Recensione di Flatout: Ultimate Carnage

Copertina Videogioco Flatout:Carnage
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Guida
  • Data uscita:

     Disponibile/ 11 Luglio 2008 PC
- Comparto tecnico eccellente
- Ottima fisica
- Divertente ed emozionante
- Livello di difficoltà mal calibrato
- Errori (evitabili) nella struttura delle competizioni
- Molto simile a FlatOut 2
A cura di (Songoku) del
Periodo entusiasmante per gli appassionati di racing game: in questi giorni a cavallo tra primavera ed estate stanno uscendo diversi giochi, anche di ottima fattura (vedi “Forza Motorsport 2” e “Colin McRae DIRT”), che richiedono al giocatore di mettersi comodo dietro il volante di un’automobile.
Oggi parliamo di “FlatOut: Ultimate Carnage”, terzo capitolo di una saga che in passato ha fatto vedere buone cose, non raggiungendo vette stratosferiche ma assicurando qualche ora di sano svago.
Questa nuova incarnazione del brand si era presentata sotto i migliori auspici, specie da un punto di vista visivo, e vi posso già anticipare che le promesse sono state in buona parte mantenute. Ma analizziamo il gioco più nel dettaglio.

Grafica
Spesso ai recensori piace tenere il comparto tecnico per ultimo, per parlare preliminarmente di elementi come il gameplay, la storia, i meccanismi di gioco.
Nel caso di “Ultimate Carnage” credo però che valga la pena cominciare proprio da quello che il gioco sa offrire ai nostri occhi, per il semplice fatto che c’è davvero di che essere soddisfatti!
Il salto in avanti rispetto al passato è notevole, persino a livello numerico: dodici auto in pista anziché otto, per una sfida adrenalinica che scorre fluida e senza incertezze. Tutti i mezzi sono ben disegnati, e sono composti da un numero davvero elevato di componenti che non vedono l’ora di essere ammaccati, sporcati, deformati e staccati dagli urti e dalle collisioni con gli avversari o con gli elementi dello scenario.
L’elemento più importante della grafica del gioco è proprio la cura maniacale per il dettaglio. Durante le corse si incontrano un gran numero di ostacoli come staccionate, barriere metalliche, mucchi di copertoni, coni di plastica, intere pompe di benzina ecc. Tutti questi elementi sono interattivi e possono essere investiti dai concorrenti, col conseguente volare a destra e a manca di innumerevoli detriti, frammenti, schegge, pezzi di automobili e quant’altro. Nelle fasi più concitate si possono vedere (ad esempio) una decina di auto che si schiantano contro una barriera di gomme, facendone volare a decine. Ogni elemento è inoltre controllato da un motore fisico ottimale, e si comporta in modo sempre casuale (nel senso che non ha mai binari predeterminati su cui muoversi), dando una strepitosa sensazione di caos e ricchezza visiva. Senza contare, cosa non da poco, che tutti gli oggetti (o i pezzi di oggetti) che spargete sulla pista rimangono dove sono per tutta la durata della gara, e possono essere nuovamente investiti.
Vogliamo parlare dell’ambiente? FlatOut presenta diverse piste (non poi moltissime in verità) divise in settori: avremo quindi circuiti nella foresta, altri in campagna ecc. Nel dettaglio le zone sono: Foresta (5 piste), Campagna (5), Deserto (1), Canale (1), City Central (3), Corsa (1). Il numero non esaltante di circuiti (poi vi spiego perché va ulteriormente ridotto) è però compensato dal livello qualitativo di ognuno di essi. Il numero di dettagli è davvero elevato, e personalmente sono rimasto colpito soprattutto dalle piste “forestali”: qui vi troverete di fronte un paesaggio affascinante, estremamente realistico e appagante. Rallentando con la macchina e fermandovi in un prato a bordo pista vi accorgerete dell’enorme quantità di fili d’erba, alberi e foglie, tutto rigorosamente in movimento al soffiare del vento.
Ogni elemento, specie il suolo, è coperto da texture convincenti e corpose, e arricchito da colori vividi. Gli effetti di luce sono molto piacevoli, e la differenziazione tra corse giornaliere, notturne e al tramonto (per la verità non attivabile in tutte le zone) regala atmosfere da sogno.
In ultimo citiamo gli effetti particellari, anche qui ottimi: grande quantità di detriti e polvere sollevata dalle auto, per non parlare degli effetti legati all’acqua e alle scintille. Per accorgervi del livello raggiunto vi basterà mettere in pausa mentre sgommate sul terriccio (o mentre attraversate una pozza d’acqua): ruotando leggermente la telecamera con lo stick destro vi accorgerete di quanti frammenti (o gocce) galleggiano in aria dietro le vostre ruote posteriori.
Capitolo fisica, già in parte accennato: anche in questo caso la qualità è ottima. Gli urti e gli scontri tra le automobili sono violenti e danno luogo a rocamboleschi testa coda o ribaltamenti, ma non si ha mai la sgradevole impressione di essere di fronte a qualcosa di irreale. Allo stesso modo è curatissima la fisica alla base della seconda parte del gioco, quella più surreale e meno realistica: nella modalità “Carnage” infatti, come già avveniva nell’episodio precedente, dobbiamo partecipare a una serie di minigiochi (anche qui arricchiti da effetti speciali di grande impatto) in cui il protagonista diventa il pilota, sbalzato fuori dall’abitacolo per volare sopra reti metalliche, dentro cerchi di fuoco, addosso a enormi birilli da bowling. La gestione dinamica dello sfortunato ometto in volo è molto convincente (dovremo dosare l’angolo di lancio, ed effettuare dorrezioni della traiettoria in volo), anche se in effetti il corpo del pilota pare più quello di un fantoccio che non quello di un uomo reale: d’altronde eccedere in realismo forse avrebbe reso il tutto troppo truculento!
In una modalità come nell’altra il senso di velocità è ottimo, grazie all’elevato numero di oggetti e parti dello scenario che sfrecciano attorno alla vettura.

Purtroppo tutto questo ben di Dio non è esente da piccoli difetti (ma l’effetto complessivo, lo ripeto, è splendido). In diversi frangenti si nota un po’ di aliasing sulle vetture e in alcuni elementi dello sfondo (tipicamente sbarre di ferro, bordi metallici ecc, che si “seghettano” più facilmente).
Come detto in diverse piste c’è la possibilità di cambiare ora del giorno, con effetti di luce molto ben realizzati, ma questa possibilità non è applicabile a tutti i circuiti, e manca il variare delle condizioni atmosferiche (quindi troveremo sempre bel tempo).
Ci sono a disposizione cinque diverse telecamere, che però non sono adeguatamente differenziate tra loro: ci sono due visuali esterne, alle spalle del mezzo, che sono posizionate a poca distanza una dall’altra, rendendo il risultato finale troppo simile. Tra le visuali interne troviamo quella classica che ci mostra solo la strada davanti a noi, una che fa rientrare nell’inquadratura l’interezza del cofano, un’altra che si sposta leggermente a sinistra, come una soggettiva dagli occhi del guidatore. Anche in questo caso le tre visuali finiscono con l’assomigliarsi troppo, e si finisce col preferire quella che mostra solo la strada. Questo è certamente il punto di vista più immersivo (e fidatevi, quando capita che un pilota avversario, sbalzato fuori dalla sua auto, vi piombi sul parabrezza, c’è di che entusiasmarsi!), ma anche quello che soffre di più la ricchezza di dettagli ed effetti particellari: la quantità di detriti, polvere e oggetti vari rende a volte davvero ostico capire dove si sta andando. In quel caso meglio passare a una visuale più esterna, che ci consente tra l’altro di ammirare le numerose ammaccature del nostro mezzo. Manca del tutto una visuale che mostri l’interno dell’auto (quindi cruscotto, mani del pilota, volante ecc).
Anche il replay poteva essere gestito meglio. Al termine di ogni corsa, come ormai tradizione nei giochi di questo tipo, possiamo decidere di rivedere la gara: l’operazione è complessivamente ben gestita (anche se, come dire, niente di nuovo), ma è anche piuttosto “costretta”. Possiamo velocizzare, stoppare e far andare al rallentatore, ma non c’è modo di cambiare visuale, ruotare la telecamera o altro. Un peccato, perché in un gioco così fracassone e caotico come questo poter muovere lo sguardo all’interno e intorno agli incidenti sarebbe stato molto appagante.

Quindi, come vedete, un po’ di difetti ci sono, non si può parlare di perfezione. Ma a costo di diventare monotono lo ripeto: visivamente “FlatOut: Ultimate Carnage” impressiona, per la capacità di gestire un alto numero di automobili, un’ottima fisica, e una sorprendente quantità di effetti speciali e elementi dinamici sullo schermo. Una gioia per gli occhi.

Sonoro
Decisamente meno impressionante la parte sonora del titolo. Non perché ci siano particolari difetti, tutt’altro: i rumori sono tutti azzeccati, e fanno egregiamente il loro dovere. Purtroppo non vanno molto oltre, soprattutto dal punto di vista della varietà. La colonna sonora è adrenalinica e rockeggiante, molto in tema con la tipologia di gioco. Tuttavia i vari brani (comunque intelligentemente alternabili con la pressione di un tasto) finiscono con l’assomigliarsi un po’ troppo, e non nascondo che ho finito per disattivarli, limitandomi al rombo dei motori e alla potenza degli schianti.

Struttura del gioco
Veniamo a parlare di come il gioco è strutturato, quali diverse possibilità offre all’utente. Capisco che forse questa sezione era più adatta per l’inizio della recensione, ma come vi dicevo volevo iniziare con un po’ di entusiasmo per la parte visiva, a costo di rendere meno comprensibili alcuni riferimenti. Spero vogliate perdonarmi.
Sono comunque pronto a recuperare! La struttura di base del gioco riprende in buona parte quella del capitolo precedente. Oltre alle consuete modalità “immediate”, cioè in grado di mettere subito il giocatore al centro dell’azione (corse singole, a tempo, minigiochi ecc), possiamo intraprendere due diversi tipi di carriera. La prima (modalità “FlatOut”) è la più classica: con un piccolo gruzzolo iniziale acquistiamo una macchina, con la quale gareggeremo per guadagnare soldi, sbloccare nuovi eventi, comprare potenziamenti e nuove vetture. Qui sta la parte un po’ più simulativa del gioco, che sembra voler interessare anche gli appassionati dei vari “Forza Motorsport” o “Gran Turismo”, maniaci della customizzazione. Il risultato tuttavia, pur apprezzabile, è comprensibilmente ben lontano rispetto ai titoli citati. Non è da considerarsi un difetto comunque, in fin dei conti stiamo parlando di un gioco fondamentalmente arcade.
La seconda modalità (“Carnage”) ci vede impegnati in una serie di divertenti minigiochi, di cui si è già accennato, che consistono nell’usare il pilota della nostra auto ora come una palla da baseball, ora come uno stuntman, ora come una palla da bowling e così via.
A questi minigiochi è legata anche la modalità “Party”, che consente di giocare con gli amici (fino a otto persone complessivamente).
Dal punto di vista della struttura non si notano perciò grandi rivolgimenti. Più in generale, e lo vedremo anche coi pregi e i difetti del gameplay, questo nuovo capitolo della serie rimane saldamente (forse un po’ troppo saldamente) legato alla propria tradizione.

Gameplay
“FlatOut: Ultimate Carnage” è un gioco arcade. Su questo non ci piove. Come già in altri prodotti del passato, conta certamente l’abilità nella guida, ma diventa anche fondamentale la capacità di sfruttare scontri, incidenti, violenza in generale. Questo è più che evidente negli eventi “derby”, dove lo scopo è rimanere l’unico superstite, distruggendo il più alto numero possibile di avversari a colpi di cofano. Ma è in realtà più che esplicito anche nelle gare più “usuali”, cioè quelle ambientate su circuiti da percorrere per un certo numero di giri. Circuiti costruiti con poche curve a gomito, molti rettilinei e biforcazioni, così da favorire la velocità e la varietà. Vince chi arriva primo, certo, ma bisogna vedere “come” si arriva primi! Per incoraggiare gli scontri il gioco propone il sistema della nitro: colpire i propri avversari o gli elementi dello scenario comporta certo un rallentamento, ma ci rifornisce di energia per innescare il turbo, che permette di raggiungere velocità pazzesche, ottime per colpire le altre auto con effetti devastanti (o semplicemente per superarle!).
A questo vanno aggiunti una serie di bonus, quasi tutti legati all’aspetto violento del titolo, che possono rifornirci di soldi anche se non vinciamo le corse: verremo perciò premiati in base al numero di scontri violenti effettuati, al numero di auto distrutte ecc, con speciali classifiche che decreteranno quale pilota è stato più catastrofico nel corso della gara.

Dal punto di vista della pura guida il gioco è certamente divertente: correre a gran velocità in mezzo a una decina di altre auto agguerritissime è emozionante, e l’adrenalina scorre a fiumi. Se poi avete l’ardire di usare la visuale interna non saranno poche le volte che sobbalzerete sulla poltrona.
Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica. FlatOut è un gioco arcade, ma forse non abbastanza: è vero che si viaggia sempre a gran velocità, e il freno diventa quasi spontaneamente un optional, ma è altrettanto vero che basta poco per uscire fuori strada o contro un ostacolo insormontabile (alberi, trattori ecc).
Questo discorso si inserisce in un po’ ampio e importante ragionamento sul livello di difficoltà. “Ultimate Carnage”, nella sua impostazione esplicitamente (o teoricamente) arcade rischia di essere un po’ troppo ostico. Come detto si esce di strada abbastanza facilmente, e il tempo necessario per impratichirsi veramente è forse troppo lungo per un gioco del genere. Il livello degli avversari è in genere molto alto, probabilmente troppo: i potenziamenti dell’auto si notano, ma spesso non sono sufficienti a rendere le gare “semplici”. Capisco che possa sembrare tutt’altro che un difetto, ma bisogna considerare che gli altri piloti sono quanto mai abili e agguerriti, con un risultato evidente: durante le corse anche un piccolo errore può essere fatale. Non è raro trovarsi a lottare per il primo posto con un’altra vettura, finire schiantato contro una qualche barriera, e ritrovarsi improvvisamente in ultima posizione o quasi. Se certamente questa situazione alza la tensione di gioco, è anche vero che può risultare frustrante, dal momento che un qualunque videogioco (e a maggior ragione gli arcade) deve sì evitare di annoiare, ma deve anche impedire che gli utenti lancino il pad contro il muro, e qui qualche volta la tentazione viene! Soprattutto considerando che c’è un certo livello di “caso” nell’andamento delle gare. Uno può guidare bene finché vuole, pulito, con particolare attenzione all’uso della nitro e degli scontri. Ma se per caso la macchina affianco alla propria ci si ribalta davanti ecco che i nostri sforzi vanno a farsi benedire, in maniera quasi incontrollabile. E il pad, come detto, finisce distrutto sulla parete.
La cosa più irritante (perché stranamente frequente) sono le macchine che ti finiscono di traverso davanti al cofano, rendendo difficoltoso il movimento, con conseguente perdita di tempo e nuova frustrazione.
A questi difetti ne va aggiunto un altro francamente incomprensibile. Nella modalità FlatOut, quando si sceglie di gareggiare in una coppa, non è possibile riprovare le singole gare. Mi spiego meglio: ipotizziamo un evento composto da tre corse. Concluso una volta l’evento potrebbe venirci voglia di migliorare le nostre prestazioni, magari per raggiungere un risultato complessivo più soddisfacente. Peccato che in questo caso non potremo, per esempio, rifare solo la gara numero 2. Dovremo di nuovo ripercorrere tutto l’evento, dalla gara 1 alla gara 3, ogni volta con la possibilità di rifare la corsa appena conclusa, ma non la precedente. Dimenticatevi perciò di poter accendere la console e mettervi a gareggiare nella terza corsa dell’evento Tal dei Tali. Dovrete sempre e comunque fare prima la gara uno e poi la gara due. Diventa concreto il rischio che l’utente, alla lunga, decida di non giocare nemmeno.
Questo è senza dubbio un grosso limite del gioco, una forzatura che si poteva tranquillamente evitare. Certo, ne guadagna il realismo (che pretende tre gare in sequenza al momento di entrare in un evento), ma siamo certi che ci interessi in un gioco del genere?

Come accennato in precedenza ci sono diverse possibilità di customizzazione della vettura, ma siamo lontani dalle possibilità offerte dai giochi più simulativi, e comunque non sembra essere questo il fulcro del titolo. Manca anche qualsiasi possibilità di modifica estetica del mezzo, con automobili (35 in tutto) ben disegnate ma mai modificabili.

A conti fatti, il gameplay sembra più adatto all’on-line, dove la consapevolezza di trovarsi a gareggiare con persone in carne e ossa aumenta certamente l’appeal di un titolo che vede nel caos e nella violenza il suo punto di forza. In quel caso rischi molto più volentieri la frustrazione, se il possibile premio è la frustrazione di qualcun altro!

Longevità
Alcuni elementi del titolo sembrano favorire un’alta longevità. La carriera si sviluppa abbastanza lentamente, attraverso un buon numero di eventi, suddivisi in tre categorie a seconda della tipologia di vettura: da Derby, da Gara o da Strada. Alla modalità più classica vanno poi aggiunte le acrobazie, cioè i mini-giochi, che da soli possono offrire ore di divertimento, specie se utilizzati come party game: le risate con gli amici si sprecheranno di fronte al pilota-fantoccio che si schianta sonoramente contro gli ostacoli. Di fatto abbiamo perciò due giochi in uno, che garantiscono molte diverse possibilità.
Ci sono tuttavia anche degli ostacoli alla longevità, che stanno in buona parte nei limiti del gameplay visti poco sopra: il livello di difficoltà spesso troppo elevato può risultare indigesto a un giocatore che cerca l’arcade più puro e divertente. Allo stesso modo non appassionerà fino in fondo l’amante della simulazione, che non può accontentarsi delle poche possibilità di customizzazione e del numero relativamente basso di vetture.
A questo si aggiunga poi il numero non entusiasmante di piste.
Insomma pro e contro, per un gioco che sembra voler essere un ibrido di approcci diversi, correndo però il rischio di non soddisfare pienamente nessuno. La durata è medio-alta per un arcade, bassa per un gioco simulativo. Il problema diventa allora decidere dove sta il titolo: troppo simulativo e difficile per un arcade? Troppo arcade e semplice per un amante della simulazione?
A voi il compito si sbizzarrirvi coi commenti.
Recensione Videogioco FLATOUT: ULTIMATE CARNAGE scritta da SONGOKU “FlatOut: Ultimate Carnage” è complessivamente un bel gioco. Forte di un comparto tecnico di primordine (anche se non privo di qualche difettuccio), basa la sua forza su un’atmosfera caotica e adrenalinica, fatta di corse mozzafiato dove vige la legge del più forte (oltre a quella del più veloce). Esperienza divertente, emozionante e perfino comica (per quanto riguarda le acrobazie), il gioco dà il meglio nel multiplayer, sia on line (con le corse) che off line (con i mini-giochi). Perde qualche colpo soprattutto in singolo, a seguito di un gameplay non privo di qualche ombra importante, di una difficoltà a tratti troppo elevata per un arcade, e di alcune discutibili scelte nella strutturazione delle competizioni, che potrebbero risultare un po’ frustranti. E si consideri, infine, che a parte i notevoli miglioramenti grafici, pregi e difetti sono in buona parte quelli già visti nei capitoli precedenti.
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