Recensione di Alone in the Dark

Copertina Videogioco Alone in the D.
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Eden Games
  • Distributore:

     Atari
  • Lingua:

     Italiana
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Disponibile - Novembre su Ps3
- Ottima atmosfera
- Tante piccole idee ingegnose
- Tecnicamente non eccelso
- Alcune difficoltà nei controlli
- Non particolarmente longevo
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A cura di (AWesker) del
Era il lontano 1992 quando Edward Carnby fece la sua prima apparizione sui monitor di tutto il mondo deliziando i giocatori con un’esperienza videoludica innovativa e coinvolgente. Il titolo, infatti, faceva uso di personaggi e oggetti renderizzati con poligoni in flat-shaded (cioè privi di texture), collocati all’interno di scenari disegnati a mano che riprendevano le scene da un’angolatura fissa. Il risultato era incredibilmente coinvolgente e dava al tutto un taglio cinematografico. La stessa tecnica è stata ripresa in seguito qualche anno dopo (1996) dal celebre Resident Evil di Capcom che ha ridefinito il genere dei survival horror. Pur essendo in qualche modo il capostipite del genere, Alone In The Dark ha visto il proprio nome svanire lentamente “nell’ombra” nel corso degli anni, con un quarto capitolo della serie uscito nel 2001 che, nonostante fosse di discreta fattura, era lontano dalla qualità raggiunta dai primi tre episodi. Atari, dopo sette anni, ha deciso di riportare in auge la saga intitolando il nuovo gioco con il nome originale del capostipite, quasi fosse un segno di buon auspicio e speranza circa la sua qualità. Si tratta di un ambizioso progetto che è stato sviluppato con l’intenzione di ridefinire il genere, puntando a una presentazione di stampo televisivo, con una struttura basata a episodi e la possibilità per gli utenti di rigiocare la propria puntata preferita, o parte di essa, senza alcun problema. I ragazzi di Eden Studios, famosi in precedenza per Test Drive Unlimited e la serie V-Rally, saranno stati all’altezza del compito loro assegnato?

Un inizio interessante
L’incipit narrativo di Alone In The Dark è piuttosto intrigante. Ci ritroveremo in una stanza con alcuni sconosciuti che discutono sul farci la pelle o no, mentre l’unico “amico” sembra un signore anziano, anch’esso tenuto in ostaggio. I sedativi, o comunque altre sostanze ignote, non ci permettono di avere una chiara visione delle cose, ma basterà premere ripetutamente lo stick destro per battere le palpebre e vedere così più chiaramente. Dopo una breve sezione in cui saremo guidati verso il tetto per la nostra esecuzione, accade qualcosa d’inaspettato e terribile. Per tutto l’edificio vanno dispiegandosi delle strane “crepe” che inghiottono le persone e che vanno lentamente distruggendo il palazzo. Fortunatamente questo ci consente di liberarci e iniziare così a cercare un modo di fuggire da questo incubo. Ci ritroveremo ben presto a combattere una forza più grande di noi e a raggiungere Central Park, il famoso parco di New York, che nasconde un terribile e inquietante segreto….

Deambulazione difficoltosa
Il primo “episodio” del gioco svolge anche la funzione di tutorial permettendoci di prendere confidenza con il sistema di controllo che, diciamolo subito, vi darà più di un grattacapo. Utilizzando la classica visuale in terza persona i movimenti vengono direzionati come di consueto dallo stick sinistro, mentre quello destro serve per spostare la telecamera intorno al personaggio. Già da questi primissimi istanti capiremo subito che qualcosa non torna. Infatti, il movimento è sin troppo macchinoso e poco realistico, restituendo un pessimo feeling generale. Con la pressione del tasto Y, passeremo invece alla visuale in prima persona caratterizzata da controlli tipici dei First Person Shooter, fattore questo che rende certamente il personaggio più controllabile, ma limita la possibilità di vedere la scena dalle prospettive cinematografiche scelte dai programmatori. In alcune situazioni il passaggio tra queste due diverse visuali avverrà automaticamente: ad esempio, impugnando una pistola, per mirare e sparare dovremo necessariamente utilizzare la modalità in prima persona. Il tasto A viene usato come tasto azione generico e, tenendolo premuto, attiverà la corsa; X serve per saltare, mentre i grilletti attiveranno i corrispondenti oggetti impugnati. E’ possibile tenere due oggetti distinti nelle mani, in modo anche da combinarli tra loro. L’inventario è costituito dalla nostra giacca, la quale potrà contenere ovviamente un numero limitato di items; sarà quindi doveroso lasciare quelli che riterremo meno utili per il proseguo della nostra avventura. Una caratteristica davvero innovativa di questo prodotto è data dall’alto grado di combinazione degli oggetti. Una bomboletta spray può diventare un lanciafiamme improvvisato combinandola con un accendino, oppure possiamo prendere una bottiglietta contenente liquido infiammabile, bucarla con un coltello o cacciavite, spargere il contenuto in giro e poi infiammare la scia prodotta. Le possibilità sono davvero parecchie e donano un certo grado di libertà durante gli scontri. I nemici che affronteremo durante il gioco saranno principalmente delle piccole creature chiamate Ratz che ricordano fortemente gli Headcrab di Half Life e degli umani risucchiati dalle crepe di cui parlavamo nel paragrafo precedente e che tornano sulla terra come Umaniz. Esiste solo un modo per liberarsi completamente di loro: bruciarli. Non è quindi un caso che gli sviluppatori abbiano dato particolare importanza alla riproduzione delle fiamme e al loro propagarsi lungo le strutture di legno. Infatti, colpire ripetutamente un Umaniz anche con colpi di pistola servirà solo per farlo arretrare o, al massimo, accasciare momentaneamente al suolo, mentre, per distruggerlo definitivamente (in senso letterale), sarà necessario porlo a contatto con il fuoco che assurge al ruolo di entità purificatrice. Anche nell’utilizzo di barre, sedie, bastoni e quant’altro possa essere usato in forma infiammata, si nota come il sistema di controllo implementato sia piuttosto impreciso. I movimenti dell’oggetto vengono infatti compiuti tramite la rotazione dello stick destro; ad esempio, per dare un colpo di fronte a noi dovremo passare velocemente dalla posizione bassa a quella superiore, così come passare velocemente da sinistra a destra o viceversa per sferrare un attacco nelle rispettive direzioni. Tutto questo, unito a un sistema di rilevazioni delle collisioni deficitario, può rendere problematico colpire con precisione i nemici. Non mancano inoltre scontri contro creature di dimensioni notevoli come i classici “Boss”.
Per coprire lunghe distanze, dovremo anche prendere parte a sezioni in auto, forse la parte realizzata peggio del gioco a causa dell’utilizzo di un modello di guida poco ispirato e decisamente irrealistico.
Nonostante i difetti elencati, il titolo riesce comunque a coinvolgere, complice un’atmosfera ben congegnata e una storia che va man mano a definirsi con il passare degli episodi. Davvero interessante la possibilità di scegliere sin da subito da quale parte iniziare o saltare una parte ostica con una semplice selezione. Questo, se da un lato potrebbe attuare una frammentazione dell’esperienza di gioco, dall’altro rappresenta un aiuto non indifferente per tutte le persone che magari odiano ritrovarsi bloccate in un determinato punto. Il gioco, infatti, è costellato da piccoli enigmi da risolvere per proseguire, che, seppur non di difficile risoluzione, potrebbero impensierire i giocatori poco avvezzi al genere. La progressione avviene,per la maggior parte della durata del gioco in maniera lineare e guidata; l’unica parte dove ci sarà data libertà d’azione sarà quella ambientata in Central Park che, purtroppo, si rivelerà ben presto anche la più noiosa.

Tecnicamente migliorabile
Graficamente il lavoro svolto dai ragazzi di Eden Studio mostra una qualità altalenante. A una realizzazione del modello principale del protagonista di notevole fattura, si affianca quelle degli altri personaggi decisamente più scialba e meno caratterizzata. Gli ambienti di gioco mostrano spesso e volentieri texture scadenti affiancate da altre di maggiore definizione. Non mancano inoltre saltuari problemi di frame rate e di tearing. Considerando il tempo di sviluppo e una macchina potente come Xbox 360 a disposizione, ci saremmo aspettati molto di più da questo punto di vista.
Sul fronte sonoro, fortunatamente, la situazione è più rosea. La Soundtrack si è dimostrata all’altezza dell’occasione, seppur talvolta ripetitiva, mentre gli effetti sonori sono parsi abbastanza ben campionati e verosimili. Discreto il doppiaggio in italiano, senza infamia né lode. Da segnalare che, stranamente, il volume generale dell’audio risulta più basso rispetto alla media.
La longevità non è molto elevata, attestandosi sulle dieci ore per completare del tutto il titolo, ed è inficiata dal fatto che la rigiocabilità è praticamente nulla. Purtroppo la sensazione generale è quella di un gioco pubblicato troppo presto e a cui non è stato fornito il tempo necessario per limare i difetti e correggere tutti i bug presenti. Questa impressione viene anche parzialmente confermata dall’ultima parte dell’avventura, eccessivamente tediosa e ripetitiva e terminante con un finale che vi lascerà di stucco (in senso negativo).

Appunto sulle versioni in vendita
Alone In The Dark è stato commercializzato in tre diverse edizioni. A quella “standard” si affianca una con custodia in metallo, per finire con la lussuosa Limited Edition. Quest’ultima costituisce una vera chicca per tutti i collezionisti, contenendo, all’interno di una generosa confezione di cartone, una copia del gioco, una miniatura alta 15 cm di Edward Carnby, un art book, un DVD con “Making Of” e contenuti extra, ed infine la colonna sonora su CD.
Recensione Videogioco ALONE IN THE DARK scritta da AWESKER Alone In The Dark è un titolo sostanzialmente riuscito a metà. A una struttura narrativa innovativa e a un gameplay interessante basato sulla combinazione di oggetti tra loro, si affianca una realizzazione tecnica che non sfrutta adeguatamente la macchina su cui gira. A ciò si aggiunge un sistema di controllo impreciso e una gestione delle collisioni approssimativa che limitano parecchio la godibilità complessiva. Una vera e propria occasione sprecata per Eden Studios che, con una maggiore cura dei particolari, avrebbe potuto proporre un gioco da ricordare negli anni a venire per l’interessante approccio utilizzato. Alla luce di questo, consigliamo l’acquisto prevalentemente ai veri appassionati del genere, mentre tutti gli altri farebbero bene a provarlo prima.
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