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Art of Rally

Sei pronto a padroneggiare l'arte del rally?

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Nel panorama indie siamo abituati a vedere generi di ogni tipo, ma difficilmente sul mercato si affacciano dei racing game con delle velleità simulative. Art of Rally si propone come un esponente del genere perfetto per delle partite mordi e fuggi ma senza per questo risultare scontato e poco profondo.

I ragazzi di Funselektor, dopo il piacevole Absolute Drift, importano la propria visione del drifting e lo piegano alla disciplina del rally della belle époque, quel trentennio che parte dagli anni 70 per finire coi gloriosi anni 90. Saremo dunque catapultati a domare autoveicoli meravigliosi per gli appassionati di motorsport quali la Lancia Delta S4, la Lancia Stratos, l’Audi Quattro, la Renault 5 Turbo, la Subaru Impreza di Richard Burns o la Mitsubishi Lancer Evo VII di Tommi Makinen, facendoci vivere l’ebbrezza della golden age del gruppo B, le loro antenate e le loro discendenti (il gruppo S, esistito solo sulla carta!).

Il cuore pulsante del gioco è l’originale, per come viene presentata, modalità carriera. Verremo introdotti all’universo di Art of Rally da un Buddha gigante che ci racconta di come le auto del gruppo B e le mai prodotte gruppo S non siano mai state bandite. La delicatezza e l’ironia con cui la modalità carriera verrà raccontata è davvero appassionante e riesce ad avvolgere il giocatore in un atmosfera eterea, quasi fiabesca, un mondo parallelo dove le tragedie che contraddistinguevano le competizione rallystiche di quel periodo non sono mai esistite. Ogni auto, seppur senza licenza ufficiale, è una fotocopia low poly di pregevole fattura della loro versione reale, con delle riproduzioni fac-simile di livree ufficiali che gridano al vintage, ed una descrizione accurata (piacevolmente romanzata) della loro storia ad accompagnare la tabella delle specifiche tecniche.

Scesi in pista ci troveremo a gareggiare in semplici tappe cronometrate in 6 distinte ambientazioni: Finlandia, Norvegia, Sardegna, Giappone, Germania e Kenya. Ogni tappa della carriera è scelta casualmente da uno di questi biomi, purtroppo però, visto il numero esiguo, ci troveremo più volte a correre consecutivamente nella solita ambientazione, tramutando quindi una caratteristica che dovrebbe smorzare la ripetitività in un pericoloso boomerang: il sottoscritto ad esempio ha gareggiato solamente per due volte in Norvegia (probabilmente l’ambientazione meglio riuscita) fino a più di metà carriera. Aggiungeteci che le varie superfici sterrate (ghiaia, neve, fango) non si distinguono particolarmente l’una dall’altra in termini di feedback e che gli agenti atmosferici (pioggia, nebbia e notte), capaci realmente di mescolare le carte in strada, non compaiono spesso nella selezione randomica della tappa, capirete quindi che il fattore ripetitività può arrivare alle stelle se il sistema shuffle vi propone quattro volte di fila il rally di Sardegna.

In Art of Rally, guideremo auto iconiche della golden age del rally

Pad alla mano le auto, seppur a volte differenziate in modo eccessivamente accentuato, si comportano in maniera piuttosto realistica e permettono di affrontare le varie tappe danzando tra effetti pendolo, tocchi di freno a mano, controsterzate e via dicendo. La disattivazione degli aiuti alla guida poi renderà il titolo davvero un’esperienza mistica, oserei dire zen per rimanere in tema buddhismo, per quanta concentrazione è richiesta (nessun rewind ad aiutarvi), l’errore è dietro l’angolo ed alcune scelte di game design discutibili di certo non aiutano (il reset dell’auto in pista è troppo restrittivo ed i muretti killer in Germania vi faranno odiare la birra, i wurstel ed i crauti). Non fatevi quindi ingannare dall’aspetto cartoonesco, Art of Rally sa essere molto punitivo.

Ad accompagnare la carriera troveremo le classiche prove a tempo, dove scalare le leaderboard online, e guida libera (ispirata dal mai invecchiato Burnout Paradise) dove poter raccogliere collezionabili e scattare qualche foto cartolina delle ambientazioni low poly, ricche di fascino ed atmosfera ma povere di elementi davvero di spicco.

Tra gli aspetti meno riusciti ci sono la fauna statica e cementata al terreno, dei veri e propri muri da evitare, una vegetazione poco varia e sofferente dell’onnipresente pop-up e qualche raro fenomeno di stuttering. Di contraltare troveremo un’illuminazione ed un’effettistica molto riuscita negli stage notturni, all’imbrunire ed anche quando immersi tra nebbia e pioggia, capaci di donare quel senso pioneristico alle tappe, da conquistare ad ogni costo, ma è il pubblico stilizzato il vero elemento originale, capace di avvolgervi in maniera dinamica ad ogni curva nascondendo addirittura alcuni elementi pericolosi da evitare assolutamente (muretti, balle di fieno, etc.), esattamente come succedeva nell’epoca del Gruppo B (tanti furono i decessi tra fan e piloti per quest’anarchia collettiva).

Il comparto audio si distingue in positivo per gli effetti sonori della trasmissione, davvero galvanizzanti in alcuni momenti, non esattamente come la campionatura sonora dei motori che campionatura non è, risultando artificiosa e non rappresentativa della meccanica avveniristica dell’epoca. A chiudere il cerchio troveremo una soundtrack synthwave originale con molti brani validissimi che si sposano perfettamente con lo spirito competitivo che intercorre tra uomo e strada.

VOTO: 7,5

Questo è Art of Rally, semplice e conciso, come la disciplina del rally: guidare da punto A a punto B il più velocemente possibile. Ma di mezzo c'è l'inferno. Anzi, sotto il cofano c'è l'inferno. La potenza scaricata sulle quattro ruote è l'inferno. Domarlo sarà un'impresa.

Pro

  • Il rally come nessuno lo ha mai raccontato
  • Buon modello di guida, scalabile ed impegnativo
  • Il paradiso per i cultori del motorsport
  • Soundtrack synthwave da scoprire

Contro

  • Il sistema randomico non funziona, tappe troppo ripetitive
  • Qualche inciampo tecnico
  • Tempi dell'IA poco coerenti col grado di difficoltà