Bayonetta, recensione della versione Switch - SpazioGames

Bayonetta, recensione della versione Switch

By |febbraio 14th, 2018|Categorie: RECENSIONE|Tags: |
In maniera analoga a quanto accaduto coi due Resident Evil: Revelations, Nintendo rimpolpa la line-up di Switch con due giochi imprescindibili per gli amanti dei titoli d’azione: Bayonetta e Bayonetta 2 sono a furor di popolo (e di critica) il meglio del meglio per quanto riguarda quella branca dei giochi d’azione rientrati ormai sotto la definizione di “Stylish Action”, con punte di eccellenza che hanno permesso loro di superare capisaldi del genere come Devil May Cry o i Ninja Gaiden diretti da Itagaki.
Il debutto della strega
Il primo Bayonetta fu un’autentica sorpresa in grado di esaltare tanto i giocatori di vecchia data, quanto le nuove generazioni. Se probabilmente non ha raccolto sin da subito quanto avrebbe dovuto a livello economico, col passare del tempo si è guadagnato senz’altro un posto nell’Olimpo del settore, riuscendo tutt’oggi a ergersi come metro di paragone per qualunque sviluppatore volesse avvicinarsi al genere. 
A otto anni di distanza dal suo debutto, la strega che si esibisce nelle sue danze di morte e piroetta al chiaro di luna ritorna dunque nella sua nuova casa, quella targata Nintendo, che ospiterà tra l’altro il già attesissimo terzo capitolo. Al di là del porting, l’operazione ha quindi un suo senso, ed è utile a introdurre al nuovo pubblico questo iconico personaggio, dando inoltre la possibilità a chi non sia stato possessore di Wii U di godersi quello che è probabilmente il miglior gioco del genere da molti anni a questa parte.
La storia di Bayonetta è piuttosto semplice e tutto sommato la narrativa non gioca un ruolo così fondamentale all’interno delle dinamiche dell’avventura; al contrario è proprio il sontuoso gameplay a farla da padrone, dimostrando come Kamiya e il suo team siano un punto fermo quando si parla azione senza compromessi. Molto meglio è invece la messa in scena degli eventi presentati, con scene d’intermezzo che ben introducono i capitoli che andrete ad affrontare. 
Liberata da una bara che giaceva sul fondo di un lago, Bayonetta è l’ultima rimasta dell’antico clan delle Streghe di Umbra, la quale si ritrova suo malgrado catapultata lì dove ancora imperversa il millenario scontro tra il suo clan e quello rivale, in una sorta di rivisitazione tra bene e male, luce e oscurità. 
Fly me to the Moon
Con un sistema di combattimento completo, profondo e in grado di non mettere in difficoltà i neofiti, quello di Bayonetta non rappresenta solo la diretta evoluzione di Devil May Cry, ma è soprattutto la direzione che Kamiya aveva intenzione d’intraprendere con la serie Capcom a cui non poteva più lavorare. Il risultato fu un mix pressoché perfetto di combo, spettacolarità, esagerazioni, grande varietà e ottime intuizioni, restistuendo all’utente un impareggiabile senso di soddisfazione mentre l’estetica delle movenze disegnava attacchi impossibili che si tramutavano in realtà. 
La profondità di quel sistema di combattimento così ben stratificato la si notava soprattutto ai livelli più alti, dove per ottenere il massimo diventava necessario usare delle tecniche avanzate, oltre ad aumentare la soglia dell’attenzione per non subire attacchi nemici e far calare di conseguenza la valutazione finale.
Di questo primo Bayonetta, in realtà, non ci sarebbe poi molto da aggiungere da un punto di vista squisitamente tecnico; né tanto meno si registrano novità degne di nota per quanto riguarda i contenuti, identici a quelli presenti nella precedente console Nintendo.
Si consideri ovviamente la possibilità di poter utilizzare i comandi touch, sicuramente migliorati su Switch, ma vista la tipologia del gioco, che ad alti livelli diventa piuttosto tecnico, si configura come un’opzione adatta a un pubblico che vuole giocare con più leggerezza o a coloro che vogliono sperimentare una seconda run cambiando totalmente il proprio approccio alla partita. 
Anche tecnicamente siamo sui livelli delle versione Wii U, per un porting 1 a 1 che ha dalla sua una maggiore fluidità quando si gioca in modalità portatile e docked, assieme a un frame rate a 60 FPS piuttosto solido.

– Capitolo imprescindibile per gli amanti del genere
– Invecchiato molto bene, nonostante gli anni
– Rigiocarlo in modalità portatile su Switch risulta essere un gran piacere


– Migliorie non così rilevanti e storia dimenticabile
– La palette cromatica un po’ troppo bigia perde risalto rispetto a quella sfavillante del secondo capitolo


8.5

Il porting del primo Bayonetta è l’ennesima opportunità di giocare il capostipite di una serie che sembra alzare l’asticella a ogni nuovo capitolo, col secondo che potrebbe solo essere superato dal suo seguito terzo attualmente in sviluppo e con un team che ha bene in mente quali siano i canoni attorno ai quali ruota il genere. Bayonetta è eccezionale. Se non lo avete ancora fatto, recuperate al più presto una vostra inaccettabile lacuna.

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