Recensione di Shadow Warrior

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     Xbox One
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Flying Wild Hog
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     26 settembre 2013 PC - 24 ottobre 2014 (PS4-Xbox One)
- Divertente, spassoso ed esagerato
- Sangue a fiumi
- E’ come giocare a un FPS di fine anni ‘90
- Spazio per potenziamenti e abilità
- Grafica così così
- Può diventare presto ripetitivo
- Multiplayer ancora assente
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A cura di (Specialized) del
Non sappiamo esattamente quanto abbia venduto Shadow Warrior su PC, ma il remake dell’omonimo sparatutto del 1997 ad opera di Flying Wild Hog è andato certamente meglio rispetto ad altri retro-shooter odierni come Rise of the Triad e a Painkiller: Hell & Damnation. In che altro modo si può spiegare se no l’approdo di questo remake su PlayStation 4 e Xbox One? Evidentemente la formula dello sviluppatore polacco a base di katana, sangue a fiumi, arti mozzati e battute idiote ha colpito nel segno e divertito parecchio i giocatori più nostalgici, anche se bisogna dire che il Shadow Warrior originale non era questo granché se paragonato alla sacra triade Quake-Doom-Duke Nukem 3D. Quello spirito così leggero, sbruffone e sopra le righe è però tornato anche in questo rifacimento, che abbiamo provato su Xbox One con la sua risoluzione “troncata” a 900p (1080p invece per PlayStation 4) ma con i 60 fps piuttosto stabili.


Da PC a Xbox One in 12 mesi
Chi però si aspettava qualche novità rispetto alla versione per PC dello scorso anno si troverà di fronte un gioco praticamente identico nei contenuti, meno appariscente da vedere e senza la tanto sperata modalità multiplayer. Oltre alla Campagna in singolo con i suoi 15 livelli troviamo però una sorta di modalità Orda, che era già arrivata su PC pochi mesi dopo l’uscita e che viene riproposta anche qui tale e quale. Ondate sempre più massicce e impegnative di mostri, tre ambientazioni tra cui scegliere e un ritmo che si fa ancora più forsennato rispetto ai livelli della Campagna principale. Peccato solo che anche questa modalità si possa giocare solo in singolo senza alcuna concessione al co-op, che anche offline avrebbe potuto regalare più di una soddisfazione. Sul versante grafico Shadow Warrior non è certamente una bellezza da incorniciare tra aliasing evidente, nemici (uomini e creature infernali) disegnati senza grande fantasia e texture così così. Non male invece la varietà dei livelli, la palette cromatica, l’ottima fluidità (i cali di frame-rate sono piuttosto rari) e gli effetti più spettacolari come esplosioni, squartamenti e tagliuzzamenti vari. A divertire è anche la colonna sonora, che assieme al discreto doppiaggio inglese aggiunge un ulteriore tassello ai pregi tecnici del gioco.


Gli FPS di una volta
Gioco che, è bene dirlo, non inventa nulla di nuovo e si rifà alla stagione dei primi FPS con livelli concepiti come grandi arene, orde di nemici che appaiono all’improvviso, medikit da raccogliere, barilotti incendiari da far esplodere e tanta velocità. Shadow Warrior è uno sparatutto davvero “supersonico” (ecco perché l’importanza dei 60 fps) già a velocità di movimento normale. Se poi si aziona lo scatto, tutto diventa ancora più frenetico e divertente e, mancando un sistema di copertura, lo scatto è anche l’unico modo per allontanarsi dai nemici e tentare una fuga temporanea. Il protagonista del gioco (Lo Wang) inizia con una semplice katana e shuriken a volontà, per poi trovare una pistola e così via fino a raccogliere fucili, mitragliatori, arco, balestra e così via, senza però rinunciare a diverse abilità “demoniache” offensive e difensive che rappresentano di fatto l’unico tentativo di aggiornare il gioco ai canoni degli sparatutto odierni. Raccogliendo infatti il denaro nascosto nei livelli, Lo Wang può potenziare le armi, mentre l’upgrade delle abilità è affidato ai punti Karma, che si possono aumentare cercando di eseguire attacchi con grande attenzione ai danni, alla precisione e alla velocità. La stessa katana ha un suo albero apposito di potenziamento e, prendendo un po’ la mano con le combo (per nulla semplici inizialmente), è possibile trasformare questa arma in qualcosa di veramente devastante.


L’arte di affettare i nemici
Anche se alla fine Shadow Warrior è il solito massacro continuo di nemici, in realtà c’è altro da fare. Oltre a raccogliere soldi e guadagnare Karma, si possono esplorare le location alla ricerca di altri bonus (ci sono anche i biscotti della fortuna), trovare postazioni sopraelevate (poche a dire il vero) e approfittare delle dimensioni dei livelli. Non che siano enormi, ma chi ama girare, esplorare e scoprire ogni anfratto avrà più di una soddisfazione, anche se non mancano i passaggi molto più lineari dove non bisogna far altro che seguire il solito sentiero. Questo, assieme alla ripetitività del gameplay, rimane il limite più evidente del gioco, che privato del co-op e di una trama appassionante deve rimanere attaccato unicamente all’azione furiosa, alla quantità di nemici e all’atmosfera che mischia felicemente horror, splatter, trovate grossolane ed esagerazione tarantiniana (Kill Bill è dietro l’angolo). Se questo vi può bastare, Shadow Warrior saprà regalarvi ore di sano divertimento anche in chiave hardcore (al livello massimo la sfida è al limite dell’impossibile). Se invece cercate qualcosa di più e il modello alla Serious Sam non vi è mai andato giù, pensateci bene prima di procedere all’acquisto ed eventualmente puntate alla versione per PC su Steam, che oltre a costare meno è anche più bella da vedere e non si limita ai 900p. A voi la scelta. 
Recensione Videogioco SHADOW WARRIOR scritta da SPECIALIZED Shadow Warrior su Xbox One non è né un prodigio di grafica, né uno sparatutto profondo e pieno di cose da fare. È invece un FPS vecchio stile divertente e caciarone, pieno di esplosioni e sangue ma con anche un sistema di potenziamenti meno banale e limitato di quanto si potesse credere. Se solo avessimo trovato un comparto multiplayer, livelli meno banali e un bestiario più vario e ispirato, un bel 8 non glie lo toglieva nessuno. Così rimane sempre un titolo valido e con un suo perché, ma non stupitevi se dopo qualche ora sentirete il bisogno di qualcosa in più.
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