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Avengers: Endgame, perché torniamo ancora a urlare in sala

Il pubblico conosce ogni svolta di Avengers: Endgame e può rivederlo comodamente a casa. Eppure torna in sala per ritrovare gli applausi, le risate e quel senso di attesa comune che l’MCU, dopo il 2019, non è più riuscito a ricreare con la stessa forza.

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Avengers: Endgame, perché torniamo ancora a urlare in sala
Avatar di Redazione

a cura di Redazione

Redazione @SpazioGames

Pubblicato il 29/09/2026 alle 12:36
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Il martello si solleva da terra, vola nella mano di Steve Rogers e la sala esplode. Lo spettatore del 2026 sa benissimo che cosa sta per succedere: ha già visto quella scena, forse dieci volte, e potrebbe recitarne ogni battuta. Eppure, davanti a Avengers: Endgame, urla ancora. Questo ritorno al cinema funziona perché permette di rivivere una reazione collettiva che sul divano, per quanto grande sia il televisore, semplicemente non esiste.

Sette anni dopo, il pubblico sta tornando all’ultimo appuntamento in cui il Marvel Cinematic Universe sembrò appartenere a tutti nello stesso momento. I pochi minuti inediti legati al futuro aiutano, certo, e Marvel Studios li ha usati con grande furbizia. La spinta emotiva, però, viene dal film del 2019 e dalla memoria di come lo vedemmo: sale piene, paura degli spoiler, applausi sui portali e un silenzio quasi irreale davanti alla fine di Tony Stark.

  • Nel 2019 Endgame fu una prima visione lunga undici anni
  • Il biglietto compra soprattutto una sala piena
  • Dopo Endgame, l’MCU ha smesso di avere un centro
  • Doomsday deve guadagnarsi l’applauso

Nel 2019 Endgame fu una prima visione lunga undici anni

Quando aprirono le prevendite, Fandango batté il proprio record giornaliero nell’arco di otto ore. Alcuni cinema organizzarono proiezioni durante tutta la notte e i social divennero un campo minato per chi voleva arrivare in sala senza anticipazioni. I 86 milioni di dollari raccolti ora dalla riedizione impressionano, ma acquistano senso soprattutto ricordando quella febbre: il film era già cominciato molto prima che si spegnessero le luci.

Endgame arrivava dopo ventuno capitoli che avevano insegnato al pubblico a riconoscere un’armatura dal rumore, un portale dal colore e un tema musicale dalle prime note. Infinity War aveva persino lasciato la storia sospesa per un anno, trasformando ipotesi, meme e lutti in una conversazione quotidiana. Anthony e Joe Russo costruirono quindi il finale sapendo che in sala non ci sarebbero stati spettatori neutrali: ognuno portava con sé una parte di quel lungo racconto.

Per questo il ritorno di Captain America, il “Portals” di Alan Silvestri e l’ultima battuta di Iron Man sembrano pensati anche per il rumore del pubblico. Il film lascia spazio all’attesa, trattiene una frase per mezzo secondo, mostra un volto alla volta. È regia dell’emozione condivisa. Le reazioni registrate nel 2019 circolano ancora online perché fanno sentire quanto fosse raro assistere a un blockbuster che conosceva così bene il proprio pubblico.

Il pubblico non paga per scoprire Endgame: paga per ricordare com’era viverlo insieme.

Robert Downey Jr. aveva accompagnato il franchise dal primo Iron Man, mentre Chris Evans aveva dato a Steve Rogers un percorso completo, dall’uomo fuori dal suo tempo alla scelta finale con Peggy. Endgame chiudeva davvero qualcosa. Le morti, i congedi e i passaggi di testimone pesavano perché arrivavano dopo anni trascorsi con quei personaggi, anche nei film meno riusciti. Il pubblico sentiva di aver guadagnato quel finale insieme a loro.

Il biglietto compra soprattutto una sala piena

La riedizione offre un’introduzione dei due attori e materiale che prepara Avengers: Doomsday. È un richiamo efficace, tanto che l’edizione è stata presentata quasi come una tappa necessaria verso il prossimo film. Eppure le scene aggiuntive erano già state descritte e diffuse online prima dell’uscita in molti Paesi. Chi desiderava soltanto conoscere le novità poteva soddisfare la curiosità in pochi minuti, senza affrontare di nuovo oltre tre ore di film.

Le reazioni degli spettatori raccontate dopo le proiezioni sono diverse: sale tranquille, platee scatenate, bambini che vedevano il film sul grande schermo per la prima volta. Tornano però gli stessi momenti del 2019. Mjölnir. I portali. “Avengers, uniti”. Anche chi commenta con entusiasmo il materiale inedito finisce per parlare del boato partito su una scena conosciuta a memoria. Il ritorno al primo posto mondiale nasce anche da questo curioso desiderio di essere sorpresi dalla reazione degli altri.

Immagine tratta da Avengers: Endgame
Avengers: Endgame — © Marvel Studios, via TMDB

La scelta delle sale dice qualcosa in più. Circa 1.300 schermi premium hanno prodotto oltre metà dell’incasso del debutto: il pubblico ha cercato immagini gigantesche, suono potente e platee capaci di riempirsi. Endgame è disponibile da anni su Disney+ e in ogni formato domestico immaginabile. L’accesso al film, insomma, era già risolto. Si è pagato per cambiare il modo di guardarlo.

Il confronto con altre riedizioni rende il risultato ancora più eloquente. Il ritorno di Avatar in vista del sequel raccolse circa 30 milioni di dollari nel primo fine settimana mondiale; quello per il venticinquesimo anniversario di Titanic superò di poco i 20 milioni. Entrambi hanno immagini nate per il grande schermo e un prestigio enorme. Endgame aggiunge un ingrediente particolare: chiede al pubblico di rimettere in scena se stesso.

Dopo Endgame, l’MCU ha smesso di avere un centro

Negli anni successivi sono arrivati film amati, serie riuscite e nuovi personaggi interessanti. Il problema è stato ritrovarli sparsi fra cinema e streaming, spesso diretti verso traguardi lontani o rimasti in sospeso. Tony era morto, Steve si era ritirato e Natasha si era sacrificata; intanto esordivano Shang-Chi, gli Eterni, Moon Knight, Kate Bishop e Ms. Marvel. Per molto tempo nessun nuovo film degli Avengers li ha riuniti attorno a un pericolo comune.

Kevin Feige spiegò che la Fase Quattro aveva più progetti concentrati in meno anni e che sarebbe stato sbagliato chiudere ogni breve ciclo con un film degli Avengers. L’idea aveva una sua logica: dopo un finale tanto definitivo, ripartire da storie più piccole poteva evitare una copia sbiadita. Il risultato percepito da molti fan è stato però un universo enorme nel quale diventava difficile capire chi stesse andando dove, e soprattutto perché avremmo dovuto andarci tutti insieme.

Anche la Disney ha ammesso di aver prodotto troppo. La quantità aumentò per alimentare lo streaming e la cura ne risentì. Per chi guardava, la conseguenza concreta fu la sensazione di dover seguire parecchie ore di avventure senza ricevere quell’incontro periodico che, nelle prime fasi, rimetteva ordine nel quadro. Le scene dopo i titoli di coda smisero spesso di essere promesse vicine e diventarono cambiali con una scadenza misteriosa, come mostrano anche alcuni dei collegamenti meno riusciti dell’MCU.

Spider-Man: No Way Home riuscì a far gridare le platee e rappresenta la risposta più seria a questa lettura. Quell’entusiasmo, però, si reggeva sull’incontro fra generazioni diverse di Spider-Man e su una storia concentrata attorno a Peter Parker. Era un evento fortissimo e autosufficiente. Endgame dava invece l’impressione che tutto l’MCU avesse raggiunto la stessa stanza, dopo aver percorso strade differenti.

Doomsday deve guadagnarsi l’applauso

Il successo della riedizione è una splendida notizia per il prossimo Avengers e anche un avvertimento. Marvel ha richiamato i Russo, ha affidato Doctor Doom a Downey Jr. e ha riempito il cast di volti familiari. Sa perfettamente quali corde vuole toccare. Ma il boato del 2019 non nacque dal semplice riconoscimento di un attore: arrivò quando storie costruite per anni trovarono una conclusione che sembrava inevitabile e, nello stesso tempo, impossibile.

Doomsday dovrà quindi restituire un significato alla parola “insieme”. I cameo possono accendere una sala per qualche secondo; servono rapporti credibili, sacrifici comprensibili e personaggi che abbiano qualcosa da perdere l’uno per l’altro per tenere vivo il film dopo l’applauso. Endgame aveva il vantaggio di chiudere un percorso già amato. Il nuovo Avengers deve convincerci che le tante strade aperte dal 2019 conducevano davvero allo stesso posto.

Quando Mjölnir torna nella mano di Captain America, nessuno in sala scopre un segreto. Si riconosce un momento in cui il cinema popolare riuscì a far aspettare, ridere e soffrire milioni di persone all’unisono. È questo che il pubblico sta comprando ancora: la possibilità di sedersi al buio e sentire una stanza piena reagire come un solo spettatore. Marvel farebbe bene ad ascoltare quel rumore. È l’applauso per una promessa mantenuta.

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Fonte dell'articolo: thewaltdisneycompany.com

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