Accel World vs Sword Art Online

E’ difficile che al giorno d’oggi qualche videogiocatore o semplice appassionato di manga ed anime non sappia cosa sia Sword Art Online: piaccia o non piaccia, la light novel scritta da Reki Kawahara che immerge i propri protagonisti in un mondo virtuale da cui è impossibile sfuggire è riuscita a conquistarsi una fetta importante di pubblico. Dopo meno di un anno dall’uscita dell’ultimo capitolo dedicato a questa saga (Hollow Realization) è arrivato sul territorio americano ed europeo (essendo già disponibile in Giappone da alcuni mesi) Accel World VS Sword Art Online, nuovo titolo che rappresenta un vero e proprio crossover con l’altra opera dell’autore giapponese.
Incontri inaspettati
Non è la prima volta che le due serie si incrociano sul terreno videoludico: Black Lotus infatti, protagonista di Accel World, era presente come personaggio extra sbloccabile in Lost Song, l’altro titolo della saga realizzato da Studio Artdink, team che si è occupato anche della realizzazione di questo crossover. Le somiglianze sono evidenti fin da subito; anche se la presenza dei protagonisti provenienti da Accel World contribuisce a rinforzare ulteriormente un roster vastissimo di personaggi utilizzabili, è evidente come questa sia una versione “enhanced”, migliorata, del precedente titolo da loro realizzato, e potremmo anche considerarlo come un vero e proprio sequel. Gli appassionati devono quindi essere consapevoli dell’evidente distacco a livello di gameplay rispetto a quanto visto in Hollow Fragment ed Hollow Realization: mentre questi fanno dell’esplorazione e del gameplay somigliante ad un MMO il loro punto di forza, i titoli di Studio Artdink si concentrano prevalentemente sullo sviluppo della trama attraverso quest più lineari e sfruttando le caratteristiche di volo dei personaggi per arrivare il più velocemente possibile ai propri obiettivi, oltre che per combattere. I personaggi di Accel World  per spostarsi con maggior rapidità dovranno sfruttare adeguatamente il super salto ed il burst dash; purtroppo durante i combattimenti in volo queste differenti meccaniche renderanno spesso problematico il loro utilizzo e richiederà tanta pratica per sfruttarli al meglio.
La VR non è solo un gioco
Se avete già giocato al precedente titolo di Artdink riuscirete ad abituarvi subito al gameplay, grazie anche a qualche piccolo accorgimento e miglioramento: l’utilizzo delle skill è molto più semplice ed intuitivo. Non richiedendo più la necessità di sfoderare e rinfoderare le armi per utilizzarle ma, avendo due comodi menu per le scorciatoie, necessitano semplicemente un cooldown di qualche secondo dopo averle utilizzate, timer assente dalle abilità magiche che invece continueranno ad utilizzare la barra MP come sempre. Un’altra feature gradita è la possibilità di poter scegliere di controllare un personaggio diverso del team liberamente, permettendoci di concatenare diverse combo in successione. Diventa importantissimo anche tenendo conto del fatto che l’intelligenza artificiale dei nostri compagni è pessima: quando noi vedremo chiaramente che un boss sta caricando un attacco che sappiamo essere devastante, i nostri amici spesso e volentieri ignoreranno il pericolo piazzandosi davanti ad esso, e se non faremo attenzione anche a loro (gestendo bene i comandi ed il controllo singolo di ogni personaggio) ci ritroveremo a combattere la maggior parte delle volte le battaglie da soli.
Volaaare, oh oh!
Sembra che gli sviluppatori abbiano inoltre tenuto conto delle critiche riguardo il sistema di volo, considerato più che altro un metodo per spostarsi solo più velocemente invece che essere una feature divertente; di conseguenza hanno cercato di renderla parte integrante del gioco, aggiungendo quel pizzico di esplorazione in più per il proseguimento delle quest. Il problema è che è stato realizzato nel modo sbagliato: fatta eccezione per i casi in cui il punto di riferimento è ben indicato sulla mappa, molti obiettivi della storia non ci saranno affatto segnalati, con gli indizi che servono solamente nei dialoghi della storia (per esempio, verrà evidenziato in arancione la direzione sud-ovest), ma se in quel momento ci saremo distratti o magari vogliamo semplicemente fare una pausa, quell’indizio non sarà presente da nessun’altra parte, nemmeno nel menu che spiegherà invece in maniera molto generica l’obiettivo da conseguire. O, in altri casi, alcuni punti di interesse nemmeno verranno segnalati né all’interno della mappa né sulla storia, costringendoci ad esplorare ripetutamente un’ambientazione povera e priva di particolari  che possano in qualche modo aiutare. Non facilita neanche un comparto tecnico datato con ben poche differenze rispetto a Lost Song, anche se notiamo una cura leggermente migliore sui personaggi giocabili: anche Lost Song soffriva di alcune di queste problematiche, ma riteniamo chesiano ancora più evidenti in quest’ultimo titolo. La longevità si assesta sulle 30-40 ore di gioco, tenendo conto anche della presenza del new game + e di diverse sidequest completabili; purtroppo la storia non ci è risultata particolarmente convincente, anche se i dialoghi si fanno seguire con piacere. Una piccola nota finale va dedicata alla presenza del reparto multiplayer online, sia cooperativo che competitivo: sconsigliamo vivamente il secondo, in quanto è evidente come questo gioco abbia molta considerazione del livello dei personaggi, mentre la modalità cooperativa (fino a 4 giocatori in un team contro boss ostici, contro i 3 della modalità single player) può risultare un piacevole accompagnamento.

Molti personaggi utilizzabili
Buona longevità
Gameplay migliorato
Buono il multiplayer cooperativo…


Tecnicamente datato
Esplorazione a volte frustrante
Storia deludente
…ma non quello competitivo


6.5

Accel World vs Sword Art Online può essere considerato un vero e proprio sequel di Lost Song: i miglioramenti rispetto allo scorso capitolo sono evidenti, e la presenza dei personaggi di entrambe le saghe fornisce un roster molto vario e ricco. Continua però a trattarsi, come per i giochi precedenti, di un titolo per soli appassionati della saga (o delle saghe, in questo caso), pronti a chiudere un occhio sui difetti del titolo, che con un po’ più di cura ed attenzione forse avrebbe potuto essere anche qualcosa di più.