Squadra che perde si cambiaIl sottile sostrato narrativo termina, di fatto, qui: il nostro alter ego, scelto tramite un poverissimo tutorial, si ritrova catapultato in una realtà infernale, evidentemente debitrice, almeno in quanto a scenari e bestiario, nei confronti delle precedenti avventure pubblicate da
Konami.
Dopo gli ultimi, più che deludenti risultati di
Homecoming e
Downpour, infatti, sia la casa giapponese sia gli sviluppatori americani devono aver pensato di dare una bella svecchiata al gameplay, nel disperato tentativo di traghettare la saga anche nella prossima generazione di console: la strada scelta è grossomodo quella dell'action RPG con visuale isometrica, sebbene vi siano dei distinguo importanti da fare. Il primo riguarda l'attenzione al loot, che è in genere il motore che muove i giochi di questo genere e che invece, in
Book of Memories assume un ruolo meno primario, quasi dimesso. E' vero che raccoglieremo moltissime armi, medipack e kit di riparazione dai cadaveri dei nostri nemici, ma senza che queste si differenzino mai l'una dall'altra, senza la scintilla costituita dall'aver rinvenuto l'arma magica unica che nemmeno nei nostri sogni più proibiti.
Il nostro protagonista raccoglierà quello che troverà per poter sopravvivere e si troverà, nella maggior parte dei casi, a dire addio all'arma raccolta solo tre stanze prima.
Questo perché le armi deperiscono con l'uso, fino a diventare inutilizzabili, seguendo una scala di colori analoga a quella dei semafori, dove verde simboleggia un'arma in buono stato, giallo un'arma mediamente usurata e rosso un'arma che sta per lasciarci a piedi: questa struttura, unita ad una certa scarsità di munizioni, medipack e kit per la riparazione delle suddette armi, solletica l'istinto di sopravvivenza del giocatore soprattutto negli ultimi livelli dell'avventura, apparentandosi, seppur molto lontanamente, con l'angoscioso incedere dei protagonisti dei precedenti episodi.
Scordatevi, però, balzi sulla sedia e rumori inquietanti, perché la produzione
Wayforward punta forte sul gameplay, sul multiplayer e su un'azione adrenalinica perfetta per una fruizione breve e occasionale.
Proprio il gameplay lascia spazio a numerose critiche, pur non rivelandosi l'infausta porcheria che certa stampa internazionale vorrebbe farci credere: il sistema di combattimento, davvero basilare, diverte per le prime ore, per poi rivelarsi ripetitivo e finanche un po’ approssimativo nel riconoscimento di alcune hit box. Così anche il sistema di Karma implementato, sulla carta interessante, si rivela essere il classico boomerang mal lanciato che torna in faccia agli sviluppatori.
Nelle loro intenzioni, quest'ultimo avrebbe consentito, tramite il raccoglimento di sfere rilasciate dai nemici sconfitti, di allineare il proprio personaggio alla Luce o al Sangue, ottenendo di conseguenza uno dei sei diversi finali di gioco a seconda della strada intrapresa: nei fatti, però, le dimensioni dello schermo di PSVita e l'indistinguibile ammasso di budella che spesso abbiamo lasciato sul campo dopo battaglie particolarmente sanguinose, non ci ha permesso di avvalerci di questo sistema, dato che, nella maggior parte dei casi, si finisce col raccogliere involontariamente sfere di entrambe le fazioni, lasciando il nostro personaggio in un limbo a metà strada tra Luce e Sangue.
Non aiutano nemmeno la linearità e la ripetitività degli ambienti, che tendono a ripetersi con eccessiva frequenza e a condurre il giocatore in un loop non voluto e, francamente, non particolarmente gradito.
Eppure i lati positivi ci sono, e non sono nemmeno trascurabili: la longevità è graziata da una durata media più che buona soprattutto per una console portatile (siamo attorno alle 10 ore), dalla presenza di 6 finali differenti e da una corposa modalità multiplayer, sia in locale che online, con il sistema di controllo che riesce a trasmettere sicurezza al giocatore e non forza l'implementazione della caratteristiche uniche di PSVita, il cui impiego è limitato quanto naturale (nella fattispecie per la gestione dell'inventario e per gli enigmi di fine livello).
Insomma, preso per quello che è, il gioco ha i suoi momenti.
Nota di merito soprattutto ai match online: sebbene abbiamo avuto qualche problema nell'hostare una partita (ma ricordiamo che la base di utenti al momento è limitatissima), abbiamo trovato i match rapidi e divertenti, con la solita corsa al loot una volta sconfitti i nemici ma anche con una latenza pressoché inesistente.