Recensione di F.E.A.R. 2 Project Origin

Copertina Videogioco F.E.A.R. 2
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Monolith
  • Distributore:

     DDE
  • Lingua:

     Italiano
  • Data uscita:

     13 Febbraio 2009
7.8
Voto lettori:
8.2
- Ottima atmosfera horror
- Bullet Time divertente
- Power Armor ben implementata
- Eccessivamente lineare
- Effettistica audio non al top
- Comparto poligonale migliorabile
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A cura di Andrea Porta (andymonza) del
L’acronimo F.E.A.R., First Encounter Assault Recon, evoca oggi i ricordi di un ottimo titolo del 2005, un FPS in grado di miscelare alla perfezione una classico gameplay action, un massiccio utilizzo del bullet time ed un’atmosfera horror di grande impatto, chiaramente ispirata al contestuale boom dei film d’orrore orientali.
A più di 3 anni di distanza, e con due espansioni “non ufficiali” all’attivo, i ragazzi di Monolith tornano al lavoro sul medesimo background, proponendo un sequel che promette di riportare il giocatore sul luogo dei fatti solo mezz’ora prima dell’epilogo del precedente capitolo, per scoprire gli sviluppi della terribile vicenda.

Altri occhi, stessa vicenda
Invece del point-man del primo episodio vestiamo i panni di Michael Becket, soldato della Delta Force inviato insieme alla sua squadra ad arrestare Genevieve Artistide, direttrice dell’Armacham Technolgy Corproration, fulcro della vicenda del primo episodio.
Le cose andranno naturalmente per il verso sbagliato, lasciandovi isolati ed incapacitati a seguito dell’esplosione provocata dal point-man del primo episodio, che devasta completamente la città. Vi risveglierete nel cuore dell’Armacham con addosso i terribili ricordi di un misterioso intervento chirurgico, che sembra avervi fornito riflessi eccezionali, molto simili a quelli del point man; essi si concretizzano nell’abilità di rallentare l’azione per un certo lasso di tempo, che oltre a dare un notevole vantaggio contro gli avversari permette di godere di tutta la spettacolarità dei combattimenti, dovuta in gran parte alla distruttibilità degli ambienti ed alle rag doll dei nemici.
Da qui prende il via un gameplay di stampo classico per il genere, con lunghe fasi di combattimento contro i soldati Replica dell’Armacham intervallate da brevi fasi esplorative ed interludi in stile horror.

Bullet Time Mania
Rispetto al precedente titolo la principale differenza è da ricercarsi nel design dei livelli, che godono di una notevole estensione, unita ad una grande capacità dei designers di creare ambienti verosimili e labirintici quanto basta; oltre alle sezioni indoor, grazie a questo sequel sarà possibile finalmente scendere per le strade di Auburn City, con un conseguente ampliamento delle tattiche di combattimento attuabili. Nonostante la buona estensione dei livelli, il gameplay rimane comunque caratterizzato da una struttura assolutamente lineare: vi è sempre un solo modo per procedere, ed i diffusi enigmi ambientali, che impongono la chiusura di valvole o l’attivazione di pulsanti, aumentano la sensazione di realtà a senso unico.
A tenere alto l’interesse ci pensano comunque i combattimenti, eccezionalmente orchestrati grazie all’esplosiva miscela di bullet time ed all’ottima intelligenza artificiale che anima i nemici.
Questi ultimi effettuano efficaci manovre evasive, e mostrano comportamenti differenti a seconda dell’equipaggiamento di cui dispongono: mentre i più corazzati vi daranno la caccia con metodica lentezza, incuranti delle pallottole, i soldati semplici sfrutteranno a loro favore azioni di gruppo e coperture improvvisate, come tavoli o librerie rovesciate sul momento.
Quest’ultima possibilità è ora disponibile anche per il giocatore, anche se il suo utilizzo non è fondamentale: data l’assenza di un sistema di copertura dedicato, si può tranquillamente fare affidamento sul solo bullet time.
A differenza di quanto accade nella maggioranza degli shooter odierni, la salute del nostro alter ego non si rigenera col tempo, ma si esaurisce, così come l’armatura; di conseguenza sarà possibile rinvenire diversi power up sparsi per i livelli, come medikit (poi richiamabili con la direzione giù della croce direzionale) ed armatura. In minor misura sono presenti anche upgrade per la durata del bullet time, con effetto permanente.

Mecha Time
L’arsenale è piuttosto vasto, e comprende tutti i classici del genere, dalla pistola al fucile d’assalto, passando per fucile a pompa, da cecchino e varie armi pesanti, quali lanciafiamme al napalm, lanciarazzi, il gigantesco spara dardi hammerhead, il laser, ed il fucile psichico in grado di incenerire i nemici. Le armi sono ben caratterizzate a livello grafico, ma peccano un po’ sul fronte rinculo, quasi inesistente, il che semplifica forse eccessivamente i combattimenti.
A disposizione avrete anche diversi tipi di granate, tra cui frammentazione, incendiarie, elettromagnetiche e mine di prossimità. Il tutto è gestibile tramite un’apposita videata che tramite dorsale sinistro ed analogico destro vi permetterà di scegliere una tra le 4 armi trasportabili. Data la necessità di tener premuto il dorsale, tale menu non si rivela molto comodo durante le fasi più concitate, ed è stata appositamente aggiunta la possibilità di scorrere tutte le armi con la direzione destra del D-Pad.
Alle sequenze di azione standard si affianca l’utilizzo della Power Armor, proposto più volte durante la campagna: essa prende le forme di un vero e proprio Mech, con il quale potrete seminare distruzione grazie a due mitragliatrici ed al lanciarazzi abbinato. Da notare che la Power Armor, a differenza del personaggio, ha una rigenerazione dell’integrità che fa il suo dovere in tempi brevi. Queste sequenze, proposte nella giusta misura, divertono e costituiscono un efficace momento di svago dal gameplay più tradizionale.

Chi ha paura di Alma?
Le sequenze a sfondo horror sono anch’esse molto ben orchestrate, grazie ad un mix di eventi scriptati, musiche efficaci, e dettagli di secondo piano come il respiro pesante del protagonista, la luce traballante della torcia, e le allucinazioni di cui il nostro alter ego soffre. Alcuni momenti sono degni di un vero film horror, e pur non raggiungendo il pathos di certi survival come il recente Dead Space, riescono comunque a creare un’atmosfera tesa ed angosciante. Ad esse si abbinano due nuovi tipi di nemici: i primi sono ibridi frutto delle sperimentazioni dell’Armacham: si muovono accucciati a grande velocità, e sono in grado di scalare le pareti e coprire grandi distanze in salto, attaccandovi da ogni direzione. I secondi, più affascinanti, sono invece residui della popolazione di Auburn. Li troverete intenti nelle loro attività quotidiane, ma al vostro avvicinarsi inizieranno ad evocare soldati morti a loro attaccati tramite filamenti, a mò di marionetta.
Molto difficili da sconfiggere, si rivelano gli avversari meglio congeniati di questo sequel.
La narrazione espande ed approfondisce la vicenda di Alma e dell’Armacham, e non mancano i colpi di scena. Peccato per una caratterizzazione dei personaggi un po’ scarsa, con la sola eccezione rappresentata dalla carismatica antagonista. Per chi volesse approfondire, sparsi per i livelli sono disponibili diversi documenti collezionabili, che una volta raccolti andranno a raccogliersi in un apposito menu.

Multiplayer
Il comparto multigiocatore di F.E.A.R. 2 si presenta in maniera abbastanza classica, sia per quanto riguarda il parco modalità, sia quanto al design delle nove mappe, vaste ma tutto sommato classiche. Ciò che riesce a distinguerlo dalla massa è l’ottima idea di implementare l’utilizzo delle Power Armor; Armoured Front, unica modalità in cui esse sono utilizzabili, propone cinque obiettivi da conquistare consecutivamente e due Mech a disposizione di un massimo di 16 giocatori. Il risultato è un gameplay divertente, che vi terrà impegnati per diverse ore.
Purtroppo le altre modalità, tra Deathmatch solo o a squadra e conquista di Hot Spots, non presentano la stessa carica, e vanno a comporsi in un comparto tutto sommato accessorio, destinato a supportare la longevità complessiva solo fino ad un certo punto. Inspiegabile poi, è la totale mancanza del Bullet Time negli scontri online, che nel predecessore era presente sotto forma di power up, e riusciva nel dare più personalità al gameplay.

Comparto Tecnico
Il comparto tecnico di F.E.A.R. 2 gode di un ottimo design, che propone una grande varietà quanto ad ambientazioni e design dei nemici. Dal punto di vista poligonale, i modelli sono buoni ma non troppo dettagliati, e soprattutto i setting all’esterno soffrono un po’, mostrando spesso un look artificioso.
Buono il comparto texture, che pur soffrendo qua e là di bassa definizione, fa nel complesso il suo dovere.
L’effettistica gode di un buon comparto luci, sapientemente sfruttato per creare alcune notevoli ambientazioni indoor, e di notevoli effetti particellari, che danno il meglio se osservati in bullet time.
La fisica Havok è attiva sulla maggior parte degli elementi degli scenari, assicurando scontri a fuoco ancora più spettacolari grazie al trionfo di frammenti, schegge e cocci che si solleverà ad ogni pallottola sparata.
Buone le animazioni, sia dei nemici, sia quelle del corpo del protagonista, le cui gambe sono sempre visibili durante i salti.
La versione Xbox 360 in nostro possesso ha mostrato qualche sporadica incertezza nel frame rate, soprattutto in aree aperte, ma si è trattato di casi isolati e mai troppo fastidiosi.
Il comparto audio fa bene il suo dovere sul fronte musiche ed effettistica, che ben riescono a sottolineare i momenti più spaventosi, mentre un po’ carente è il campionamento delle armi, soprattutto nel caso del fucile a pompa e del lanciarazzi.
Recensione Videogioco F.E.A.R. 2 PROJECT ORIGIN scritta da ANDYMONZA F.E.A.R. 2 Project Origin è nel complesso uno sparatutto in grado di offrire un’esperienza singolo giocatore appassionante e longeva, che vi terrà impegnati per circa 12 ore, offrendo un mix tra spettacolari combattimenti contro un’ottima intelligenza artificiale e buone sequenze horror, raccontando al contempo una storia interessante da seguire. Il difetto principale è l’eccessiva linearità dell’incedere, che piacerà ai giocatori affezionati ai classici del genere, ma potrebbe scontentare utenti abituati a megaproduzioni più recenti.
Un comparto tecnico funzionale, seppur non eccezionale, chiude il quadro di un FPS di buona qualità, ma tutto sommato fin troppo attaccato a una tradizione espressa con livelli qualitativi che non permettono una valutazione al top; questo dato risalta particolarmente, se ricordiamo il livello di innovazione e freschezza che il predecessore fu in grado di apportare nel panorama videoludico di 4 anni fa.
Il consiglio d’acquisto è dunque valido per tutti gli appassionati del primo episodio, e più in generale per i fan degli sparatutto d’azione pura.
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