Blitzkrieg 3

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 21 Giugno 2017 - 0:00

Le mode ritornano, anche nei videogiochi. Dopo anni sotto silenzio, la Seconda Guerra Mondiale cavalca ora la cresta dell’onda, non solo per il nuovo Call of Duty, ma soprattutto per i numerosi strategici ambientati tra il 1939 e il 1945, basti pensare al recente e ottimo Steel Division: Normandy ‘44, ad Hearts of Iron IV, al fatto che, dopo oltre dieci anni, è stata rilasciata una mod per il primo Company of Heroes e che quest’estate uscirà il quarto capitolo di Sudden Strike, senza citare la pletora di wargame dedicati agli appassionati più duri. Al ballo mascherato partecipa anche Blitzkrieg 3 – che abbiamo già avuto modo di testare negli scorsi mesi – ultimo capitolo di una serie finita quasi nel dimenticatoio se si pensa che non se ne hanno traccia dal 2005, una saga che comunque ha sempre riscosso un discreto successo nel passato, ma che si presenta all’alba del 2017 con una formula completamente rinnovata, che fonde in un unicum il lato singleplayer e quello multiplayer, innovazione che non tutti i fan di vecchia data hanno apprezzato nel corso della lunga fase di accesso anticipato. La gestazione di Blitzkrieg 3 non è stata infatti fra le più agevoli, l’annuncio risale al lontano 2013 e solo due anni dopo lo strategico in tempo reale è apparso sullo store digitale di Valve in Early Access: i tempi di sviluppo così lunghi sono spesso un cattivo presagio e Blitzkrieg 3 non è purtroppo la piacevole eccezione alla regola.
 
Un piccolo passo alla volta
Blitzkrieg 3 è un brusco risveglio dopo le decine e decine di ore passate sui campi di battaglia in Steel Division. Se confrontato con l’RTS sviluppato da Eugen System, l’opera di Nivel – storica software house dietro a tutti i capitoli di Blitzkrieg – presenta un approccio molto più “arcade” verso la strategia, approccio che emerge sin da subito nel tutorial, affrontabile a scelta con una delle tre fazioni messe a disposizione: l’Asse, gli Alleati e l’Unione Sovietica. In questa lunga missione iniziale – differente per ciascun esercito – vengono introdotti i movimenti di base e poco altro, lasciando al giocatore l’onere di apprendere le peculiarità delle singole truppe. Purtroppo in Blitzkrieg 3 non c’è molto spazio per manovre di accerchiamento o per rapide imboscate, ma quasi tutte le missioni seguono sempre le stesso canovaccio, con la fanteria utilizzata come carne da macello, ma indispensabile per individuare le truppe nemiche: una volta localizzate, non resta altro che coprirle con il pesante fuoco dei carri o da lontano, facendo piovere dal cielo i pesanti colpi degli Howitzer. Blitzkrieg 3 – almeno nelle classiche missioni della campagna – non brilla per la sua IA, e spesso e volentieri le unità nemiche restano immobili a farsi bersagliare dal fuoco di sbarramento, oppure aspettano tranquille dentro una casa, nonostante vi sia fuori dalla finestra un Panzer T con il cannone puntato verso di loro. Non che l’esercito nelle proprie mani brilli poi di acume e non sono rari i casi in cui, sia un plotone di fanteria o sia un mezzo su ruote, al posto di far fuoco su un nemico gli vada vicino senza colpo ferire, finendo così per essere sommerso di proiettili. Ogni unità è oltretutto estremamente preziosa, perché non vi sono basi da costruire e in cui reclutarne di nuove: le poche risorse vengono accumulate solo portando a termine i vari obiettivi, una via piuttosto strana e a dire il vero non azzeccatissima e i rinforzi che vengono aggiunti alla battaglia tramite un sistema di carte non superano mai le tre o quattro unità. Perdere dunque uno Sherman per un passo falso dell’intelligenza artificiale può seriamente compromettere l’intera missione, nonché far tirare parecchie imprecazioni contro lo schermo. Al di là delle case semi-diroccate e degli avamposti da occupare, non esiste inoltre un vero e proprio sistema di copertura come quello visto nei Company of Heroes o Dawn of War II, mentre la boscaglia o l’erba alta può essere sfruttata per tenere al nascosto i propri scout o cecchini, anche se non è mai chiara al 100% l’efficacia di queste coperture.
 
Quello che ci piace
Il risultato dei difetti appena citati è la trasformazione delle partite in un lento e logorante nascondino, con le truppe che avanzano centimetro dopo centimetro lungo la mappa per scovare la prossima concentrazione di nemici, magari da abbattere sfruttando le varie tipologie di supporto, come il bombardamento aereo o l’intervento dei paracadutisti. La somiglianza con quanto proposto da Relic Entertainment nei Company of Heroes è però piuttosto labile, perché le varianti di supporto sono molto limitate in Blitzkrieg 3 e pressoché identiche per tutte le fazioni, anche avanzando durante la campagna in singolo. Il parallelo con Company of Heroes risulta impietoso anche se si guarda alla dinamicità del match: in Blitzkrieg 3 non vi sono infatti mitragliatrici pesanti da recuperare, i singoli plotoni di soldati non possono essere accorpati, non esiste un sistema di progressione interno alla singola missione e le uniche chiavi strategiche sono delle postazioni fisse di mortai o di cannoni anticarro sparse nei punti nevralgici delle mappe. Per fortuna, fra i molti passi falsi, qualche spunto positivo è comunque presente, come la buona varietà di truppe a disposizione per ogni esercito, soprattutto per quel che riguarda i carri armati, ricreati in modo storicamente accurato, ognuno con la propria corazza, dal differente spessore per i lati e per la parte posteriore e anteriore. Anche la conformazione morfologica del terreno garantisce un minimo di strategicità ai duelli, grazie alle dune del deserto libico o alle fitte foreste polacche, mentre le differenti condizioni climatiche hanno degli effetti diretti sulla velocità di spostamento delle truppe. 
 
Spacchettiamo!
I veri limiti di Blitzkrieg 3 non emergono solo durante le battaglie – che rimangono in ogni caso piacevoli seppur “leggere” – ma è l’impalcatura globale del gioco a scricchiolare rumorosamente e ad apparire confusa. Al posto della classica distinzione netta tra campagna, schermaglia e multiplayer, Nival ha preferito condensare tutte le modalità di gioco in un unico mappamondo, dove sono presenti allo stesso tempo le icone per le varie tipologie di battaglie. Bisogna prenderci un po’ confidenza, ma dopo qualche passaggio a vuoto tutto inizia ad andare al suo posto, ma è proprio quando la nebbia si dirada che vengono a galla le vere magagne, soprattutto nel singleplayer. Blitzkrieg 3 è composto da tre differenti campagne, una per fazione, scandite da una serie di missioni storiche e da una manciata di battaglie secondarie: le prime sono sicuramente più ispirate, permettono al giocatore di rivivere alcune fasi calde del conflitto – come la battaglia di Stalingrado, l’assedio di Tobruk o l’assalto delle Ardenne – e sono introdotte da un breve filmato, spartano ma utile a contestualizzare l’azione. Oltre che per la loro lunghezza, questi duelli sono spesso impreziositi da un sapiente level design, con mappe curate ed estese, ricche di risvolti tattici. L’unica vera pecca è una difficoltà creata in modo artificioso, inserita solo grazie a una costante inferiorità numerica nei confronti dell’esercito avversario. La situazione è purtroppo completamente ribaltata in quella pletora di missioni secondarie, fatte di obiettivi banali – come distruggere un deposito di carburante o assaltare i rifornimenti nemici – di ambienti piccoli e lineari e di poche truppe da gestire. La loro natura di missioni secondarie le dovrebbe rendere tranquillamente evitabili, ma non è così, perché solo portando a termine questi tediosi obiettivi si entra in possesso delle unità più avanzate e rare e, come se non bastasse, le ricompense cambiano completando più volte la stessa missione, in una perversa spirale di grinding difficilmente concepibile per uno strategico. Inoltre, ciascuna vittoria garantisce un certo quantitativo di punti esperienza, da spendere in uno striminzito albero delle tecnologie, ovviamente con ben poche differenze fra URSS, Asse e Alleati. Forse vi starete chiedendo che senso abbia inserire delle meccaniche prese in prestito dal mondo dei free-to-play e la risposta è la modalità assalto, dove sfoggiare tutto ciò che si è recuperato e sbloccato nelle varie missioni. Quello che dovrebbe essere il fiore all’occhiello di Blitzkrieg 3, in realtà si rivela come un’aggiunta di poco conto, perché sistemare le difese della propria base o, al contrario, assaltare le linee nemiche gestite dall’IA risulta divertente solo nelle prime partite, ma perde velocemente d’interesse, a causa di situazioni che ciclicamente si ripresentano, al di là delle differenti strutture difensive. 
Buona visione 
Non mancano comunque le classiche partite personalizzate online, ma anche in questa sezione la conta dei difetti supera quella dei pregi: le mappe sono infatti solo cinque – anche se ben differenziate nella loro struttura – ed esiste una sola modalità di vittoria, collegata al controllo di alcuni punti chiave segnati sulla mappa, ancora una volta in un’imitazione mal riuscita di Company of Heroes, visto che esiste una sola risorsa e le zone strategiche sono già definite di default dalla presenza di alcune postazioni fisse di difesa. Suona un po’ strano a dirsi, ma la vera sorpresa di Blitzkrieg 3 è la schermaglia, nella quale affrontare Boris, una rete neurale in grado di apprendere le mosse del giocatore partita dopo partita e di elaborare contromosse efficaci, senza per questo sfruttare delle informazioni nascoste o barare arruolando un numero di truppe superiori al limite teorico. Boris non segue così degli script predefiniti, eseguendo delle mosse impostate a tavolino prima del match, ma adegua le sue strategie a seconda dello svolgimento della partita, garantendo in tal modo una maggiore dinamicità allo scontro. Blitzkrieg 3 non è un titolo perfetto, ma almeno dal punto di vista grafico si difende egregiamente, grazie alle mappe ricche di particolari e che ben si differenziano da regione a regione, impreziosite da una serie di effetti ben implementati, come il calore che sale mentre si avanza attraverso le torride distesa di sabbia del nord Africa, oppure gli scrosci di pioggia che battono incessanti sulle steppe dell’Unione Sovietica. La qualità è invece più altalenante per quel che riguarda le unità, con i carri disegnati in modo maniacale fin nell’ultimo bullone, che sia un leggero T50 sovietico o che sia un letale Char B1 Bis in dotazione all’esercito a stelle e strisce, mentre i plotoni di fanteria risultano anonimi e praticamente indistinguibili se non grazie alle icone differenti per ciascuna tipologia di truppa. Infine, grazie all’ultima patch, Blitzkrieg 3 è stato completamente tradotto in italiano, oltretutto in modo più che decente, anche se risultano un po’ strani gli obiettivi che danno del lei al giocatore.
Hardware
Requisiti minimi:
– Sistema operativo: WindowsXP (Service Pack 3) 7/8/8.1/10
– Processore: Intel® Core™ 2 Duo 2,66 Ghz or AMD Phenom™ X3 2,4 Ghz
– Memoria: 2 GB di RAM
– Scheda video: Nvidia GeForce GT 240 / Radeon HD 6570
– DirectX: Versione 10
– Rete: Connessione Internet a banda larga
– Memoria: 10 GB di spazio disponibile
Requisiti consigliati:
– Sistema operativo: Windows 7/8/8.1/10
– Processore: Intel Core i7
– Memoria: 8 GB di RAM
– Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 780
– DirectX: Versione 10
– Rete: Connessione Internet a banda larga
– Memoria: 10 GB di spazio disponibile

– Le missioni storiche
– Boris
– Molte unità differenti
– Buon impatto visivo


– Tutto troppo confuso
– Strategia col contagocce
– Battaglie secondarie piatte
– Bisogna “farmare” ogni singola unità


5.5

Difficilmente Blitzkrieg 3 riuscirà a fare breccia nel cuore degli appassionati di RTS, forse solo in quelli degli amanti della storia e della Seconda Guerra Mondiale, perché in fin dei conti le battaglie storiche sono una delle poche frecce all’arco del titolo ideato da Nival, curate nel loro svolgimento interno e impreziosite da un buon level design, ricostruito tramite mappe ampie e curate. Purtroppo, il gameplay tutto sommato sufficiente – anche se la strategia alle volte lascia il passo ad una microgestione eccessiva – viene messo in secondo piano da una struttura complessiva del gioco difficile da giustificare, più vicina ad un free-to-play che non ad un prodotto venduto a prezzo pieno, azzoppata da missioni secondarie ripetitive ma comunque necessarie per recuperare le truppe con cui assaltare le basi nemiche o difendere la propria.




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