Recensione di Capsized
Xbox 360

Copertina Videogioco
  • Genere:

     Platform
  • Sviluppatore:

     Alientrap Games
  • Data uscita:

     Disponibile PC - Dicembre 2011 X360 - TBA 2012 Android/iOS/PSN
8.0
Voto lettori:
N.P.
- Stile da vendere
- Eccellente level design
- Colonna sonora ipnotica
- Solo 800 MS points...
- Motore fisico non sempre convincente
- Lunghi caricamenti
- ...ma se avete un PC basterà molto meno per portarvelo a casa
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A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Libera dai vincoli sempre più soffocanti che attanagliano il carrozzone delle cosiddette produzioni tripla A, la scena indie, aiutata da piattaforme come Steam, è cresciuta a dismisura negli ultimi tre anni, trascinata dal fenomeno-Minecraft e arricchita dal contributo di decine di studi di dimensioni a volte davvero limitate, in cui la forza delle idee era inversamente proporzionale ai fondi disponibili.
Questa descrizione fotografa in maniera perfetta Alientrap Games e il suo Capsized, divertente action platform approdato dapprima su PC, e adesso sui lidi di Xbox Live, pronto a trascinarvi sull'ennesimo pianeta alieno poco ospitale. Ma a modo suo.



Alien Crash
Se la vostra astronave accusasse un guasto tecnico tale da costringerla ad un atterraggio di emergenza su un pianeta completamente sconosciuto, che si rivela ostile dopo solo pochi passi sulla sua superficie, probabilmente ve la fareste sotto. E noi con voi.
Invece il protagonista di Capsized, tratteggiato dallo stile peculiare dell'illustratore Jesse McGibney, sembra non fare una piega, e, pur lontano dagli standard di machismo cui il mondo videoludico ci ha abituato, sembra essere spinto più dalla voglia di esplorare che da quella di darsela a gambe.
Quel poco di trama che ci viene raccontata finisce qui, fungendo più da miccia per accendere nel giocatore la voglia di scoprire cosa ci riserva il pianeta in questione che come reale stimolo ad assistere alla prossima svolta narrativa.
D'altronde, come moltissimi titoli indie susseguitisi su PC negli anni, la forza di Capsized è nelle idee, in una formula di gioco che tre generazioni di console fa avremmo definito “uguale a tante altre” e che invece, prima di questo “rinascimento” indipendente, rischiava seriamente di andare persa, con la sola Nintendo a crederci ancora.
Il passo da PC a Xbox 360 è stato fin troppo lungo, considerando che l'attesa per la conversione si è dilatata per quasi due anni e, come da tradizione, l'utenza console deve confrontarsi con un prezzo che, seppur buono per gli standard del mercato di riferimento (800 MS points, aka 9.99), fa a pugni con la manciata di spiccioli sufficiente a portarsi il titolo a casa nella sua veste PC.
Speriamo che la next gen segni un'inversione di tendenza in questo senso (speriamo, ma dubitiamo, a dir la verità).



Il cugino del platform
Capsized, ad eccezione di qualche rompicapo con la fisica, non propone nulla che i nostri occhi di videogiocatore non abbiano già visto, con una cadenza abbastanza regolare di salti, bonus da raggiungere, scontri a fuoco con nemici di varia natura e veloci enigmi che richiedono più spirito di osservazione che materia grigia.
Qualcuno obietterà, e a ragione, che la grande N, con Metroid, ha fatto tutto questo già circa 27 anni fa. La molla che fa scattare un'infatuazione breve ma intensa con il titolo di Alientrap sta infatti nel come più che nel cosa, tanto che, arrivati in fondo, ci si ritrova a volerne di più, segno inequivocabile di un'esperienza coinvolgente.
E sì che i primi minuti di gioco sono abbastanza traumatici, soprattutto per quanti non hanno avuto modo di provare la versione originaria su personal computer: il nostro sfortunato astronauta sembra una scheggia impazzita, e, come in assenza di gravità, schizza da una parte all'altra dello schermo al nostro minimo tocco del controller, finendo col perdere mezza barra della vita al solo comparire dei primi, debolissimi nemici.
Poi si mette in pausa in gioco, si butta un occhio ai controlli e ci si rende conto che non sono mappati poi tanto male. Dieci minuti dopo ci si sente perfettamente a casa, anche se qualche perplessità sul motore fisico alla base del gioco rimane, nonostante l'abitudine.
Per farla breve, si spara col grilletto destro, si salta con A, si cambia arma con Y e si utilizza il fuoco secondario dell'arma in uso con il dorsale destro, ma il tasto con cui dovrete assolutamente fare amicizia è il dorsale sinistro: senza la sua pressione, che attiva la mira assistita, difficilmente colpirete qualcosa all'interno dei livelli.
La mancanza di gravità e il peso molto relativo degli oggetti finiscono col distorcere infatti la vostra capacità di mira, altrimenti affidata all'analogico destro, come un qualunque twin stick shooter: il risultato è che si finisce per vagare per i livelli col dorsale sinistro perennemente pigiato, pronti a fronteggiare qualsiasi attacco da qualsiasi direzione provenga. Non il massimo della comodità, a dirla tutta, eppure esagereremmo se vi dicessimo che la cosa impedisce di divertirsi con Capsized.
Nell'esporvi la mappatura dei controlli abbiamo volutamente tralasciato due comandi fondamentali per l'esperienza di gioco, il cui utilizzo segna probabilmente le uniche varianti che caratterizzano il gameplay: con il grilletto sinistro si attiva il rampino, utile per agganciare oggetti o pareti, e nostro migliore amico per la soluzione della gran parte delle fasi puzzle, mentre alla pressione del tasto X, se si dispone di carburante sufficiente, si attiverà il jetpack, indispensabile strumento di esplorazione.
Unite alla forte verticalità e alla struttura labirintica dei livelli, queste possibilità offrono soluzioni alternative al semplice avanzamento lineare, consentendo una ricognizione davvero libera e premiando la costanza e la curiosità nell'andare a ricercare i segreti più irraggiungibili negli angoli più reconditi della mappa di gioco.
La fauna locale (per non parlare della flora...) è decisamente bellicosa, e aumenterà in numero e in bastardaggine con il proseguire dei livelli della campagna, ma la generosità con cui il gioco rilascia potenziamenti e kit medici non rende mai troppo complicate le cose, spingendo a soffermarsi in ogni livello e a padroneggiarlo completamente piuttosto che arrivare alla fine nel più breve tempo possibile, così da tendere una mano anche alla zoppicante longevità complessiva.



La classe non è acqua
Capsized ha stile, e ne ha da vendere. I filtri grafici monocolore applicati ai livelli, il costante movimento dei fondali, ricchi di piante che germogliano, liane che penzolano e nemici che si nascondono in ogni anfratto, la fluidità generale e il ricercato character design ne fanno una piccola perla del panorama indie.
Mentre l'industria videoludica galoppa verso il fotorealismo, riusciamo ancora ad emozionarci per un pianeta alieno ben caratterizzato, ben colorato, rigorosamente in due dimensioni, che riesce a trasportarci migliaia di chilometri lontano dal divano di casa anche grazie ad una colonna sonora ipnotica, il cui incessante accompagnamento diviene presto parte irrinunciabile del gameplay del titolo: provate a giocare dopo aver azzerato il volume della TV, e capirete cosa intendiamo.
Come per le sue meccaniche di gioco, Capsized lascia tutto nelle mani del giocatore anche per quanto concerne la sua durata complessiva, che può variare dalle 4 ore scarse sufficienti a chi lo giocherà in modalità speedrun alle oltre 8 di quanti, invece, assaporeranno ogni livello, dedicando magari il post game ad una delle (pur poco allettanti) modalità secondarie.
Tre generazioni fa avremmo annoverato il gioco come poco longevo, oggi siamo pienamente in media con prodotti venduti ad un prezzo di lancio sei volte superiore. Ma tant'è.
Recensione Videogioco CAPSIZED scritta da DOTTORKILLEX Il prodotto Alientrap è ben confezionato, figlio dell'amore per la programmazione videoludica e, soprattutto, dannatamente divertente.
Non bastano le riserve sulla fisica che muove il tutto, né tempi di caricamento non propriamente rapidi, né una longevità molto “scalabile”a farlo scendere da un piedistallo conquistato grazie ad un level design eccellente, ad un'atmosfera unica e al piacere della scoperta che sa infondere nel videogiocatore.
In fondo, i difetti di Capsized sono quelli di moltissimi suoi coevi indie, figli di limitazioni tecniche, di budget risicati e gruppi di lavoro minimi (tre sole persone hanno lavorato in pianta stabile a questo titolo, giusto per fare un esempio), mentre i suoi pregi vengono dalla bravura dello sviluppatore, che ci piacerebbe vedere alle prese con progetti ancora più ambiziosi quanto prima.
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