Recensione di Beautiful Katamari

Copertina Videogioco Katamari
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Platform
  • Lingua:

     Completamente in italiano
  • Giocatori:

     1 - 2
  • Data uscita:

     29 Febbraio 2008
- Divertente e originale
- Ottimo sonoro
- Stile inconfondibile
- Grafica poco più che sufficiente
- Longevità limitata
- Aggiunge poco alle versioni old gen
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A cura di (Songoku) del
Sono passati più di tre anni, ma alla fine il folle brand di Katamari è arrivato anche a casa Microsoft. Per chi non lo sapesse, o non se lo ricordasse, il primo Katamari Damacy fece la sua comparsa su PS2, rivelandosi come un titolo quantomeno atipico. Alcuni lo osannarono, altri lo schivarono come la peste, ma nessuno poté dire che fosse il “solito” gioco.

Che faccio, rotolo?
Questo Beautiful Katamari può essere considerato in larga parte una riedizione in HD di quel primo titolo, con l’aggiunta di alcuni elementi come il multiplayer online.
Tutto parte da una partita di tennis del Re del Cosmo. Il buon sovrano, colpita male la pallina, fa un foro nella volta celeste, che malauguratamente diventa un buco nero capace di inghiottire ogni cosa. Stelle, pianeti, satelliti e comete fanno una brutta fine, e per un caso fortuito si salva solo la Terra.
Il re si trova a dover ricreare tutto l’universo, ma per farlo ha bisogno di raccogliere materiale da costruzione: siccome l’unica materia rimasta è quella del nostro pianeta, il principe ereditario viene incaricato di recarsi sulla Terra e raccattare quanta più roba possibile. L’operazione di raccolta non viene compiuta con raggi verdi provenienti da dischi volanti, come nella fantascienza anni Cinquanta: unico strumento usato è invece il katamari, una curiosa sfera dalle prodigiose capacità adesive. Grande più o meno come un cioccolatino, il katamari viene fatto rotolare dal principe, anch’egli delle dimensioni di un bignè. Nel suo incedere, la sfera si attacca a tutto quello che incontra (ma veramente a tutto), e gli oggetti con cui viene a contatto diventano parte di essa: man mano che raccoglie, il katamari diventa sempre più grosso e può accalappiare anche oggetti di volta in volta più voluminosi e pesanti. Partendo dalle puntine da disegno e dalle matite si arriva a inglobare interi palazzi.

Solo levette, grazie…
Se la trama e lo scopo del gioco sono di per sé abbastanza deliranti, il gameplay non è da meno. Si fa quasi tutto con gli stick, mentre i pulsanti hanno scarne funzioni di conferma nelle selezioni e cambi di punto di vista. Usando contemporaneamente le due levette del pad, possiamo far rotolare il katamari in ogni direzione, oppure spostare la nostra visuale, così da avere un’idea migliore dell’ambiente che ci circonda. Ogni location (al chiuso o all’aperto) è letteralmente zeppa degli oggetti più diversi, tutti adatti a far diventare enorme il nostro katamari. La sfera è gestita da una buona fisica, in base alla quale una certa combinazione di raccolta farà variare il peso e la conformazione del katamari, con precise conseguenze in termini di manovrabilità e capacità di superare gli ostacoli (gli oggetti più grandi sono d'intralcio, almeno finché non siamo in grado di raccogliere anche quelli).
Se il gameplay è “semplice”, non significa che portare a termine gli obiettivi sia sempre “facile”. Il gioco è strutturato secondo un sistema di missioni, ognuna delle quali porta alla ricostruzione di una stella o di un altro corpo celeste. Se lo scopo di base è sempre lo stesso (raccogliere oggetti) cambiano i parametri che dobbiamo tenere d’occhio per poter vincere la partita. Molto spesso si tratta di sfide a tempo: scopo della missione è far raggiungere al katamari un certo diametro, rimanendo dentro un tempo limite. Ma in altre occasioni possono esserci obiettivi più particolari, come durante la ricostruzione del pianeta Marte: in questo caso dovremo raccogliere solo oggetti “caldi” (dai cibi cotti agli orsacchiotti di peluche) fino a raggiungere una temperatura di dieci mila gradi; occhio però a non incappare in oggetti freddi (gelati, frigoriferi e via dicendo), altrimenti la temperatura si abbasserà fino allo zero, facendo fallire la missione.
Al di là dello scopo da perseguire, va anche detto che il bello del gioco è il puro e semplice accumulo dei più svariati oggetti: letto su una recensione può non suonare molto convincente, ma pad alla mano diventa una droga.

Oltre agli obiettivi nudi e crudi, Beautiful Katamari prevede il conseguimento di un punteggio: per il semplice completamento di una missione possiamo raccogliere qualunque cosa, ma per avere un punteggio alto dovremo privilegiare le categorie di elementi suggerite dal re all’inizio del livello. Tale punteggio numerico non è determinante per l’avanzamento del gioco, ma da un discreto impulso alla rigiocabilità, nel momento in cui vogliamo migliorare le nostre prestazioni precedenti e postare online i risultati.
Il gioco memorizza e aggiorna costantemente un complesso e dettagliato sistema di statistiche. Viene catalogato praticamente tutto: quanti e quali oggetti abbiamo raccolto (e le possibilità sono moltissime), quali cugini abbiamo sbloccato, quanti regali nascosti abbiamo portato alla luce.
Questi dati sono recuperabili dal “princedom”, che in pratica è la base operativa del principe. Da qui il piccolo protagonista può vagare nello spazio per raggiungere le missioni, salvare il gioco, settare le opzioni dell’audio, accedere alla modalità multiplayer, consultare le statistiche, realizzare e conservare fotografie, immagazzinare i regali trovati durante le singole sfide. Tanto è semplice il gameplay, tanto è curata la parte statistica, che potrebbe fare la gioia di chi ama conoscere le proprie mosse fin nel più minimo dettaglio.

Stilizzato sì, ma non esageriamo!
Dal punto di vista tecnico, Beautiful Katamari conferma lo stile fanciullesco e visionario visto nelle precedenti versioni. Il tratto grafico è molto stilizzato, sia nella realizzazione dei personaggi che degli oggetti, e per la maggior parte del tempo sembra di stare all’interno di uno strano fumetto giapponese. Anche l’ingrandimento progressivo della sfera crea un effetto piacevole, perché quello che prima ci sembrava enorme e insormontabile presto diventa ottimo materiale da raccolta. E vedere i passanti che si agitano freneticamente, intrappolati nel katamari, è sempre un piacere.
Se la presenza di uno stile preciso è dunque innegabile e più che gradita, bisogna però dire che i progressi fatti rispetto alle versioni di vecchia generazione sono piuttosto scarni. Il passaggio all’alta definizione si nota, con dettagli più evidenti e colori brillanti, senza contare il numero maggiore di elementi sullo schermo. Ma è una mano di vernice fresca su una macchina ormai vecchiotta: l’effetto sorpresa è ovviamente diminuito rispetto al primo titolo per PS2, quindi non era troppo sperare in un’accelerata che rendesse evidente il fatto di trovarsi su 360 piuttosto che sulla prima Xbox.
Quello che viene tolto all’occhio viene ridato all’orecchio: le musiche di accompagnamento e gli effetti sonori sono ottimamente realizzati, e soprattutto hanno una grande personalità, fatta di ironia e candido umorismo. L’effetto cartoon è evidente e buffissimo, e non mancherà di farvi sorridere più di una volta.

Rotoliamo tutti insieme!
Capitolo multiplayer. Beautiful Katamari permette di sfidare i propri amici in modalità versus, oppure di allearsi a loro in modalità cooperativa. In locale, giocare contro un amico significa avere ognuno il proprio katamari, con l’obiettivo di raccogliere più oggetti dell’avversario, magari rubandoli direttamente a lui a forza di spintoni. La modalità cooperativa è più particolare: a ogni giocatore viene assegnata una sola levetta, con l’obbligo di coordinarsi al millimetro per riuscire a governare la sfera. L’idea non è male, ma l’applicazione pratica risulta un po’ ostica e non particolarmente divertente.
In rete possiamo gareggiare con altri tre giocatori con modalità similari, cercando quindi di raccogliere più oggetti degli altri concorrenti. L’accesso alla rete dà ovviamente la possibilità di consultare un gran numero di classifiche, dove i giocatori più bravi possono fare sfoggio dei prodigiosi punteggi ottenuti nelle singole missioni.

Se rotoli troppo, viene mal di testa
Difetto principale del primo Katamari era senza dubbio la longevità, e questa nuova versione non sembra aver risolto il problema. Il gameplay molto semplice e creativo fa strabuzzare gli occhi nei primi minuti, ma ovviamente diventa ripetitivo abbastanza presto, proprio perché non vengono inserite nuove varianti. Più in generale, è il numero stesso di missioni a essere esiguo, e basteranno poche ore per finire il gioco.
La rigiocabilità può trovare qualche stimolo grazie ai regali nascosti, ai punteggi da incrementare, alla possibilità di giocare in rete. Ma a conti fatti non siamo comunque in presenza di un titolo particolarmente longevo, a meno che non venga considerato come una sorta di passatempo da recuperare nei tempi morti della giornata.
Recensione Videogioco BEAUTIFUL KATAMARI scritta da SONGOKU Beautiful Katamari conferma i punti di forza dei predecessori di casa Sony: originalità del concept, gameplay intuitivo e appagante, stile visivo ironico e divertente. Ci sono però anche dei difetti di non poco conto che riguardano una grafica sottotono e una longevità che rimane bassa nonostante una discreta rigiocabilità. Soprattutto comincia a mancare l’effetto sorpresa: dopo tre anni, anche l’idea più brillante comincia a mandare un leggero aroma di stantio, e il fatto che da Sony si è passati a Microsoft può non essere una giustificazione sufficiente.
Beautiful Katamari rimane un buon titolo, che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita, per assaporare qualcosa di veramente diverso rispetto ai normali generi del panorama videoludico. Se invece vi considerate molto tradizionalisti, o avete già giocato alle versioni precedenti, forse è il caso di rivolgervi altrove.
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