Recensione di Undead Knights

Copertina Videogioco Undead
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Azione
  • Distributore:

     Tecmo
  • Data uscita:

     2010
7.1
Voto lettori:
7.5
- Controllare zombie è uno spasso
- Sistema di controllo completo e intuitivo
- Ottima idea di base
- Framerate stabile in ogni circostanza
- Non un prodigio di tecnica
- Poca varietà
- Sonoro da tapparsi le orecchie
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A cura di Gianluca Arena (DottorKillex) del
Dall’avvento cinematografico di George Romero, indiscusso maestro del cinema horror statunitense, gli zombie non sono stati più gli stessi: prima associati al folklore dei paesi caraibici e ai rituali vodoo, sin dal primo film del regista americano sono invece diventati la nemesi del genere umano, la nostra immagine distorta allo specchio e, a riportarli in “vita” era, di volta in volta, una qualche arma batteriologica fuori controllo o un’epidemia dovuta a esperimenti militari decisi da un governo corrotto e senza scrupoli.
Oggi, 41 anni dopo, gli zombie si sono ritagliati un loro spazio nell’immaginario collettivo, che con essi esorcizza forse in parte la paura umana della morte.
Nel mondo dei videogiochi, Resident Evil ha segnato lo spartiacque tanto quanto i film di Romero per il cinema e, dal 1996, data del suo debutto su PSone, è stato un susseguirsi di titoli in cui questi non morti bramosi di cervelli umani erano i principali antagonisti (e lo spauracchio) del videogiocatore medio…
In Undead Knights gli spauracchi saranno invece, per una volta, i cavalieri in armatura scintillante, e i vostri eroi putrescenti cadaveri assassini. Basterebbe già questo per far venire voglia di dare un’occhiata all’ultimo lavoro di Tecmo per PSP.

Storie di morti e tradimenti
Annunciato allo scorso E3, questo Undead Knights è un’esclusiva per la piccola console di casa Sony, e si basa su premesse decisamente interessanti, considerato che nessun gioco su questo sistema ha mai permesso al giocatore di controllare orde di zombie con un solo tasto dorsale.
La trama, nemmeno troppo elaborata, risulta comunque passabile, e verte su un sentimento su cui sono state costruite, nella storia, le migliori tragedie: la vendetta.
In un oscuro reame medievale, dove il sole latita e il colore predominante è il grigio, degli intrighi di palazzo, orditi dall’avvenente regina Fatima, inspiegabilmente sposa di un regnante vecchio e decrepito, portano all’assassinio dei due rampolli della casata di Blood (nomen omen), l’enorme Romulus e il belloccio Remus, e della promessa sposa di quest’ultimo, la bella Sylvia.
A complotto compiuto, però, accade qualcosa che né la regina né i suoi fedeli cavalieri avrebbero mai potuto immaginare: una forza demoniaca riporta in vita le tre vittime, donandogli peraltro il potere di trasformare gli esseri umani in morti viventi al solo tocco.
Il resto viene da sé: al giocatore viene data la possibilità di scegliere, di stage in stage, quale dei tre personaggi controllare, con differenze a onor del vero minime tra l’uno e l’altro, e lo scopo ultimo sarà far scorrere ettolitri di sangue, a vendicare quasi più il tradimento che la morte (in fondo si sa, il Medioevo è stato un’epoca di gentiluomini…).
Come dicevamo, dai nomi dei protagonisti all’intreccio narrativo, c’è davvero poco o nulla di nuovo sotto al sole, ma ciò che stuzzica e che, se implementato con maggiore cura per i dettagli, avrebbe fatto di questo titolo una scelta di primissimo piano nel panorama portatile, è la possibilità di creare e controllare decine di zombie, scagliandoli contro il nemico alla sola pressione di un tasto (nella fattispecie, il dorsale destro).

”Andate, miei oscuri servi!”
L’idea alla base del gioco è a dir poco accattivante, tanto che abbiamo deciso di non aspettare la release europea del gioco (di cui peraltro non è nota nemmeno una data indicativa) e di testare per voi approfonditamente la versione americana, che comunque differirà da quella nostrana solo per la probabile presenza di sottotitoli durante le sequenze animate.
Il gioco è azione pura, e sarebbe stato possibile giocarlo senza difficoltà anche in giapponese.
Le meccaniche di gioco sono estremamente semplici, e altrettanto si può dire della mappatura dei comandi, comunque personalizzabile: i tasti quadrato e triangolo saranno adibiti, rispettivamente, all’attacco veloce, ma debole, portato orizzontalmente, e a quello forte, più lento ma dagli effetti decisamente devastanti, portato dall’alto verso il basso.
Con il tasto X il personaggio salterà o, in situazioni di difficoltà, premendolo in maniera veloce, eseguirà uno shift laterale, per sottrarsi all’abbraccio troppo caloroso di qualche nemico.
La contemporanea pressione di quadrato e triangolo, al riempirsi della barra rossa sotto quella verde dell’energia vitale, renderà il personaggio invulnerabile per una manciata di secondi, e tutti coloro che cadranno sotto i suoi colpi durante questo limitato periodo di tempo, rinasceranno istantaneamente come zombie ai nostri ordini, cosa che normalmente necessiterebbe della pressione del tasto cerchio per qualche secondo.
Il tasto R, unitamente all’analogico, permette di direzionare la nostra orda assassina, contro un nemico o una palizzata, che verrà prontamente abbattuta; con il dorsale sinistro, infine, centreremo la telecamera alle spalle del nostro (anti)eroe.
Il sistema di controllo è intuitivo e semplice, non fa uso di combo particolarmente articolate e permette di godersi il gioco tanto agli hardcore gamer quanto a chi è a digiuno di titoli “alla Dynasty Warriors”.
Peccato solo che faticherete a distinguere, nei fatti, quale personaggio state impersonando: a parte per la forza bruta di Romulus, che ne fa una scelta a parte, non vi sono significative differenze in termini di velocità e danno inflitto tra i due sposini, Remus e Sylvia, nonostante l’uno brandisca una spada e l’altra una falce.
Avanzeremo negli oltre venti livelli di gioco di “quadro in quadro”, visto che spesso, con una pratica che era molto in voga qualche anno fa, non potremo accedere nuovamente alle aree già visitate, bloccate da barriere “invisibili”: in genere, al raggiungimento di una nuova area del livello, attraverseremo un checkpoint, dal quale ripartiremo in caso di dipartita.
La soddisfazione nel prendere per il collo uno dei nemici e trasformarlo in pochi istanti in un nostro asservito e decerebrato morto vivente varrebbe da sola il prezzo del gioco, ma le magagne non mancano: innanzitutto, una certa ripetitività di fondo, tanto in termini di azioni da compiere quanto di scenari e nemici, anche se questa critica potrebbe essere mossa a gran parte degli action game sul mercato, come la succitata saga di Koei; del comparto tecnico parleremo a tempo debito, ma Undead Knights è paragonabile ad un equilibrista, sempre al confine tra esaltazione e noia, a seconda dei gusti del giocatore e dei momenti del gioco, che alterna combattimenti con i boss estremamente godibili (vedere i nostri zombie scalare un enorme elefante corazzato, morderlo in diversi punti abbassandone progressivamente la barra vitale e tutto mentre noi ce ne stiamo in panciolle a guardare non ha prezzo) a momenti poco ispirati, che ripropongono certe meccaniche viste troppe volte dal primo avvio del gioco (come tirare giù le torrette da cui gli arcieri ci bersagliano).
La buona volontà dei programmatori di Tecmo viene fuori nei quick time events sulla falsariga del mai troppo osannato God of War, nella possibilità di risolvere semplici puzzle, come raggiungere zone inaccessibili ordinando agli zombie di creare un ponte organico con i loro corpi per poi passarci sopra, ma questo non basta per variare significativamente l’esperienza di gioco, a tratti brutale nel suo ripetersi uguale a se stessa.
Certo, chi si sarà divertito un mondo al termine dei primi due stage, probabilmente manterrà la stessa soddisfazione nel veder scorrere i titoli di coda, ma una maggiore cura nell’offrire elementi alternativi sarebbe stata gradita.
Questo non significa che Undead Knights non si lasci giocare, anzi: progredire nei livelli, appoggiandosi anche al sistema di valutazione del nostro operato e alla possibilità di spendere le sfere fuoriuscite dai corpi dei soldati uccisi per i potenziamenti di armi e armatura, risulta un esercizio divertente e sadico, l’ideale per un’oretta di gioco “no brain” dopo una giornata di lavoro o di studio intenso.

Zombie bruttini ma veloci
Il comparto tecnico, un po’ come il resto del gioco, è controverso e, se innegabilmente e ampiamente oltre la sufficienza, di sicuro non farà di questo Undead Knights un termine di paragone per le future uscite PlaystationPortable: le texture sono abbastanza povere, e tendono a ripetersi con preoccupante frequenza, la palette di colori, sebbene azzeccata al tema trattato e ai personaggi, manca di una gamma troppo ampia di colori e, in generale, il contrasto tra la grafica in-game e le cutscenes è troppo stridente.
Eh sì, perché le sequenze in CG, come quella di apertura, sono magnifiche, realizzate con una maestria e un’attenzione alle animazioni che, se applicate anche al resto del gioco, ne avrebbero fatto un mezzo capolavoro.
Se, alla fine della fiera, il gioco paga dazio in termini grafici a titoli concorrenti come, ad esempio, Warriors Orochi, è pur vero che distacca gli altri action game per PSP di parecchie incollature a livello di framerate e fluidità generale: dopo diverse ore di test, e nemmeno nelle situazioni più concitate, con venti e più personaggi contemporaneamente su schermo tra zombie e soldati nemici, il motore del gioco ha mostrato incertezze o rallentamenti, lasciandoci sempre godere di una velocità adeguata al genere di appartenenza e alle aspettative della sempre più esigente utenza di PSP, giunta ormai alla sua quinta generazione di giochi.
Stesso, ambivalente, discorso per il lato sonoro: il gioco accosta a dei fastidiosi e poco ispirati motivi hard rock (fastidiosi a tal punto che ne azzererete il volume nell’apposito menu delle opzioni) ad un doppiaggio invece molto ben realizzato, con voci mai fuori dal coro e che aiuteranno il giocatore a immergersi nel regno oscuro e sanguinolento che fa da teatro alle vicende del gioco.
Nulla da eccepire, invece, sul livello di difficoltà, che controbilancia la possibilità di continuare un numero infinito di volte con una susseguente pessima valutazione del nostro operato a fine stage, e con un livello di sfida sempre discretamente impegnativo, che subirà una notevole impennata a partire dal decimo capitolo.
Non che l’intelligenza artificiale dei nostri nemici brilli particolarmente, intendiamoci, ma il loro numero, la loro resistenza e il fatto che godano (a differenza nostra) di scudi, lance e cavalli rende l’avanzare nei livelli arduo ma mai frustrante.
Recensione Videogioco UNDEAD KNIGHTS scritta da DOTTORKILLEX L’idea alla base di questo Undead Knights ci ha entusiasmato, e non solo in quanto fan del caro vecchio Resident Evil, con cui questo gioco condivide solo la presenza degli zombie: poter plagiare e aizzare contro gli avversari una masnada di mostri, che attaccano anche senza testa o braccia fino a ridurre gli avversari in poltiglia è dannatamente divertente, e nessuno prima ci aveva nemmeno provato su PSP.
Le magagne, come descritto, non mancano, e spaziano da una cura per il dettaglio insoddisfacente a una veste grafica appena sufficiente (fatte salve le sequenze animate), passando per un accompagnamento sonoro di scarsa qualità.
Ma l’intento del voto è quello di premiare l’idea sperando che, in un eventuale seguito, sia implementata con maggiore attenzione ai dettagli, mantenendo lo stesso, amichevole sistema di controllo e la stessa quantità di gore e violenza, miste a una sottile vena di humour nero.
Se non vi aspettate un capolavoro e avete un debole per i morti viventi, dateci un’occhiata.
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