esitazioni

Pro

  • Stile grafico unico
  • Non si prende troppo sul serio
  • Gameplay divertente…

Contro

  • ... ma che rischia di annoiare dopo poche ore
  • Level design privo di variazioni