Recensione di Splinter Cell Double Agent

Copertina Videogioco Splinter Cell 4
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Stealth game
  • Sviluppatore:

     UbiSoft Shangai
  • Distributore:

     UbiSoft
  • Lingua:

     italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Disponibile/ Marzo 2007 PS3.
- Story mode a bivi
- Lodevole varietà d'azione
- Molti incentivi alla rigiocabilità
- Ottimo supporto al multiplayer in Live
- Story mode a parte, non ci sono molte novità
- I.A. non particolarmente sviluppata
- Luca Ward non è più la voce di Sam Fisher
A cura di (Fabfab) del
Era l'ormai lontano 2002, quando i videogiocatori di tutto il mondo fecero la conoscenza con l'agente Sam Fisher: Ubisoft era da poco entrata in quella sorta di seconda giovinezza che l'avrebbe portata a diventare una delle più importanti software house del pianeta e la Microsoft si era da poco affacciata nel mondo delle console. E proprio il primo “Tom Clancy's Splinter Cell” risultò uno dei primissimi giochi a sfruttare a dovere l'hardware dell'XBox, rimanendo per sempre impresso nel cuore dei fan che da allora ne hanno seguito fedelmente ogni nuovo capitolo, aumentando di numero anche grazie al venire meno dell'esclusiva che legava il franchise alla console Microsoft, che così sbarcava anche su PS2 e GameCube.
Nulla di strano dunque che oggi, quattro anni dopo, sia nuovamente una console Microsoft a tenere a battesimo l'esordio dell'agente Sam Fisher nella nuova next gen, con un episodio espressamente pensato e sviluppato per XBox 360 e la cui riduzione prevista a breve per PS2 ha più l'aspetto del contentino da dare alla grande massa di videogiocatori che ancora possiede il monolite nero.

Pur se comparso sulla scena molto tempo dopo Metal Gear Solid, il titolo Ubisoft ne condivide il trono di re degli stealth game, grazie ad una precisa scelta di gameplay che lo ha sempre differenziato dal rivale per un approccio più realistico e meno cinematografico alle azioni di infiltrazione. Questo però lo ha sempre penalizzato dal punto di vista della trama, che proprio per l'adesione al realismo ha sempre peccato di un certo mordente. Questo almeno finora, perché i programmatori di Ubisoft Shangai hanno deciso che, se c'era un punto su cui intervenire, questo non era tanto nell'ormai collaudato gameplay, fatto come di consueto di infiltrazioni silenziose, guardie da aggirare o eliminare in silenzio, corpi da spostare e nascondere. Piuttosto si è scelto di intervenire sulla parte narrativa, cambiando le carte in tavola e proponendo un approccio decisamente inaspettato ed originale.

Scegli da che parte stare!
Il primo approccio con questo Double Agent risulta comunque estremamente classico. Sam ed un suo compagno vengono paracadutati nei pressi di una base artica nella quale devono infiltrarsi. Naturalmente il partner risulta essere poco più che una palla al piede e il grosso del lavoro tocca all'agente Fisher. Il primo livello rappresenta un vero e proprio tuffo nel passato, chiunque abbia mai “maneggiato” uno Splinter Cell in vita sua si troverà immediatamente a proprio agio, con controlli di gioco praticamente immutati ed un feeling che proviene direttamente dai capitoli precedenti. D'altronde per i videogiocatori che esordissero con questo capitolo, il primo livello rappresenta un tutorial indispensabile per padroneggiare al meglio il protagonista negli eventi che seguiranno. Sotto questo aspetto il titolo Ubisoft appare comunque molto simile ai precedenti, se si esclude un maggiore livello di attenzione delle guardie, che ora sono pronte a scattare ad ogni minimo rumore sospetto. Da questo punto di vista il gioco richiede un approccio molto prudente, perché venire scoperti comporta quasi sempre la perdita della vita.
La vera novità, rispetto al passato, è che questa volta Fisher (e con lui il giocatore) si trova spesso e volentieri di fronte a precise scelte da fare, scelte che determinano l'esito degli eventi ed impongono un certo tipo di comportamento. Senza voler svelare troppo della storia, possiamo dire che questa volta il buon vecchio Sam si troverà in bilico tra bene e male: come sempre lo troviamo nei panni di agente della NSA, intento a sventare i malvagi piani di un'organizzazione terroristica, la JBA. Il problema è che questa volta la missione richiede a Fisher di entrare nei ranghi della JBA come infiltrato. Da un lato dovrà dunque eseguire gli incarichi affidatigli dalla NSA, dall'altro dovrà stare sempre attento a non insospettire i “colleghi” della JBA. Se la fiducia di una delle due parti viene meno la missione rischia di venire seriamente compromessa; mantenersi in equilibrio tra una condotta corretta ed una scorretta non sempre è facile e pone talvolta di fronte a dilemmi apparentemente irrisolvibili (poniamo ad esempio il caso in cui i terroristi vi chiedano di sparare ad un ostaggio: che fare?).
Questo dualismo si pone non solo a livello morale, ma anche sul piano del gameplay: farsi beccare in aree precluse nella base dei terroristi, ad esempio, non contribuirà certo ad aumentare la loro stima nei nostri confronti! Proprio questo sistema, d'altronde, costringe il giocatore a mantenere sempre alto il livello di guardia, costringendolo a riaffrontare quelle sezioni in cui qualcosa è andato storto.
Dunque un'innovazione interessante, che permette di affrontare le varie sfide in modo differente ed aumenta sensibilmente la longevità del prodotto, considerando che è difficile resistere alla tentazione di domandarsi come poteva andare se avessimo fatto una scelta differente in una determinata circostanza.

L'invisibilità è tutto!
Controlli e giocabilità sono molto simili al predecessore, con i vantaggi ed i limiti che ne conseguono. Le azioni a disposizione di Fisher sono innumerevoli e variano in base al contesto in cui ci si trova e non sono rare le occasioni in cui ci si trovi di fronte a più possibilità d'azione contemporaneamente, il tutto a vantaggio della godibilità. L'impronta realistica è comunque rimasta e dunque la condotta da adottare rimane quella della minor visibilità possibile. Sam può sorprendere le guardie strisciandogli silenziosamente alle spalle e stordirle od ucciderle a mani nude, oppure può posizionarsi con cura a prendere accuratamente la mira per letali headshots. Ma quando la situazione si fa movimentata le opzioni a disposizione sono più a sfavore: forte nel corpo a corpo, l'agente Fisher non può comunque sperare di prevalere a mani nude contro nemici armati ed anche in caso di scontri a fuoco la sua manovrabilità risulta ridotta e il sistema di puntamento non sempre preciso. L'I.A. non presenta significativi miglioramenti rispetto al passato: le reazioni ed i movimenti delle guardie sono del tutto simili a quelle di Chaos Theory. Molto attente ai rumori, le sentinelle risultano del tutto incapaci di individuarci quando il nostro grado di occultamento è massimo, anche in situazioni in cui – in realtà – dovrebbero: il rischio aumenta solo se queste sono già in allarme.
In Double Agent sono inoltre presenti molti livelli diurni, in cui occorre rivedere il proprio approccio alla missione in quanto la mancanza di ombre notturne in cui nascondersi ci priva di uno degli elementi caratteristici della saga di Splinter Cell. Oltre a queste si segnalano saltuarie incursioni all'interno della base dei terroristi, durante le quali dovremo sia portare a termine i compiti assegnatici da JBA, ma anche ritagliarci il tempo di esplorare ed indagare.
Rispetto al passato si nota una particolare innovazione nel level design, che presenta ambienti diversissimi tra loro e particolarmente ispirati: si passa così dai classici ambienti chiusi e oscuri agli spazi aperti delle savane africane, da basi militari a navi, dall'Islanda a Shangai all'Africa equatoriale!
Sono spariti i medi-kit, sostituiti da un sistema di cura automatica che entra in azione ogni qualvolta ci si trovi in una situazione non di pericolo: di certo un'opzione non meno irrealistica delle scatolette curative sparse per i livelli, ma che ha perlomeno il merito di alleggerire il compito del giocatore.
L'approccio stealth è consigliato anche dalla consueta penuria di armi, che vanno utilizzate con parsimonia e per sbloccare alcune delle quali occorre portare a termine compiti secondari richiesti durante le varie missioni.

Singleplayer e multiplayer
La modalità principale dura all'incirca una decina di ore, ma grazie ad alcuni accorgimenti adottati la rigiocabilità è elevatissima: mi riferisco in particolare al fatto che, a seconda delle scelte fatte, la storia cambi e porti a finali differenti. Ma non bisogna neanche scordare che ogni missione ha molti obiettivi secondari che difficilmente verranno tutti portati a termine al primo approccio. I livelli di difficoltà presenti sono tre, ma già a Normale la sfida è interessante e richiede un costante impegno da parte del giocatore. Tutto questo si estrinseca in una notevole longevità, ulteriormente incrementata dall'implementazione di un'opzione per il multiplayer. Qui ritroviamo la modalità "spie contro guardie", vista per la prima volta in Pandora Tomorrow, dove da quattro a sei giocatori, suddivisi in due squadre, si scontreranno in appassionanti sfide dove la tattica, l'astuzia e l'attenzione saranno molto importanti. Le spie, controllate da una prospettiva in terza persona come il single player, avranno il compito di scaricare dei files da uno dei terminali posti sulle mappe di gioco, mentre i mercenari, con la prospettiva in prima persona, avranno il compito di fare in modo che ciò non avvenga, uccidendole. Interessante il fatto che i giocatori inizialmente non hanno accesso a tutte le mappe (in totale dieci), rendendo necessaria l'acquisizione di sperienza con quelle disponibili, prima di passare alle successive, cosa che comunque aiuta a prendere confidenza con il posto, contando soprattutto che la luminosità è molto ridotta in esse. Oltre a questo sono disponibili delle missioni da svolgere in cooperativa, dove i giocatori (al massimo due) dovranno impersonare le spie contro dei mercenari controllati dalla CPU. Entrambe le modalità sono giocabili sia online su Xbox Live che in system link collegando più console tra loro.

Aspetto Tecnico
Tecnicamente il gioco fa un'ottima impressione, specie per quanto riguarda la realizzazione dei personaggi, che nelle movenze e nelle espressioni, oltre che nel livello del dettaglio, rappresentano un altro passo in direzione del fotorealismo. Eccellenti anche i livelli di gioco, che presentano ambienti sempre nuovi e diversi.
Il frame rate appare saldamente ancorato sui 30fps, mentre talvolta si registrano tempi di caricamento superiori alla media.
Eccezionale l'audio ambientale, che rende l'esperienza di gioco assolutamente immersiva e realistica, specie se dotati di un impianto audio all'altezza. Unica nota stonata, il cambio di doppiatore di Sam Fisher, una rottura con il passato che risulterà sgradita ai più, anche a causa dello scarso carisma della nuova voce.
Recensione Videogioco SPLINTER CELL DOUBLE AGENT scritta da FABFAB Splinter Cell si conferma il re degli stealth game sulle console Microsoft: XBox prima, 360 adesso. Il titolo Ubisoft è un must buy per gli appassionati del genere: la realizzazione tecnica è in linea con le aspettative da next gen, mentre le aggiunte allo story mode, i finali multipli e un level design particolarmente ispirato che rinnova i canoni della serie, rappresentano un importante valore aggiunto. Purtroppo le novità terminano qui e il resto sa di già visto, ma quando a venire riproposto è un gameplay ormai rodato ed efficiente la cosa non va vista necessariamente come un limite...
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