Recensione di Alien Breed Evolution

Copertina Videogioco ABE
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Team 17
  • Costo:

     800 Microsoft Points
  • Data uscita:

     Disponibile
- Grafica e sonoro molto gradevoli
- Divertente, immediato e appagante da giocare...
- ... soprattutto in due

- Si tratta solo del primo episodio di una trilogia
- Mostri dal design riciclato e discutibile
- Eccessiva ripetitività nella progressione a obiettivi dei livelli

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A cura di (Alex Overkilll) del
Alien Breed era uno sparatutto con visuale “a volo d’uccello” uscito originariamente nel 1991 per Amiga. Sviluppato da Team 17 non ha però potuto godere negli anni della medesima attenzione riservata all’altro grande franchise per cui la compagnia si è distinta, Worms, morendo apparentemente subito poco dopo la metà dello scorso decennio. E’ così con grande sorpresa che questa serie - proponendosi come trilogia in uscita su Marketplace Microsoft - ritorna in scena, al passo con le nuove tecnologie e pronta a fare la felicità dei fan di vecchia data così come a raccogliere nuovi fedeli adepti consolari. Possiederà i giusti requisiti per riuscirci? Scopriamolo intanto insieme nel primo episodio distribuito.

Nuovamente nello spazio
La storia di Evolution è quanto di meno pretenzioso si possa domandare. Un’invasione aliena annienta la quasi totalità dell’equipaggio della nave spaziale Leopold, portando il giocatore nelle vesti di uno dei pochi superstiti chiamato Conrad, alla ricerca di altri sopravvissuti e di un modo per debellare la minaccia. Le poche scene narrative presenti vengono mostrate in forma di vignette digitali doppiate, tanto brevi quanto mal disegnate, poco utili certo a regalare ulteriore profondità alla vicenda e ai personaggi protagonisti, assolutamente privi di attrattiva e carisma.
Ma la forza di Alien Breed è del resto sempre dipesa dal gameplay, e la scatenata azione conseguente. Evolution non vuole certo fare eccezione, offrendo - durante tutte le sue cinque missioni costitutive - la stessa portata ludica del passato. Niente insomma di rivoluzionario e innovativo, ma solo elementi ben rodati e diretti quanto una scarica al plasma. I comandi sono semplici: analogico sinistro per muovere il personaggio, analogico destro per direzionare l’arma imbracciata e prendere così la mira, grilletto destro per sparare e grilletto sinistro per utilizzare gli oggetti dell’inventario (tra medikit, granate accecanti o a frammentazione, e torrette difensive da installare nelle apposite postazioni dedicate), da tenere poi premuto a seconda della distanza desiderata per il lancio degli ordigni esplosivi. E’ poi possibile ricaricare le armi con Y, usarle per attacchi corpo-a-corpo con B, esaminare armadietti o cadaveri alla ricerca di oggetti o munizioni con A, e infine correre con X, tenendo bene a mente quanto dopo un certo lasso di tempo in corsa il personaggio si affatichi, obbligando a movimenti più lenti. Molto importante è poi la funzione dei due tasti dorsali, impiegabili per la rotazione della visuale. Quest’ultima infatti si presenta appena più inclinata rispetto a quella tradizionale della serie, rendendo così talvolta difficoltoso individuare aperture o brecce nelle pareti per l’avanzamento nei livelli. Ecco allora ben servita la possibilità di girare la telecamera virtuale per svelare sezioni fino a poco prima voltate di spalle.
Parlando invece di cosa ci sia da fare nel corso dell’avventura, è bene specificare che la distruzione indiscriminata di tutto quanto si muova non rappresenterà la sola azione richiesta. Il giocatore sarà infatti anche chiamato a portare il protagonista in determinati punti nevralgici della nave per riattivare pannelli e generatori assortiti. L’elemento più fastidioso in tutto ciò è piuttosto come tali coordinate non finiscano mai di assillare l’utente, ordinando a lui di girare come un matto e ripercorrere troppe volte aree già esplorate. Una pratica questa insomma che finisce per farsi a lungo andare nauseante, per quanto l’aspetto “blastatorio” risulti appagante e avvincente, specie con il discreto arsenale a propria disposizione (completo di fucile a pompa, pistola d’ordinanza, mitragliatore, lanciafiamme, pistola laser e cannone ionico).

Evoluzione della specie
L’aspetto più evidente dell’ammodernamento di Alien Breed va naturalmente rintracciato nella sua veste tecnica. Graficamente si parla infatti di un prodotto molto ben curato, complice il buon sfruttamento del motore Unreal 3.0. Gli scenari in cui deambulare sono ricchi di dettagli ed elementi ambientali dinamici, quali muri di fiamme guizzanti, reti di scariche elettriche, vapori tossici e vasche d’acqua ribollente. Ma è l’illuminazione a giocare la parte del vero leone. Il protagonista, costretto com’è ad aggirarsi per anfratti, cunicoli e corridoi bui si trova equipaggiato di un’utile torcia e molto piacevole è il modo attraverso cui il fascio di luce del piccolo oggetto riesca a proiettarsi sulle diverse superfici, contribuendo anche ad enfatizzare il senso di angoscia tra gli interni della Leopold. Proprio parlando di atmosfere, Evolution è grande nel mettere in piedi un setting credibile e immersivo pur senza aggiungere nulla di nuovo al filone dell’horror spaziale, con un illustre esponente cinematografico quale Alien (passando anche per Dead Space con una palese citazione delle sue sezioni nel vuoto). Il senso di minaccia è sempre presente ad ogni passo, e il timore che una creatura nemica possa improvvisamente uscire dall’ombra o sotto i propri stessi piedi è potente. Rincarano la dose poi un nutrito set di effetti sonori agghiaccianti e accompagnamenti orchestrali per le fasi più concitate, lasciando pompare a fiumi l’adrenalina e tenendo saldamente incollato il proprio dito sul grilletto dell’arma. Proprio per questo è un vero peccato che il design dei mostri da combattere si dimostri così poco ispirato, rappresentato da creature anonime e troppo simili fra loro, lontani parenti degli alieni insettiformi del film Starship Troopers. Per non parlare del solo boss da affrontare, troppo insipido e poco colossale (come invece ci si aspetterebbe) incapace di concludere l’intera avventura col proverbiale botto.

Doppio volume di fuoco
Evolution dà il meglio di sè una volta fruitolo in coppia, online o locale che sia. Un’opzione che salva il gioco dal baratro della pochezza di contenuti, a fronte di un troppo scarso numero di modalità presenti (seppur la presenza di collezionabili e differenti livelli di sfida aggiungano qualcosina alla longevità). Selezionando la campagna co-op (unica reale alternativa a quella single player) sarà così possibile affrontare una differente avventura (suddivisa in soli tre capitoli) impersonando altri due superstiti della Leopold. Questa nuova odissea vedrà privilegiare il massacro piuttosto che la riattivazione e raggiungimento compulsivo di dati pannelli di controllo e comandi, enfatizzando in questo modo il lavoro di squadra, elemento vitale a fronte di un sostenuto livello di difficoltà. Giocando in compagnia verrà disattivata poi la possibilità di ruotare la telecamera, ottenendo una visuale statica che esige un’ottimale collaborazione e coordinamento strategico tra i giocatori. Attualmente l’esperienza in rete viene parzialmente guastata solo da saltuari rallentamenti nelle fasi più caotiche, fortunatamente non molto comuni e di breve durata.
Recensione Videogioco ALIEN BREED EVOLUTION scritta da ALEX OVERKILLL Alien Breed Evolution, come esplicita chiaramente il titolo stesso, è una naturale e riuscita evoluzione del franchise, che si aggiorna con le tecnologie contemporanee e ripropone inalterate meccaniche di gioco tanto classiche quanto ancora pienamente appaganti. Pur non aggiungendo proprio nulla al genere, e servendo storia, personaggi, e mostruosità aliene ammantate dalla più totale mancanza di originalità e profondità, il gioco riesce a farsi amare per le divertenti e incalzanti sparatorie, la tensione capace di mettere addosso, e la doverosa esperienza multiplayer. Peccato solo ci sia da aspettare l’arrivo dei nuovi episodi per vedere concludersi l’avventura...
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