Monster of the Deep: Final Fantasy XV Recensione

By |novembre 24th, 2017|Categories: RECENSIONE|Tags: |
Che Final Fantasy XV non fosse destinato a rimanere confinato ad una singola esperienza videoludica era chiaro fin dal principio: il corposo universo narrativo che ha accompagnato l’uscita del quindicesimo capitolo della longeva saga di Square-Enix ne è una testimonianza. Nel corso di un anno abbiamo visto arrivare un film, una serie anime, per non parlare delle espansioni dedicate al gioco principale. Square-Enix, però, ha deciso di tentare anche una via che, per la compagnia nipponica, è praticamente nuova: la realtà virtuale. Monster of the Deep: Final Fantasy XV (solo Monster of the Deep d’ora in poi) è il frutto di questo esperimento, un titolo che si propone di arricchire l’universo narrativo di Final Fantasy XV attraverso una pratica inusuale: la pesca. 

Pescare con il mare in tempesta

La premessa narrativa di Monster of the Deep è abbastanza semplice: nei panni di un anonimo pescatore, che potremo personalizzare e di cui potremo scegliere anche il sesso, ci troviamo a pescare durante una brutta giornata tempestosa. Sfortuna vuole che questa tempesta risvegli una delle creature più pericolose che infestano le acque di Eos: la creatura attacca il nostro eroe, che perde i sensi. Fortunatamente c’è la bella Cindy a soccorrerlo e a portarlo al sicuro: da questo momento in poi incontreremo numerose vecchie conoscenze provenienti dal gioco principale, a partire ovviamente da Noctis, Gladio, Prompto ed Ignis, con i quali parteciperemo a sessioni di pesca nei luoghi più disparati di Eos, cercando di sconfiggere le pericolose creature che ne popolano le acque. A differenza di Compagni di BattagliaMonster of the Deep non cerca di ampliare la cospicua lore del mondo di Final Fantasy XV: il suo obiettivo, piuttosto, è quello di costituire un episodio “filler”, dove si viene a creare una piacevole sensazione di familiarità tra il protagonista senza nome ed i personaggi “storici”, con dialoghi divertenti che faranno comparire un sorriso sulle labbra di chiunque abbia giocato il titolo.
Purtroppo, però, la situazione comincia a farsi dolente non appena ci caliamo il visore sulla testa. Dopo aver assaporato le lande innevate di Skyrim VR in tutto il loro splendore, la Eos ricreata da Monster of the Deep risulta davvero un pugno in un occhio. La definizione del gioco è incomprensibilmente bassa, non è difficile vedere oggetti compenetrarsi o rimanere sollevati da terra e un fastidioso effetto blur avvolge gran parte della visuale. Il risultato, credeteci, è davvero spiazzante: un grande passo indietro rispetto alle recenti produzioni per Playstation VR, che inficia gravemente l’immersione che, di norma, il visore garantirebbe. Una nota positiva è costituita dall’assenza di qualsiasi forma di motion-sickness: piuttosto scontato dato che nel gioco il personaggio rimane perlopiù immobile, ma comunque una buona notizia per i deboli di stomaco.

La dura (e noiosa) vita del pescatore

Monster of the Deep è, essenzialmente, un simulatore di pesca. Nella modalità principale dovremo attraversare diverse location alla ricerca di pericolose creature marine da abbattere. Il gioco, in questo caso, si divide essenzialmente in due fasi: nella prima dovremo catturare dei normali pesci in attesa di attirare i mostri marini. In questa fase, dovremo utilizzare il nostro Dualshock 4 o i nostri Playstation Move come una canna da pesca, lanciandola in acqua e riavvolgendola al momento giusto. Utilizzare i Playstation Move, chiaramente, comporta un maggiore livello di immersione, in quanto i movimenti da eseguire sono simili a quelli che farebbe un vero pescatore. Qui sorge il primo dei problemi: nel gioco non vi è alcuna profondità o complessità di sorta, il tutto si limita a ripetere la stessa manciata di azioni che, una volta imparate, annoiano in fretta. Sebbene una certa ripetitività sia connaturata a questo genere di titoli, è l’assenza di una qualsiasi profondità a rendere la noia spaventosamente vicina. Una volta che il mostro del luogo sarà uscito allo scoperto, avrà inizio una vera e propria boss fight in cui, muniti di una balestra, dovremo indebolire il mostro, dotato di una barra della vita, fino a che non sarà pronto per essere pescato. Anche in questo caso, però, niente di complesso: una volta imparato il semplice pattern del boss non avremo difficoltà ad azzerare la sua barra della vita. Se riuscissimo nella pesca, la creatura si alzerà in aria ed esploderà senza un apparente motivo: una scena che ricorda da vicino l’altrettanto incomprensibile finale de Lo Squalo 4.
Una volta terminata la missione, torneremo al nostro hub, dove potremo potenziare il nostro armamentario, cambiando esche o lenze, o ancora potremo tornare nei luoghi già visitati per pescare in tutta tranquillità, senza il timore di essere attaccati dai mostri marini. Purtroppo, però, il gioco diventa ripetitivo già dopo le prime missioni, e non c’è alcun incentivo che vi spinga a tornare sui vostri passi, a meno che non siate fan sfegatati della pesca. Anche i potenziamenti disponibili, infatti, non riescono a variegare l’esperienza di gioco che, seppur non estremamente longeva, rischia di annoiarvi molto prima degli agognati titoli di coda. Persino per i fan di Final Fantaxy XV c’è ben poco da vedere: nonostante gli intermezzi con i personaggi del gioco principale siano piacevoli, come abbiamo accennato in apertura, la loro presenza non vale l’esborso richiesto per Monster of the Deep, soprattutto considerando che essi costituiscono solo una piccola parte del gioco.

– Gli intermezzi con i personaggi di FF XV sono piacevoli
– Gli amanti della pesca potrebbero divertirsi…


– … ma tutti gli altri si annoieranno presto
– Comparto tecnico incomprensibilmente arretrato
– Mancanza di profondità


5.0

Monster of the Deep: Final Fantasy XV è un titolo che non riesce a lasciare il segno. Un comparto tecnico incomprensibilmente arretrato e un gameplay che non tarda ad annoiare sono gli elementi principali di questo simulatore di pesca che, purtroppo, ha ben poco di cui vantarsi se non la sua serie di provenienza. Trattandosi del primo esperimento di Square-Enix con la realtà virtuale, ci auguriamo che la lezione serva per proporre un prodotto migliore in futuro, sfruttando appieno le potenzialità di questa tecnologia che, in questo caso, sono state appena sfiorate.