Recensione di Stranglehold

Copertina Videogioco Stranglehold
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Data uscita:

     Disponibile
- Ambienti altamente distruttibili!
- Divertente ed immediato
- Racchiude lo spirito di John Woo
- Si finisce in una manciata di ore
- Tecnicamente migliorabile
- Parte multiplayer trascurabile
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A cura di (Meno D Zero) del
Il mio nome è Woo, John Woo
Stranglehold è uno spassionato atto d’amore nei confronti del regista Di Honk Kong, da anni ormai trasferitosi (anche artisticamente) negli Stati Uniti.
Il regista di opere seminali come la trilogia di “A better Tomorrow”, “The killer” e durante il periodo usa di “Face off” (forse la sua pellicola più riuscita su suolo americano) ma soprattutto di un film che ha cambiato il modo di intendere il cinema di azione asiatico e non solo: “Hard boiled”.
Il suo protagonista Tequila (interpretato dall’attore-feticcio di Woo, Chon Yun Fat) e le incredibili quanto elaborate scene d’azione sono entrate per sempre nella storia del cinema d’azione.
Questo Stranglehold si presenta quindi come sequel “spirituale” di quel film di tanti anni fa (è dei primi anni novanta) raccogliendo una pesante eredità e proponendosi attraverso l’utlilizzo di un altro medium, quello ludico.
Woo ha curato il progetto nella fase artistica, aggiungendoci il suo tocco personale per quanto riguarda alcune scelte stilistiche (il poetico volo delle colombe bianche ad esempio, presenti in ogni suo film e marchio di fabbrica del regista) e di copione.
La storia infatti riprende situazioni e personaggi dal film Hard boiled, condendo il tutto con i temi tanto cari al regista cinese: l’onore, l’amicizia e lo spirito di sacrificio.
Oltre alle sparatorie, certo.

Un milione di proiettili
Il team di sviluppo Tiger Hill per questo sequel ha messo in piedi un titolo che contiene tutta la carica esplosiva di azione presente nella pellicola di ispirazione, Hard boiled, e l’ha concepito come un frenetico sparattutto in terza persona, una sorta di Max Payne elevato all’ennesima potenza con un protagonista carismatico ed esperto della letale arte del GUN FU (parola inventa da Woo ed ottenuta mischiando il Kung –fu al gun della pistola…) e dove quasi ogni cosa può essere distrutta o fatta a pezzi sotto il fuoco delle armi..missione riuscita?
Quasi.

Spacchiamo tutto!
Il punto di forza del gioco è dato dall’incredibile e assolutamente realistico sistema di danneggiamento dell’ambiente di gioco: mai in un videogioco si erano viste fasi distruttive talmente esagerate e massiccie.
In un momento di calma, dopo uno dei tantissimi e feroci scontri a fuoco che compongono il titolo, e impressionante guardarsi intorno e scoprire l’area di gioco letteralmente distrutta: colonne di cemento (utili anche per cercare riparo mentre si spara) andate in frantumi, macchina esplose, vetri infranti, muri abbattuti…non c’è nulla o quasi che resista alla furia distruttiva dell’imponente volume di fuoco vomitato dalla nostre armi o da quelle dei nemici.
Le meccaniche di gioco sono estremamente semplici: avanzare area per area uccidendo tutto ciò che ci ostacola, e per dispensare morte e distruzione il nostro super-agente Tequila ha un paio assi nella manica.

Ti uccido anche quando dormo
Le capacità omicide di Tequila sono impressionati e altamente coreografiche: al fine di sbloccare delle abilità speciali, serve riempire una barra posta sulla parte inferiore dello schermo , e per farlo è utile far fuori la fauna nemica in maniera spettacolare e stilosa, magari sfruttando anche le parti di ambiente distruttibile come barili esplosivi e ponti cedevoli, ma anche insegne luminose o pesanti ventilatori e tanti altri oggetti similari posizionati “casualmente” vicino alle vittime della nostra furia omicida.
A questo proposito Tequila può rallentare il tempo in una sorta di bullet time per prendere la mira con comodo e uccidere quanti può cattivi possibile, oltre che servirsi di simpatici attrezzi come carrelli da meccanico per dispensare morte in movimento, lampadari per dondolii omicidi o corrimani delle scale per corse mortali…insomma osservare una partita a Stranglehold nelle mani di un giocatore esperto è una goduria e un’orgia di morte e distruzione altamente coreografica.
Non appena si riempe la barra chiamata “bombe tequila” si può massimizzare ancora di più il massacro su schermo sbloccando alcune mosse speciali altamente distruttive e galvanizzanti, come ad esempio l’abilità chiamata sbarramento che dona al protagonista, per un breve lasso di tempo, proiettili infiniti e invulnerabilità al fuoco nemico…immaginate il risultato su schermo di tanta furia distruttiva!
Gameplay quindi assolutamente frenetico, basico e che non lascia spazio a pause per riflettere, bisogna solo schiacciare il grilletto ed evitare di farsi ammazzare attraverso i sette più o meno lunghi livelli di gioco.

Votati alla distruzione
Tecnicamente il gioco è necessariamente dovuto scendere a compromessi: per mettere in scena ambienti così vasti e così interattivi si è dovuto risparmiare qualcosa su tutto il resto, personaggi poligonali in primis
Quindi abbiamo un protagonista (modellato ottimamente sul fisico dell’attore cinese Chon Yun Fat) e comprimari principali ben modellati ed animati, a fianco di una fauna nemica realizzata molto meno bene e spesso con animazioni che lasciano un pò desiderare, senza considerare la perdita di dettaglio generale, soprattutto nelle numerosi esplosioni, realizzate in maniera mediocre. Gustosi invece i dettagli come il sangue del protagonista che macchia i vestiti e il volto a seconda di dove è stato colpito e le sue credibili espressioni di rabbia o dolore, come anche simpatici gli omaggi al maestro John Woo: i ragazzi di Tiger Hill si sono divertiti ad infilarlo nel gioco in un paio di occasione che vi lascio il piacere di scoprire.
Buono il sonoro, il gioco è doppiato discretamente in italiano e per il resto propone musiche orchestrali tipicamente orientali e una marea di rumore di esplosioni e di arme da fuoco ottimamente riprodotte.
Forse il difetto principale di questo titolo è dato dal suo pregio maggiore: la giocabilità.
Mi spiego: eseguire omicidi a rallentatore appesi ad un lampadario e compiendo le più elaborate e spettacolari evoluzioni è assolutamente semplice e divertente, bastano pochi minuti per padroneggiare il tutto e poche ore per portare a termine il gioco e la missione del nostre eroe, e poi cosa rimane?
Certo per i più maniaci (eccomi) ci sono tutta una serie di obiettivi che solo rigiocando il titolo più volte (magari scegliendo da che livello partire o alzando il livello di difficoltà) si possono sbloccare ed ottenere, ma il giocatore medio tenderà a giocare, finire in poche ore ed accantonare questo titolo, alla ricerca di qualcosa con maggior spessore ludico e narrativo.
Pochi anche gli extra sbloccabili, per lo più gallerie di disegni e studi sul progetto del gioco, tutta roba interessante ma davvero poco “pratica” .
In questo senso a poco serve la parte multiplayer, quasi infilata “a forza”: non offre nulla di più della modalità principale, oltre a presentarsi piuttosto scarna ed incompleta a livello di opzioni.

Nonostante questi difetti, il gioco globalmente rimane comunque un’esperienza divertente ed adrenalinica, breve ma intesa.

Collector’s edition
La recensione è stata sviluppata con la collector’s Edition di Stranglehold, che oltre a presentarsi in una bella confezione metallica (sullo stile della limited di Bioshock per capirsi) in aggiunta al gioco contiene un altro dvd infarcito di gustosi extra, sempre che vi piaccia il cinema di Mr. Woo, ovviamente.
Gli extra presenti nel dvd aggiuntivo sono:
- Poesia al rallentatore
- Sequenza extra
- Stranglehold: l’idea
- Stranglehold: il suono
In maniera del tutto simile agli extra presenti nei film più blasonati, i contenuti di questo dvd aggiuntivo (della durata di un’ora) illustrano perfettamente il lavoro svolto dietro ad un titolo come Stranglehold, prendendo in esame le fasi cruciali della produzione: dal concepimento dell’idea narrativa, agli story-board usati per le numerose sequenze di azione, dalla modellazione dei personaggi alla fisica dell’ambiente, fino ad arrivare alla creazione degli effetti sonori.
Tutto molto interessante e con il pregio di illustrare ottimamente le varie fasi della lavorazione di Stranglehold.
Recensione Videogioco STRANGLEHOLD scritta da MENO D ZERO Stranglehold si presenta come un titolo certamente non innovativo o dalla durata spropositata, ma che riesce comunque a divertire e ad appagare il giocatore: la distruzione ambientale poi tocca vette di inarrivabile divertimento e realismo settando nuovi parametri nel genere action. Peccato per qualche imprecisione tecnica e per la parte live non del tutto convincente.
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