Recensione di Special Forces Team X

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     Xbox 360
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Microprose
  • Data uscita:

     Autunno 2012
- Interessante generazione dinamica della mappe
- Il connubio tra ripari tattici e azione frenetica può piacere
- Sbilanciamento evidente nel gameplay
- Inizialmente frustrante
- Non decolla mai
A cura di (ViKtor) del
Mentre l’attuale generazione volge al tramonto e le nuove console spingono per invadere i nostri salotti, qualcuno ha ancora il coraggio di osare e cercare nuove idee per rivitalizzare un genere che ha ormai da tempo raggiunto l’apice del successo: gli sparatutto multiplayer.
E’ il caso di Atari e del suo Special Forces Team X, nuovo LIVE Arcade dalle ambizioni molto elevate. Quanto esattamente?

Gears of Call of Duty
Cos’è questo Special Forces Team? Dopo la prima partita, e in un certo modo anche dopo la seconda e la decima, vi sembrerà di essere davanti ad un ibrido tra Gears of War e Call of Duty, con qualche spruzzata di Borderlands (vedi la grafica). Una valutazione superficiale, si, ma con più di un fondo di verità.
L’assenza (ahimè) di un vero e proprio tutorial costringe a buttarsi subito nella mischia, memorizzando i comandi di gioco da ciò che la schermata di caricamento prova velocemente ad insegnare. Non prima, ovviamente, di aver scelto una tra le cinque modalità proposte, che variano dai classici di sempre Deathmatch a squadre e Cattura la bandiera ai meno comuni Zona calda, Bersaglio e Punto di controllo.
L’impatto iniziale è devastante: dopo aver preso confidenza con la visuale in terza persona alla Gears of War ci si accorge come, durante le prime schermaglie, uccidere i nemici ed ottenere punti esperienza sia estremamente complesso. Questo per via di un sistema di perk ed equipaggiamenti che premia chi dedica più tempo al gioco. Salire di livello significa sbloccare armi ed accessori secondari sempre più potenti, sulla base di un criterio non proprio meritocratico.
 Superare lo scoglio dei primi match permette quindi di apprezzare l’alta possibilità di personalizzazione del proprio alter ego, soprattutto per quanto riguarda l’arma primaria. Una liberà, però, che lascia spazio troppo facilmente ad un evidente sbilanciamento. L’uno contro uno tra un giocatore entry level e uno avanzato è infatti un miss match in piena regola, a cui sopravvivranno solo i veri appassionati degli sparatutto. 
Rimanere in vita tra i blocchi di cemento di Special Forces Team è peraltro esercizio che richiede spesso collaborazione tra i membri dello stesso team, vuoi per condividere le abilità attive e passive, vuoi per compensare numericamente la superiorità in armamenti del nemico. Affrontarlo in solitudine può quindi diventare frustrante e poco divertente per chi non è un vero appassionato del genere. Una pecca, questa, che impedisce al titolo Atari di decollare e che non gli permettere di esprimere totalmente il potenziale intrinseco in alcune ottime trovate.
A completare il pacchetto del gameplay ci pensa il sistema di coperture, anch’esso deja vu di quanto visto nella serie di Marcus Phoenix e soci. Qualunque elemento della mappa può essere utilizzato come riparo da cui sparare e recuperare vitalità. Pur non trovando la stessa profondità vista in Gears of War, qualcuno apprezzerà il connubio tra questa integrazione e un sistema di combattimento che, fuori dalle coperture, strizza l’occhio alla frenesia di un qualsiasi Call of Duty.

Ogni volta la prima volta
Un aspetto indubbiamente intrigante del lavoro di Zombie Studios è l’innovativa gestione delle mappe. Gli stage proposti dagli sviluppatori sono solo tre ma tale povertà non deve ingannare: ogni mappa prevede tre distinte sezioni  tra le quali, in base alla votazione dei giocatori, il motore fisico costruisce la location finale. Ciò implica, in sostanza, che raramente vi ritroverete a giocare nello stesso ambiente, facendo cadere il paradigma degli sparatutto online secondo cui la conoscenza delle mappe è condicio sine qua non per essere competitivi.Il titolo Atari, sotto questo aspetto, è davvero encomiabile e lascia l’amaro in bocca. Un’idea così originale finisce infatti per cozzare con i problemi e il sapore di stantio che permeano il resto della produzione,  non permettendole di fare il salto di qualità. Neanche il comparto tecnico è esente da magagne piuttosto evidenti. Pur azzeccando la scelta del cel-shading, sempre apprezzabile, il motore grafico non eccelle in livello di dettaglio e tradisce sporadici episodi di compenetrazione di poligoni ed errori nelle coperture dei personaggi. Il sonoro segue lo stesso livello di qualità, presentando una colonna sonora simpatica rovinata da effetti ripetitivi e poco amalgamati con il gameplay.
Special Forces Team è questo, uno sparatutto online a tratti divertente e con spunti di rara originalità, deturpato da fastidiosi difetti e cadute di stile piuttosto evidenti. Quando si dice prendere o lasciare.
Recensione Videogioco SPECIAL FORCES TEAM X scritta da VIKTOR Ha osato molto questo sparatutto, forse un po’ troppo. Le idee e gli spunti ci sono tutti, dalle mappe dinamiche all’ibrido copertura/azione frenetica che caratterizza il gameplay, ma alcune leggerezze gli impediscono di spiccare il volo verso i migliori esponenti del genere. Special Forces Team rimane così un prodotto interessante solo per i veri appassionati, probabilmente gli unici in grado di apprezzarne l’indubbio coraggio.
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