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Rise of the Tomb Raider

Rise of the Tomb Raider

Abbiamo provato la Prophet Tomb!

Provato e Gameplay Inedito

XONE

Action-Adventure

13 novembre 2015 - 29 gennaio 2016 (PC) - 11 ottobre 2016 (PS4)

A cura di del

Torniamo a parlare di Rise of the Tomb Raider grazie a un’occasione abbastanza particolare e imprevista. Alla Poznan Gaming Arena, durante la nostra visita in occasione del Continental Rumble di Wargaming, presenziavano anche i produttori più noti a fare da contorno all’avvenimento, e tra questi non poteva ovviamente mancare Microsoft con la sua lineup.
Incuriositi ci siamo avvicinati all’area privata esclusiva per la stampa, e con il nostro perfetto accento polacco siamo riusciti a far sorridere la hostess che ci ha gentilmente spalancato le porte.
Scherzi a parte, trovare Tomb Raider giocabile è stata una magnifica sorpresa, se non altro perché finalmente siamo riusciti a provare per più di venti minuti continuati il titolo Crystal Dynamics, in una delle sue feature migliori: l’esplorazione delle tombe.

Tombe vivissime
Non sappiamo precisamente in quale parte della storia sia temporalmente collocata la “Prophet Tomb” che abbiamo avuto modo di giocare, ma sicuramente si piazza quantomeno dopo l’introduzione, dato che la trama sembra già avviata in maniera consistente.
La bella Lara si trova alla ricerca di un potente artefatto e al giocatore spetta il compito di arrampicarsi, saltare e picconare la roccia alla ricerca della preziosa reliquia. Da subito ci si accorge che quella che abbiamo tra le mani è una Lara cresciuta rispetto al precedente capitolo, che ha dimenticato in fretta i traumi del naufragio sulla prima isola e che è intenzionata a raggiungere i suoi obiettivi a qualsiasi costo.
La costruzione del livello è davvero interessante, con numerosissimi puzzle ambientali da risolvere grazie alle agili doti dell’archeologa e trappole sparpagliate in ogni dove da evitare. In questa specifica location è stata l’acqua a farla da padrona, ed era necessario sfondare precisi punti fragili delle pareti per far defluire il liquido nelle sale, permettendoci così di raggiungere punti sopraelevati.
Certo, usando la logica queste sale dovrebbero essere impermeabili e completamente sigilate, ma a quanto pare la veridicità storica non è un elemento da tenere in considerazione in questo nuovo Tomb Raider. Ecco allora che un’asse di legno fatta crollare dal soffitto, nonostante abbia forse qualche secolo, può funzionare benissimo da zattera per raggiungere sporgenze altrimenti inarrivabili e il solo peso della nostra eroina è perfetto per essere utilizzato come zavorra per aprire tutta una serie di chiuse.
I salti, come nel predecessore, si avvicinano pericolosamente alle azioni platform di Uncharted, con traiettorie guidate praticamente impossibili da sbagliare.
Per metterci un po’ di pepe gli sviluppatori hanno quindi ben pensato di aggiungere qte improvvisi e far scivolare Lara mentre si appende alle sporgenze, mettendo sul piatto una difficoltà di arrampicata che altrimenti sarebbe completamente inesistente. Ci si può concentrare tranquillamente quindi sul modo di uscire dalle stanze delle tombe, sfruttando percorsi non sempre semplicissimi o immediati da trovare: un buon compromesso per rendere questo Tomb Raider tanto accessibile quanto divertente da giocare. I vecchi fan storceranno il naso, ma Crystal Dynamics vuole ormai continuare sulla strada tracciata lo scorso anno, e gli obiettivi sono chiari.
Anche le trappole sono molto semplici da evitare, e quelle da noi trovate richiedevano o di saltare al momento giusto evitando voragini che si aprivano al’improvviso o di sparare a dei contrappesi per bloccare punte e lance dirette a tutta velocità verso il cranio del’archeologa.

Verso la fine della tomba poi una rapidissima sparatoria, preceduta da una cut scene altamente spettacolare, che non ha messo in risalto però nessuna novità significativa. La pistola è stata più che sufficiente a far fuori un manipolo di scagnozzi ben armati e il sistema di copertura ha svolto come sempre bene il suo lavoro. Tutto nella norma e nulla di esaltante o innovativo da riportarvi.
Buone le animazioni e il sonoro, con i classici gemiti di Lara ad ogni salto o colpo ricevuto, e una nuova animazione che mostra la protagonista sistemarsi i capelli ogni qualvolta esce dall’acqua, forse questa un po’ fuoriluogo.
Sempre durissimi, ancora una volta, gli impatti con il suolo o le morti, estremamente crude e violente. Abbiamo infine trovato il comparto tecnico piuttosto pulito, pur non senza qualche sbavatura. L’acqua è ben realizzata e credibile, ma sono soprattutto le inquadrature e le ambientazioni a lasciare davvero a bocca aperta.
  • [+] Le tombe rimangono spassose
    [+] Tecnicamente lodevole

Questa fugace e improvvisa prova con Rise of the Tomb Raider ci ha colpiti piacevolmente. Il seguito sembra migliorare il predecessore sotto molteplici aspetti senza rivoluzionarne però la struttura. Abbiamo tra le altre cose giocato sicuramente una delle migliori parti della nuova avventura di Lara, mentre restano ancora tanti punti di domanda su trama e struttura della campagna principale. A breve comunque Microsoft dovrebbe mostrare qualcosa di nuovo, attendiamo con ansia.

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