Dragon Quest X

Anteprima
A cura di DottorKillex - 16 Dicembre 2011 - 0:00

Il videogiocatore è un animale abitudinario, affezionato ai suoi brand preferiti, a luoghi, personaggi e avventure che si ripetono nel tempo, e questo è particolarmente vero per la sottocategoria costituita dagli amanti dei giochi di ruolo.
Se a Skyrim domani sbarcassero navicelle aliene, siamo sicuri che in molte piazze del mondo amanti del fantasy insorgerebbero, tanto quanto se dal prossimo episodio la saga MegaTen si tramutasse in uno sparatutto con visuale isometrica.
Immaginate lo sgomento della fanbase quando, ormai più di un anno fa, Square Enix annunciò che avrebbe portato la popolarissima saga di Dragon Quest (che, lo ricordiamo, in Giappone è assai più amata e rispettata di quella di Final Fantasy) online, quasi a farne un MMORPG.

Il rischio e le potenzialità del cambiamento
Inizialmente, con la collaborazione delle migliaia di siti internet dedicati alla nobile arte videoludica sparsi per la rete, si diffuse la voce, che oggi sappiamo essere infondata, di un titolo esclusivamente votato al multiplayer e alle modalità online, che non avrebbe concesso la fruizione solitaria dell’universo disegnato da Akira Toriyama se non in compagnia di altri giocatori umani.
Le reazioni, inutile dirlo, furono di sdegno da parte della stragrande maggioranza degli amanti della saga, memori peraltro dello scarso successo (almeno relativamente alle aspettative) che l’undicesimo episodio dell’altra grande saga made in Square Enix, il già citato Final Fantasy, riscosse nell’Anno Domini 2002.
Certo, è arduo immaginare che un colosso come quello giapponese non impari dai propri errori, ma la deriva cui molti brand SE sono andati incontro negli ultimi anni non lasciava presagire nulla di buono.
In ultimo, l’annuncio di un progetto multipiattaforma (Wii e Wii U, con il 3DS per adesso spettatore) evocava, in un certo qual modo, quanto già fatto da Nintendo al lancio di Wii con The Legend of Zelda: Twilight Princess, che era visibilmente un titolo pensato e programmato per le capacità tecniche (e soprattutto per il sistema di controllo) di GameCube, e, come tale, pur riscuotendo larghi consensi tra la critica, ricevette un’accoglienza piuttosto tiepida, tanto da far indicare oggi il recente Skyward Sword come l’unico, vero Zelda su Wii.
Ma, con il passare dei mesi, in molti si sono almeno parzialmente ricreduti, perché, se è vero che potrebbe sembrare un suicidio commerciale modificare pesantemente una saga che ha sempre venduto benissimo, è d’altronde vero che spesso il cambiamento porta con sé insospettate potenzialità.

Tra antico e nuovo
E così, una dopo l’altra, sono giunte notizie rassicuranti per quanti sono restii ai mutamenti cui, giocoforza, anche l’industria videoludica sta andando incontro anno dopo anno: innanzitutto, pur incoraggiando calorosamente (ben più di quanto non facesse Dragon Quest IX) il gioco in cooperativa sfruttando una connessione di rete, l’avventura principale sarà perfettamente fruibile anche in single player, con la CPU che gestirà gli altri membri del nostro party, nuovamente reclutabili in tutte le taverne del mondo di gioco.
La caratterizzazione dei personaggi e del mondo nascerà ancora dalla matita del papà di Vegeta e Goku, e il bestiario trarrà a piene mani dalla più che ventennale tradizione della serie, affiancando qualche volto nuovo a personaggi che ormai sono entrati nella storia del videogioco (no Slime, no party, insomma) e rivedremo anche il flessibile job system implementato nel nono capitolo, ampliato, riveduto e corretto.
Accanto a questi capisaldi, una miriade di novità, perlopiù legate alla nuova natura del gioco, alle modalità di fruizione e al modo di rapportarsi con un mondo virtuale non più limitato al supporto, ottico o siliceo che fosse: sarà necessaria una connessione a Internet per entrare in Astortia, mondo suddiviso in cinque regioni, da ognuna delle quali proverrà una delle possibili razze per il nostro alter ego su schermo (non a caso il sottotitolo è Awakening of the Five Tribes), e cioè Orchi, Elfi, Nani, Wedi e Pukuripo, dotate di caratteristiche di base, abilità e valori peculiari.
La scelta non sarà quindi solo estetica, ma si rifletterà in maniera consistente sull’esperienza di gioco e sul prosieguo dell’avventura, che mai come in questa occasione si preannuncia longeva e ricca di contenuti, se è vero che Square Enix promette aggiornamenti settimanali con quest opzionali, un sistema di chat per interagire con gli altri giocatori e server stabili e capaci di portare nelle nostre case una fruizione scevra di lag e problemi di connessione (uno dei problemi più frequenti quando si parla di MMORPG).
Meno rassicurante il fatto che il progetto sia stato affidato a Yosuke Saito, nel cui curriculum figura il dimenticabile Nier, e che, vista la nebbia che ancora avvolge la nuova console Nintendo, al momento non sono state rilasciate informazioni ufficiali riguardo a come, di fatto, interagiranno gli utenti Wii e quelli della futura macchina: la data di uscita, comunque, è fissata per un generico TBA 2012 sulla macchina attuale, il che lascia ancora ampi margini di manovra alla casa produttrice.
Molte altre feature stuzzicano la fantasia, dalla possibilità di acquistare, arredare e personalizzare la propria dimora a quella di doversi rapportare ad un complesso sistema di “fama”, che garantirà notorietà a coloro che sapranno distinguersi sul campo di battaglia, passando per la ventilata (ma al momento non ancora confermata) presenza di più di quattro membri all’interno di un party, che darebbe vita a scontri davvero epici con boss giganteschi.
Dopo uno smarrimento iniziale, le comunità di appassionati sono in una fase di attesa critica, divisi tra la paura che uno dei brand più longevi e seguiti della recente storia videoludica si snaturi definitivamente e la curiosità di godere di una ventata di aria fresca, di cui, a nostro avviso, la saga aveva bisogno e che si è già intravista nell’ultimo lavoro su Nintendo DS.
Come sempre, il tempo sarà giudice supremo: le potenzialità non mancano, ma la posta in gioco è altissima, perché, dopo le alterne fortune della serie dei Chocobo, Dragon Quest rimane l’ultimo caposaldo della ricchissima tradizione ruolistica giapponese, nonché il marchio probabilmente più fruttuoso per la casa madre; tradire milioni di appassionati in tutti i continenti sarebbe deleterio tanto per Square Enix quanto per Nintendo, ma, con una base di fan virtualmente sconfinata, non è peregrino pensare che si potrebbe realizzare qualcosa di grandioso, sulla scia di quanto fatto da Blizzard in ambito PC con quel capolavoro chiamato World of Warcraft.


– Un notevole immaginario a cui attingere
– Ampliamento delle ottime idee proposte dal nono episodio
– Interessante progetto multipiattaforma
– Promesse di libertà assoluta






A diversi mesi dall’uscita della prima delle due (se non tre…) versioni previste, i se e i ma sono ancora decisamente troppi, e il confine tra disastro e svolta epocale troppo labile: di certo, risultati a parte, va lodato il coraggio di Square Enix, che tenta di portare la maestria e la tradizione nipponica in ambiti finora prettamente occidentali (con la controversa esclusione di FFXI) e, nel contempo, di dare nuova linfa ad una serie che, pur nella sua eccellenza, correva seriamente il rischio di ripiegarsi su sé stessa.
Al momento, ci sentiamo solo di dire che se la cura nella realizzazione e nell’ottimizzazione dell’esperienza offerta ai giocatori di tutto il mondo saranno al pari di questo coraggio, siamo sicuri che ci sarà da divertirsi, che sia con il Wiimote o con un innovativo controller tablet-style tra le mani.




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