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AnShi

An unexpected Journey

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Il primo filmato ci dà un’idea generale di cosa sta succedendo: una stella esplode, mandando fuori rotta la nostra navicella spaziale, che poi si schianta su un pianeta deserto. Ci alziamo in piedi e ci facciamo strada all’esterno, afferrando il nostro hoverboard mentre usciamo, e scoprendo così rapidamente che ci siamo schiantati nelle profondità di una grotta. Questo è AnShi: un gioco su un alieno che guida il suo hoverboard attraverso vasti paesaggi esotici per riattivare i ricordi del passato dei suoi antenati.

Zoomando sulla caverna dal punto di vista del nostro hoverboard, scopriremo un portale nero che sembra essere coperto di stelle. Entrando nel portale, saremo trasportati su una nave aliena e presentati all’unico dialogo scritto nel gioco: arcani simboli che dovremo decifrare per imparare le parole che rappresentano il livello o la situazione in cui ci troviamo, strane icone che provengono dai nostri antenati alieni. Quindi usciamo dall’imbarcazione con la nuova parola appena imparata e seguiamo le sfere luminose verso la nostra prossima destinazione.

Una storia (poco) interattiva

Anche se la descrizione iniziale può sembrare un po’ confusa, è solo l’inizio. Ci sono un sacco di cose che accadono in AnShi del cui significato non siamo mai veramente sicuri. AnShi è descritto dal suo sviluppatore più come un’esperienza piuttosto che come un gioco e si svolge secondi gli stilemi di una storia interattiva. Muoviamo il nostro personaggio lungo un percorso predeterminato, vediamo alcuni filmati e poi seguiamo i segnali visivi verso l’area successiva.

Ci sono alcuni oggetti collezionabili da trovare attraverso l’esplorazione di questo pianeta abbandonato che è di fatto un open world, ovvero alcuni frammenti di memoria, il cui ritrovamento è talvolta necessario per procedere all’evento successivo. Alla fine tutto conduce a un percorso piuttosto lineare, e tutto sommato direi che non è un problema, considerando la tipologia di gioco alla quale AnShi intende rifarsi. A volte potremmo sentirci persi, ma in genere possiamo tentare indovinare la nostra prossima destinazione grazie a delle sfere di luce bianca, che a volte sono indicate da un raggio che le rende più facili vedere. L’hoverboard è divertente da pilotare e ci sono un sacco di piattaforme e rampe da cui saltare che aggiungono un po’ più di brio alla corsa.

Ogni evento che accade attraverso questa esperienza ha una certa bellezza estetica, grazie all’utilizzo di molti effetti di luce, che si sviluppano a volte con particelle e piante che crescono, ma spetta al giocatore decidere cosa significa tutto questo. È evidente come AnShi intenda rifarsi ad un gioco divenuto ormai cult, Journey, sia per la sua assenza di dialoghi esplicativi che per il mistero riguardo al pellegrinaggio del protagonista.

Il cambiamento di focus della telecamera quando si accelera con l'hoverboard può causare motion sickness

Un panorama tecnico altalenante

Purtroppo AnShi ha un gravissimo problema: credo sia stato il primo gioco in assoluto a darmi una sensazione di nausea dovuta al motion sickness. C’è qualcosa che non va nel cambiamento di focus della telecamera quando acceleriamo con l’hoverboard o andiamo a scontrarci coi limiti della mappa di gioco, e questo movimento diventa a mio modo di vedere insopportabile, e ho dovuto interrompere le mie sessioni di gioco ogni quarto d’ora. Francamente non mi era mai capitato prima, ed è stato parecchio fastidioso.

A proposito dei confini del mondo di gioco, ho notato come talvolta non siano ben stati delineati, e spesso mi è capitato di credere di dover procedere in una direzione, ma in realtà avevo di fronte a me il tipico muro invisibile frutto di una level design poco curato.

Un altro aspetto che non mi ha affatto convinto sono alcune animazioni della nostra creatura aliena che sembrano un po’ strane quando si muove nell’ambiente di gioco, per non parlare di quando si toglie l’hoverboard dalla schiena o va a riporlo via, e ciò è probabilmente dovuto al fatto che le animazioni siano state ottenuto tramite motion capture. Immagino che ci siano certamente alcuni vantaggi nell’adottare un simile processo di lavoro, in quanto consente agli artisti di esprimere digitalmente i movimenti reali degli attori impiegati in questa fase, ma qui sembra che ci sia stato poco post-editing sulle animazioni e ciò va a minare l’immersione di gioco. Certo, parliamo pur sempre di un titolo indie creato da un unico sviluppatore e quindi immagino che sia stato necessario compensare la sua mancanza di dettagli tecnici con alcuni trucchi, ma si tratta di una problematica che alla fine mina la nostra immedesimazione.

Credo che la componente che mi abbia più intrigato in questo mistico viaggio che è AnShi sia stata la colonna sonora, creata dal compositore Devel Sullivan. La musica trasmetteva l’emozione del pellegrinaggio attraverso le sue note, e mentre mi spingevo nei meandri della sua storia le variazioni di tono risultavano sempre adeguate alla situazione, rappresentando perfettamente l’emozione di quella determinata fase di gioco. Gli strumenti utilizzati in AnShi hanno un aspetto arabeggiante, con un sacco di campane e strumenti tintinnanti che paiono abbagliare e catturare la nostra anima.

Da segnalare inoltre che per quanto sia disponibile una traduzione italiana nel menù di gioco, si tratti di una bieca versione ottenuta tramite un traduttore automatico, con tanto di esilaranti rese dei vocaboli, come ACCIUGAZIONI per Achievements… meraviglioso.

VOTO: 5

Sebbene AnShi non sia certamente un gioco per tutti, ha un suo valore come storia interattiva. Ci sono un sacco di cose che sono successe durante la mia partita di cui mi sembra ancora di non capire l'intensità o il messaggio che intendevano trasmettermi, ma a volte AnShi sembra più il quadro di un pittore surrealista piuttosto che un vero e proprio gioco. La colonna sonora è sicuramente l’aspetto più gradevole del gioco, e credo che le sue musiche, anche grazie alla perfetta integrazione del loop, non usciranno facilmente dalla mia memoria. In definitiva, penso che l'esperienza mistica di AnShi vada presa per quello che è, ovvero il primo esperimento di uno sviluppatore alle prime armi, con tutti i suoi limiti tecnici e la sua mancanza di esperienza. Peccato che gli Heideland GameWorks abbiano chiuso i battenti poco dopo l’uscita di AnShi, perché è innegabile che il gioco abbia degli interessanti spunti, purtroppo minati da una realizzazione tecnica ancora approssimativa.

Pro

  • Interessante esperienza audiovisiva
  • Ottima colonna sonora

Contro

  • Qualche problema tecnico di troppo
  • Il messaggio del gioco risulta fin troppo astratto