Recensione di Max The Curse of Brotherood

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     Xbox One
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Press Play
  • Lingua:

     Italiano
  • Data uscita:

     19 dicembre 2013 (Xbox One) -21 maggio 2014 (Xbox 360 - PC)
- Buoni enigmi ambientali
- Ottima atmosfera
- Buona longevità...
- Fasi platform non riuscitissime
- Saltuari cali di framerate
- ...ma si poteva fare qualcosina di più
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A cura di (FireZdragon) del
Natale si avvicina e mentre siamo qui ad affettare zombi e schiacciarli sotto il nostro Roller Hawg per ottenere l'achievement festivo dei diecimila litri di sangue da versare prima che Babbo Natale si cali dal caminetto, su Xbox live compare un titolo arcade passato in sordina negli scorsi mesi, un gioco capace di attirare tutta la nostra attenzione, affamati come siamo di titoli Next Gen.
Stiamo parlando di Max The Curse of Brotherhood un puzzle/platform game dallo stile cartoon particolarmente ispirato e capace di farci riabbracciare il clima natalizio. Questo quantomeno ad un primo contatto, perché il gioco si è rivelato successivamente essere molto più ostico di quanto lasciasse intendere inizialmente.



Per l'amore fraterno
Max è un giovane ragazzino costretto a condividere camera e giocattoli con quel toro scatenato di Felix, suo fratello minore. All'ennesimo giocattolo preso in testa, il nostro protagonista va su tutte le furie e si mette a cercare su internet un potente maleficio per spedire il fratellino in un'altra dimensione.
L'incantesimo, incredibilmente, funziona e un portale apparso dal nulla inghiotte il piccolo Felix che disperato chiama Max in suo soccorso. L'amore fraterno si mischia velocemente al senso di colpa e senza pensarci un secondo il primogenito indossa il suo zainetto portafortuna e si getta valorosamente al salvataggio.
Il temibile e malvagio Mustacho, il cattivone di turno, nel frattempo ha già imprigionato Felix, e Max dovrà superare tutta una serie di livelli irti di ostacoli e nemici prima di poter raggiungere e liberare il piccolo per scongiurarne la morte prematura.
A questo punto il giocatore prenderà il controllo del protagonista e dovrà guidarlo attraverso una ventina di livelli, spalmati tra le più classiche ambientazioni del genere: dalle oscure praterie iniziali fino ad arrivare all'immenso vulcano finale sovrastato ovviamente dal castello di Mustacho, dove i suoi sgherri e le trappole mortali metteranno a dura prova il vostro ingegno. Max The Curse of Brotherhood non è infatti un semplice platform nel senso stretto del termine e le azioni di salto e arrampicata di Max sono esclusivamente marginali, il grosso del level design è infatti rappresentato dai molteplici puzzle ambientali sparsi per i livelli.



Procedendo nella nostra avventura faremo la conoscenza di alcune creature amiche che ci doneranno un pennarello fatato, uno strumento indispensabile per superare gli ostacoli che si frappongono tra noi e il nostro obiettivo e attorno al quale ruota l'intero gameplay. Il pennarello inizialmente servirà semplicemente per disegnare e cancellare rami e liane da utilizzare come semplici piattaforme di appoggio, ma ben presto le meccaniche si faranno più complesse.
I rami che dovremo far comparire dal nulla dovranno anche avere forme e dimensioni precise, così da diventare scale improvvisate, o ancora sarà necessario tagliarli per trasformarli in zattere e lasciarci trasportare dalla corrente mentre saltiamo e schiviamo rocce e spuntoni che ci corrono incontro velocemente.
Ad ogni gruppo di livelli, in maniera sempre molto graduale, il pennarello acquisterà nuovi poteri e oltre a poter modificare gli elementi naturali saremo altresì capaci di disegnare ruscelli per saltare i baratri più profondi o di dare vita a palle di fuoco per sconfiggere nemici e abbattere portoni rinforzati.
Questi poteri si mischiano in maniera perfetta e nelle fasi avanzate di gioco sarà indispensabile miscelarne sapientemente gli attributi, dando fuoco ad esempio al legno per colpire bersagli lontani o collegare più liane tra loro e raggiungere appigli altrimenti inaccessibili.

Controlli precisi
Il pad è lo strumento tramite il quale dare vita a tutti questi elementi e la semplice pressione del grilletto destro farà apparire a schermo una versione gigante del nostro pennarello magico. Con lo stick analogico saremo quindi in grado di dare la forma desiderata agli oggetti, stando però ben attenti a non consumare l'inchiostro, tarato per lasciare al giocatore un numero di possibilità limitato. Questo non è da vedersi come un errore, dato che permette di avere sempre un quadro chiaro di ciò che va fatto, senza mai portarci alla frustrazione per le troppe opzioni tra cui scegliere o gli elementi da combinare. La scelta di non utilizzare Kinect per il titolo ci trova favorevoli, visto che nelle situazioni più concitate e frenetiche essere il più precisi possibile diventa indispensabile per non morire, cosa che in Max the Curse of Brotherhood capita con grande frequenza.



La soluzione dei livelli arriva con il consueto trial and error e in caso di errore si dovrà assistere inermi alla morte del personaggio, vuoi per un salto mal eseguito (la fisica del platforming infatti non è perfetta) vuoi per aver creato una piattaforma troppo corta o aver indirizzato un ruscello dalla parte errata. Fortunatamente i checkpoint sono ben calcolati e la velocità di caricamento è più che soddisfacente. Segnaliamo tuttavia qualche bug saltuario e fastidiosi cali di frame rate che vanno a minare l'esperienza dei livelli sotto la pioggia, un problema che One si trascina stancamente a quanto pare anche nelle produzioni digitali.
Ad eccezione di questi singhiozzi tecnici, Max The Curse of Brotherhood, affascina per le atmosfere , per i personaggi e per le meccaniche di gioco riuscite.

Continuità
I ragazzi di Press Play per dare quel pizzico di longevità aggiuntiva hanno deciso di aggiungere per i livelli tutta una serie di collezionabili, alcuni dei quali nascosti negli angoli più remoti del mondo e che terranno impegnati davvero a lungo i completisti.
Gli altri giocatori avranno di che saltare e disegnare per circa sei/sette ore in totale, una durata più che ragionevole per un titolo venduto a circa quindici euro. Grazie al motore Unity ci troviamo di fronte ad ambientazioni riuscite, ad una fisica buona per quanto riguarda i movimenti degli oggetti presenti sullo scenario e musichette gradevoli di accompagnamento, per un risultato complessivo di sicuro valore.
Recensione Videogioco MAX THE CURSE OF BROTHEROOD scritta da FIREZDRAGON Consigliamo senza remore il nuovo titolo di Press Play. Max The Curse of Brotherhood è un platform in 2.5D divertente e abbastanza impegnativo, che vi saprà tenere attaccati al pad per tutta la sua durata, nonostante qualche bug di troppo e un framerate ballerino.
Un peccato solo che il gioco non soddisfi appieno il giocatore anche nelle fasi platform oltre che in quelle dove usare la materia grigia, trasformando le scorribande del piccolo Max in un passatempo divertente, incapace però, a causa dei difetti sopraelencati, di raggiungere le alte vette stabilite dalla concorrenza.
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