Recensione di Dynasty Warriors Next

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PS Vita
  • Genere:

     Azione
  • Sviluppatore:

     Koei
  • Data uscita:

     22 febbraio PAL
- Buon comparto tecnico
- Gran mole di contenuti
- Framerate granitico...
- Sempre la stessa solfa
- Più quantità che qualità
- ...tranne che in multiplayer
- Trama virtualmente assente
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A cura di (DottorKillex) del
Nonostante manchi forse dell'eleganza e degli orpelli della lingua di Dante, l'inglese ha il raro dono di condensare in tre/quattro parole concetti molto ampi, la cui traduzione richiede intere perifrasi: pur essendo orgogliosamente italiani, all'annuncio di Dynasty Warriors Next per PS Vita non abbiamo proprio potuto fare a meno di pensare “here we go again” e oggi, dopo diverse ore di test sulla nostra fiammante console Sony, non possiamo che confermare il pensiero partorito nella lingua d'Albione. Ma non sempre la riproposizione negli anni di brand uguali a sé stessi è stata accolta male dai fan (vero, Capcom?): vediamo quindi come stanno le cose stavolta.

Cronache dei Tre Regni
Imprescindibilmente fermo nelle sue meccaniche, il brand di Dynasty Warriors si presenta ciclicamente, da diversi lustri, su tutte le console sul mercato, puntando forte sull'affascinante universo creato da Luo Guanzhong, il cui romanzo, Romance of the Three Kingdoms, ha fatto da sfondo a tutti i capitoli della saga, portando il giocatore nella Cina del XIV secolo, dilaniata da lotte intestine tra clan e dall'ambizione sconfinata di pochi uomini che ha portato milioni di persone a scendere in guerra.
Se il background narrativo originale non si può che definire degno di nota, il continuo e indiscriminato sfruttamento da parte di Tecmo Koei di questo filone un tempo dorato ne ha determinato il progressivo impoverimento, costringendo i programmatori a proporre storie “minori” e personaggi spesso piatti e stereotipati.
Questa versione per PS Vita  non fa eccezione, e mette il giocatore nei panni di diversi eroi che incarnano perfettamente una serie di stereotipi orientali, dal belloccio con tanto di capello lungo e sguardo assassino al facilone tutto muscoli e mascella quadrata che non esita un secondo a gettarsi, urlando, nella mischia: niente di nuovo sotto il sole, e il fattore immedesimazione di certo non ne guadagna. Ma forse, consci della debolezza del comparto narrativo, i ragazzi di Tecmo Koei sembrano aver puntato forte sul gameplay e sull'offerta ludica per il loro debutto sulla nuova console portatile Sony.

Dejà Vu
La formula, console alla mano, è tremendamente familiare, ma dobbiamo ammettere che i programmatori non hanno lesinato in quanto a contenuti: la modalità Campagna si spiega da sé, da anni costituisce la colonna vertebrale del brand, mettendo il giocatore dinanzi a eserciti sconfinati e permettendogli, tramite un furioso button mashing, di mietere migliaia di vittime e di costruire sul sangue dei caduti un reame tutto nuovo, mettendo la propria bandierina (proprio come si faceva ai tempi del Risiko!) sui nuovi territori conquistati. I tasti frontali consentono di scegliere tra un attacco rapido, che infligge meno danno, uno forte, lento ma potente e, al caricamento di una barra a fondo schermo, la mossa Musou, devastante colpo che varia da eroe ad eroe, con il comune denominatore rappresentato dalla ingente quantità di danni inferti. L'unica novità è rappresentata dall'implementazione di features legate ai due schermi tattili di 
PS Vita , tramite i quali sarà possibile difendersi dalle frecce scagliate dai nemici piuttosto che fare secchi quattro diversi soldati avversari intenti ad attaccarci contemporaneamente: poca roba, che peraltro sa di posticcio in certe situazioni, ma questo è uno scotto che diversi giochi hanno dovuto pagare in questo primo mese di vita del nuovo hardware Sony.
La modalità Conquista differisce dalla precedente perché permette di impersonare un eroe creato tramite l'editor di gioco, ma, soprattutto, perché tenta di aggiungere un filo di strategia alle dinamiche pesantemente votate all'azione: limitando la possibilità di allargare i confini del proprio regno ai soli paesi limitrofi e consentendo un maggiore livello di personalizzazione del proprio esercito, il prodotto tenta di offrire un assaggio della complessità propria della serie gemella, Dynasty Warriors Empires, riuscendoci solo a tratti, e con risultati che dubitiamo verranno apprezzati da quanti preferiscono le frenetiche ammucchiate tipiche del brand. Com'era stato anche per la gran parte degli ultimi episodi usciti, non c'è nulla di particolare che non funzioni in Dynasty Warriors Next, che riesce a divertire sul breve periodo e a regalare adrenalina a fiumi quando una nostra super mossa stende un nugolo di venti, anonimi, soldati avversari. Il punto è che non c'è nemmeno nulla che funzioni particolarmente bene, considerando che la soddisfazione nel mietere vittime scema presto quando i nemici non sono che lo stesso modello poligonale reiterato all'infinito e che la profondità diventa una chimera inarrivabile quando il succo del gioco consiste in poco più che un' incessante pressione del tasto adibito all'attacco.
Presentarsi al lancio di 
PS Vita  con un pugno di novità di secondo piano, non sembra essere stata una scelta felice per Tecmo Koei, e nemmeno una discreta modalità multiplayer per quattro giocatori (purtroppo però limitata al locale) e la poco più che accessoria opzione Gala (una raccolta di minigiochi con tanto di opzione per il ritocco fotografico) riescono a risollevare la situazione, che offre decisamente di più dal punto di vista della quantità che non da quello della qualità.

Migliaia di facce note
Con una sola, non indifferente eccezione, il comparto tecnico è sicuramente quello meno soggetto a critiche, soprattutto dopo le prove incerte del brand su console HD: sarà lo schermo di PS Vita, sarà un parco animazioni convincente, sarà un framerate granitico in single player ma, a memoria, massacrare soldati medievali cinesi non è mai stato così bello.
L'eccezione di cui sopra riguarda, abbastanza inspiegabilmente, proprio il framerate: proprio mentre stavamo per tesserne le lodi senza condizioni, visto che in una quindicina di ore di test non ci aveva mai riservato brutte sorprese, nemmeno sotto sforzo, abbiamo dovuto constatare come in modalità multigiocatore in locale la situazione peggiori.
Mai a livelli ingiocabili, è bene precisarlo, ma il motore rallenta in maniera abbastanza evidente e, sinceramente, il fatto che la cosa si manifesti solamente in modalità ad hoc (e nemmeno sempre con lo schermo pieno di nemici) fa pensare ad una scarsa ottimizzazione del multiplayer piuttosto che ad un framerate impeccabile in tutte le altre circostanze.
Buoni i modelli dei personaggi principali, molto meno (ma questo è un classico della serie) quelli dei molti soldati senza nome che cadranno sotto i nostri colpi, e buone anche le cut scenes, nonostante un lip sync alquanto imbarazzante.
Un'ultima nota per chi, come noi, è cresciuto a pane, videogiochi e manuali di istruzioni: consigliamo l'acquisto del gioco dallo store Sony, perché la versione retail non è provvista di un vero e proprio manuale ma solo di un foglietto illustrativo in bianco e nero, in linea con il packaging minimalista scelto da Sony per la sua nuova macchina.
Recensione Videogioco DYNASTY WARRIORS NEXT scritta da DOTTORKILLEX Siamo di fronte ad un prodotto ben confezionato (assenza del manuale a parte), ricco di modalità di gioco e con una longevità generale sopra la media, conditi da un versante tecnico più che soddisfacente seppur non miracoloso.
Perché allora una sufficienza stiracchiata?Perché riteniamo che Tecmo Koei abbia approfittato del lancio di una nuova console per riproporre per l'ennesima volta un brand alla frutta in quanto a originalità e profondità dei contenuti, che si reitera stancamente ormai da troppi anni.
Al danno si aggiunge la beffa, perché, differentemente da altri prodotti della line up di lancio di PS Vita, il titolo è proposto a prezzo pieno, cioè, per intenderci, per giocare un titolo vecchio nel concept vi sarà chiesto lo stesso esborso necessario per godervi Rayman Origins e Uncharted L'abisso d'oro. Pensiamo di aver detto tutto.
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