Recensione di Brothers: A Tale of Two Sons

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Starbreeze Studios
  • Data uscita:

     7 Agosto 2013 (Xbox Live e Steam) - Autunno 2013 (PSN)
8.5
Voto lettori:
7.5
- Storia ottimamente raccontata in modo alternativo
- Ambientazione e sfondo narrativo di grande livello
- Puzzle convincenti basati sulla cooperazione
- Concept originale e coraggioso
- Un po' corto
- Sistema di controllo a cui ci si deve abituare
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A cura di Domenico Musicò (Valthiel) del
“Senza di te non sono nulla”, sembrano voler dire a ogni passo i due fratelli protagonisti di Brothers: A Tale of Two Sons, se solo parlassero una lingua comprensibile. È un rapporto simbiotico dal legame apparentemente indissolubile, il loro, di quelli in cui il mutuo soccorso risulta essere vitale per proseguire il proprio cammino, per trascinarsi avanti in un mondo fiabesco ricco di insidie lungo una mini epopea di circa tre-quattro ore, certamente brevi ma senza dubbio appaganti, intense e dannatamente coinvolgenti.


Due di due
Quella di Brothers è una storia sul coraggio, la crescita e soprattutto l’amore per la propria famiglia, un tema tanto caro al regista Josef Fares, qui per la prima volta alle prese con un videogioco grazie al supporto dei ragazzi di Starbreeze Studios. Fares sa bene che la narrazione videoludica è ben diversa da quella cinematografica, lo sa perché coi videogiochi ci è cresciuto prima ancora di conoscere il successo e intraprendere la carriera dietro alla cinepresa, da cui ha voluto prendersi una pausa per sperimentare con qualcosa di nuovo e più stimolante, eccitato dalle grandi possibilità che questo medium è in grado di offrire. E ci è riuscito molto bene, costruendo un impianto narrativo dove non esistono parole e dialoghi, dove i personaggi non hanno un nome né un’identità, ma solo un’essenza. Tutto viene raccontato dal poetico e ispirato mondo di gioco, dalla inequivocabile gestualità dei personaggi che bofonchiano e sbraitano versi che sembrano il relitto di un antico dialetto norreno ormai perso nel tempo, da quel sostrato grottesco di atti vili avvenuti tra lande desolate dove l’urlo del vento si mescola alle grida delle anime perdute. Brothers è un racconto intenso e triste, un dramma personale in un terra lordata dal sangue dei morti, da cadaveri contro cui ci imbatteremo lungo il nostro cammino senza nemmeno capire le reali cause che hanno portato a tragedie così grandi e al contempo così intime. 
Partirete per il vostro viaggio in fretta e furia, cercando di trovare una cura per vostro padre, in lotta contro la sua malattia disteso su un solido tavolo di legno mentre viene accudito da una misteriosa figura. Dal villaggio rustico ve ne andrete rapidamente, passando da quel nucleo scarsamente popolato che è la vostra minuscola terra natia, fino a lambire i precipizi che si affacciano su una taiga scandinava abitata da giganti e creature bizzarre talvolta amiche, altre volte ostili. Nonostante la brevità dell’avventura, colpisce la grande varietà di situazioni e ambientazioni, capaci di intrattenere come se foste davanti a un’opera concentrata che non si perde in banali riempitivi che ne avrebbero forse minato il nerbo narrativo. Brothers: A Tale of Two Sons è una fiaba muta che racconta più di quanto un videogioco moderno riesca a fare coi suoi ovvi e riciclati dialoghi; è la piena espressione del videogioco a tutto tondo che richiama con prepotenza gli echi di quel capolavoro di nome ICO. Non tanto per l’incomprensione dell’eloquio dei personaggi o per la cooperazione tra i due protagonisti, ma più per lo stesso modo di comunicare col giocatore e far vibrare con autenticità le sue emozioni, creando quell’interconnessione mentale che fa da apripista all’empatia.


Rassicuranti mani fraterne
Le particolarità di Brothers: A Tale of Two Sons non si limitano solo all’aspetto narrativo e alla sua ambientazione, ma al contrario diventano ancora più evidenti quando si comincia a giocare e si realizza fino in fondo di star vivendo un’esperienza in cui si intraprende una cooperativa con se stessi: controllerete i due fratelli con un solo pad, come se le vostre mani fossero davvero gli strumenti attraverso cui agire le volontà dei personaggi. Grilletto (tasto azione) e analogico sinistro per il fratello maggiore; grilletto e analogico destro per quello minore. Contemporaneamente. Si tratta di una scelta di game design coraggiosa e ardita, che tutto sommato funziona bene e raramente porta alla frustrazione. Capiterà però di invertire la posizione dei due personaggi su schermo, pertanto il vostro cervello e le vostre dita potrebbero non rispondere immediatamente al meglio, riducendovi talvolta a deviare involontariamente dalla direzione giusta. Non sono pochi i momenti in cui vi fermerete realizzando che avete incrociato le posizioni dei due e che forse è meglio rimetterli al loro posto per non far fare le bizze al vostro cervello. Niente di drammatico, comunque, perché non ci saranno mostri a corrervi dietro ogni cinque minuti e quindi non cederete al panico bestemmiando contro il particolare sistema di controllo.
Brothers è interamente basato sugli enigmi ambientali e su situazioni di gioco che obbligano alla cooperazione tra i due fratelli. Quello maggiore è più forte e può tirare le leve pesanti, è l’unico dei due in grado di nuotare, ha più peso, ma di contro è anche più grosso, quindi a differenza del fratello minore che ha un corpo più esile, non può passare tra le sbarre di gabbie e cancelli e non può quindi raggiungere alcuni punti particolari da dove è possibile attivare i meccanismi che aprono la via a nuove aree. L’ideazione e la messa in scena dei puzzle glorifica in tutto e per tutto questo dualismo, senza tuttavia renderlo mai artificioso o fuori luogo; tutto è molto intuitivo, appagante, convincente e mai innaturale. Il superamento degli ostacoli è un processo sempre molto intuitivo e gradevole, merito di un level design semplice che non cede mai il fianco ad arzigogoli creativi che ne avrebbero forse inficiato l’immediatezza. La collaborazione tra i due fratelli non si limita però al solo utilizzo di leve o abbassamento di ponti, tutt’altro. Nelle fasi più avanzate tutto diventa più interessante quando i due saranno fisicamente legati l’uno all’altro, trasformandosi quindi a ogni occasione nel perno attraverso cui, alternatamente, i fratelli possono oscillare per raggiungere appigli altrimenti fuori portata. Di grande valore artistico sono invece quegli enigmi in cui parti semoventi dello scenario mutano completamente la fisionomia delle strade da percorrere. Non vi diciamo esattamente cose sono queste “parti” proprio per non rovinarvi la sorpresa, ma vi assicuriamo che ne varrà la pena scoprirlo da soli.


Don’t Leave me
In due non bisogna solo superare gli sbarramenti che ci si pareranno innanzi, ma anche affrontare i boss. Dato che i fratelli non hanno a disposizione nessuna arma e le uniche due azioni possibili sono il movimento libero e l’interazione con gli oggetti dello scenario, è facile capire come anche in questi casi bisogna giocare d’astuzia. Per la verità, si poteva fare qualcosa in più a livello di complessità generale, poiché non si ha mai la sensazione di avere di fronte un ostacolo degno di far spremere a fondo le meningi o che possa rappresentare un grosso elemento di sfida per il giocatore. Starbreeze Studios ha probabilmente evitato di proposito di alzare la difficoltà di Brothers, scegliendo più la via di un gameplay funzionale all’impianto narrativo, che fungesse da fondamenta e al contempo da struttura di base su cui edificare un racconto fiabesco a tinte cupe, che affonda le sue radici negli strascichi di antiche mitologie nordiche forse ancora poco raccontate. Brothers: A Tale of Two Sons è l’elogio dell’avventura e della scoperta, una storia dove viene anche dipinta la fase di crescita che porta l’adolescente a diventare un uomo. Vivrete questo passaggio sulla vostra pelle, vi immedesimerete e capirete anche il loro dolore, facendolo vostro. In Brothers i cadaveri non sono puro elemento scenografico e non sono nemmeno squallidi pretesti per dipingere uno scenario tutt’altro che bambinesco, e ve ne accorgerete soprattutto durante una scena molto forte, durante un atto scellerato di cui capirete forse le motivazioni, ma mai la reale natura. Perché Brothers è questo: un’opera dove siete voi a cercare di capire cosa sia accaduto in quel mondo semi abbandonato, vittima della natura e di chissà cos’altro, senza mai arrivare a comprenderlo veramente. Tutto è carico di mistero, non vi vengono date spiegazioni e ciò che vedrete e vivrete sono gli unici elementi su cui far viaggiare la vostra immaginazione. Capirete ben presto che c’è una storia non raccontata dietro a ogni cosa bizzarra o inaspettata contro cui vi imbatterete, una magia e un senso del fantastico frammisti a un sottofondo tragico qui magnificamente rappresentato. Brothers: A Tale of Two Sons è una perla che non dovete lasciarvi assolutamente sfuggire, non priva di qualche difetto, ma che sa come colpire il giocatore e trascinarlo a forza in un mondo che ha da raccontare molto più di quanto appare. Una storia drammatica che conclude certamente l’avventura dei due, ma che anche a console spenta vi farà chiedere cosa è successo in quel mondo così pacifico e così violentato da un passato burrascoso e segreto.
Recensione Videogioco BROTHERS: A TALE OF TWO SONS scritta da VALTHIEL Brothers: A Tale of Two Sons è un titolo poetico, magico e carico di mistero; è una storia narrata senza voce ma con grande potere immaginifico, con uno stile unico che mescola il fiabesco alle tinte forti, regalando ai giocatori un’esperienza breve ma assolutamente gratificante. È questa la vera sorpresa dell’estate, non perdetevela.
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    Numero commenti: 35
  • thunderfish
    Livello: 8
    2367
    Post: 622
    Mi piace 0 Non mi piace -2
    L'ho appena finito.. signori miei.....abbiamo difronte una nuova gemma videoludica! Complimenti agli sviluppatori.
  • sampsonite
    Livello: 2
    203
    Post: 111
    Mi piace 2 Non mi piace 0
    Alla fine mi è piaciuto più di quanto pensassi, e soprattutto più di quanto sembrava nella prima mezz'ora di gioco: occhio a non giudicarlo frettolosamente, continuate! Comunque non è breve, è brevissimo! La sua forza sono le ambientazioni, diversissime, e ad un certo punto un certo carico emozionale. Non voglio strabordare nel giudizio, non l'ho fatto nemmeno per Journey, ma l'8,5 ci può stare. L'ho giocato subito dopo Demon's Souls, ed è perfetto come "intermezzo" tra giochi impegnativi. CONSIGLIO: sembra tutto estremamente lineare, ma durante il percorso ci sono varie piccole azioni "opzionali" che si possono fare, fini a se stesse, che non rivoluzionano assolutamente nulla per carità, ma vista la brevità del gioco, meglio stare all'occhio per non perdersele... esplorate gli ambienti cliccando i tasti dorsali ("azione"). Un bel prodottino davvero. Poi, se avuto col Plus, grasso che cola.
  • aetius90
    Livello: 2
    475
    Post: 80
    Mi piace 2 Non mi piace -4
    mi dispiace andare contro corrente, ma per me questo gioco è stato una delusione.
    Lo affrontavo sperando in un nuovo Journey, un gioco che emoziona con una storia raccontata in modo diverso e con ambientazioni suggestive e invece una delusione su tutta la linea: puzzle noiosi, sistema di controllo odioso (il mio cervello non gestisce 2 personaggi separati, non riesce proprio!), grafica da ps2 (ok, lascia il tempo che trova...ma era davvero unreal engine 3?); ma tutte queste cose non conterebbero niente se solo la storia fosse riuscita a emozionarmi un pochino (e io ho la lacrima facile: re leone, scena di mufasa o TLOU la scena iniziale ecc) ma anche qui niente, zero, nada, solo la noia e la voglia di finirlo x passare al prossimo gioco. Un peccato.
  • Rash93
    Livello: 0
    -6
    Post: 786
    Mi piace 1 Non mi piace -3
    L'ho finito oggi mentre registravo un gameplay.

    Non ho parole, un gioco che ho giocato semplicemente per passare il tempo, si è rivelato un gioco incredibile.

    Arrivato alla fine non riuscivo nemmeno a commentare, avevo il gozzo in gola.

    Bellisismo. Non mi dispiace per la durata, è durato quanto bastava.

    Lo consiglio a chi vuole vivere un'esperienza breve ma intensa.

    Ci sono molti giochi che fanno di tutto per stupirci: grafica pompata, gameplay strafigo e tutte queste cose apparentemente importanti.

    "Brothers: A Tale of Two Sons" ha mostrato quanto un gioco "semplice" possa emozionare narrando una storia in modo intelligente e con un gameplay originale.
  • Flavio04041990
    Livello: 1
    499
    Post: 98
    Mi piace 1 Non mi piace -1
    Ho finito da poco questo gioco che avevo preso con il plus e devo dire che mi è piaciuto parecchio, il gamplay anche se un po' scomodo da controllare l'ho trovato molto originale, ed emotivamente coinvolge parecchio. Ora però permettetemi di fare un appunto negativo (mega SPOILER sul finale):

    Spoiler:
    Il finale l'ho trovato veramente deprimente: in un'atmosfera così fiabesca, in cui l'elemento principale è l'affetto e la collaborazione tra i due fratelli, veder morire uno dei due all'improvviso e doverlo seppellire con il fratellino in lacrime non mi è piaciuto per niente. Forse sono io che amo troppo i lieto fine ma ci sono rimasto male
  • TLOU88
    Livello: 1
    255
    Post: 37
    Mi piace 3 Non mi piace 0
    Grazie playstation plus per questi regali :-)davvero bellissimo
  • Rod_88
    Livello: 1
    381
    Post: 77
    Mi piace 1 Non mi piace 0
    Lo sto giocando ora e mi sta piacendo da morire! Una favola breve, ma intensa ed emozionante!
  • Mino2K12
    Livello: 3
    2167
    Post: 278
    Mi piace 2 Non mi piace 0
    L'ho giocato grazie al plus e devo dire che è davvero un bella perla .
  • esseoesse
    Livello: 0
    10
    Post: 1
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    Breve ma intenso, una bella favola, una sorpresa continua.

    cuoreviola89 vorrei ringraziarti per averci spoleirato il finale...
  • cuoreviola89
    Livello: 2
    314
    Post: 60
    Mi piace 1 Non mi piace -6
    Originariamente scritto da Garten14
    Scomodare i tre capolavori che hai citato mi sembra azzardato


    assolutamente no. Mi ha dato una serie infinita e fortissima di emozioni, e non parlo di emozioni qualunque, parlo di quelle primordiali che riguardano, nascita, morte, amore fraterno, materno e paterno, il dolore fortissimo per una perdita e la forza che se ne puo' trarre, la solita angoscia del padre che piange la morte del figlio, cosa che non dovrebbe mai accadere.. Sullo stesso piano di Journey per me, senza dubbio. Sul piano del Gameplay gli e' anche superiore.
  • kewa
    Livello: 3
    249
    Post: 259
    Mi piace 0 Non mi piace -2
    sembra veramente bello. Non vedo l'ora di poterci mettere le mani, il mio PC frema per l'attesa...

  • Livello: 0
    79
    Post:
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    Bel gioco *, veramente , difficilino da gestire con il controller.
  • Garten14
    Livello: 3
    735
    Post: 100
    Mi piace 10 Non mi piace -3
    Originariamente scritto da beniamix
    personalmente questo gioco il 9 ci stava tutto....
    per me anche 9.5.....
    e sullo stesso scalino di ico , journey , shadow colossus,
    quindi l'8.5 non lo fa sembrare allo stesso livello , mentre lo è


    Scomodare i tre capolavori che hai citato mi sembra azzardato
  • Maxcalzone
    Livello: 4
    3632
    Post: 283
    Mi piace 3 Non mi piace 0
    Originariamente scritto da Vaxyl
    sempre questo difetto ..."un pò corto" ..come per Limbo o The Journey ..ma cavoli, sviluppatori maledetti ...tirate fuori questi inaspettati capolavori , e mettetecela un altra manciata di ore in più di longevità no ??? è come fermarsi sempre ad un passo dal traguardo


    In teoria avresti ragione, ma in pratica non sempre è così. Allungare il brodo introducendo banalità e ripetitività rischia di rovinarne l'ottimo gusto. A volte i piccoli capolavori lo sono proprio grazie a quel breve, ma intenso, scorcio poetico e magico che riescono a trasmettere. Proprio come i due gioiellini da te indicati.
  • bethlehem
    Livello: 5
    6559
    Post: 1839
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    poco da dire: starbreeze li sa fare i giochi
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