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Arboria

Praise the Tree!

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Sono un grande fan dei giochi soulslike e ho giocato alla stragrande maggioranza di essi. Ma bisogna essere onesti: molte volte tradiscono la loro ispirazione per un motivo o per l’altro, e finiscono divenire delle pallide imitazioni che cercano di catturare le idee originali di From Software senza possederne il brevetto. Può capitare, ad esempio, che fraintendano la curva di difficoltà dei soulslike, o sostituiscano la sottile narrazione di Dark Souls con sciocchezze pigre e opache. Arboria, da parte sua, ruba solo alcune delle migliori meccaniche dei massimi esponenti del genere, le veste con un abito bizzarro e ride dell’improbabile risultato ottenuto.

Iniziamo il nostro viaggio come un guerriero Yotun nato dall’albero-padre con uno scopo singolare: dare la caccia a Gobbok. Gobbok è un altro Yotun, che è stato corrotto da un cappello maledetto e che è fuggito dal villaggio contro la volontà degli anziani, scendendo nel Durnar, le profondità del mondo. Dopo che anche noi siamo stati corrotti sconfiggendo Gobbok e indossando il suo cappello, ci ritroviamo di nuovo al villaggio dei troll, dove è nato un nuovo Yotun dall’albero del padre.

 

La caccia a Gobbok sarà impegnativa.

 

Un improbabile cocktail

Arboria si può descrivere come un soulslike/rougelike, condividendo sia elementi di gioco che richiamano le meccaniche di Dark Souls, sia la costante di riprendere ogni partita ex novo dei rougelike. Il combattimento fisico è basato su colpi e schivate, con nemici impegnativi e una vasta gamma di abilità che il giocatore dovrà imparare. L’obiettivo principale è esplorare e completare i Durnar, i dungeon sotterranei generati proceduralmente, raccogliendo risorse da inviare al nostro villaggio in superficie. Bisogna fare attenzione però, poiché morire è estremamente punitivo: si perdono la maggior parte delle risorse raccolte e si dovrà creare uno Yotun completamente nuovo presso l’albero-padre.

Senza spoilerare troppo, l’obiettivo principale attorno al quale ruota tutta la trama di Arboria è diventare lo Yotun prescelto e salvare la tribù dall’estinzione curando le radici dell’albero padre nel Durnar. Insomma, niente di troppo originale.
Ad aiutarci nel nostro viaggio, abbiamo la nostra Fata. Lei ci guida, ci aiuta a interagire e superare gli ostacoli, e se moriamo riporterà in superficie una piccola parte delle risorse raccolte nel corso della nostra partita. Il Veri è la principale risorsa da collezionare di Arboria: è molto preziosa ed è utilizzata per acquistare potenziamenti per il nostro Yotun. Alla morte di uno Yotun, il Veri trasportato dalla Fata sarà utilizzato per aumentare le statistiche del nuovo personaggio che utilizzeremo, rendendoci più forti ogni volta che entriamo nel Durnar.

 

La Fata vi aiuterà durante il cammino.

 

Durante l’esplorazione del Durnar, i giocatori troveranno i simbionti. I simbionti sono descritti come “gli strumenti di base di Yotun e la principale fonte di danno”. In parole povere, i simbionti sono una sorta di mutazioni che fanno crescere sul vostro Yotun delle protuberanze che lui adopererà come arma. Queste sono principalmente di ispirazione medievale e comprendono spade, mazze e qualcosa di simile a delle asce. Questi simbionti sono dei veri e propri collezionabili, o come vengono definiti dal saggio del villaggio “Regali degli Dei che garantiscono alla nostra tribù la conoscenza e la capacità di creare diversi simbionti”. Da notare che per ottenere un danno maggiore possiamo infondere i nostri simbionti con gli elementi: Fuoco, Ghiaccio, Bio, Shock e Oscurità.
Nel corso della nostra esplorazione troveremo anche dei portali, che useremo per attraversare rapidamente il Durnar, alla stregua dei consueti teletrasporti. Non c’è quasi bisogno di specificare quanto questi siano utili durante le nostre partite, in particolare quando abbiamo bisogno di ritrovare dei collezionabili e del Veri.

Nel complesso ho trovato il sistema di combattimento di Arboria dinamico e stimolante. I giocatori devono padroneggiare come e quando rotolare, scattare e attaccare per sconfiggere ogni nemico. Ogni tipo di nemico introduce una nuova meccanica, una nuova sfida e una nuova ricompensa.

 

Funkabbestia

Arboria ha uno stile artistico davvero unico, che potrei descrivere come il frutto di una notte di bagordi tra il dark fantasy medievaleggiante ed il genere cyberpunk. Di sicuro Arboria ha uno stile molto originale, ma non direi che ho gradito particolarmente questo abbinamento azzardato. L’uso dei troll come personaggi principali tuttavia apre lo spunto visivo per il gioco ad alcune nuove idee grafiche funky. Ad esempio, a sostituire le pozioni curative generiche c’è un bong!

 

Gli influssi tra cyberpunk e dark fantasy sono evidenti.

 

In termini di combattimento, c’è una vasta gamma di effetti particellari, ognuno realizzato su misura per ciascun tipo di nemico, che aiutano a immergere visivamente il giocatore nel combattimento. Le vespe, ad esempio, producono una splendida tonalità verde quando vengono colpite e tagliate! Alcuni dei miei aspetti visivi preferiti del gioco sono le trappole, come ad esempio il pozzo di lava. Quando si esplorano sotterranei oscuri, queste trappole luminose creano un contrasto davvero interessante.

Ho giocato ad Arboria per circa 5 ore, in quel lasso di tempo ho trovato il gioco un po’ ripetitivo, in quanto ad ogni partita mi è sempre sembrato di esplorare il medesimo dungeon. Non ho notato cambiamenti di ambiente o di biomi, e non bastano poche variazioni di colore a farmi credere di trovarmi in un’altra zona rispetto a quella iniziale. In futuro sarebbe inoltre interessante vedere introdotte alcune nuove armi rispetto a quelle poche che ci sono date a disposizione nel gioco.

 

Nonostante alcune stravaganze, le ambientazioni appaiono ripetitive.

 

Per ciò che concerne l’aspetto tecnico, sulla mia configurazione, che prevede un Ryzen 7 1700, 16gb di RAM e un GTX 1080, Arboria mostra tutti i soliti limiti del motore Unity, e, su una risoluzione ultrawide (supportata del gioco nativamente), passa senza alcuna ragione apparente dai 40 fps ai 120 fps. Anche andando a smanettare nelle poche e risicate opzioni del gioco non si riesce a venire a capo di questo andamento altalenante, che, come scrivevo poc’anzi, è un problema endemico del motore del quale fa uso Arboria.

 

VOTO: 6,0

Nel complesso gli sviluppatori di Arboria hanno fatto un discreto lavoro. Il gioco introduce alcune varianti interessanti sul genere rougelike, come ad esempio l’ambientazione e l’ispirazione alle meccaniche dei Souls. Ci sono alcuni elementi che mi preme che siano migliorati dagli sviluppatori, come l’aspetto tecnico e la poca varietà nel gameplay. Non sarebbe forse intrigante vedere altri tipi di armi in Arboria, come ad esempio arco e frecce, o una balestra? Davvero nessuno ha pensato a degli incantesimi a distanza? Dal tempo che ho trascorso a giocare sono stato in grado di trovare solo armi da mischia e, sebbene si comportino in modo diverso, Arboria pare ancora troppo, troppo ripetitivo.

Pro

  • Idea originale
  • Meccaniche solide
  • Stile artistico unico…

Contro

  • … ma improbabile
  • Poca varietà nel gameplay
  • Soliti problemi tecnici di Unity