Recensione di The Warriors: Street Brawl

Copertina Videogioco TWSB
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     CTXM
  • Distributore:

     Paramount Digital Entertainment.
  • Costo:

     800 Microsoft Points
  • Data uscita:

     Fine Estate 2009USA
- Buon lavoro di adattamento
- Esperienza multiplayer curata
- Discreto numero di modalità di gioco

- Sistema di combattimento obsoleto, impreciso e poco appagante
- Ripetitività dilagante
- Intelligenza artificiale elementare
- Noia e disinteresse troppo premature

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A cura di (Alex Overkilll) del
The Warriors: Street Brawl è il nuovo adattamento videoludico all’omonimo cult movie del ’79, un titolo che vuole riproporre atmosfere, storia e soprattutto cazzotti del celebre lungometraggio, scegliendo per questo la strada del picchiaduro a scorrimento vecchio stile, caratterizzato dallo scrolling orizzontale. Avranno saputo i Guerrieri uscire indenni da una simile azzuffata digitale? Scopriamolo assieme.

Come ai bei vecchi tempi
I giocatori più anziani non potranno che lasciarsi afferrare da nostalgici ricordi trovandosi ancora una volta di fronte a una tipologia di gioco così “old school”, resa in passato tanto nota grazie a pietre miliari quali Final Fight, Double Dragon o Battletoads. Un universo digitale che chiede all’utenza solo di avanzare per i livelli allestiti, facendosi strada a suon di calci e pugni, annientando metodicamente gli avversari che ci intralceranno il cammino ed evitando pericolosi accerchiamenti nemici capaci di soverchiare il giocatore per poi annichilirlo. Un gameplay strutturalmente molto semplice, che viene riproposto in Street Brawl forse anche troppo pedissequamente.
Le azioni eseguibili in gioco - orientabili in qualsiasi direzione, attraverso l’inclinazione desiderata del proprio stick analogico - sono intuitive e immediatamente assimilabili: un tasto per i pugni, uno per i calci e un altro per le prese, assieme a quello, opzionale, per il salto. Queste poche mosse assicurano un completo set offensivo al proprio alter ego, ampliabile a discrezione del giocatore grazie alla concatenazione dei singoli comandi, capaci di divenire sempre più efficaci e dolorosi con l’impennarsi del contatore combo. Parata, attacco speciale (mossa capace di atterrare gli avversari nelle immediate vicinanze in cambio di una fetta di salute), e rincorsa (per sfuggire ai colpi nemici) mettono invece a disposizione una discreta compilation di opzioni finalizzati alla pura difesa. Riempendo infine una speciale barra, attraverso l’esecuzione di combinazioni numericamente sostenute, è poi possibile attivare lo stato di Rabbia, capace di donare maggiore potenza durante un arco di tempo limitato.

Nonostante le buone premesse, il vero problema del gameplay è da ricercarsi nella totale mancanza di fluidità nell’esecuzione di attacchi, che si inanellano con difficoltà e pericolosa accidentalità, complice un controllo troppo legnoso e impreciso e uno scarso senso di fisicità. I colpi non riescono a regalare un’adeguata sensazione di contatto e troppo spesso mancano per qualche oscuro motivo i bersagli designati (si parla sopratutto nel caso di nemici riversi a terra), anche a causa di pessime collisioni poligonali. Il risultato sono così combattimenti godibili solo nel breve termine, derivativi e troppo tecnicamente sommari. Non solo evitano di aggiornare dignitosamente un genere che ha già fatto la propria storia (e che, con il giusto “lifting”, potrebbe ancora dire molto), ma ripropongono vecchie meccaniche senza il mirabile equilibrio dei classici del passato, riuscendo in questo modo a scontentare ogni fetta di pubblico contemplabile.

Uguale al film
Il maggior merito di Street Brawl è quello probabilmente di ripercorrere fedelmente la trama del film e riprodurre con altrettanta bravura personaggi, locazioni, motivi musicali e scene chiave.
Gli intermezzi si mostrano come tavole disegnate a mano e riempite di balloon di derivazione fumettistica, fungendo spesso da preambolo ai nuovi scenari. Sette sono i livelli totali, corrispondenti ad altrettanti diversi quartieri e corrispettive bande da combattere, suddivisi ulteriormente in tre aree ciascuno, conclusi da scontri contro boss ben poco memorabili. Buona è la varietà ambientale, come del resto lo era nel film originale, tra cimiteri, stazioni metropolitane e spiagge. Altrettanto lodevole poi la loro ottima resa digitale in 3D, con un’attenta cura ai particolari e la possibilità (comunque non sempre consentita) di distruggere specifici elementi scenografici. Allo stesso modo, tutti i protagonisti del gioco vengono ben ricostruiti, associati a semplici parametri orientativi che ne permettono la reciproca distinzione (forza, agilità e salute, raffigurati da icone cubiche più o meno colorate), così che tra Swan, Vermin, Cochise, e Rembrandt (assieme a un altro paio di lottatori sbloccabili successivamente) il giocatore possa trovare la scelta più idonea al proprio stile e orientamento rissaiolo. Conclude il tutto un accompagnamento musicale adeguato e ben in linea con i toni e le origini cinematografiche del prodotto.

Strade pericolose
Quelle del film non sono le sole strade percorribili in TWSB, poiché ognuna delle diverse modalità incluse rappresenta anche un diverso cammino verso il trionfo finale. “Storia” propone l’affrontamento delle vicende fornendo un numero infinito di vite da cui attingere, permettendo anche la selezione del livello di difficoltà applicabile. “Arcade”, invece, pur includendo il medesimo contenuto della modalità precedente, dispone di un set limitato di crediti e una difficoltà invariabile, chiedendo così destrezza e capacità più consistenti. “Boss” è un faccia-a-faccia esclusivo con i leader delle gang, da affrontare a ciclo continuo; “Sfida”, invece, una competizione che coinvolge solo i giocatori, catapultati nelle arene disponibili per massacrarsi a vicenda. Ogni modalità è affrontabile in locale da fino a quattro persone contemporaneamente, eccezion fatta per la storia, percorribile anche online. Molto alto si rivela comunque il tasso generale di spietatezza nel prodotto: per quanto, infatti, l’intelligenza artificiale dei nemici sia oltremodo elementare, con gli stessi schemi di attacco riprodotti fino alla nausea, troppo spesso si viene accerchiati da un numero sovrabbondante di individui aggressivi, vedendo precipitare la situazione nel chaos o in un prematuro game over, soprattutto per le problematiche tecniche precedentemente illustrate.

Ripetitività è infine il nome dell’altra grande piaga che mina la pacifica e genuina fruizione del gioco. Perché schiacciare un numero infinito di volte gli stessi tasti dall’inizio al termine dell’avventura si fa presto pratica tediosa. Street Brawl è anche incapace di proporre nuove situazioni o alternative all’indiscriminato mulinamento dei propri arti, limitandosi solo a “sciogliere” senza alcun criterio teppisti assetati di sangue, da cui è possibile saltuariamente rifornirsi di armi bianche, unico elemento di varietà in un contesto tanto monocromatico.
Recensione Videogioco THE WARRIORS: STREET BRAWL scritta da ALEX OVERKILLL The Warriors: Street Brawl è un beat’em’up d’altri tempi che vuole riproporre meccaniche di gioco già viste, senza nulla aggiungere all’offerta, ma anzi guastando la complessità dell’esperienza con difetti tecnici imperdonabili, IA elementare e una pervasiva ripetitività di fondo senza soluzione di continuità. Il multiplayer ben integrato e una discreta ricchezza di modalità, insieme a un buon lavoro di adattamento alla pellicola originale, lasciano a stento far tagliare al prodotto il traguardo della sufficienza, rendendo comunque necessaria una buona dose di cautela nell’approcciarsi al titolo.
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