Recensione di Break Quest

Copertina Videogioco Break Quest
  • Piattaforme:

     PSP
  • Genere:

     Puzzle game
  • Data uscita:

     disponibile
- Tanti livelli
- Remake di un classico
- Immediato
- Tecnicamente di basso livello
- Poche modalità
- Giocabilità altalenante
A cura di (Darkzibo) del
Nel nuovo universo creato da Sony con l’arrivo sul mercato di PSP GO! e con l’aggiornamento del vecchio modello PSP, sono arrivati i Minis, semplici giochi a basso costo, sempre disponibili per partite veloci ovunque voi siate. Questo tipo di titoli riprendono solitamente il genere arcade dei vecchi giochi e lo riadatta ad oggi. Adesso analizziamo Break Quest che, non appena avrete letto la descrizione, subito capirete a quale titolo anni ‘80 si ricollega.

Distruzione continua
Il concetto di Break Quest è semplicissimo: una fantomatica astronave in basso allo schermo si muove a destra e a sinistra riflettendo sul suo scudo elettrico, una sfera di energia che, rimbalzando su ostacoli superiori, permetterà di ottenere upgrade e, una volta distrutti tutti gli ostacoli, di passare al livello successivo. Vi ricorda niente ? Forse un certo Arkanoid ? Ebbene sì, perché Break Quest è proprio un clone quasi spudorato del famoso puzzle game che dalla metà degli anni ’80 ha fatto impazzire tutti i giocatori di quegli anni che si accanivano sulla rotella del cabinato del titolo Taito. Naturalmente adesso vi troverete tra le mani un gioco esteticamente diverso, composto da tantissimi livelli, tutti vari e riportanti novità, come le barre che, roteando, modificano la traiettoria della sfera di energia. Oltre a queste, sono presenti gli upgrade per la vostra navicella, come la possibilità di moltiplicare la sfera di energia (utile per ampliare la possibilità di distruzione dei blocchi a voi sovrastanti) oppure ingrandire il proprio piano di rimbalzo.
Da subito avrete solo a disposizione due modalità di gioco: il Quest Mode e l’arcade Mode. Il primo vi consentirà di sbloccare tutti i livelli presenti nel gioco (in totale cento) mentre il secondo tornerà utile per battere i record di punti riaffrontando ogni stage. I livelli di difficoltà presenti sono tre e prima di affrontare il Quest Mode vi sarà concessa la selezione dell’astronave che guiderete: questo non cambierà la sostanza ma solamente l’estetica del vostro mezzo virtuale.
Per quanto riguarda la giocabilità, il grado di difficoltà risulta essere piuttosto competitivo; ogni livello richiederà un certo impegno e un rapporto ragionamento - destrezza di mano di complessità non indifferente. Purtroppo i controlli molte volte latitano a causa del movimento mal calibrato della navicella: se con il pad direzionale si muoverà a fatica, con l’analogico sarà fin troppo veloce, impedendo al giocatore di creare piccole e semplici strategie che potrebbero sfruttare il piano di rimbalzo e l’ambiente circostante. D’altro canto è decisamente realistico il movimento della sfera di energia che rimbalza per lo schermo con naturalezza e varia la velocità in base a come sarà colpita dal piano di rimbalzo elettronico. Almeno questo, rispetto ad Arkanoid, non è cambiato più di tanto.
La longevità è garantita dai cento livelli affrontabili, dove fine ultimo sarà scalare la classifica dei migliori con i propri punteggi.

Cosa vediamo
Esteticamente il titolo si presenta decisamente sotto tono, ponendo missioni (chiamate quest), con una grafica che si sarebbe potuta imporre come originale se solo fosse stata curata di più. I livelli emanano una sensazione di qualcosa di incompiuto, di qualcosa di concluso frettolosamente. I livelli propongono ogni volta immagini differenti di consistenza variabile, di cui alcune sono fortunatamente divertenti. Graficamente l’idea è, dunque, sostanzialmente buona, ma la realizzazione è decisamente inefficace, una sorta di titolo dalla grafica artistica (così ci piace definire i titoli come Patapon o Locoroco) decisamente mancata.
Il comparto sonoro si rende partecipe di questa devastazione tecnica con effetti quasi impercettibili e una soundtrack al limite del sopportabile. Se altri titoli come Space Invaders hanno fatto della musica una componente importante, tanto da divenire parte integrante del gioco, Break Quest la relega all'ultimo posto.
Recensione Videogioco BREAK QUEST scritta da DARKZIBO Purtroppo Break Quest, nel tentativo di riportare agli antichi fasti il grande Arkanoid, cade nella trappola della monotonia. Il titolo è altamente ripetitivo e, talvolta, la giocabilità tentenna soprattutto a causa dei comandi che non garantiscono la precisione che un gioco come questo meriterebbe. Le modalità di gioco, nonostante i cento livelli disponibili ulteriormente rigiocabili, sono troppo poche per destare l’attenzione di un giocatore. Sicuramente Break Quest è il classico titolo da avviare e giocare, realizzato senza troppi fronzoli e abbracciando la filosofia con la quale sono nate le console portatili, ovvero la possibilità di divertirsi in qualsiasi istante e in maniera immediata. L’idea è buona, ma una realizzazione migliore avrebbe certamente giovato alla qualità generale del progetto.
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