Spazio a Skyrim

Speciale
A cura di Redazione SpazioGames - 6 Dicembre 2011 - 0:00

Chi più, chi meno, quasi tutti gli appassionati di videoludica si sono persi nelle terre di Skyrim.
E’ impossibile entrare in un qualunque negozio di videogiochi e non sentire qualcuno che ne parla in un angolo, o organizzare una cena con gli amici senza che il topic della serata diventi “quanti draghi hai già ucciso?”, con costernazione di qualunque ignaro astante.
Le cose non vanno diversamente nella redazione di Spaziogames: abbiamo così pensato di raccogliere il pensiero dei redattori disposti a staccarsi dal titolo Bethesda il tempo sufficiente a buttare giù due righe, sperando di farvi cosa gradita.

Luca “SG Master” Moltani
L’abbiamo atteso, l’abbiamo immaginato e finalmente l’abbiamo a disposizione, Skyrim è oggi un mondo in cui muoversi, un universo da vivere fino in fondo per apprezzarne ogni singola sfaccettatura. L’esplorazione, l’avventura, i combattimenti, i personaggi, ogni elemento rende l’opera Bethesda un magnete in grado di catturare la nostra attenzione e divorare il nostro tempo. Le terre di Skyrim ci abbracciano spingendoci a curiosare in ogni anfratto, a scalare i pendii, a passeggiare lungo i laghi o a perderci nelle tormente di neve. Ogni promontorio ci invita a superarlo per scoprire cosa ci aspetta oltre, la meraviglia della natura vive attraverso i poligoni che trasmettono magia, epicità e incanto. Poco importa se ci sono delle imprecisioni, se le texture non sono dettagliate come le vorremmo, non è con questo occhio che si gioca a Skyrim. Qui ci sentiamo perfettamente integrati in un mondo articolato, complesso, affascinante, ricco di sorprese e segreti da scoprire.
Possiamo essere maghi, guerrieri, assassini, poco importa, siamo vivi nel gioco, e in poche altre occasioni possiamo affermare altrettanto con la medesima forza.

Angelo ‘SlimShady89’ Bruno
Il capolavoro di Bethesda esce allo scoperto proprio quando il mondo dei videogame arriva a fine della sua terza generazione, quando ormai ogni genere si è evoluto e gran parte delle software house preferisce non rischiare: e la perla nascosta nella quinta incarnazione della serie The Elder Scrolls si mostra in tutto il suo splendore proprio visitando la regione che dà il titolo al gioco: l’anima di TES V è Skyrim, racchiusa nella sua ambientazione fantasy medievale, nelle rovine dell’antichissima città Dwemer sotto Markarth, nel Santuario del Barlume Antico e nella desolata Windhelm. Dal bianco al nero, da ricca vegetazione a metri di neve.
Manto della Tempesta e Imperiali si danno battaglia cavalcando il più classico dei movimenti socio-politici, nascondendosi dietro alla volontà di assicurare maggior stabilità alla regione e garantire la protezione dei suoi abitanti, ma poco importa a tutti. L’Accademia dei Maghi se la prende con i Thalmor, la Gilda dei Ladri non spaventa più nessuno, I Compagni pensano di essere gli unici valorosi guerrieri della regione e della Confraternita Oscura tutti preferiscono tacere e pensare che non esista.
Anche i draghi passano in secondo piano, gettano in subbuglio una popolazione che già in subbuglio è, da quando Ulfric Manto della Tempesta ha ucciso il re dei re – a detta di alcuni presenti con un solo urlo – e Solitude è passata in mano della vedova Elisif la Bella, che aspetta la guerra prima di riprendersi ciò che è stato tolto al marito.
E l’ultimo discendente dei Dragonborn è solo uno dei tanti guerrieri impavidi che esplorano dungeon meravigliosi, caverne infestate e mercanteggiano ai mercati: tra una pinta e una Notte da ricordare, un Dio Daedra da soddisfare e qualche attacco furtivo, si consumano dieci, venti, cento, duecento ore di gioco davanti al monitor, ed ogni sessione ha sempre qualcosa di meraviglioso ed inaspettato da raccontare.
Ora l’aurora dopo la pioggia, ora uno screenshot all’alba, il cielo azzurro e chiaro, l’orizzonte rosa ed anche, perché no, una registrazione video di un bug da condividere su Youtube.
Ogni sessione è un nuovo gioco: l’anima di Skyrim è Skyrim stessa.

Alessandro ‘Alex Overkill’ Mari
Spendere poche parole per un gioco tanto vasto, complesso e profondo come Skyrim, nell’ottica di una sua analisi complessiva, è pressoché impossibile. E allora mi soffermerò sulle due feature che più sono riuscite a entusiasmarmi, data soprattutto la loro natura oltremodo accessoria per molti giocatori. Parlo dell’editor del personaggio e della visuale in terza persona.
Amo creare alter ego digitali affascinanti, capaci di infondere ulteriore personalità al gioco stesso, e di rappresentare autentico incentivo alla sua fruizione, anche per il solo fatto di vederli muovere, parlare, ammirarli in ogni loro angolazione con i più disparati equipaggiamenti e vestiari. Proprio a fronte di questo mi diletto a passare intere ore nella sezione di editing, sperimentando centinaia di composizioni con nasi, occhi, tagli, forme e colori diversi, finendo molto spesso per creare intere decine di individui prima di selezionare quello con cui voglio intraprendere l’avventura. Ebbene, in Oblivion tutto ciò non era possibile. Per tanti che fossero gli sforzi profusi, a uscire dalla “fucina” erano sempre grottesche creature dagli anonimi tratti di ben dubbia carica carismatica (mi riferisco particolarmente alle specie umane), in linea con la popolazione dell’universo di gioco, dove gli esemplari di una razza finivano sostanzialmente per essere uguali uno all’altro. Skyrim ha insperatamente abbattuto quel limite, fornendo i giusti strumenti per plasmare personaggi distinti e… sì, attraenti! E io, il mio gusto estetico, e la tonnellata di screenshot effettuati gliene siamo dannatamente grati.
Sempre in linea con questa venerazione per l’”io digitale” si trova allora la rinnovata visuale in terza persona, finalmente davvero funzionale ed effettiva. Considerarla infatti tale nel capitolo precedente della serie, dove il personaggio più che correre e camminare pattinava atrocemente su un’invisibile pellicola di ghiaccio, sarebbe buonismo davvero gratuito e ingiustificato. La nuova prospettiva non solo si rende meritevole di essere una buona volta considerata, ma riesce anche – specie per gli amanti (come il sottoscritto) del filone Demon/Dark Souls – a farsi valevole alternativa, piuttosto che triste occasione per piangere su un’opzione stipata a forza.
Già solo per questi elementi ludici il nuovo lavoro di Bethesda si è meritato tutta la mia immediata, sincera e incondizionata attenzione.

Gianluca ‘musehead’ Santilio
Sopra la grafica, le musiche, le armi, io metto il coinvolgimento, e in Skyrim non ci sono personaggi memorabili. Lo si capisce subito: nell’immensità del territorio le individualità si disperdono e rimaniamo noi con le nostre vicende. Non riusciva a “risucchiarmi” e mi sembrava troppo compassato, costretto in un luogo troppo cupo, imprigionato da ghiaccio e neve e afflitto da dialoghi poco brillanti.
Ho insistito, ho continuato a giocare con convinzione. Mi assegnano alcuni compiti, c’è da camminare parecchio. Qui è nato l’amore. La protagonista è la terra, quella stessa che poco prima mi sembrava così inospitale. Osservo la mappa: diamine, c’è da camminare tantissimo e non ho ancora un cavallo. Per andare a trovare i Barbagrigia bisogna arrampicarsi su un monte altissimo e la strada è così ripida… batto un sentiero, sembra quello giusto. Sul mio cammino scopro un forte occupato da malviventi, ma me ne sbarazzo in un attimo. Poco più avanti una Fatua Madre, tenacissima. Mi ammazza puntualmente. Le provo tutte, dopo una certa insistenza e la giusta protezione dal freddo riesco ad avere la meglio di pochissimo. Proseguo, ma da lì non si passa. Bisogna affrontare il monte dall’altro versante.
Mentre circumnavigo le pareti più scoscese il sole comincia a spuntare. Sole per modo di dire: talvolta, le uniche luci che si riescono a scorgere sono quelle di un’aurora boreale che danza all’orizzonte. Ma è bello notare come l’atmosfera si schiarisca durante la salita. E quando arrivo in alto la visuale è mozzafiato: mi sembra di dominare il mondo mentre la tempesta di neve si riposa per un istante. Trovo i Barbagrigia per un poco emozionante allenamento. Mi rivelano alcune cose su di me. Sono poco interessanti. Mi sento un avventuriero adesso. Non voglio chiacchiere, datemi solo un nuovo obiettivo, una nuova strada da seguire. Tornare a Dragonreach? Sarà fatto, ma passando per un’altra via. Voglio scoprire come soffia il vento da quella torre in lontananza.
E così andrà per chissà quanto ancora.

Aligi ‘Pregianza’ Comandini
Da bravo malato dei GDR quale sono non potevo non buttarmi su Skyrim.
L’ultimo giocone di Bethesda ha impressionato tutti e, anche se avevo amato alla follia Oblivion in passato, non capivo cosa potesse renderlo così eccezionale, visto che sembrava una semplice versione “aggiornata” dello stesso. Poi l’ho giocato, e ho visto la luce. In Skyrim si ritrova la stessa magia che permeava Oblivion, ma all’ennesima potenza. Si tratta di un mondo enorme, completamente esplorabile, dove si può diventare chiunque. Volete essere dei ninja-maghi-bardi-cannibali in armatura? Potete farlo! Nessuna limitazione morale, nessuna barriera. Le quest principali in questo titolo non sono fondamentali, sono l’esplorazione e il senso della scoperta a esserlo. Il gameplay poi è stato rinnovato quanto basta da risultare ancora intuitivo e divertente. Ottima mossa degli sviluppatori, che non hanno abbandonato le radici della saga, ma l’hanno resa apprezzabile da chiunque.
Certo, cotanta spettacolarità non è giunta nelle nostre case senza difetti.
I bug sono una miriade, e le linee di dialogo randomiche degli NPC ogni tanto fanno ruotare la testa di 180 gradi per la loro insensatezza. Siamo però davanti a uno dei pochi giochi in cui imperfezioni macroscopiche riescono a non rovinare l’esperienza. Anzi, sono spesso assolutamente esilranti (partire nello spazio colpiti dalla mazza di un gigante non ha
prezzo). Gran bel lavoro Bethesda, ma nella patch in arrivo, per carità divina, qualcosa correggete… Se mi si ferma davanti un altro NPC mentre lo sto seguendo perchè lo guardo per un millisecondo, giuro che faccio a pezzi lui e la sua cittadina. Lo giuro!

Raffaele “Jred” Barbaro
Il punto di forza di questo Skyrim è di sicuro l’impatto visivo. Graficamente i ragazzi di Bethesda hanno fatto davvero un lavoro eccellente, gli interni sono vari e ben definiti mentre l’ambiente esterno (l’ “enorme” ambiente esterno) da la sensazione di trovarci davvero in un mondo fantasy da sogno dove gli umani, la fauna, i mostri, vivono in modo indipendente da noi. L’immersione crolla un po’ quando diamo un’occhiata ad alcune texture (soprattutto i cartelli per le città e la neve in alcuni punti) ma si riesce volentieri a chiudere un occhio.
Come ogni RPG che si rispetti decideremo noi quale impronta dare al personaggio, se renderlo più diplomatico o un guerriero o un mago, e a decidere come affrontare la storia. Difficilmente l’utente medio avrà tanta pazienza da svolgere tutte le quest secondarie ma, come si dice, meglio troppe che troppo poche. Un fattore chiave di Skyrim risiede nel comparto sonoro, dire che è spettacolare è forse addirittura riduttivo per quello che ho avuto modo di ascoltare. I combattimenti sono resi alla solita maniera, attacca e indietreggia, e non abbiamo la possibiltà di cambiare arma o incantesimo in tempo reale.
Questo è un piccolo difetto che alla lunga dà noia, dato che ogni volta che la salute si abbassa dobbiamo mettere in pausa e selezionare la pozione nell’inventario, stessa cosa se ci si accorge che è meglio un’ arma a due mani anzichè l’arco. In Fallout questa noia era stata evitata dal sistema SPAV, che permetteva al gioco di non trasformarsi in un banale hack & slash durante i combattimenti ed inserendo una fase tattica quando i nemici arrivavano da lontano.
Le missioni sono tutte diverse tra loro e non ci annoieranno quasi mai, mentre la trama è abbastanza piacevole a patto che amiate le storie fantasy di eroi visto che alla fine parliamo sempre dell’eletto uscito dal nulla che, per qualche profezia, è destinato a sconfiggere il male. Una minestra riscaldata che però basterà agli amanti del Signore degli Anelli per aiutarlo ad immergersi in un mondo davvero ben sviluppato. In definitva ci troviamo di fronte ad un gioco chiaramente sopra la media, che tuttavia porta con sè i difetti cronici dei combattimenti e una mancanza totale di quella parte cinematografica che gli avrebbe permesso di entrare con prepotenza nell’olimpo dei capolavori videoludici.

Fabrizio “Fabfab” Ridella
Se sognate di perdervi in un mondo fantasy che sembra quasi vero, Skyrim è al momento il prodotto che meglio riesce nell’impresa di offrire quest’illusione. Pur potendo contare su una trama principale che riveste il giocatore dell’ormai abusato ruolo di “predestinato”, il vero punto di forza del titolo Bethesda consiste nell’incredibile libertà d’azione lasciata al protagonista.
Fin dall’inizio ci si rende immediatamente conto di come il semplice spostamento dal punto A al punto B della mappa presenti molte variabili, e non solo per gli incontri casuali che ci attendono lungo la strada, ma principalmente perché durante il tragitto é impossibile non farsi distrarre dalle cose che accadono intorno a noi: come tirare dritto quando poco vicino a noi vediamo imponenti giganti che pascolano i loro mammut, templi in rovina, scontri tra briganti ed elfi e mille altre cose? Finisce così che un semplice spostamento duri ore a causa delle missioni che finiamo per compiere durante il tragitto, senza contare le ulteriori sorprese che si hanno quando si decide di esplorare liberamente il continente di Skyrim. Il tutto impreziosito da un’ambientazione suggestiva, che i programmatori sfruttano al meglio per regalare scorci di infinita bellezza.
Difetti? Qualcuno: ci sono diversi bug, nessuno in grado di precludere la godibilità del titolo, per fortuna. Inoltre sarebbe stato preferibile che durante i dialoghi entrasse in gioco una regia virtuale, per renderli più interessanti da seguire, ma anche per evitare che al giocatore possa sfuggire qualche elemento importante magari solo perché mal posizionato. Per la stessa ragione appaiono troppo sbrigativi i rapporti con gli eventuali partner: Mass Effect insegna che è meglio creare poche romance ben strutturate, piuttosto che proporre tanti anonimi partner, come ha fatto Bethesda. E naturalmente non dimentichiamo la mole di tempo che un titolo come questo richiede per poter essere portato a termine: nulla vieta di concentrarsi unicamente sulle missioni principali e tralasciare il resto, ma in questo modo andrebbe perso uno dei punti di forza del titolo.

Andrea “andymonza” Porta
Ricordo una particolare sessione di gioco a World of Wacraft, risalente a qualche anno fa: si trattava di una spedizione di gilda organizzata per raggiungere l’allora fantomatico monte Hijal da Winterspring (parliamo chiaramente del gioco nella sua forma originale, prima delle espansioni).
Il metagaming costituito dal tentativo di incastrarsi letteralmente tra un poligono e l’altro per raggiungere la cima del monte fu sfruttato dal maestro di gilda per una sessione di roleplay indimenticabile, con tanto di tormenta di neve simulata.
Fu una giornata indimenticabile, con screenshot e “abbracci virtuali” a chiudere il tutto.
Per quanto certe emozioni possano essere regalate solo da un MMORPG (e dalle persone giuste), più di una volta giocando a Skyrim mi sono trovato a ripensare a quel momento.
Dove, qualche anno fa, era arrivata l’immaginazione e l’incredibile effort di un buon roleplayer, oggi ci ha pensato Bethesda, a rendere quelle montagne così vive, così belle da scalare, da aggirare, da scoprire.
Ti ritrovi ad aspettare che il sole s’abbassi all’orizzonte solo per godere di una luce più gradevole, a scambiare qualche parola con un figuro fermo a riposarsi aspettandoti che risponda chissaché. E poco importa se è una mezza linea di dialogo, perché la magia non si rompe, l’illusione tiene viva la voglia di continuare.
Skyrim è un gioco “perfetto” quando lo si considera come contenitore di un mondo in cui perdersi, e rimane tale solo a patto di una certa condiscendenza da parte del giocatore.
Perché, volendo guardare poco più in là della bellissima trama illusoria, ci sarebbero molti personaggi bidimensionali, tante imprecisioni, forse qualche elemento di troppo ereditato dal diretto predecessore.
Ma poco importa, finchè quelle montagne saranno così belle da scalare, continuerò a perderci ore, dimentico che esista anche solo una “quest principale” o una “storia da completare”.
Chi ne ha bisogno, quando ai propri piedi può osservare una terra intera, dopo aver scalato una montagna solo per il gusto di farlo?

Rosario “RSpecial1” Speciale
Con The Elder Scroll V: Skyrim i ragazzi di Bethesda sono riusciti a realizzare un titolo epico che catapulta il giocatore in un mondo senza confini e con un numero infinito di missioni da svolgere. La complessa e articolata trama vi accompagnerà attraverso paesaggi epici e atmosfere magiche. Non sarà facile scegliere il proprio alter ego all’inizio della nostra avventura, ma con lo svolgimento delle diverse quest presenti, da quelle semplici a quelle relative alle diverse gilde di cui potremo far parte, vedremo con soddisfazione il nostro Dovahkiin forgiarsi e divenire sempre più potente. Anche se saranno necessarie una quarantina di ore di gioco per poter iniziare a vedere il vostro guerriero effettuare esecuzioni sui nemici, con rotolamenti di teste ed uccisioni crudeli, quando lo vedrete per la prima volta saltare in groppa ad un drago per dargli il colpo di grazia avrete una piccola dose di ciò che questo gioco può regalare a chi gli dedicherà il giusto tempo.
Inutile parlare della soddisfazione e gratificazione che si ha raggiungendo il livello massimo della vostra classe, come per i maghi ad esempio, che saranno in grado di chiamare in loro aiuto due creature potentissime, che a loro volta potranno evocare dei potenti alleati…un mini esercito al vostro servizio, capace di spazzare via chiunque osi ostacolarvi. Se siete pronti a perdere la vostra vita sociale per intraprendere un’avventura leggendaria e ricca di emozioni allora non vi resta che farvi catturare dalla magia dell’ultima fatica di Bethesda e diventare il Sangue di Drago.




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