Shin Megami Tensei Strange Journey Redux – Ritorno al passato

By |maggio 24th, 2018|Categories: RECENSIONE|Tags: |
Al tramonto del suo straordinario ciclo vitale, la famiglia di console 3DS ha visto diradarsi notevolmente le uscite all’arrivo sul mercato di Switch, com’era naturale che fosse.
Eppure, se la quantità si è dimezzata, lo stesso, fortunatamente, non si può dire della qualità: tanto Nintendo quanto le terze parti hanno una libreria enorme a cui attingere, che diventa sconfinata se si tengono in considerazione anche i titoli DS: come il recente Radiant Historia, Shin Megami Tensei Strange Journey non era mai ufficialmente stato rilasciato nei territori europei, e, quindi era lecito attendersi una riedizione per 3DS.
Ecco a voi Redux, versione ampliata, riveduta e corretta di uno dei giochi di ruolo più validi usciti per la prima console a due schermi della grande N.
Universi oscuri
Con la sola eccezione dell’arco narrativo dedicato ad Alex, personaggio inedito aggiunto in questa versione, la storia che sorregge le numerose decine di ore che è possibile trascorrere con Shin Megami Tensei Strange Journey Redux è identica a quella del titolo originale, e, come tale, una delle più oscure e riuscite degli ultimi anni nell’ambito del franchise.
Nel bel mezzo del polo Sud, tra i ghiacci e il silenzio, uno strano buco nero si materializza e si espande a vista d’occhio, come una macchia di olio motore sotto ad una vecchia vettura: è lo Schwartzwelt, una minaccia non identificata per rispondere alla quale le nazioni unite mandano quattro squadre di specialisti, soldati elite pronti a tutto ed equipaggiati con gli ultimi ritrovati della tecnologia militare.
Nella migliore tradizione delle esplorazioni (soprattutto di quelle in territorio ostile), la fase di atterraggio non va come dovrebbe, e la nostra squadra si ritroverà tagliata fuori dal resto del mondo e dalle altre tre, con solo le armi ed il senso del dovere: l’area misteriosa va esplorata, o l’umanità potrebbe pagarne il prezzo.
Con queste premesse, il giocatore è chiamato ad avventurarsi nell’inesplorato, con la trama che si dispiegherà in maniera lenta ma costante, senza rubare la scena alle fasi di gameplay, vere protagoniste come in moltissimi titoli a firma Atlus.
Se comparato ad altri titoli della saga MegaTen, Redux si dimostra piacevolmente differente, con un forte accento sulla spiritualità e sulla filosofia ed un retrogusto horror che, a nostro parere, non guasta mai.
Ad insaporire la pietanza c’è anche la già menzionata storia inedita riservata ad Alex, personaggio nuovo di zecca che entrerà in gioco a circa metà del percorso principale, incalzando il giocatore senza tregua con una determinazione apparentemente bidimensionale, salvo poi rivelarsi una coprotagonista di indubbio spessore, le cui motivazioni vanno ben oltre la cieca furia.
Se rimaniamo sul vago è per non rovinare la sorpresa a quanti abbiano giocato il titolo originale, giacché sarebbe complicato scendere nei dettagli senza incappare in antipatici spoiler.
In ogni caso, le vicende aggiunte in questa edizione 3DS, pur non fondamentali per il godimento dell’opera, oltre ad aggiungere tre finali inediti (sebbene abbastanza simili a quelli originali) testimoniano l’impegno del team di sviluppo per offrire contenuti freschi anche a quanti avessero già spolpato la versione precedente.
Senza adagiarsi sugli allori
L’ossatura del gameplay non è variata poi molto rispetto al titolo originale, e, onestamente, vista la qualità dell’opera, la cosa non rappresenta un problema: anche in questa sua variante Redux, Shin Megami Tensei Strange Journey si configura quindi come un dungeon crawler in prima persona che coniuga con brillantezza alcuni tratti tipici della produzione ruolistica nipponica, come il combattimento turn-based e l’indole “collezionistica”, con elementi che hanno reso famoso l’approccio occidentale al genere, come la visuale in prima persona e una serie di dungeon diabolici, ricolmi di trappole, finte porte, entrate nascoste e così via.
Ciò che è mutato, piuttosto, è l’approccio del team di sviluppo al mercato: se otto anni or sono il titolo puntava orgogliosamente alla sua nicchia di appassionati, coprendo solamente due delle tre maggiori regioni di distribuzione (Giappone e Stati Uniti) e proponendosi come un titolo impegnativo, oscuro e assai poco digeribile dai neofiti, oggi Atlus prova a sdoganarlo, venendo incontro, per quanto possibile per un franchise come Shin Megami Tensei, alle esigenze moderne.
Tutti i cambiamenti apportati vanno nella direzione di semplificare e snellire l’esperienza di gioco: dall’introduzione di due nuovi livelli di difficoltà all’abbassamento del livello di sfida per quello di default, passando per la possibilità di salvare ovunque e di installare un numero maggiore di applicazioni nella tuta Demoniaca dei protagonisti.
Fortunatamente l’opera di “modernizzazione” non ha ecceduto, lasciando immutato il nocciolo del gameplay, rappresentato dall’ottimo sistema di combattimento a turni, che sfrutta intelligentemente l’allineamento del protagonista (e dei demoni che fanno parte della sua squadra) per infierire sui nemici colpiti nei loro punti deboli: le scelte intraprese lungo la storyline principale sposteranno il giocatore lungo una ideale barra morale, ai cui estremi sono posizionati legge e caos, con una intermedia posizione di neutralità.
Convincere un demone di un allineamento differente dal nostro ad unirsi al party si rivelerà presto un’impresa improba, aiutando anche la rigiocabilità del prodotto, soprattutto per i completisti.
Nel complesso, quindi, l’esperienza di gioco esce rinvigorita dai cambiamenti apportati, anche se siamo sicuri che i veterani storceranno il naso riguardo all’ammorbidimento del livello di sfida, uno dei marchi distintivi dell’originale.
Il nuovo dungeon inserito dai programmatori in esclusiva per questa versione 3DS, denominato Womb of the Grief, non ci ha colpito particolarmente né per il level design né per la quantità di nemici inediti che propone, ma rimane pur sempre un’aggiunta contenutistica assai rilevante, se è vero che al suo interno sarà possibile grindare (qualora le circostanze dovessero richiederlo) e raggranellare demoni non reperibili altrove, la cui fusione garantisce l’accesso ad alcuni dei mostri reclutabili più forti tra gli oltre trecento disponibili.
Come per altri remake proposti da Atlus su 3DS, insomma, risulta davvero difficile accusare  la compagnia di adagiarsi sugli allori e riproporre, pigramente, vecchi giochi per fare cassa: Redux va a posizionarsi tra i migliori giochi di ruolo della sterminata libreria 3DS, sebbene chi avesse già spolpato la sua copia d’importazione sette o otto anni fa potrebbe non trovare gli stessi stimoli dei neofiti, per i quali, invece, la raccomandazione è di non farselo scappare.
Niente paradossi
Non appare paradossale che, essendo uscito al tramonto del ciclo vitale della console ospite come il titolo originale, Shin Megami Tensei Strange Journey Redux non faccia del comparto tecnico una delle sue punte di diamante, per diverse ragioni: una di queste risiede nel fatto che la casa madre ha raramente dato sfoggio di maestria tecnica, preferendo sempre dare priorità allo stile e al character design, anche qui eccellenti.
Secondariamente, sebbene più potente di quello della precedente console portatile della grande N, l’hardware di 3DS, già deboluccio al lancio, è oggi ampiamente superato anche da smartphone di fascia bassa in quanto a potenza bruta; la terza ed ultima ragione è che, semplicemente, già il titolo base non eccelleva sotto l’aspetto puramente tecnico.
Nonostante quanto detto finora, Redux può vantare nuovi filmati d’intermezzo, realizzati con un accattivante stile anime, nuove animazioni per i nemici, demoni nuovi di pacca e anche il già citato dungeon inedito, tutte aggiunte che rendono il prodotto più vario e più piacevole da guardare, oltre che da giocare.
Certo, i picchi raggiunti dai migliori titoli della ricca libreria delle console della famiglia 3DS sono lontani anni luce, ma, soprattutto grazie ad una direzione artistica matura ed inquietante, che si appoggia, come da tradizione del franchise, alle mitologie più disparate (dall’induismo al cristianesimo, dai miti pagani al folklore mitteleuropeo) per ricreare, all’interno di una sola cartuccia, una Babele di forme, entità, colori e mostruosità assortite.
Da parte nostra abbiamo gradito la scelta di proporre il doppiaggio giapponese originale con sottotitoli in inglese, perché la scelta delle voci e le prove recitative si sono dimostrate sempre all’altezza, e, in second’ordine, perché la natura stessa del plot e dei protagonisti incarnano benissimo l’approccio nipponico a certa fantascienza di genere.
Piccola nota a margine per la longevità complessiva: al netto dei contenuti a cui è possibile accedere solamente nella modalità New Game Plus, nella quale si mantengono il livello, i macca (la moneta del gioco) e gli oggetti nell’inventario, Strange Journey Redux richiede una sessantina di ore per essere completato.
Non dite che non vi avevamo avvisati.

Nuova storyline e un nuovo dungeon per i veterani
Presentazione migliorata e livelli multipli di difficoltà
Offerta ludica mastodontica
Narrativa oscura e personaggi ben tratteggiati


Qualche dungeon risulta ancora più frustrante che divertente


8.0

Quando si prende un titolo di indubbio spessore, cui hanno avuto accesso meno persone di quante avrebbe meritato, e lo si ripropone ad un nuovo pubblico, con una veste grafica migliorata, contenuti inediti, la traccia originale giapponese e diversi perfezionamenti a livello di gameplay, non si può che ottenere un risultato encomiabile.
Questo è il caso di Shin Megami Tensei Strange Journey Redux, che, pur privo della carica innovativa che caratterizzò il debutto dell’originale otto anni or sono, va a rinfoltire la schiera di ottimi giochi di ruolo giapponesi su cui le console della famiglia 3DS possono contare, rimandando di un’altra sessantina di ore il pensionamento dell’immarcescibile console a due schermi della grande N.
La nostra raccomandazione include coloro i quali si rivolsero al mercato d’importazione all’epoca della prima uscita, perché la quantità di contenuti inediti e di diversi livelli di difficoltà potrebbe indurli a dare al titolo una seconda vita, soprattutto in un periodo arido di grandi uscite per 3DS come quest’ultimo.