Recensione di Rainbow Six Vegas 2

Copertina Videogioco Vegas 2
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Ubisoft Montreal
  • Distributore:

     Ubisoft
  • Lingua:

     Italiano
  • Giocatori:

     1-2 (locale); fino a 16 on-line
  • Data uscita:

     Disponibile
- Gameplay solido e appagante
- Ottimo Multiplayer
- Alcune novità molto interessanti...
- ...ma nel complesso troppo simile al predecessore
- Tecnicamente non strabiliante
- Qualche problema di IA
- Alcuni limiti evitabili
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A cura di (Songoku) del
È passato più di un anno dalla prima incarnazione di Rainbow Six Vegas. Molti di noi, probabilmente, hanno aspettato con ansia la possibilità di tornare a dar la caccia ai terroristi, accorsi a frotte per mettere a ferro e fuoco la Città del Peccato. In risposta alle nostre guerresche preghiere, i ragazzi di Ubisoft hanno finalmente sfornato un sequel, e la classe del primo titolo è stata confermata in pieno. Forse anche troppo.

Finiamo quel che abbiamo cominciato
Il primo Vegas terminava con un cliff-hanger, lasciava cioè in sospeso la storia, in attesa di una conclusione definitiva. Una scelta che divise parecchio l’utenza, accendendo l’entusiasmo di alcuni e deludendo altri.Giusto per non scontentare nessuno, i ragazzi di Ubisoft hanno allora deciso di riprendere la trama interrotta e darle maggior sviluppo, assicurando una migliore descrizione dei personaggi ed un percorso più completo. Non siamo certo di fronte a un gioco che punta tutto sulla trama, ma di sicuro qualche sforzo in più è stato fatto.

Armi, equipaggiamento e crescita del personaggio
Prima di iniziare la campagna in single player, ci viene chiesto di dare una prima personalizzazione al nostro protagonista. Possiamo scegliere per lui le armi, le armature (con un bilanciamento a scelta tra migliore protezione e maggiore agilità), come colorare il viso e via dicendo. Fin da subito la nostra attenzione viene catturata da numerosi contenuti sbloccabili nel corso del gioco, comprendenti nuove armi, potenziamenti per quelle già possedute, vestiti e quant’altro, che possono diventare disponibili solo con l’accumulo di punti.
Qui sta una prima novità, nonché una delle migliori. Come già nel primo Vegas, procedendo nell’avventura acquisiremo dell’esperienza, che ci consentirà di salire di grado nella gerarchia militare, guadagnando specifici bonus. Il titolo precedente introdusse la possibilità di salire di livello anche giocando in multiplayer, un’ottima idea poi ripresa anche da Call of Duty 4. Con Vegas 2, la piacevole scoperta riguarda il fatto che i punti conquistati in una qualunque modalità rimangono validi anche in tutte le altre: se saliamo di grado giocando in singolo, quel grado e i relativi potenziamenti saranno disponibili anche in multiplayer o nel Terrorist Hunt, con un ottimo risultato in termini di immersione e omogeneità del gioco nel suo complesso.
Ma non è finita qui. Oltre ai consueti punti esperienza, sono stati introdotti i punti ACES (Advanced Combat Enhancement and Specialization). Essi sono riconoscimenti specifici a precise abilità e risultati ottenuti in battaglia, e si dividono in tre categorie: Close Quarter Battles (CQB), Assault, e Marksman. Il primo tipo si ottiene uccidendo un nemico alle spalle, sparando alla cieca da dietro i muri oppure da vicino. I punti Assault, come il nome può suggerire, vengono guadagnati usando gli esplosivi, uccidendo i terroristi che si nascondono vigliaccamente dietro gli scudi, oppure raggiungendoli facendo passare i proiettili dietro una protezione (sì, perché è possibile far penetrare il piombo attraverso legno, compensato e altri materiali leggeri). La categoria Marksman è pensata per i tiratori: colpire un soldato alla testa, oppure da una lunga distanza, oppure ancora ucciderlo prima ancora che tocchi terra dopo essersi calato da una corda, sono tutte azioni che ci regaleranno questo tipo di punti. Per farla breve, la crescita del nostro personaggio non è influenzata solo da “quanti” nemici eliminiamo, ma anche da “come” lo facciamo.
Ogni categoria è divisa in 20 livelli, ognuno dei quali fornisce diversi potenziamenti. I punti ACES permettono di sbloccare nuove armi e armature, nonché di incrementare i punti esperienza, mentre questi ultimi consentono di mettere le mani su altri oggetti come i capi di vestiario da usare per testa, viso, petto e gambe. Forse meno utili in battaglia, ma dannatamente stilosi in multiplayer.
In linea generale, si può forse obiettare che non tutte le ricompense sono particolarmente accattivanti, ma rimangono davvero tante e l’idea di poter raccogliere punti costantemente, al di là della modalità scelta, rimane un’ottima innovazione.

Buttiamoci nella mischia
Fatta la doverosa introduzione sul nuovo sistema di punteggio, vediamo come il gioco si comporta lì dove più conta: sul campo di battaglia.
La prima impressione (ma in realtà anche la seconda) è che il gameplay sia rimasto in larga parte invariato. I tasti sono sempre gli stessi, e le azioni che ci vengono richieste sono grosso modo le medesime del primo capitolo. Come già un anno e mezzo fa, Vegas si conferma un gioco capace di mettere in scena sparatorie ad alto tasso di adrenalina e di tensione, pur puntando molto sulla componente tattica. Ancora una volta avremo a disposizione due altri membri della squadra, che potremo comandare in modo rapido e intuitivo, chiedendogli di coprire un determinato punto, fare irruzione in una stanza, buttarsi a capofitto in mezzo ai nemici, assumere un atteggiamento più prudente oppure più spregiudicato e via dicendo. Il tutto con la possibilità di usare vari strumenti come granate a frammentazione, flash-bang, fumogeni e via dicendo, il classico armamentario che abbiamo già conosciuto nel primo episodio e in altri giochi simili.
Purtroppo, viste anche le promesse fatte nei mesi scorsi, questo sequel conferma alcuni difetti nell’intelligenza artificiale. I nostri compagni eseguono rapidamente gli ordini e riescono anche a uccidere numerosi nemici, ma ogni tanto sembrano incontrare qualche difficoltà, specie negli spazi più angusti, intralciando il nostro cammino e faticando a prendere decisioni autonome. Sono ancora molto legati alle nostre direttive, insomma, anche quando queste rischiano di essere per loro palesemente controproducenti. Il giocatore ne viene maggiormente responsabilizzato, perché deve pianificare al meglio le sue mosse, ma il realismo ne risente. Anche i terroristi hanno qualche momento di vuoto mentale: spesso sono in gran numero, ben nascosti e molto precisi, ma in altre occasioni stanno orgogliosamente in piedi allo scoperto, in attesa di essere abbattuti, oppure non sentono i nostri passi anche a tre metri di distanza. A tutto questo va aggiunta un’aggravante non da poco, e cioè lo sviluppo un po’ troppo scriptato dell’azione: se rimaniamo stecchiti sotto il fuoco nemico (e accade abbastanza spesso, perché non abbiamo visto quell’infido cecchino nascosto o perché la granata non ha fatto rumore rimbalzandoci vicino), una volta ricaricato il checkpoint ci troveremo di fronte alla stessa identica situazione, con i nemici che compiono le stesse azioni. Alla lunga questa scelta può risultare un po’ limitante e meno immersiva.

Malgrado l’approccio alla battaglia sia molto simile al capitolo precedente (forse troppo), non manca qualche novità. Rimanendo per ora nel single player, salta agli occhi l’introduzione del tasto per la corsa. Qualche purista potrebbe storcere il naso, paventando il sacrificio della tattica a favore del “corri e spara”. Potete stare tranquilli, non è così. Il fatto è che Vegas 2 è complessivamente più difficile del primo episodio (malgrado il livello di sfida sia talvolta sbilanciato, con sezioni difficilissime alternate ad altre molto più soft), e ciò rende l’introduzione della corsa un’aggiunta del tutto naturale. Correndo possiamo allontanarci in fretta da una granata che sta per esplodere (rigorosamente non segnalata da alcun indicatore, quindi evitate di stare fermi per troppo tempo…), oppure passare rapidamente da un nascondiglio all’altro. Fidatevi, ringrazierete i programmatori più volte per avervi permesso di fuggire a gambe levate!

Qualche novità anche nell’interfaccia. È sparito il radar in alto a destra sullo schermo, sostituito da una scansione termica che possiamo effettuare a comando, ma che non è infinita e si scarica in fretta, con la necessità di aspettare un certo tempo prima di essere riutilizzata. Cercate quindi di scegliere con cura il momento in cui azionarla, per non sprecarla su un campo di battaglia già spogliato di ogni nemico. C’è sempre la mappa tattica, che consente di vedere la pianta della zona in cui ci troviamo e la posizione dei nemici che abbiamo già individuato a occhio nudo.

Concludendo l’analisi del gameplay nudo e crudo, va quindi detto che prevale la tradizione, con un approccio molto simile a quello di un anno fa. Il che non è un male, perché la giocabilità del primo Vegas era di prim’ordine, ma forse si poteva fare di più: l’aggiunta del tasto per la corsa potrebbe non essere abbastanza per i fan più esigenti, che forse si aspettavano un aggiornamento più corposo.

Aggiungi un posto a tavola, che c’è un fucile in più
Malgrado la campagna in singolo sia più curata che in altri giochi simili, va detto che il primo Vegas puntava molto sulla cooperativa e il multiplayer, e questo sequel non è da meno.
Per quanto riguarda l’azione in co-op, sono stati fatti dei miglioramenti, ma anche qualche inspiegabile passo indietro.
Iniziando con le buone notizie, va detto che la campagna non viene in alcun modo alterata dall’ingresso di un nuovo giocatore: hostando la partita, possiamo vivere l’avventura senza perderci le scene di intermezzo, i briefing, i tutorial, e un nostro amico può entrare e uscire a piacimento, senza per questo snaturare la nostra esperienza narrativa.
Abbiamo scritto “un nostro amico” non a caso (e qui arriviamo ai difetti). Non è più possibile affrontare la cooperativa in quattro, bensì solo in due. I membri del team saranno comunque quattro, ma due saranno controllati dall’host, proprio come avviene nella campagna in singolo. In pratica il player due è una specie di cane sciolto, un soldato che fa un po’ quel che vuole, indipendente dal gruppetto di tre guidato dall’host. Una scelta quantomeno discutibile, visto che ad esempio si potevano dividere i due soldati controllati dall’IA tra i due giocatori, considerato anche che se muore l’host, il player due non può subentrare nel controllo del resto della squadra! Non si possono nemmeno addurre strane spiegazioni tecniche, visto che nella modalità Terrorist Hunt è ancora possibile giocare in una squadra composta da quattro giocatori “veri”.
Buone notizie, soprattutto in ottica co-op, vengono dal design dei livelli. È evidente che gli sviluppatori hanno prestato particolare attenzione a creare spazi che garantissero più punti di accesso, porte, finestre e vetrate sulle quali distribuire le nostre forze, per prendere i nemici su più fronti. Anche alla luce di questa cura, va detto che la modalità cooperativa rimane molto appagante, malgrado gli inspiegabili limiti descritti poco fa.

Caccia al terrorista
La modalità Terrorist Hunt non è una novità, e garantisce quell’azione immediata che può essere l’ideale quando si ha solo voglia di sparare un po’. In pratica non dobbiamo fare altro che scegliere uno scenario e la densità dei nemici, per poi dedicarci a fare strage (da soli, con compagni controllati dall’IA, oppure con i nostri amici). Obiettivo unico è mandare all’altro mondo tutti i soldati che affollano la location. Anche qui, è il caso di ribadirlo, vengono conteggiati tutti i punti di cui si è detto, che saranno aggiunti a quelli già raccolti nelle altre modalità.

Tutti insieme appassionatamente
Veniamo al capitolo multiplayer. Il gioco mette a disposizione 12 mappe (alcune prese di peso da Rainbow Six 3: Raven Shield), tutte ben progettate con un giusto mix di situazioni e strade da percorrere, così da mantenere l’azione varia e divertente. Peccato per la mancata assegnazione di punti al momento di catturare bandiere o piazzare bombe. Paradossalmente, viene premiata una “semplice” uccisione, ma non il raggiungimento di obiettivi fondamentali per la vittoria.
Rispetto al primo Vegas troviamo due modalità in più. La prima è “Demolition”, una sfida piuttosto classica che ci vede impegnati a piazzare una bomba in un punto specifico per poi farla esplodere, cercando di evitare che l’altra squadra ci impedisca di piazzare l’ordigno o lo disinneschi. Seconda modalità è “Team Leader”. Anche qui niente di rivoluzionario: in ogni squadra viene scelto un capo, la cui uccisione implica l’impossibilità per i suoi compagni di squadra di risorgere. Tuttavia, per invogliare il leader a uscire allo scoperto, gli viene concesso il potere di impedire la resurrezione ad ogni avversario ucciso di suo pugno (un’eliminazione effettuata del capo ha dunque un valore ben superiore rispetto a quelle messe in atto dai suoi compagni). In più, ogni mappa prevede un extraction point: se il leader riesce a raggiungerlo incolume, la squadra vince automaticamente.

Le luci di Vegas
Sul finir di recensione, diamo uno sguardo alla realizzazione tecnica del titolo. Il giudizio generale è certamente positivo, anche se probabilmente era lecito aspettarsi qualcosa di più. In pratica non ci si è allontanati molto dal capitolo precedente, con una buona realizzazione dei personaggi ma un livello di dettaglio piuttosto scarso per quello che riguarda i fondali. L’interazione con l’ambiente è aumentata (non si dimentichi la possibilità di sparare attraverso le superfici), ma è anche vero che non raggiunge particolari vette di realismo. Basti dire che le sottili e trasparenti vetrinette dei bar sembrano fatte di titanio rinforzato. Le animazioni dei nemici sono piuttosto buone, ma la sparizione dei cadaveri è una cosa che si poteva evitare. C’è poi un altro problema, nato da precise scelte di fondo: per variare un po’ rispetto al primo capitolo, l’azione si svolge maggiormente in luoghi diversi rispetto ai luccicanti casinò di un anno fa. Una scelta legittima, ma proprio quelle erano le ambientazioni più affascinanti. Combattere nei garage o nei corridoi, a meno che non siano realizzati splendidamente, non riesce a trasmettere più di tanto.
Dignitose le texture, buoni gli effetti di luce e di riflesso. Ma anche qui niente di trascendentale. Il framerate è complessivamente molto stabile, salvo lievissimi rallentamenti in qualche occasione, ma niente di preoccupante. L’atmosfera generale è comunque molto immersiva, anche se, come detto, troppo simile a quanto già visto in passato.
Sul fronte sonoro niente infamia e niente lode. Le musiche non infastidiscono, ma nemmeno aggiungono granché, mentre gli effetti sonori sono nella media.

Quanto resistono i terroristi?
Complessivamente, la longevità del titolo è molto alta. Questo perché la campagna in singolo è già di per sé sufficientemente lunga (e poi la difficoltà è alta, quindi si ritorna spesso sugli stessi punti), ma anche per una buona rigiocabilità data dalla modalità co-op. Se è un difetto aver reso il player due così poco partecipe dell’azione collettiva, è anche vero che l’esperienza di gioco cambia molto rispetto a quella dell’host, quindi può valere la pena provare entrambe le soluzioni. Il multiplayer, come di consueto, vi terrà occupati e felici a lungo.
Recensione Videogioco RAINBOW SIX VEGAS 2 scritta da SONGOKU Alla fine di questo lungo percorso, possiamo dire che Rainbow Six Vegas 2 merita sicuramente l’acquisto. Profondo, vario, impegnativo e divertente, il nuovo titolo Ubisoft saprà certamente intrattenervi per svariate ore. Il difetto maggiore, quello che impedisce al gioco di erigersi a capolavoro del genere, è la sua eccessiva somiglianza col predecessore. L’aggiunta di alcune novità pur interessanti (la possibilità di correre, il nuovo sistema di punteggio ecc) non è sufficiente a distanziare adeguatamente il titolo dal capostipite, che ormai ha un anno e mezzo di età (che in termini videoludici non sono propriamente bruscolini). Chi non ha mai giocato al primo Vegas dovrebbe correre subito nei negozi. Chi invece ha consumato il capitolo precedente può tranquillamente comprare quello nuovo, ma senza aspettarsi rivoluzioni.
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